ItaliaMagazine presenta “Il Colpo” di Guglielmo Marconi

gennaio 15, 2011

Proiezione al Consiglio Nazionale delle Ricerche del cortometraggio di Raffaele Manco

Nell’estate del 1895 Guglielmo Marconi dimostrò la possibilità di trasmettere segnali radio a distanza. In uno dei tanti esperimenti, l’appena ventenne inventore posizionò davanti la sua casa di Villa Grifone un apparecchio di sua creazione per le trasmissioni senza fili dal quale avrebbe fatto partire un impulso. A circa 2,5 chilometri di distanza, nei pressi del Colle dei Celestini in località Pontecchio, posizionò un ricevitore ed un’antenna (un palo con dei fili di rame e scatole di latta conficcati nel terreno).

Il colpo di fucile che riecheggiò nella campagna bolognese circostante salutò un passo rivoluzionario nella storia del mondo: la nascita della comunicazione senza fili.

Il cortometraggio “Il colpo” vuole riflettere e ripercorrere quell’attesa che precedette lo sparo. L’alba del fatidico giorno, la tenacia del giovane Guglielmo, l’azione del fratello Alfonso accompagnato dal colono Mignani, la fedeltà del giardiniere Antonio Marchi che mai abbandonò il “Signurein” Guglielmo, la preoccupazione del padre Giuseppe, la fiducia assoluta della madre Annie.

Spiega Raffaele Manco, il regista: “L’idea è nata in maniera molto semplice: un giorno stavo scorrendo l’almanacco delle ricorrenze e alla data del 25 aprile, giorno in cui Marconi nacque, si narrava l’aneddoto del colpo di fucile, che fu sparato in uno dei tanti giorni dei suoi esperimenti, quale segnale della riuscita della prima trasmissione di onde elettromagnetiche. È stata l’attesa di quel colpo di fucile ciò che più mi ha attirato. Su quella è nato l’interesse per la figura Marconi e quindi per il corto.”

Afferma Mario Masi, giornalista che presenta il corto: “Tutti hanno un telefonino e molti sanno cos’è un collegamento wi-fi, perché non cercare di capire come tutto è iniziato? Il film diretto da Raffaele Manco è pieno di poesia e ammirazione verso un grande uomo e scienziato come Guglielmo Marconi. La cultura e il progresso possono passare incredibilmente anche attraverso un colpo di fucile”

A seguire tavola rotonda con:

– Francesco Cremona (proprietario della Museo di apparecchiature storiche per le Telecomunicazioni di Colleferro)

– Gabriele Falciasecca (Presidente della Fondazione Guglielmo Marconi)

– Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio Stampa CNR)

– Giovanni Paoloni (Università La Sapienza di Roma)

– Barbara Valotti (Vice Presidente Fondazione Guglielmo Marconi)

Presenzia la principessa Elettra Marconi (figlia di Guglielmo Marconi)

L’evento è patrocinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche

21 gennaio 2011 – ore 16,30 – Consiglio Nazionale delle Ricerche – Aula Marconi – Piazzale Aldo Moro, 7 Roma


Libero del 20 aprile

aprile 20, 2010


Panorama del 16 aprile – No slogan

aprile 17, 2010


No slogan: l’ecottimismo ai tempi del catastrofismo. La prefazione di Guido Guidi

aprile 5, 2010

Perché uscire con un Instant Book? Non l’ho chiesto all’autore, né ai suoi interlocutori, protagonisti della efficace formula narrativa che contraddistingue queste pagine. Per cui provo a rispondere al posto suo, rapito da uno di quegli attacchi di onnipotenza che ogni tanto capitano, sperando di avvicinarmi almeno un po’ alle sue intenzioni.
Questo libro nasce per complicare un po’ le cose, non per chiarirle, rendendo a mio parere un gran servizio a chi desidera informarsi. Potrà sembrare un paradosso, ma il male peggiore che affligge oggi il dibattito sul cambiamento climatico e sulla salvaguardia dell’ambiente, tra grida di allarme, clamorose smentite e condizionamenti vari di ordine economico, politico ed ideologico, è proprio l’eccesso di semplificazione, usata non allo scopo di spiegare gli altrimenti incomprensibili meandri della scienza, né in qualità di efficace strumento di divulgazione atto a coinvolgere e rendere consapevoli i non addetti ai lavori. La semplificazione è solo diretta conseguenza delle innumerevoli incertezze del nostro livello di conoscenza del sistema, cui si associa sovente una ferma volontà di non ammetterle.
Quale l’esempio più tangibile? Uno per tutti, l’aver preso una semplice correlazione temporale, quale è la contemporaneità tra l’accrescimento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e l’aumento delle temperature medie superficiali del pianeta ed averla tramutata in rapporto di causa effetto. Il passo successivo è breve. Dal momento che tale aumento della concentrazione di gas serra è avvenuto per effetto delle attività umane, questo rapporto di causa effetto è stato posto all’origine della deriva catastrofica del clima.
A pensarci bene non si tratta solo di semplificazione, c’è in questo ragionamento anche una sostanziale imprecisione. Per due ragioni. Innanzi tutto perché quel che sappiamo della storia del clima –che non è poco- ci dice che se esiste una relazione diretta tra questi due fattori, essa agisce in modo esattamente opposto a quanto ritenuto essere la causa di tutti i nostri guai climatici. Nel passato,infatti, le oscillazioni termiche hanno sempre preceduto e non seguito quelle della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Però l’aumento recente della quantità di questo gas presente in atmosfera ha origini essenzialmente esogene, per cui occorre entrare un po’ più nello specifico. E qui arrivo al secondo punto. In presenza di un accrescimento antropogenico della concentrazione di CO2 , è noto che questa può intervenire sulla quantità di calore trattenuto in atmosfera solo per una porzione conosciuta e minimale, mentre, per giungere all’eccesso di calore necessario a produrre un riscaldamento quale quello misurato o peggio quale quello paventato per il prossimo futuro, dovrebbe innescarsi una serie di dinamiche endogene in grado di amplificare il potenziale di quella quantità minimale.
Molte di queste dinamiche sono note solo parzialmente, alcune sono immaginate, altre ancora sono addirittura ignote. Dunque la semplificazione consiste proprio in questo, nel trascurare che questa incertezza mina dal profondo ciò che si suppone di sapere su questa supposta relazione di causa effetto e costringe a valutazioni soggettive, a scelte arbitrarie, che di fatto anticipano il risultato delle indagini scientifiche, indirizzandole inevitabilmente verso una soluzione desiderata, piuttosto che giustificata dall’esatta ricostruzione della catena degli eventi che caratterizzano un sistema così complesso. Con questi risultati alla mano, si sostiene la necessità di adeguarsi ad una “visione del mondo” molto lontana dal mondo reale, il quale, pur certamente perfettibile, ha il pregio di aver condotto la nostra specie a livelli di sviluppo e qualità della vita che quella visione non solo non permetterebbe, ma giudica dannosi ed eccessivi.
E così, Luigi Mariani e Teodoro Georgiadis, attraverso la penna di Mario Masi, ci accompagnano alla scoperta della complessità di queste dinamiche e delle implicazioni che esse sottendono per il sistema pianeta e per la nostra simbiosi con esso, senza trascurare di sfatare la gran quantità di ingiustificate esagerazioni o addirittura palesi mistificazioni che hanno caratterizzato un dibattito troppo aspro ed acceso per essere solo scientifico. Un ambito di discussione di proporzioni globali, che piuttosto ha cessato di perseguire l’obiettivo della scienza per giungere ad essere strumento di interessi di parte, ora l’una, ora l’altra, quasi mai e da troppo tempo ormai, dalla sola parte della conoscenza.

Guido Guidi


La scienza e….Sonia Grey

marzo 28, 2009

soniaLa carriera nel mondo dello spettacolo di Sonia Grey inizia nel 1990, a fianco di Gianni Ippoliti. Seguono poi “Striscia la Notizia”, “Sabato al Circo”, il “Tg delle vacanze”, “Nonno Felice”, “Il bello delle donne”. Dal 2002 conduce continuativamente programmi e rubriche di grande ascolto: “Notti mondiali”, “Unomattinaestate”, “Mezzogiorno in famiglia”. Dal 2004 presenta con Franco Di Mare “Uno Mattina” e dal 2005 presenta, sempre su Rai1, “Sabato & Domenica”. Un totale di 3.300 ore di conduzione televisiva, 882 puntate in diretta, 60 puntate di sit-com e serial tv, 2 film tv da protagonista e 11 programmi da show-girl. L’interesse per la scienza, la salute e la medicina la riguarda sia nella professione sia nella vita privata. Sul suo sito http://www.soniagrey.it cura personalmente una rubrica in cui racconta il suo metodo per stare ‘InForma’ e coltiva una grande passione per la Pnl, la programmazione neuro-linguistica, in cui ha conseguito un Master.

La trasmissione “Sabato & Domenica” da lei condotta ha come sottotitolo ‘La televisione che fa bene alla salute’. Perché questo risalto al tema medicina?

È un’idea che abbiamo promosso con il dottor Giovanni Scapagnini e il dottor Fabrizio Duranti. Cerchiamo di fare divulgazione scientifica con un elevato livello di qualità. Ci sembrava che su Rai1 mancasse un format di questo genere, che invece è presente su Rai3 e Rete4.

Come prepara i suoi spazi sulla salute e le interviste, come scegliete i temi da affrontare?

Lavoro con un gruppo di persone e ci basiamo principalmente sulle domande del pubblico. Innanzitutto, tentiamo di dare una risposta, sul nostro sito e tramite mail, a quanti ci chiedono chiarimenti su alcune patologie. Poi cerchiamo di stare sempre al passo con le novità nell’ambito della medicina, chirurgia e della ricerca.

A suo avviso, esiste un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza medica?

sonia1Sì, come per altri argomenti. Qualche tempo fa al Senato, ho ritirato un premio dal professor Girolamo Sirchia, che mi ha detto: ‘Le voglio fare una raccomandazione: stia attenta al protagonismo’. Si riferiva ai medici e ai conduttori. Una raccomandazione che condivido pienamente. Penso che nella nostra attività ci debba sempre accompagnare un’etica e prendo molto seriamente il mio lavoro di divulgazione, facendolo al meglio delle mie capacità, con rigore. E’ una responsabilità che sento. Per chi mi contatta per un problema fisico o medico io ci sono sempre. E sono molte le persone che mi scrivono per ringraziarmi.

Quale tra gli argomenti trattati dagli esperti che ha ospitato in trasmissione l’ha maggiormente colpita?

Noi trattiamo praticamente tutte le patologie, comprese le malattie genetiche rare. Ciclicamente poi affrontiamo le patologie maggiormente diffuse come ipertesione, malattie reumatiche, sindrome metabolica, diabete. In questi casi riscontriamo il massimo dello share e una fame di sapere da parte del pubblico. Trovo affascinante che la ricerca comunque stia andando avanti: patologie su cui prima si interveniva chirurgicamente ora sono risolte con un trattamento endoscopico non invasivo.

Chi vorrebbe intervistare, che non abbia ospitato finora?

Non ho un nome in particolare. Sono molto affascinata da chi studia il cervello, la psiche. Devo dire che, anche se ormai sono abituata a intervistare esperti, mi capita spesso di incontrare persone straordinarie che mi regalano emozioni e informazioni nuove anche sugli argomenti che tratto solitamente.

Prima di affrontare quest’esperienza seguiva già i temi medici e scientifici?

Prima di Sabato e Domenica ho lavorato a Uno Mattina, al cui interno già conducevo una rubrica che si intitolava ‘Vivere fino a centoventi anni’ e trattavo di medicina, benessere e salute. Ho condotto anche un format ‘In forma con Sonia’ in cui trattavo di informazione scientifica applicata al benessere. Dal punto di vista personale, il mio percorso professionale ha coinciso con il momento in cui ho iniziato ad approfondire questi argomenti. Anche al di fuori del programma studio continuamente, mi occupo di Pnl, la programmazione neuro-linguistica. E’ una metodica che studia le strutture di pensiero delle persone e nasce dal modeling, lo studio delle strategie di coloro che eccellono nel loro campo. Anche al di fuori dell’ambito televisivo i miei interessi privati ruotano intorno a questi temi. Mi piace moltissimo correre, meditare, nutrirmi in modo sano.

Da bambina ha mai pensato di diventare medico o di dedicarsi a un’altra professione scientifica?

No, ho sempre pensato di lavorare nel mondo dello spettacolo. Già da piccola mi chiudevo in camera e mi immaginavo a ballare sul palco. Per fortuna, con il crescere ho messo un po’ la testa a posto e ho iniziato ad occuparmi anche di argomenti meno futili.

A scuola andava bene nelle materie scientifiche?sonia21

In realtà ho avuto un percorso scolastico movimentato. Ammetto di avere una gran fortuna, che mi ha aiutato anche a scuola: sono una persona, usando un termine della Pnl, molto ‘visiva’: mi basta leggere velocemente qualcosa per memorizzarla immediatamente. Da giovane sfruttavo questa dote per studiare meno e giocare di più. Non ho avuto un approccio molto positivo con le materia scientifiche. Il mio interesse è cresciuto negli anni, anche per essermi scontrata con patologie gravemente invalidanti che hanno colpite persone a me care.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita?

Mi piacerebbe che si lavorasse più sul benessere che sulla malattia. Vorrei che nascesse una sorta di scienza che raggruppi tutto ciò che si è scoperto di buono per fare in modo che l’individuo viva la propria vita nel miglior modo possibile. Ci si dovrebbe focalizzare sulla promozione degli stati d’animo, delle emozioni, del pensiero positivo. Purtroppo manca la consapevolezza del vivere bene e quando ci si accorge di questo, spesso, è troppo tardi. Vorrei proporre un programma proprio su questi argomenti, magari in una fascia oraria diversa. I tempi, credo, sono maturi.


Kyoto, avanzano gli scettici

febbraio 18, 2009

kyotobutton1In molti il 16 febbraio 2005 avrebbero scomesso che il mondo sarebbe migliorato. L’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto simboleggiava l’impegno concreto da parte dei paesi industrializzati per abbattere i temuti gas serra. Ma dopo appena quattro anni si registra un forte affanno da parte dei paesi firmatari a stare al passo con gli ambiziosi obiettivi fissati dal Protocollo. WWF, Greenpeace e Legambiente lamentano che a fronte del previsto taglio complessivo del 6,5%, le emissioni nel nostro paese sono invece cresciute del 9,9% dal 1990 ad oggi. Le major ambientaliste lamentano anche il ritorno al carbone e al nucleare da parte dell’attuale governo al posto delle energie alternative pulite. Dall’altra parte aumenta il fronte degli scettici, convinti che il Protocollo dal punto di vista strettamente climatico sia assolutamente inutile, essendo risibile il contributo umano di anidride carbonica rispetto a quello naturale. Forti perplessità colpiscono anche il mercato dello scambio di quote di emissione messo in piedi dal Protocollo, ora asfittico a causa della crisi finanziaria ma usato fino a poco tempo come strumento speculativo. In questi anni lo scontro fra catastrofisti e eco-ottimisti, fra seguaci del global-warming e scettici si è combattuto a suon di comunicati stampa, convegni, film e…premi nobel, mortificando la possibilità di ragionare in modo scientifico sull’evoluzione del clima del nostro pianeta. Per Teodoro Georgiadis, dell’Istituto di Biometeorologia del CNR, teoattualmente anche la stessa misurazione degli eventuali benefici di Kyoto non è semplice: “abbiamo una rete mondiale di misura con stazioni disomogeneamente distribuite che non ci assicurano quindi che il senso del “globale” sia veramente rispettato. Inoltre esiste anche il problema di verificare l’affidabilità delle stazioni di rilevamento”. Gli elementi a disposizione della ricerca indicano dunque che nei confronti di un sistema complesso come quello climatico nessun scienziato serio può dire di nutrire certezze assolute. “Misuramo pochissimo l’oceano, e nell’oceano sta buona parte dello scambio di energia del pianeta – continua Georgiadis – misuriamo solo la temperatura alla superficie che sicuramente è un indicatore molto povero di tutti i processi fisici del sistema climatico che è fatto di scambi di energia anche attraverso processi che vedono i cambiamenti di fase dell’acqua, ovvero il ciclo completo di questa.” Gli stessi modelli matematici sulla cui base vengono orientate le politiche ambientali degli stati non rappresentano una piena affidabilità. Fabio Malaspina, fisico e metereologo, docente del Master in Scienze Ambientali all’Università Europea ricorda che: “il padre della modellistica matematica, John Von Neumann descriveva le difficoltà e potenzialità dei modelli con il famoso aforisma: “Con quattro parametri posso descrivere un elefante e con cinque posso fargli muovere la proboscide.” E i modelli climatici hanno molto più di cinque parametri. “Quasi nessuno ha il coraggio di dirlo – spiega Malaspina – se non ci si fa trarre in inganno dall’uso del calcolatore più potente al mondo e di sofisticatissimi satelliti, non esistono elementi scientifici per affermare che sono diverse le affidabilità di una previsioni a cinquanta o cento anni effettuate con metodi astrologici o matematici o sulla base del volo degli padroni-pianeta1uccelli.” A fronte di tali mancate certezze esiste però un problema economico che l’adozione di certe politiche ambientali comporta. Per Antonio Gaspari, autore con Riccardo Cascioli de “Le bugie degli ambientalisti “ e “I Padroni del Pianeta”: “i costi sono giganteschi per dei risultati che, anche se fosse realistica la teoria del global warming, saranno ridicoli. Secondo l’ultimo Rapporto pubblicato dall’IPCC nel maggio del 2007, i costi sono di almeno 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 , pari al 3% del Prodotto Interno Lordo a livello mondiale. Una cifra spaventosa.” E’ l’Italia che prezzo deve pagare? “Dal lavoro della Commissione ministeriale per la contabilità ambientale – afferma Gaspari – istituita dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, e presieduta dall’allora sottosegretario all’economia Paolo Cento, risulta che dopo aver assunto l’impegno di tagliare le emissioni di gas serra del 6,5 per cento entro il 2012, l’Italia ha raggiunto nel 2004 la quota 583 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Sono 97 milioni di tonnellate di eccedenza annua. La Commissione europea e la Banca Mondiale calcolano che il prezzo di mercato dei “carbon credits”, sia pari a 20 euro per tonnellata di anidride carbonica. Moltiplicando i 128 milioni di tonnellate di anidride carbonica emessi in violazione del protocollo di Kyoto per 20 si arriva a 2,56 miliardi di euro l’anno.” Nell’arco del quinquennio 2008-2012 quindi il raggiungimento degli accordi di Kyoto dovrebbe costare all’Italia 12,8 miliardi di euro. Di questi, 1,6 miliardi dovrebbero essere potenzialmente a carico del settore imprenditoriale. Non è da trascurare al riguardo il calcolo fatto dal Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica, per cui il “pieno e perfetto adeguamento al Protocollo di Kyoto” porterebbe nel 2050, secondo i calcoli fatti dal Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica , ad una riduzione delle temperature medie del pianeta di soli 0,06 gradi centigradi, rispetto a quanto avverrebbe in assenza del Trattato. “E’ impensabile – continua Gaspari – che l’Italia,così come gli altri Paesi, riescano a pagare certe cifre, soprattutto in una situazione in cui il PIL scende e la crisi finanziaria schiaccia le imprese ed il lavoro.” Probabilmente dunque, al di là delle posizioni divergenti, sarà proprio la congiuntura economica negativa a far luce sui presunti benefici di un calo dell’industrializzazione. Il calo della produzione fino al 50% di quei comparti che producono più emissioni unito ad un taglio generalizzato del consumo di energia comporterà per certamente una energica riduzione delle emissioni. Sarà curioso conoscere se i livelli di concentrazione di anidride carbonica diminuiranno in egual misura.


Cambiamenti climatici: la legge della marmotta

febbraio 3, 2009

marmotta_intChi non ricorda l´omonimo film con Bill Murray? Un meteorologo televisivo viene inviato in Pennsylvania, nella piccola città di Punxsutawney, per un reportage sulla ricorrenza del Giorno della Marmotta. Qui rimane intrappolato in un loop temporale. Ogni mattina, alle sei in punto la radio lo sveglia al suono di I got you babe di Sonny & Cher: da quel momento la giornata si ripete sempre allo stesso modo.
Il 2 febbraio negli Stati Uniti rappresenta un vero evento. Il sito dedicato (http://www.groundhog.org) narra come dal 1886 esista una marmotta-meteorolga ufficiale. Tutti aspettano che la marmotta Phil si svegli dal letargo: se uscendo dalla tana vede la propria ombra, si spaventa e torna a dormire. Questo significa che l´inverno durerà ancora sei mesi. Se il cielo è grigio il letargo può aver fine perché la primavera è in arrivo.
Il folklore americano trova la sua corrispondenza in occidente in diverse ricorrenze nobilitate dalle antiche origini.

In Italia si festeggia la Candelora. In origine era una festa pagana. In occasione della “februatio” le donne giravano con ceri accesi, simbolo di luce, per purificare la città dagli influssi dei demoni.
Il cristianesimo vi sovrappose la festa per la Purificazione della Madonna, che cadeva proprio il 2 febbraio, quaranta giorni dopo il Natale e si svolgeva sempre con una processione con i ceri, simboleggianti questa volta il battesimo che purifica dal peccato originale.
In alcune zone della penisola resiste ancora l´originario legame con il mondo naturale e si festeggia il Giorno dell´Orso. Se svegliandosi dal letargo scopre che il tempo è nuvoloso, annuncia con tre salti l’arrivo della primavera.

main2009winterLe tradizioni della marmotta, della candelora o dell´orso si richiamano a quello che sono stati per secoli i nostri proverbi. Oggi la saggezza popolare dedicata al clima è stata superata da modelli matematici che hanno l´ambizione di prevedere il tempo da qui a cento anni.
Il grande astronomo di fine Ottocento Giovanni Virginio Schiaparelli a tal proposito affermava: «la previsione del tempo! È quanto dire la pietra filosofale dei nostri giorni…. Si cessi una volta dal promettere alle popolazioni a nome della scienza, ciò che oggi la scienza non può dare».
Luigi Mariani, autore del recente Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica, ha presentato pochi giorni fa la ristampa anastatica di un libro del 1888 di Ercole Ferrario, dal titolo I principali proverbi relativi all’agricoltura spiegati ai proprietari ed ai coltivatori.
«La mia presentazione – afferma Mariani – relativa ai proverbi dedicati al tempo atmosferico, partiva dall’idea che i proverbi in passato servivano per dare a chi ne faceva uso, soprattutto agricoltori, l’idea, che si rivelava assai spesso una pia illusione, di poter dominare la variabilità atmosferica, dai cui capricci dipendeva la sopravvivenza stessa. I proverbi esprimevano una grande attenzione ai fenomeni naturali ed una diffidenza innata verso i possessori del sapere teorico».

I proverbi e le tradizioni sono spesso frutto di conoscenze pratiche acquisite scontrandosi con una realtà spesso assai drastica. Spesso quindi sono serviti ai nostri progenitori come supporto psicologico a fronte al comportamento del tutto imprevedibile del tempo atmosferico, che gli inadeguati sistemi di scorte rendevano foriero di carestia e morte.
«Oggi le cose non stanno più così – continua Mariani – nel senso che i modelli matematici a nostra disposizione consentono di formulare previsioni meteorologiche passibili di uso operativo fino a 5 – 7 giorni in avanti rispetto alla data di emissione».
Tuttavia spingendosi ancor più in avanti si ripresenta il nostro limite rispetto alla previsione meteorologica.
Per Mariani: «ancor oggi infatti una previsione a 15 giorni è alquanto imprecisa mentre del tutto improponibili sono quelle a 2-3 mesi, in cui peraltro i nostri mezzi di informazione si lanciano spesso con l’ausilio di “esperti” alla ricerca di magre figure. Tuttavia le informazioni che emergono dal “giorno della marmotta” hanno più che altro un valore simbolico e di legame con la tradizione e con la natura, legame che le rende gradevoli e gradite».

I modelli climatici sono quindi un prodotto tecnologico complesso da usare con discernimento, avendo ben chiari quali sono i loro limiti. Come afferma Antonino Zichichi: non esiste ancora una equazione del clima.
«Con i modelli matematici – conclude Mariani – è possibile migliorare in modo sostanziale le nostre conoscenze sui meccanismi del clima che, essendo un sistema complesso e con migliaia di cause mal si presta ad una semplice lettura da parte del singolo scienziato o peggio dell’uomo della strada».
Se si vuole quindi andare oltre la saggezza popolare e non si vuol cadere nella logica luddistica del rifiuto dei modelli è importante che la scienza ne faccia un uso consapevole, senza prestare il fianco a facili catastrofismi.

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