Giovanni Paolo II e l’Ambiente

senza-nome.jpgLa passione di Giovanni Paolo II per la natura e l’ambiente rappresenta uno di quei temi portanti del suo pontificato che probabilmente necessitano ancora di essere divulgati ed approfonditi da parte dei media per comprenderne appieno il significato e la forza.La passione per la montagna e la contemplazione della bellezza del creato rappresentano il desiderio del Santo Padre di trasmettere il suo amore per il creato, donato da Dio per amore dell’uomo.

Giovanni Paolo II definisce l’ecologia come lo “studio della relazione tra gli organismi viventi e il loro ambiente, in particolare tra l’uomo e quanto lo circonda” e la natura come una realtà, bella e ordinata, dono di Dio all’uomo, imprescindibile per il suo sviluppo individuale e sociale.

L’uomo, quindi viene “chiamato a coltivare e custodire il giardino del mondo, l’essere umano ha una specifica responsabilità circa l’ambiente vitale, in rapporto non solo al presente, ma anche alle generazioni future”.

La grande intuizione di Giovanni Paolo II consiste nell’aver saputo fornire una definizione chiara e pienamente fruibile dell’ambiente, inteso come “casa” e nello stesso “risorsa” dell’uomo.

In un discorso tenuto nel 1997 al Convegno su “Ambiente e Salute”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Papa ha invitato gli uomini a resistere alle tentazioni di una conoscenza non più intesa come sapienza e contemplazione che consente di penetrare il mistero della creazione, ma come potere sulla natura, vista come un insieme di risorse non animate da sfruttare in nome del profitto. Su tale visione deve vincere quella di una natura vista nell’accezione francescana, come la casa di un uomo che rispetta ed ama le creature con cui vive.

L’uomo, posto da Dio “nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi 2,15) deve esercitare la custodia del creato osservando quelle leggi morali, compendiate nella proibizione  di “mangiare il frutto dell’albero” (Gen. 2,16),  che impediscono l’uso e l’abuso.

La fiducia che la Chiesa pone nell’uomo, nella sua responsabilità superiore, costituisce altresì un invito a prendere le distanze da quelle ideologie ambientaliste che, teorizzando l’esaurimento imminente delle risorse ambientali, invocano,  come soluzione finale, la repressione nella natalità nei paesi poveri ed in via di sviluppo.

 Giovanni Paolo II  affermando che “non sarebbe accettabile una considerazione egualitaria della ‘dignità’ di tutti i viventi” rileva come un eco-pessimismo di ispirazione ecocentrica, limitandosi ad una visione della biosfera intesa come un’unità biotica di valore indifferenziato, viene ad eliminare ogni differenza ontologica e assiologica tra l’uomo e gli altri esseri viventi.

“L’equilibrio dell’ecosistema e la difesa della salubrità dell’ambiente hanno bisogno proprio della responsabilità dell’uomo – ha affermato il Santo Padre – e di una responsabilità che deve essere aperta alle nuove forme di solidarietà. Occorre una solidarietà aperta e comprensiva verso tutti gli uomini e tutti i popoli, una solidarietà fondata sul rispetto della vita e sulla promozione di risorse sufficienti per i più poveri e per le generazioni future.”

L’auspicio è, quindi, di non confondersi con facili ritorni alla natura, opponendo ad una venerazione neo-pagane della Madre Terra, una visione unica del creato,  dove risalti la responsabilità superiore dell’uomo verso le altre forme del creato. La difesa dell’ambiente, quindi, si concretizza in un impegno etico volto a difesa della vita e della salute, specialmente nelle popolazioni più povere e in via di sviluppo e non deve servire a pretesto per riproporre politiche neo-malthusiane di controllo delle nascite e dello sviluppo.

Le parole del Papa suonano forti e chiare: “L’umanità di oggi se riuscirà a congiungere le nuove capacità scientifiche con una forte dimensione etica, sarà certamente in grado di promuovere l’ambiente come casa e come risorsa a favore dell’uomo e di tutti gli uomini, sarà in grado di eliminare i fattori d’inquinamento, di assicurare condizioni di igiene e di salute adeguate per piccoli gruppi come per vasti insediamenti umani. La tecnologia che inquina può anche disinquinare, la produzione che accumula può distribuire equamente, a condizione che prevalga l’etica del rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno.”.

La strada percorribile è, quindi, quella di uno sviluppo sostenibile ispirato da una concezione dell’ambiente come “risorsa” ma anche “casa”, che miri a salvaguardare l’ospitalità ambientale per l’uomo di oggi e di domani. 

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