Italia e Iraq unite nel segno della cultura

Grande soddisfazione è stata espressa dalla delegazione irachena in visita in Italia per lo sforzo che il nostro paese sta facendo per la ricostruzione culturale in Iraq. Dony G. Youkhanna, presidente del Consiglio di stato per il patrimonio culturale e le antichità,  Amira Idn. Helihl, direttore generale dei Musei iracheni e Bahaa Mayah, consigliere del ministro per il Turismo e le antichità hanno fatto visita al Consiglio Nazionale delle Ricerche per fare il punto sul progetto di ricostruzione virtuale del Museo di Bagdad. Youkhanna, nel confermare il grande interesse per il progetto da parte del governo iracheno, ha espresso “la gratitudine per il contributo del governo italiano alla liberazione del Paese dalla dittatura. L’Italia è diventata un alleato importante per la ricostruzione”. Il progetto, nato grazie al sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri ed il coordinamento scientifico è stato affidato al Consiglio Nazionale delle Ricerche. «La realizzazione del museo virtuale rappresenta un significativo gesto di amicizia e di considerazione dell’Italia nei confronti dell’Iraq e della sua cultura, un gesto concreto per rafforzare la cooperazione e la collaborazione tra i due Paesi» ha detto il vicepresidente del Cnr, Roberto de Mattei. de-mattei.jpgNe parliamo con Bahar Mayah, consigliere del premier Ibrahim Jaafari e del Ministero del turismo e delle antichità.  

Siamo interessati anzitutto ad una sua valutazione della situazione attuale in Iraq, giacché attraverso i media si ha la sensazione di una imminente guerra civile nel paese. 

In realtà la situazione non è molto diversa rispetto a quella dei mesi precedenti, tuttavia quanto è avvenuto nel corso di questi ultimi giorni, ossia l’attacco contro uno dei luoghi sacri dell’Islam, il Mausoleo dell’Imam Alì al-Hadi Al-Askari, luogo sacro per tutti i mussulmani e in modo particolare per gli sciiti, è in realtà un crimine contro l’umanità.  Quanto all’immagine che i media tendono a dare, ovvero che l’Iraq sia sull’orlo della guerra civile, mi trova in completo disaccordo. Le dico sinceramente che mi sento molto orgoglioso di appartenere ad un popolo che resiste in questo modo così tenace dinanzi a simili crimini conservando la propria unità nazionale. Le guide politiche e religiose hanno invitato tutti senza esitazione alla calma e alla salvaguardia della pace sociale e a non consentire ai nemici dell’Iraq, ossia ai takfiristi di al-Qaeda ed ai seguaci di Saddam Hussain, di lacerare l’unità nazionale in Iraq. Purtroppo, e questo dispiace molto, i media, come ho potuto constatare seguendo le notizie questi ultimi giorni qui a Roma, danno un’immagine diversa della realtà irachena e scaturiscono impressioni che poco aderenti alla realtà. Per dare quindi una risposta chiara alla sua domanda, mi sento di escludere la possibilità di una guerra civile nel futuro dell’Iraq.  

Chi può essere dietro l’attentato di Samaraa? E a quale scopo? 

Vi sono forze islamiche takfiriste dietro l’attentato, contrarie all’esistenza di questi mausolei, che sono le tombe dei discendenti del Profeta Muhammad. Non si tratta di elementi estranei all’Islam imposti da qualcuno. Tutti questi mausolei venerati che si trovano in Iraq sono le tombe della famiglia del Profeta. Escludo che un iracheno, a prescindere dalla confessione alla quale appartiene, possa commettere siffatta azione. Tutti gli indizi portano a individuare il responsabile nelle stesse organizzazioni che hanno tentato di colpire
la venerata Najaf,
  Kerbalaa e che da tempo hanno nel mirino le moschee sciite.  

Quale è la sua valutazione della presenza straniera in Iraq? 

Anche qui troviamo non poca confusione nel modo di presentare la realtà nei media. Anche se in base al diritto internazionale e le risoluzioni dell’ONU, si tratta di una occupazione, tuttavia non possiamo ignorare il fatto che sono state queste forze a contribuire alla cancellazione della peggiore dittatura che l’umanità abbia mai conosciuto. Il popolo iracheno sente una viva gratitudine alla presenza di queste forze, che assicurano la pace e la sicurezza in Iraq. Noto che questa questione viene spesso discussa nei media, specialmente in Europa. Capisco che alcuni possono essere contrari all’intervento straniero in Iraq e questi tendono a definirlo una guerra contro l’Iraq. Vorrei chiarire le cose, se me lo consentiste, ancora una volta e attraverso il vostro giornale, non si tratta di una guerra contro l’Iraq. Se così fosse, non sarei qui a parlare con Lei qui, oggi, ma sarei in Iraq a combattere l’occupazione. Queste truppe hanno liberato gli iracheni. Grazie a loro ed ai governi alleati si sono svolte due elezioni nel corso di  un anno ed oggi abbiamo una costituzione permanente in Iraq. Sappiamo tutti che il Medio Oriente è una giungla di dittature, ma oggi vediamo gli effetti dei cambiamenti democratici in Iraq in Libano e in Egitto, in occasione delle elezioni presidenziali. Nel vicino Kuwait, la donna ha finalmente ottenuto il diritto al voto. È chiaro che noi speriamo che gli altri popoli della regione non vivano prove simili a quelle che il popolo iracheno ha dovuto supportare. A questi popoli lancio un appello affinché non contribuiscano ad alimentare il terrorismo in Iraq. Noi li consideriamo dei fratelli e siamo legati a loro dal legame del sangue.  

L’Italia ha manifestato il desiderio di contribuire al restauro della cupola di Samarraa. Come valuta questa proposta? 

L’Italia è un grande paese amico e alleato dell’Iraq. Nell’arte e nell’architettura l’Italia occupa un posto di primissimo piano. È evidente quindi che il contributo italiano sarà sempre il benvenuto. Speriamo che altri stati europei possano seguire l’Italia in questo. Perché questa è la risposta concreta a coloro che propagandano lo scontro tra le civiltà: contrastare tale scontro con la cooperazione tra le civiltà. Nella sua storia plurimillenaria, l’Iraq ha costruito una forte tradizione di tolleranza, che ha consentito a sunniti, sciiti, cristiani, ebrei, arabi, armeni, curdi e tukmeni di convivere in pace. Ed è questo che prevarrà.  

Qual è il posto che occupa la questione della conservazione dei beni archeologici nella scala delle priorità del Governo Iracheno, tra le altre questioni di ordine economico? 

La salvaguardia del patrimonio storico e archeologico dell’Iraq è una priorità assoluta. Trascurarlo significherebbe consentire la vittoria del terrorismo. Anche in questo settore prioritario, l’aiuto dell’Italia ci è indispensabile. In modo particolare abbiamo apprezzato molto il lavoro svolto dal CNR. Il progetto del museo virtuale ci ha particolarmente impressionato positivamente. Abbiamo visto il prototipo realizzato dagli amici italiani, che rappresenta davvero il frutto scaturito dall’interazione tra competenze di eccellenza nei settori dell’arte, il sapere scientifico e la tecnologia.  Qual è l’importanza del patrimonio archeologico e culturale iracheno, per l’Iraq e per il resto del mondo? E quale sostegno vi aspettate dall’Occidente su questo versante? 

Dall’Occidente, auspichiamo posizioni simili a quelle assunte dall’Italia, che non risparmia fatica nell’aiutarci a conservare questo patrimonio. Dopo il 9 aprile 2003 per il museo di Baghdad iniziò una stagione di saccheggio di reperti archeologici in altri siti, che è tuttora in corso. Auspichiamo un’azione da parte dell’Italia, nei confronti dei paesi dell’UE per il recupero dei reperti trafugati. Abbiamo la certezza che in alcuni paesi confinanti vi sono reperti trafugati, tuttavia i loro governi non rispondono ai nostri appelli, violando così i principi del diritto internazionale e le convenzioni internazionali che regolano la questione. 

Come procede la democrazia in Iraq? E quale valutazione dà della fase attuale? 

È un compito davvero arduo cercare di dare una valutazione sintetica della situazione irachena. L’Iraq è un paese vissuto senza pace per circa 50 anni, ha conosciuto diverse dittature, la peggiore delle quali è stata quella di Saddam Hussain, che ha condotto il paese in guerre devastanti e ha dissipato la ricchezza del paese in ricerche su armi di distruzione di massa. L’Iraq, culla della civiltà umana, ha vissuto un periodo nero di persecuzioni, torture e guerre. Da tre anni invece, la democrazia procede nella giusta direzione. Esistono forze politiche, che nel passato erano escluse dalla vita politica, e che oggi partecipano alla nuova dialettica democratica. È vero che la fase attuale ha visto la formazioni di poli politici su basi etniche o confessionali, tuttavia crediamo che il riferimento politico sarà più determinante di  quello confessionale o etnico.  

Come valuta il progetto del museo virtuale dell’Iraq?  

È un progetto davvero formidabile. Prima di venire a Roma non avevo un’idea chiara di ciò che avremmo visto. Esso è il frutto di un eccellente lavoro del CNR, realizzato da un gruppo di lavoro che rappresenta una perfetta sinergia tra diverse competenze, sotto la guida del Vice Presidente Roberto De Mattei. Si tratta di un gruppo di lavoro di altissimo livello, che nutre ottimi sentimenti nei confronti dell’Iraq. L’Italia, inoltre, ci ha promesso il suo aiuto per lanciare un fondo internazionale per costruire un nuovo museo archelogico che sia in grado di ospitare sotto il suo tetto i milioni di reperti della nostra millenaria civiltà. per mostrarli ai turisti che speriamo possano arrivare in massa da tutto il mondo in un Iraq finalmente pacificato.  

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