La carriera nel mondo dello spettacolo di Sonia Grey inizia nel 1990, a fianco di Gianni Ippoliti. Seguono poi “Striscia la Notizia”, “Sabato al Circo”, il “Tg delle vacanze”, “Nonno Felice”, “Il bello delle donne”. Dal 2002 conduce continuativamente programmi e rubriche di grande ascolto: “Notti mondiali”, “Unomattinaestate”, “Mezzogiorno in famiglia”. Dal 2004 presenta con Franco Di Mare “Uno Mattina” e dal 2005 presenta, sempre su Rai1, “Sabato & Domenica”. Un totale di 3.300 ore di conduzione televisiva, 882 puntate in diretta, 60 puntate di sit-com e serial tv, 2 film tv da protagonista e 11 programmi da show-girl. L’interesse per la scienza, la salute e la medicina la riguarda sia nella professione sia nella vita privata. Sul suo sito www.soniagrey.it cura personalmente una rubrica in cui racconta il suo metodo per stare ‘InForma’ e coltiva una grande passione per la Pnl, la programmazione neuro-linguistica, in cui ha conseguito un Master.
La trasmissione “Sabato & Domenica” da lei condotta ha come sottotitolo ‘La televisione che fa bene alla salute’. Perché questo risalto al tema medicina?
È un’idea che abbiamo promosso con il dottor Giovanni Scapagnini e il dottor Fabrizio Duranti. Cerchiamo di fare divulgazione scientifica con un elevato livello di qualità. Ci sembrava che su Rai1 mancasse un format di questo genere, che invece è presente su Rai3 e Rete4.
Come prepara i suoi spazi sulla salute e le interviste, come scegliete i temi da affrontare?
Lavoro con un gruppo di persone e ci basiamo principalmente sulle domande del pubblico. Innanzitutto, tentiamo di dare una risposta, sul nostro sito e tramite mail, a quanti ci chiedono chiarimenti su alcune patologie. Poi cerchiamo di stare sempre al passo con le novità nell’ambito della medicina, chirurgia e della ricerca.
A suo avviso, esiste un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza medica?
Sì, come per altri argomenti. Qualche tempo fa al Senato, ho ritirato un premio dal professor Girolamo Sirchia, che mi ha detto: ‘Le voglio fare una raccomandazione: stia attenta al protagonismo’. Si riferiva ai medici e ai conduttori. Una raccomandazione che condivido pienamente. Penso che nella nostra attività ci debba sempre accompagnare un’etica e prendo molto seriamente il mio lavoro di divulgazione, facendolo al meglio delle mie capacità, con rigore. E’ una responsabilità che sento. Per chi mi contatta per un problema fisico o medico io ci sono sempre. E sono molte le persone che mi scrivono per ringraziarmi.
Quale tra gli argomenti trattati dagli esperti che ha ospitato in trasmissione l’ha maggiormente colpita?
Noi trattiamo praticamente tutte le patologie, comprese le malattie genetiche rare. Ciclicamente poi affrontiamo le patologie maggiormente diffuse come ipertesione, malattie reumatiche, sindrome metabolica, diabete. In questi casi riscontriamo il massimo dello share e una fame di sapere da parte del pubblico. Trovo affascinante che la ricerca comunque stia andando avanti: patologie su cui prima si interveniva chirurgicamente ora sono risolte con un trattamento endoscopico non invasivo.
Chi vorrebbe intervistare, che non abbia ospitato finora?
Non ho un nome in particolare. Sono molto affascinata da chi studia il cervello, la psiche. Devo dire che, anche se ormai sono abituata a intervistare esperti, mi capita spesso di incontrare persone straordinarie che mi regalano emozioni e informazioni nuove anche sugli argomenti che tratto solitamente.
Prima di affrontare quest’esperienza seguiva già i temi medici e scientifici?
Prima di Sabato e Domenica ho lavorato a Uno Mattina, al cui interno già conducevo una rubrica che si intitolava ‘Vivere fino a centoventi anni’ e trattavo di medicina, benessere e salute. Ho condotto anche un format ‘In forma con Sonia’ in cui trattavo di informazione scientifica applicata al benessere. Dal punto di vista personale, il mio percorso professionale ha coinciso con il momento in cui ho iniziato ad approfondire questi argomenti. Anche al di fuori del programma studio continuamente, mi occupo di Pnl, la programmazione neuro-linguistica. E’ una metodica che studia le strutture di pensiero delle persone e nasce dal modeling, lo studio delle strategie di coloro che eccellono nel loro campo. Anche al di fuori dell’ambito televisivo i miei interessi privati ruotano intorno a questi temi. Mi piace moltissimo correre, meditare, nutrirmi in modo sano.
Da bambina ha mai pensato di diventare medico o di dedicarsi a un’altra professione scientifica?
No, ho sempre pensato di lavorare nel mondo dello spettacolo. Già da piccola mi chiudevo in camera e mi immaginavo a ballare sul palco. Per fortuna, con il crescere ho messo un po’ la testa a posto e ho iniziato ad occuparmi anche di argomenti meno futili.
A scuola andava bene nelle materie scientifiche?
In realtà ho avuto un percorso scolastico movimentato. Ammetto di avere una gran fortuna, che mi ha aiutato anche a scuola: sono una persona, usando un termine della Pnl, molto ‘visiva’: mi basta leggere velocemente qualcosa per memorizzarla immediatamente. Da giovane sfruttavo questa dote per studiare meno e giocare di più. Non ho avuto un approccio molto positivo con le materia scientifiche. Il mio interesse è cresciuto negli anni, anche per essermi scontrata con patologie gravemente invalidanti che hanno colpite persone a me care.
C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita?
Mi piacerebbe che si lavorasse più sul benessere che sulla malattia. Vorrei che nascesse una sorta di scienza che raggruppi tutto ciò che si è scoperto di buono per fare in modo che l’individuo viva la propria vita nel miglior modo possibile. Ci si dovrebbe focalizzare sulla promozione degli stati d’animo, delle emozioni, del pensiero positivo. Purtroppo manca la consapevolezza del vivere bene e quando ci si accorge di questo, spesso, è troppo tardi. Vorrei proporre un programma proprio su questi argomenti, magari in una fascia oraria diversa. I tempi, credo, sono maturi.
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In molti il 16 febbraio 2005 avrebbero scomesso che il mondo sarebbe migliorato. L’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto simboleggiava l’impegno concreto da parte dei paesi industrializzati per abbattere i temuti gas serra. Ma dopo appena quattro anni si registra un forte affanno da parte dei paesi firmatari a stare al passo con gli ambiziosi obiettivi fissati dal Protocollo. WWF, Greenpeace e Legambiente lamentano che a fronte del previsto taglio complessivo del 6,5%, le emissioni nel nostro paese sono invece cresciute del 9,9% dal 1990 ad oggi. Le major ambientaliste lamentano anche il ritorno al carbone e al nucleare da parte dell’attuale governo al posto delle energie alternative pulite. Dall’altra parte aumenta il fronte degli scettici, convinti che il Protocollo dal punto di vista strettamente climatico sia assolutamente inutile, essendo risibile il contributo umano di anidride carbonica rispetto a quello naturale. Forti perplessità colpiscono anche il mercato dello scambio di quote di emissione messo in piedi dal Protocollo, ora asfittico a causa della crisi finanziaria ma usato fino a poco tempo come strumento speculativo. In questi anni lo scontro fra catastrofisti e eco-ottimisti, fra seguaci del global-warming e scettici si è combattuto a suon di comunicati stampa, convegni, film e…premi nobel, mortificando la possibilità di ragionare in modo scientifico sull’evoluzione del clima del nostro pianeta. Per Teodoro Georgiadis, dell’Istituto di Biometeorologia del CNR,
attualmente anche la stessa misurazione degli eventuali benefici di Kyoto non è semplice: “abbiamo una rete mondiale di misura con stazioni disomogeneamente distribuite che non ci assicurano quindi che il senso del “globale” sia veramente rispettato. Inoltre esiste anche il problema di verificare l’affidabilità delle stazioni di rilevamento”. Gli elementi a disposizione della ricerca indicano dunque che nei confronti di un sistema complesso come quello climatico nessun scienziato serio può dire di nutrire certezze assolute. “Misuramo pochissimo l’oceano, e nell’oceano sta buona parte dello scambio di energia del pianeta – continua Georgiadis – misuriamo solo la temperatura alla superficie che sicuramente è un indicatore molto povero di tutti i processi fisici del sistema climatico che è fatto di scambi di energia anche attraverso processi che vedono i cambiamenti di fase dell’acqua, ovvero il ciclo completo di questa.” Gli stessi modelli matematici sulla cui base vengono orientate le politiche ambientali degli stati non rappresentano una piena affidabilità. Fabio Malaspina, fisico e metereologo, docente del Master in Scienze Ambientali all’Università Europea ricorda che: “il padre della modellistica matematica, John Von Neumann descriveva le difficoltà e potenzialità dei modelli con il famoso aforisma: “Con quattro parametri posso descrivere un elefante e con cinque posso fargli muovere la proboscide.” E i modelli climatici hanno molto più di cinque parametri. “Quasi nessuno ha il coraggio di dirlo – spiega Malaspina – se non ci si fa trarre in inganno dall’uso del calcolatore più potente al mondo e di sofisticatissimi satelliti, non esistono elementi scientifici per affermare che sono diverse le affidabilità di una previsioni a cinquanta o cento anni effettuate con metodi astrologici o matematici o sulla base del volo degli
uccelli.” A fronte di tali mancate certezze esiste però un problema economico che l’adozione di certe politiche ambientali comporta. Per Antonio Gaspari, autore con Riccardo Cascioli de “Le bugie degli ambientalisti “ e “I Padroni del Pianeta”: “i costi sono giganteschi per dei risultati che, anche se fosse realistica la teoria del global warming, saranno ridicoli. Secondo l’ultimo Rapporto pubblicato dall’IPCC nel maggio del 2007, i costi sono di almeno 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 , pari al 3% del Prodotto Interno Lordo a livello mondiale. Una cifra spaventosa.” E’ l’Italia che prezzo deve pagare? “Dal lavoro della Commissione ministeriale per la contabilità ambientale – afferma Gaspari – istituita dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, e presieduta dall’allora sottosegretario all’economia Paolo Cento, risulta che dopo aver assunto l’impegno di tagliare le emissioni di gas serra del 6,5 per cento entro il 2012, l’Italia ha raggiunto nel 2004 la quota 583 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Sono 97 milioni di tonnellate di eccedenza annua. La Commissione europea e la Banca Mondiale calcolano che il prezzo di mercato dei “carbon credits”, sia pari a 20 euro per tonnellata di anidride carbonica. Moltiplicando i 128 milioni di tonnellate di anidride carbonica emessi in violazione del protocollo di Kyoto per 20 si arriva a 2,56 miliardi di euro l’anno.” Nell’arco del quinquennio 2008-2012 quindi il raggiungimento degli accordi di Kyoto dovrebbe costare all’Italia 12,8 miliardi di euro. Di questi, 1,6 miliardi dovrebbero essere potenzialmente a carico del settore imprenditoriale. Non è da trascurare al riguardo il calcolo fatto dal Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica, per cui il “pieno e perfetto adeguamento al Protocollo di Kyoto” porterebbe nel 2050, secondo i calcoli fatti dal Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica , ad una riduzione delle temperature medie del pianeta di soli 0,06 gradi centigradi, rispetto a quanto avverrebbe in assenza del Trattato. “E’ impensabile – continua Gaspari – che l’Italia,così come gli altri Paesi, riescano a pagare certe cifre, soprattutto in una situazione in cui il PIL scende e la crisi finanziaria schiaccia le imprese ed il lavoro.” Probabilmente dunque, al di là delle posizioni divergenti, sarà proprio la congiuntura economica negativa a far luce sui presunti benefici di un calo dell’industrializzazione. Il calo della produzione fino al 50% di quei comparti che producono più emissioni unito ad un taglio generalizzato del consumo di energia comporterà per certamente una energica riduzione delle emissioni. Sarà curioso conoscere se i livelli di concentrazione di anidride carbonica diminuiranno in egual misura.
Pubblicato da uomoeambiente
Chi non ricorda l´omonimo film con Bill Murray? Un meteorologo televisivo viene inviato in Pennsylvania, nella piccola città di Punxsutawney, per un reportage sulla ricorrenza del Giorno della Marmotta. Qui rimane intrappolato in un loop temporale. Ogni mattina, alle sei in punto la radio lo sveglia al suono di I got you babe di Sonny & Cher: da quel momento la giornata si ripete sempre allo stesso modo.
Le tradizioni della marmotta, della candelora o dell´orso si richiamano a quello che sono stati per secoli i nostri proverbi. Oggi la saggezza popolare dedicata al clima è stata superata da modelli matematici che hanno l´ambizione di prevedere il tempo da qui a cento anni.
Pubblicato da uomoeambiente
Sebbene la ‘scienza del clima’ sia, secondo molti esperti lontana dal poter fornire certezze, i sostenitori dell’antropological global warming sono convinti che l’uomo sia la causa dei cambiamenti climatici. Ma il clima sta cambiando davvero? E se così fosse, si tratta di un evento evitabile?












Rosa Alberoni dopo “La cacciata di Cristo” torna con un nuovo libro che, come il precedente, non mancherà di suscitare accese discussioni fra i sostenitori e i contestatori delle sue opere.
benessere fisico e spirituale. L’uomo è la creatura prediletta da Dio, perché è l’unica a cui ha donato qualcosa di sé: la spiritualità, l’intelligenza, la ragione, la sapienza, la pietà, e la capacità di percepire il mistero della vita, di sperare, di amare, e di custodire la terra con le altre creature. L’uomo è l’aiutante di Dio, come ha affermato Benedetto XVI. Ora il genio di Michelangelo ha intuito il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale.
La barba di Darwin è l’ideologia profana ed atea ideata da Darwin e poi propagandata dai suoi apostoli nel tempo. Gli apostoli di Darwin hanno trasformato una delle tante teorie dell’evoluzione in una darwinolatria, cioè una ideologia atea militante che mira a convincerci tutti che Dio non è mai esistito, che siamo usciti dal vello di una scimmia, che ci siamo autocreati ed evoluti, e quindi siamo i padroni assoluti della vita. Perciò il “non uccidere” è divenuto un comandamento relativo: se, ad esempio, una donna uccide il figlio che porta in grembo, la chiamano autodeterminazione non omicidio. E’ uno smisurato atto di arroganza, se ci pensiamo. In un colpo solo, in nome del loro profeta barbuto, gli apostoli di Darwin hanno reso menzogneri tutti i Patriarchi della Bibbia, i Profeti, la Madonna, i Santi e Cristo. Anzi, tutte queste divinità sono il frutto della superstizione dei credenti, in quanto non è mai esistito nessun Dio creatore e neppure Cristo Redentore. Cristo , per gli atei militanti, è uno dei tanti personaggi storici, una sorta di parente stretto di Socrate o di Platone, cioè un numero speciale uscito dalla lotteria del dio Caso.
affrontarla di petto, gridarlo a viso aperto, denunciarne le degradazioni, le ipocrisie, i danni che ha prodotto, tralasciando l’humus e i vantaggi usufruiti, come hanno fatto i giacobini e i comunisti. E c’è quella di sostituire le categorie cardini, manipolarne in modo sotterraneo il senso per impollinare le menti come se fossero degli stami, ed avere la pazienza di attendere che diano i frutti desiderati. Darwin e i suoi adoratori scelgono la manipolazione, che è più lenta ma incisiva. Il ponte fra l’uomo e la scimmia lo costruiscono prima di tutto con il linguaggio. E’ con il linguaggio che hanno gettato le fondamenta per la parificazione uomo-bestia. Espressioni come “l’uomo è un animale sociale”, “l’uomo è un animale mimetico”, ”quell’uomo ha un fisico bestiale” vengono ripetute sui media, e giungono, che ci piaccia o no, nelle nostre case, quando siamo rilassati, quando abbiamo abbassato la vigilanza, e quindi memorizziamo senza badare al “cosa memorizziamo”. Noi infatti sappiamo che dovremmo dire “l’uomo è un essere sociale”, “l’uomo è un essere mimetico”, “quell’uomo ha un corpo atletico”, ma protestare contro il televisore di casa, che ci ha martellato il linguaggio nelle nostre orecchie, è come andare contro i mulini a vento. Così ci siamo convinti che una parola vale un ‘altra, che un valore vale un altro, una religione un’altra. E’ il relativismo che foraggia il primato dell’individualismo che impera nei giorni nostri.
Con l’astuzia, con la manipolazione delle menti. Essi non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia o il tabù dell’incesto sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori della tradizione ebraico-cristiana e segui i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita. Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie.
Ignorando la circostanza per cui l’annunciato prossimo presidente degli Stati Uniti ha consumato nel 2006 221,000 kWh per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville, c’è chi, fulminato da Una scomoda verità, sceglie di tornare alla vita delle caverne.
Colin e Michelle, con la loro figlia Isabelle ed il cane Friskie, raccontano in un blog, scritto da un internet point vicino, un anno di vita senza prendere ascensori (pur abitando al nono piano), auto, senza tirare lo sciacquone, guardare la tv, senza lavastoviglie, forno, stufa elettrica, rasoio, computer, acquistando cibi biologici da fattorie biologiche, lavandosi i denti col bicarbonato, andando al lavoro in monopattino e convivendo con una colonia di vermi a cui viene data in pasto la propria spazzatura.
Mentre sulla rete sono sorti siti di non-shopping come freecycle.org e garbagescout.com , sono sempre più di moda le yard sales, i mercatini del proprio usato che gli americani amano organizzare nel proprio giardino di casa nelle belle giornate.