Catastrofisti vs Eco-ottimisti

Attualmente la comunicazione ambientale si divide in due grandi filoni che possiamo denominare ‘catastrofista’ ed ‘eco-ottimista’.Il primo individua nell’uomo l’ospite indesiderato del pianeta terra. Secondo tale teoria l’inquinamento di origine antropica e lo sviluppo demografico stanno provocando una rottura dell’equilibrio climatico e una scarsità delle risorse energetiche e alimentari. In cronachecatastrofe.jpgquesto filone si inserisce “Cronache da una catastrofe” il cui sottotitolo recita: “Viaggio in un pianeta in pericolo: dal cambiamento climatico alla mutazione della specie”.  L’autrice, Elizabeth Kolbert, giornalista statunitense, partendo dall’assunto che “i modelli del clima terrestre elaborati al computer suggeriscono che ci stiamo avvicinando a una soglia critica”, racconta i segnali di pericolo che la natura sta inviando raccolti viaggiando personalmente in giro per il mondo.Annalisa Cicerchia nel suo “Leggeri sulla terra”, sottotitolato “L’impronta ecologica della vita quotidiana”, dimostra come il capitale naturale sia sottoposto ad un tasso di sfruttamento delle risorse e di generazione dei rifiuti ormai insostenibile. Se l’impronta ecologica corrisponde a quanta natura ci serve per soddisfare le nostre necessità, il cittadino terrestre medio ha una impronta di 2,8 ettari globali. “Purtroppo – scrive la Cicerchia – di ettari globali ne sono disponibili solo 2 a persona e anche le altre specie hanno bisogno di risorse”.19_leggeri.jpgIn questo scenario che fa del catastrofismo il gusto corrente un libro fuori dal coro è “Le bugie degli ambientalisti 2”. A due anni dalla pubblicazione del primo capitolo dell’inchiesta, Riccardo Cascioli  e Antonio Gaspari, si pongono l’obiettivo di smontare tutti “i falsi allarmismi dei movimenti ecologisti” diffusi in questi ultimi decenni.  I due autori, basandosi sul dato scientifico, mettono in dubbio la fondatezza delle teorie adottate da chi prefigura prossime catastrofi. Riguardo l’attendibilità dei modelli matematici per la previsione del clima viene opposta la considerazione che: “è difficile non essere scettici quando si nota che i maggiori propugnatori della tesi del riscaldamento globale sono gli stessi che non molto tempo fa agitavano lo spettro del raffreddamento globale”.tornaimmagine.jpgFra le altre verità poco conosciute che il libro intende svelare c’è quella riguardante il concetto di impronta ecologica, alla cui origine vi sarebbe il pregiudizio ideologico verso lo sviluppo economico ed il terrore da parte di alcuni guru ambientalisti no global che altri paesi, come la Cina, possano svilupparsi adottando il tanto vituperato modello occidentale. Gli altri temi affrontati, l’eco-imperialismo, il nucleare possibile, il problema dei rifiuti, la necessità di recuperare una antropologia cristiana, introducono ulteriori spunti di riflessione e discussione in questa infinita disputa fra i propugnatori del fare e quelli del non fare.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/

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