Ettore Majorana – Genialità e mistero – intervista a Antonino Zichichi

gennaio 28, 2007

A cento anni dalla sua nascita nessuno ancora è riuscito a scalfire il mistero che avvolge il majorana.pngdestino di Ettore Majorana.

L’ultima testimonianza è quella di un passeggero del traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli non risultò traccia del suo arrivo. Delle ultime ore restano tre lettere ed un telegramma.

Nella prima lettera, inviata  al suo collega, il Prof. Carrelli, scrive: Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti…dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo. 

In un’altra lettera inviata ai familiari annota: Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il mistero è reso più nebuloso dalla decisione di Majorana  di inviare sempre al Prof. Carrelli un telegramma in cui lo invita a non tenere conto di quanto scritto nella lettera precedentemente inviata, a cui però fa seguito una ulteriore lettera: ..Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.letteramajorana.jpg

Ma di Majorana si perde ogni traccia. Lo stesso Mussolini propone una ricompensa di 30.000 lire in cambio di notizie utili al ritrovamento.

E’ il 1938 ed Enrico Fermi dice di lui: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi.”

Scompare a soli 32 anni lasciando però alla scienza una eredità non ancora completamente sperimentata a causa della ritrosia a pubblicare quanto scoperto. Diversi suoi colleghi hanno raccontato che al culmine di conversazioni particolarmente interessanti Majorana era solito tirar fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette Macedonia, di cui era un accanito consumatore sul quale erano scritte, con una calligrafia microscopica, formule e tabella di risultati numerici.

Al termine della discussione e fumata l’ultima sigaretta, era sua abitudine accartocciare il pacchetto e gettarlo via.

Il Professore Antonino Zichichi, aprendo le Celebrazioni del Centenario della nascita zichichi.jpgall’Accademia delle Scienze di Bologna, ha ben illustrato il contributo del fisico al progresso della ricerca. Così ha risposto ad alcune domande:  

Prof. Zichichi, tra le varie ipotesi avanzate i questi anni c’è stata quella del suicidio, che opinione si è fatta al riguardo? 

Ho seri dubbi in proposito. Ettore era anzitutto un cattolico entusiasta della sua fede. Poi bisogna considerare che la settimana prima della scomparsa aveva ritirato i suoi risparmi in banca. L’ipotesi condivisa dai familiari e dai pochissimi che ebbero il privilegio di conoscerlo, tra queste Laura Fermi , è che si fosse ritirato in un convento. La testimonianza su Majorana credente l’ho avuta da monsignor Riccieri, suo confessore, il quale mi disse che aveva crisi mistiche e che secondo lui era da escludersi il suicidio.  

Un carattere probabilmente molto schivo non ha favorito le indagini sulla sua sorte

Quando formulava nuove teorie non le pubblicava, anzi si rammaricava di non averle intuite prima. Era un genio, però, che faceva di tutto per non lasciare tracce della sua genialità in quanto, risolto un problema, considerava il lavoro fatto totalmente banale. Ne sono prova la scoperta del “neutrone”. Majorana ebbe per primo l’intuizione che lo portò all’interpretazione corretta dell’effetto che era scoperto in Francia dai coniugi Curie: deve esistere una particella pesante come il protone ma priva di carica elettrica. Questa particella è l’indispensabile neutrone. Senza i neutroni, infatti, non potrebbero esistere i nuclei atomici. Fermi esortò Majorana a pubblicare subito quell’interpretazione della scoperta fatta in Francia ma Ettore, seguendo la sua linea in base alla quale tutto ciò che si riesce a capire è banale, non lo ascoltò. Quindi  la scoperta del neutrone venne giustamente attribuita a Chadwick nel 1932. È stata la signora Laura Fermi a raccontarmi questo episodio.

Ricorda altri episodi?12872_3d_ettore_majorana_s_cycle_.jpg

E’ altrettanta famosa la circostanza in cui  Majorana va da Fermi e scrive su un foglio la sua interpretazione dell’equazione di Dirac. Fermi, memore della mancata attribuzione della scoperta del neutrone, questa volta scrive di suo pugno un articolo e lo invia alla rivista scientifica Il Nuovo Cimento, firmandolo Ettore Majorana. Senza questa azione di forza da parte di Fermi non avremmo saputo nulla dei neutrini di Majorana.

E’ facile quindi immaginare la considerazione che Enrico Fermi aveva del suo allievo

Le racconto una testimonianza della stima straordinaria che Fermi nutriva per Ettore. Si tratta di un episodio vissuto nella realizzazione del Progetto Manhattan, quello che nel giro di appena quattro anni trasformò una scoperta scientifica, la fissione nucleare, per cui nuclei atomici troppo pesanti si possono rompere producendo enormi quantità d’energia, in ordigno di guerra.Il vertice era composto da Oppenheimer, il Direttore del Progetto, due scienziati, Fermi e Wigner e un generale.Ci furono tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi, Enrico Fermi, rivolto a Wigner, il padre del Teorema del Tempo, disse: «Qui ci vorrebbe Ettore». Alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripetè: «Ci vorrebbe Ettore!». Dopo la riunione “top-secret”, il generale decise di chiedere al grande Professore Wigner chi fosse questo “Ettore” e Wigner rispose: «Majorana». Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: «Purtroppo è scomparso tanti anni fa».

Professore,  in qualità di Presidente della Fondazione Ettore Majorana, non ritiene che la sua figura non sia stata valuta adeguatamente?

Quando si parla di Majorana ci si riferisce troppo spesso al mistero della sua scomparsa ma non si divulga abbastanza quanto abbia fatto per il progresso scientifico. Ebbene, quest’uomo era stato dimenticato da tutti quando, nel 1962, venne istituita, a Ginevra,
la Scuola Internazionale di Fisica, con sede a Erice, la prima delle centoventi scuole di cui oggi consta il Centro di Cultura Scientifica che porta il suo nome.

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La realtà dei Laogai – intervista a Hongda Harry Wu

gennaio 26, 2007

La storia di Hongda Harry Wu è la storia di milioni di cinesi dimenticati nei campi di rieducazione. Il suo libro “Laogai, i gulag di Mao Zedong” racconta una realtà pressoché sconosciuta al mondo occidentale in cui il diritto è stato sostituito dai principi guida e dalle linee politiche del Partito Comunista. harrywu1.jpg

Una realtà già conosciuta dallo scomparso Tiziano Terzani, che commentando il suo arresto avvenuto nel 1984 in Cina con l’accusa di aver insultato il presidente Mao e il Partito Comunista Cinese scriveva “non ho studiato anni la Cina per non sapere che il piegarsi è una virtù e l’ostinazione un delitto”.

Se Terzani riuscì a sfuggire alla “rieducazione”, nessun passaporto straniero ha potuto salvare i quaranta milioni di controrivoluzionari’ avviati negli ultimi quarant’anni ai campi di riforma cinesi. Ne parliamo con Harry Wu.

Cosa sono i laogai?

I laogai sono i campi di concentramento creati in Cina da Mao nel 1950, un anno dopo la rivoluzione comunista, seguendo l’esempio dell’ URSS, dove Lenin aveva aperto i suoi gulag, nel 1918, subito dopo la rivoluzione. Esperti sovietici organizzarono i laogai in Cina, spacciandoli, come in URSS,  per laogai1.gif“campi di rieducazione attraverso il lavoro” . Del resto i gulag in Russia e i laogai in Cina avevano gli stessi scopi:  mantenere la macchina dell’intimidazione e del terrore; lavare il cervello dei detenuti; disporre di una inesauribile forza lavoro gratuita. Nei campi sono rinchiusi e costretti al lavoro forzato milioni di uomini, donne e bambini con i più disparati pretesti:opposizione al regime, fede religiosa, appartenenza a gruppi etnici perseguitati, completamento della quota-detenuti richiesta dall’autorità. In quasi tutti i paesi del mondo è proibita l’importazione di prodotti del lavoro forzato, perciò ogni laogai ha anche un nome di una impresa commerciale.  Con questo secondo nome maschera e confonde la sua produzione con quella di imprese comuni.

Lei ha trascorso 19 anni nei laogai, i suoi parenti e amici sono stati costretti a denunciarlo come “controrivoluzionario”. Sua madre si è rifiutata ed è morta suicida. Qual è il reato che aveva commesso?

Nel  1956 il regime comunista cinese inaugurò una delle periodiche campagne per aprire un libero dibattito politico –culturale con lo slogan: “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole gareggino”. Questo ed altri momenti di apertura alleggerivano la repressione
per brevi periodi, ma erano soprattutto utili alla polizia per individuare i nemici del Partito Comunista Cinese. Ero un giovane studente allora e caddi nella trappola. Mi professai cristiano e criticai, in privato, con i miei colleghi studenti l’invasione dell’Ungheria da parte dell’ URSS. In laogai2.jpglinguaggio maoista, sotto l’aspetto religioso, ero “un nemico senza fucile”, “un agente delle potenze straniere”, sotto l’aspetto politico ero un pericoloso sovversivo, che disapprovava l’operato del più importante alleato della Cina in quel momento.

Quanti campi di concentramenti ci sono in Cina?

Il numero dei campi di concentramento cinesi é coperto da segreto di stato. Nella edizione 2003-2004 del mio LAO GAI HANDBOOK ho riportato regione per regione più di mille indirizzi, il cui numero nella prossima edizione 2006 crescerà. I laogai, con la loro manodopera a costo zero e la crescente planetaria richiesta di prodotti cinesi, sono parte integrante dell’economia cinese e sono destinati fatalmente ad aumentare. Inoltre più la vita è invivibile per il popolo, più aumentano i reati e le probabilità di finire in carcere o nei laogai -aziende. La “criminalità comune” è quasi sempre rubare per mangiare ed è il reato tipo della ” plebaglia urbana”, le cui case/catapecchie vengono arbitrarianente espropriate o abbattute per la speculazione edilizia, il reato più diffuso tra i centocinquanta milioni di migranti, che dormono e faticano dove  possono, divisi tra città e campagna, senza fissa dimora.

Quali sono i diritti previsti per i prigionieri?

I lavoratori dei laogai non hanno diritti. Lo dimostra la vita che conducono. L’orario di lavoro è di 18 ore al giorno ( 126 ore settimanali ). Non esiste alcun riposo oltre un breve sonno. Dormono a terra e mangiano in proporzione al lavoro consegnato. Rubano il cibo nelle tane dei topi, se ci laogai1.jpgriescono. Sono sottoposti a pestaggi e torture di ogni genere: dalle torsioni dolorose di braccia e gambe alle scariche elettriche, all’isolamento forzato in celle di 2 metri cubi. Se in Cina i lavoratori liberi non hanno diritti, anzi sono malmenati dai sorveglianti quando sbagliano, perché i lavoratori detenuti dovrebbero avere diritti?

Ci sono anche minorenni?

Ci sono anche minorenni. In Cina per i minorenni ci sono anche le condanne a morte.

E’ vero che alcune multinazionali straniere acquistano prodotti ottenuti sfruttando i condannati ai lavori forzati?

Come accennavo prima, il sistema dei laogai per la sua manodopera gratuita consente manufatti a costi bassissimi con alti profitti .Quindi numerose multinazionali, compagnie nazionali cinesi o straniere commerciano prodotti parzialmente o totalmente fabbricati nei laogai. Sottolineo che nascondono la provenienza dei prodotti del lavoro forzato, anche annullando la tracciabilità degli oggetti, e usando il secondo nome di ogni laogai,  che è un nome di una impresa commerciale.  Le multinazionali, poi, non esitano a vendere alla Cina le macchine più sofisticate per produrre di più e più in fretta, condannando l’Occidente, dove i lavoratori sono garantiti, ad un rapido declino. harry-wu.jpg

Su cosa si regge il regime comunista cinese?

Sulla repressione e soprattutto sull’aiuto economico e tecnologico dell’Occidente. Se l’Occidente prendesse le stesse misure, usate a suo tempo con Sud Africa, Birmania e Iraq il sistema comunista cinese finirebbe in poche settimane. Le rivolte popolari erano 58 000 nel 2003 e  sono 87 000 nel 2006, sono cifre ufficiali.

Qual è la situazione dei diritti umani oggi in Cina?

La stessa che vi era prima  di Tianamen. Anzi, le esecuzioni di massa sono diventate di nuovo pubbliche per intimidire la popolazione dopo la rivolta studentesca di  Piazza Tianamen. Continua la persecuzione di chiunque sia inviso alle autorità, qualsiasi sia il motivo.

A Roma la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali , armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria.  Qual è il suo commento?

Ho scritto questo libro e volevo presentarlo in una libreria del quartiere S. Lorenzo, dove abitano molti studenti. Con la violenza mi è stato impedito. Non riesco a capire come queste cose possano succedere in un paese europeo dove dovrebbe essere vigente la libertà di stampa.

La storia ha rivelato la tragedia dei lager e dei gulag ma non quella dei laogai. Come se lo spiega?

Veramente non lo capisco. Da una parte potrebbero essere i grandi interessi finanziari dei boss comunisti cinesi con i loro amici occidentali a pesare. Dall’altra potrebbe essere l’imbarazzo di dover ammettere un ennesimo fallimento dell’idolatrato comunismo.  Il mio ultimo obiettivo, prima di chiudere gli occhi, è quello di vedere la parola LAOGAI inserita nei dizionari delle principali lingue del mondo.  L’Oxford Dictionary inglese e il Duden Woerterbuch tedesco lo hanno già fatto, e i dizionari italiani?

E’ cattolico?

Si, sono Cattolico.

Cosa significa nella Cina di oggi?

Essere perseguitato e rischiare arresto e detenzione o morte. 


Ascoltiamo con il cuore – Il Centro 2You di Ostia

gennaio 19, 2007

gruppo.jpgSono molti i giovani che oggi si trovano a vivere in una gabbia d’oro. La naturale voglia di vivere   si infrange contro la trascuratezza e la superficialità del contesto sociale, il bisogno istintivo d’amore si spegne all’interno di abitazioni lasciate vuote da genitori poco presenti e quasi mai solidali e il desiderio di scoprire il mondo viene soffocato dal rigido schema formativo scolastico
E’ una spirale fatale quella che avvolge gli adolescenti: il vuoto di valori genera indifferenza e l’isolamento spesso sconfina nella devianza dell’alcol, delle droghe, della malvivenza.

A Ostia da qualche mese si sperimenta un modo nuovo di aiutare i giovani ad affrontare i propri disagi.  Il Centro 2you nasce a gennaio avvalendosi dell’ospitalità della Scuola Media Renato Guttuso in un quartiere difficile, dove la è droga ad imporre le sue regole.

Sono sei le persone attualmente impegnate in un progetto che mira ad offrire agli studenti una opportunità per incontrarsi, comunicare, apprendere.
dsc_0016.JPGPaolo De Laura, promotore e responsabile dell’iniziativa, ha 49 anni, è presidente di ANGLAD, l’Associazione Nazionale Genitori Lotta alla Droga, ed un passato a San Patrignano. Spiega che “tutto è nato da una proposta di Andrea (Muccioli). Lo scopo è quello di riuscire ad intervenire preventivamente sulle possibili devianze giovanili facendo leva su una coscienza proporzionata alla conoscenza del territorio. I ragazzi che vivono nel quartiere – continua De Laura – palesano il loro mal di vivere attraverso l’uso di stupefacenti”. 

Paolo ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della tossicodipendenza e lotta ogni giorno con passione perché i più giovani  non cadano nello stesso errore: “Con loro il nostro intervento non è ristretto dai margini che il trattamento della tossicodipendenza esige. Possiamo fornire una nuova opportunità di formazione, che si pone fra l’ambito familiare e l’istituzione scolastica, colmando le reciproche carenze.”

Paolo nella sua attività quotidiana non può fare a meno della preziosa consulenza di dsc_0026.JPGGiovanni Di Giovanni, specializzato in psichiatria e criminologia clinica e direttore del SERT (Servizio Tossicodipendenze) di Palestrina. A 57 anni Di Giovanni mostra intatto tutto il suo entusiasmo nell’apprendere e sperimentare nuove tecniche attraverso inedite esperienze. “Mentre un piccolo centro come quello di Palestrina – racconta Di Giovanni –  risente di un contesto tipicamente provinciale dove gli abitanti si frequentano assiduamente ed esiste quindi un controllo sociale di tipo informale, Ostia è Roma e quindi cambia completamente il quadro sociologico. Qui si è meno riconosciuti.”  E alcuni dei ragazzi che abitano nei pressi della famigerata piazza Gasparri mostrano nei loro atteggiamenti cosa significa vivere in una zona diventata emblema di degrado.

“Molti di loro – spiega lo psichiatra – non riescono a captare elementi positivi ma attuano istintivamente tutto ciò che può essere seduttivo, trasgressivo. Non riescono a cogliere i significati, non sono in grado di elaborare valori, non hanno modelli di riferimento. Questo atteggiamento li porta a vivere ai margini della vita sociale. In questi casi – afferma Di Giovanni – la relazione, la comunicazione sono da inventare completamente e noi cerchiamo di farlo attraverso dei laboratori sperimentali personalizzati in base alle capacità e alle potenzialità dei singoli.”

La passione per questi ragazzi e la voglia di trovare un canale per comunicare con loro è un po’ il filo che lega insieme le storie di Giulia, Daniela e Eliana e Ilaria, che operano quotidianamente nel centro 2you.

Ilaria Ceccuzzi è cresciuta in questo quartiere di Ostia e conosce bene le condizioni di vita degli adolescenti. Ora ha 31 anni e cerca di rendere utile la propria esperienza: “In questo momento il mio impegno al centro è rivolto al sostegno e recupero scolastico, esperienza che mi sta dando molti spunti di riflessione sul degrado culturale ma anche personale di molti dei ragazzi da noi seguiti.”

Ilaria è attratta e incuriosita dal proprio lavoro: “è molto stimolante e ricco di pathos e va via via infittendosi di relazioni interpersonali che superano il nozionismo di una lezione di recupero scolastico.”

dsc_0015.JPGUn filo invisibile sembra invece avere condotto qui Eliana Patriarca: “Le mie esperienze lavorative precedenti si sono limitate al sostentamento degli studi. Poi ho avuto l’opportunità di svolgere la mia tesi di laurea in psicologia a San Patrignano. Dopo qualche tempo sono stata ricontattata e mi hanno proposto questo lavoro.”  Eliana non ha avuto dubbi: “Ho accettato subito con molto entusiasmo poiché, oltre ad essere  un’esperienza sul campo interessante e formativa, posso realizzare il mio sogno di occuparmi degli adolescenti. È un lavoro estremamente  impegnativo – spiega Eliana – ci confrontiamo con una realtà dura, si tratta di ragazzi con problematiche che riflettono il contesto i cui sono inseriti. La maggior parte di essi presenta serie difficoltà di apprendimento ed infatti la percentuale dei bocciati è sensibilmente alta, alcuni ripetono la stessa classe più di una volta!!”dsc_0038.JPG

Quella di Eliana, 28 anni, è una sfida continua dove il più piccolo miglioramento è vissuto come una grande conquista: “ Il bello di questo lavoro è che, oltre a fornire ai ragazzi un supporto scolastico, cercando di colmare le loro lacune, è soprattutto finalizzato  a proporre loro dei modelli di vita diversi, a far nascere interessi, a far emergere le loro qualità fornendo un’alternativa alla vita di strada.”

Giulia Finotto è la responsabile amministrativa e confessa di non essere è riuscita a non dsc_0030.JPGfarsi coinvolgere dall’empatia per questi piccoli adulti. Nonostante abbia appena 25 anni ha già ben chiaro il suo percorso di vita.. Giulia racconta dell’incontro con Paolo De Laura, che le parla del progetto del centro di accoglienza. Di lì a poco lascia senza esitazioni un lavoro stabile ed uno stipendio fisso  per affiancare Paolo ed inizia a specializzare le proprie competenze nei servizi sociali. “Avevo voglia di mettermi in discussione – afferma Giulia – di sperimentarmi con persone giovani e di mostrare loro altre vie”.

L’impatto con questa nuova realtà non è stato facile: “C’è una percentuale di analfabetismo impressionante, ricordo che un giorno ho chiesto ad uno di loro cosa voleva fare da grande, sai cosa ha risposto? Lo spacciatore”.  A Giulia si illuminano gli occhi quando parla dei “suoi” ragazzi: “Molti di loro sono trascurati dai genitori che lavorano tutto il giorno e rischiano di seguire dei comportamenti devianti. Con il mio impegno vorrei invece poter fornire a loro un punto di riferimento, vorrei offrire loro qualcosa di meglio perché lo meritano”

dsc_0018.JPGLa scelta di Daniela Petrini è stata allo stesso modo imprevedibile. Daniela fino a qualche tempo fa curava un atelier di moda a Roma, il suo studio si affacciava su piazza di Spagna e le sue collezioni sfilavano con quelle dei sarti più affermati. Dopo due anni non ce la fatta più, sentiva il bisogno di riprendere gli studi universitari e trovare la propria strada. Consegue la laurea in servizi sociali ed incontrando Giulia viene a conoscenza del progetto 2you. Dallo scorso giugno Daniela fa parte stabilmente del gruppo e mette tutti i giorni anima e corpo per cercare di aiutare a formare i ragazzi che si rinvolgono al centro in cerca di un sostegno. “Il mio obiettivo è tirar fuori le risorse, assisterli nel recupero delle proprie potenzialità”.

E nel suo volto traspare tutta la soddisfazione per la scelta fatta di varcare il mondo dell’apparenza per vivere nel mondo dell’essere.
Rimpianti? “Uno solo: ora mi vesto sempre in tuta per motivi di praticità mentre qualche volta mi piacerebbe vestire come una volta”, scherza Daniela, ma si vede che la sua passione ora è rivolta altrove. 

www.sanpatrignano.org


Wicca. Vita da strega

gennaio 6, 2007

wicca.gifll cosiddetto neo-paganesimo è un fenomeno che si sta diffondendo sempre più fra le estrazioni sociali e culturali più diverse, con un gradimento più manifesto da parte dei giovani. Nuove religiosità traggono la propria ispirazione dalle culture precristiane, anzitutto celtiche, romane e greche per approdare a una spiritualità tagliata sulle esigenze del mondo moderno, arricchita spesso da un funzionale esoterismo espresso attraverso un simbolismo accessibile e largamente fruibile. Un fenomeno  che sta uscendo dall’amatorialità individuale per trovare un sempre più vasto consenso.

La Wicca è la religione più diffusa negli Usa dove è ufficialmente riconosciuta, e i wiccan fanno opinione più della locale comunità cristiana.

Affrontiamo il tema attraverso due visioni differenti, quella di Morgana, popolare strega wiccan, e Carlo Climati, giornalista e scrittore cattolico che per le edizioni Paoline ha curato una serie di pubblicazioni sul tema.

E partiamo da Morgana, curatrice del sito www.stregadellemele.it«Abbraccio gli alberi – scrive nel messaggio di benvenuto – parlo con il vento. Loro sentono i miei sussurri e rispondono silenzio samente, come solo le anime sanno parlare. Ballo sotto la pioggia, scorre la linfa lunare nel mio sangue. Sono figlia, madre e sorella della Dea».
Alla domanda su chi sono e cosa rappresentano per la wicca la Natura, la Dea ed il Dio, risponde così: «Possiamo immaginare gli Dei in molte forme, aspetti, immagini. Questo perché ogni immagine racchiude l’aspetto che la Divinità ha per Noi. Io personalmente credo nel principio maschile e in quello femminile, il Dio e la Dea, parte dell’Uno. Non conosco i loro nomi perché sono abituata a chiamarli con tutti i nomi del mondo. Mi insegnano infinito amore e abbandono per la fiammata che sento dentro ogni giorno, l’esistenza».sito-morgana.jpg
Morgana spiega così il suo essere “strega”: «Esistono molte tradizioni, io seguo la religione Wicca». Morgana lo definisce «un percorso di continua conoscenza, che ci spinge a riconoscere il nostro amore per la divina bellezza dell’universo. Non esiste Bibbia e non esiste nessun profeta. Esiste una sola e semplice regola: “finché non fa male a nessuno fa ciò che vuoi».
Morgana parla di religione che «affonda le sue radici nel paganesimo, sebbene sia stata codificata soltanto di recente, è la religione dei nostri antenati, di coloro che ancora sapevano parlare alla luna, armonizzarsi con i cicli e che personificavano gli elementi, rispettandoli e amandoli nel fragile e delicato dicotismo della vita: l’equilibrio tra maschile e femminile. È un percorso di autoconsapevolezza, di risveglio del nostro sè divino, attraverso stadi meditativi, astrali, rituali. Oggi, essere wiccan, è probabilmente accettare una condizione di streghe metropolitane. I ritmi ormai frenetici, ci costringono ad allontanarci dalla via dell’antica saggezza delle sacerdotesse di un tempo. E la nostra volontà risiede nell’insegnare a noi stessi l’armonia dei cicli stagionali».

Una sorta di femminismo ante litteram, anche se in termini lirici: «Anticamente – prosegue Morgana – prima delle società patriarcali, era semplice riconoscere anche il femminile del divino. Bastava guardarsi attorno per riconoscere l’importanza del femminino, del suo equilibrio con ilmaschile. La Grande Dea Madre era adorata a viveva attraverso i poteri della Natura. E vive ancora adesso. Basta poco per sentirla ancora». wicca.jpg

Come? La soluzione è racchiusa in una sintesi poetica: «Si può iniziare, tornando nuovamente a celebrare il mutare delle stagioni. Attraverso l’anno tenendo per mano la Terra Madre nei suoi percorsi di luce, di ghiaccio, di sangue e di rugiada. Onorare il rinnovamento della vita, l’inizio della crescita, la rinascita dei germogli, l’amore e la passione, il primo biondo raccolto, la fruttificazione, l’ultimo raccolto d’arancio, la fine ed il passaggio».

Ma la strega metropolitana rifiuta il concetto di paganesimo nemico cristianesimo: «Io credo nel rispetto e il rispetto non contempla il “contro”.Ma il rispetto non è mai unilaterale, deve venire da entrambe le parti».
Si pensa a una strega e la mente va all’idea di fare incantesimi, attività che Morgana non disconosce: «Assolutamente sì. La magia ha come definizione un cambiamento portato consciamente attraverso il pensiero e l’azione. Non ha nessun “colore”, nessun particolare allineamento e ciò significa che non è nera, bianca, viola o rossa, buona, o cattiva. È l’uso che ne facciamo a determinarlo. Io personalmente, quando lavoro magicamente, su me stessa unicamente, lo faccio sempre con un ottimo motivo. Credo che sia un dono, di cui non dobbiamo abusare”.

Sull’altro fronte della barricata, c’è Carlo Climati, scrittore e giornalista, autore di numerosi saggi sull’argomento per le edizioni Paoline. Tra i suoi libri: I giovani e carlo-climati-foto.jpgl’esoterismo, Il popolo della notte e I giochi estremi dei giovani (tutti pubblicati con le edizioni Paoline). Il suo sito è: www.carloclimati.com.  Nel suo libro I giovani e l’esoterismo definisce questo fenomeno come un virus che colpisce i più giovani. Tanto interesse per certe nuove vie di conoscenza e spiritualità viene così spiegato da Climati: «È indubbio un proliferare di nuove religioni che richiamano le proprie origini in un antico paganesimo». Ma è davvero difficile riuscire a immaginare un Giulio Cesare o un Alessandro Magno vegetariani o aspiranti asceti, e per questo è difficile riconoscere un fondato collegamento fra questo neo-paganesimo e quello d’epoca classica.

«Quello che io vedo – aggiunge lo studioso cattolico – in quest’epoca, è soprattutto un abbassamento culturale spaventoso. Per questa ragione, non vedo collegamenti tra il neo-paganesimo e l’epoca classica. Oggi, nell’era della scienza e della Dea Ragione, spesso dominata da un rifiuto pregiudiziale della presenza di Dio, si sta verificando un fenomeno curioso: il ritorno della magia e della superstizione».

Secondo Climati «esoterismo, occultismo, spiritismo e astrologia sembrano trovare energie nuove e terreno fertile nella credulità popolare di milioni di persone, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione ». L’esempio è sotto gli occhi di tutti: «Basta accendere la televisione, a qualunque ora – osserva – per trovarsi di fronte a maghi e cartomanti che vendono amuleti o leggono i Tarocchi. Mentre le edicole si riempiono di riviste che promettono di cambiare la vita delle persone con riti esoterici».

Un fenomeno che sembrerebbe essere in contrasto con lo straordinario bisogno di razionalità e di “toccare con mano” che caratterizza i nostri tempi.
«Nell’epoca dei computer e delle conquiste dello spazio, non si dovrebbe certamente ricorrere ad un talismano per ritrovare fiducia in sé stessi. Eppure, questo è esattamente ciò che sta accadendo».

Climati invita a riflettere «sulle parole fumose che utilizzano i maghi». La citazione attinge alla terminologia classica: «Dicono saper togliere la “negatività” e di donare la “positività”. E poi, fanno grande uso di un termine che non significa nulla: “energia”. Nessuno è in grado di spiegare che cosa sia. Eppure, affermano di vendere amuleti carichi di “energia positiva”, in grado di portare fortuna e cambiare la vita delle persone da un giorno all’altro. Queste parole, purtroppo, stanno passando lentamente dal mondo dei maghi al linguaggio comune ». Secondo lo scrittore «il neopaganesimo di oggi ha radici diverse dall’era classica. È alimentato, in gran parte, da un altro fenomeno esploso negli ultimi anni: il “New Age” (la “Nuova Era”), una specie di grande “frullatore” in cui convivono differenti idee, religioni, filosofie e pratiche esoteriche».climati-giovani-esoterismo.jpg

Sulla Wicca, la posizione di Climati è scontata: «Ovviamente, essendo cattolico, non posso condividerla, ma, al tempo stesso, cerco di guardarla con grande rispetto, perché mi rendo conto che molti giovani la vivono in buona fede, come una vera e propria religione». Il ragionamento verte su un altro aspetto: «Dovremmo interrogarci sul perché tanti giovani sono affascinati da queste forme di neopaganesimo. Credo che sia importante invitare i ragazzi a riscoprire il significato della spiritualità cristiana, cominciando a ritrovare la gioia di annunciare Gesù. Forse negli ultimi anni sono stati commessi alcuni errori. C’è stata la moda di ridurre il cristianesimo ad una specie di filantropia. Si pensa che la cosa più importante sia impegnarsi nel volontariato, nell’aiuto ai poveri, ai malati, ai più deboli».

Climati coglie l’occasione della diffusione di questo fenomeno per lanciare l’allarme: «Se riduciamo il cristianesimo ad una dimensione troppo “terrena”, finiremo per trasformarlo in un servizio sociale. Dobbiamo, invece, mostrare agli altri l’esempio di un giusto equilibrio tra spiritualità e concretezza. Altrimenti, i giovani prenderanno altre strade e cercheranno altre forme di spiritualità, anche neo-pagana».


Il libro coraggioso di Marcel Leroux

gennaio 4, 2007

globalwarming5.gif“Come climatologo, sono membro della Societè meteorologique de France e dell’American Meteoroogical Society, come professore di climatologia il mio datore di lavoro è la Repubblica Francese la quale ha adottato la religione ufficiale del “cambiamento climatico” a cui io non aderisco. Per tale mia scelta non sono beneficiario di “fondi neri” ed il mio laboratorio di Climatologia, rischi e ambiente (LCRE) nonostante i legami con il CNRS, non ha mai ricevuto alcun fondo da tale Istituto di Stato, certo per ragioni di eresia. Sono per natura incline alla visioni problematiche e mi ritengo un cartesiano che cerca  di richiamarsi costantemente al precetto primario di Cartesio secondo cui non si deve “mai assumere come vera alcuna cosa che non sia tale con evidenza” (Discours de la methode, 1637).”
Il Prof. Luigi Mariani commenta così l’introduzione di GLOBAL WARMING, MYTH OR REALITY – THE ERRING WAYS OF CLIMATOLOGY, il libro di Marcel Leroux: “Non posso fare a meno di ammirare il coraggio, la “schiena diritta” di quest’uomo con il quale sono stato in contatto epistolare nella lista di discussione Climateskeptics. Un uomo che – un po’ come i profeti biblici – ha il coraggio di scrivere cose non gradite ai poteri forti di oggi (media, ecologisti di professione,   politici, burocrazie nazionali ed internazionali e, naturalmente, una certa “comunità scientifica”).”

Infatti chi oggi si dichiara scettico rispetto ad un tipico approccio alle tematiche del clima che non poggia su basi scientifiche consolidate potrà essere accusato di tutto ma non di essere un opportunista: “anche perché ben sappiamo – continua Mariani – che i veri opportunisti, quando il castello di menzogne si dissolverà come neve al sole, saranno prontissimi a riallinearsi dicendo che loro l’avevano detto fin dal principio. Certo, Leroux, insieme ai pochi che pensandola come lui hanno oggi il coraggio di affermarlo pubblicamente,  potranno sempre testimoniare che “quelli là non l’avevano detto fin da principio”, anche se ad ascoltarli, come sempre, saranno in pochi, e non  certo le categorie che ha avuto il coraggio ed il merito di fustigare.”

Il libro di Leroux ripercorre la storia del concetto di global warming e delle tante contraddizioni dell’IPCC. E’ esemplare la citazione fatta riguardo un surreale congresso tenutosi a Mosca nel 2004, al termine del quale alcuni “scienziati” britannici chiesero ed ottennero che venissero esclusi dai proceedings gli interventi più “scettici” quali quelli del fisico dell’atmosfera Linzen del MIT o dell’entomologo Reiter dell’Istituto Pasteur di Parigi, quest’ultimo reo di sostenere che il cambiamento climatico c’entra poco con l’espansione di malattie tropicali che hanno come vettori insetti (si legga in proposito il resoconto di Roger Bates che appare in un articolo dal titolo emblematico “The british Lysenko, apparso su Economic affairs nel novembre 2004).leroux.jpg
“Alla critica all’approccio al sistema climatico utilizzato dai GCM – spiega Luigi Mariani – segue un’analisi di dettaglio della circolazione  come elemento chiave del sistema climatico e come responsabile della variabilità di tale sistema, una variabilità che l’autore giudica fisiologica e non patologica. 
Un richiamo costante è quello allo “stare ai fatti” e cioè a quello che ci dicono osservazioni e misure, evitando le forzature interpretative. Nel capitolo finale vengono elencate quelle che l’autore ritiene essere le priorità per la climatologia, una scienza che dovrebbe tornare ad occuparsi  del clima e dei suoi legami con la circolazione abbandonando le visioni ideologiche ed unendo in modo efficace aspetti statici e dinamici.”