Ascoltiamo con il cuore – Il Centro 2You di Ostia

gruppo.jpgSono molti i giovani che oggi si trovano a vivere in una gabbia d’oro. La naturale voglia di vivere   si infrange contro la trascuratezza e la superficialità del contesto sociale, il bisogno istintivo d’amore si spegne all’interno di abitazioni lasciate vuote da genitori poco presenti e quasi mai solidali e il desiderio di scoprire il mondo viene soffocato dal rigido schema formativo scolastico
E’ una spirale fatale quella che avvolge gli adolescenti: il vuoto di valori genera indifferenza e l’isolamento spesso sconfina nella devianza dell’alcol, delle droghe, della malvivenza.

A Ostia da qualche mese si sperimenta un modo nuovo di aiutare i giovani ad affrontare i propri disagi.  Il Centro 2you nasce a gennaio avvalendosi dell’ospitalità della Scuola Media Renato Guttuso in un quartiere difficile, dove la è droga ad imporre le sue regole.

Sono sei le persone attualmente impegnate in un progetto che mira ad offrire agli studenti una opportunità per incontrarsi, comunicare, apprendere.
dsc_0016.JPGPaolo De Laura, promotore e responsabile dell’iniziativa, ha 49 anni, è presidente di ANGLAD, l’Associazione Nazionale Genitori Lotta alla Droga, ed un passato a San Patrignano. Spiega che “tutto è nato da una proposta di Andrea (Muccioli). Lo scopo è quello di riuscire ad intervenire preventivamente sulle possibili devianze giovanili facendo leva su una coscienza proporzionata alla conoscenza del territorio. I ragazzi che vivono nel quartiere – continua De Laura – palesano il loro mal di vivere attraverso l’uso di stupefacenti”. 

Paolo ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della tossicodipendenza e lotta ogni giorno con passione perché i più giovani  non cadano nello stesso errore: “Con loro il nostro intervento non è ristretto dai margini che il trattamento della tossicodipendenza esige. Possiamo fornire una nuova opportunità di formazione, che si pone fra l’ambito familiare e l’istituzione scolastica, colmando le reciproche carenze.”

Paolo nella sua attività quotidiana non può fare a meno della preziosa consulenza di dsc_0026.JPGGiovanni Di Giovanni, specializzato in psichiatria e criminologia clinica e direttore del SERT (Servizio Tossicodipendenze) di Palestrina. A 57 anni Di Giovanni mostra intatto tutto il suo entusiasmo nell’apprendere e sperimentare nuove tecniche attraverso inedite esperienze. “Mentre un piccolo centro come quello di Palestrina – racconta Di Giovanni –  risente di un contesto tipicamente provinciale dove gli abitanti si frequentano assiduamente ed esiste quindi un controllo sociale di tipo informale, Ostia è Roma e quindi cambia completamente il quadro sociologico. Qui si è meno riconosciuti.”  E alcuni dei ragazzi che abitano nei pressi della famigerata piazza Gasparri mostrano nei loro atteggiamenti cosa significa vivere in una zona diventata emblema di degrado.

“Molti di loro – spiega lo psichiatra – non riescono a captare elementi positivi ma attuano istintivamente tutto ciò che può essere seduttivo, trasgressivo. Non riescono a cogliere i significati, non sono in grado di elaborare valori, non hanno modelli di riferimento. Questo atteggiamento li porta a vivere ai margini della vita sociale. In questi casi – afferma Di Giovanni – la relazione, la comunicazione sono da inventare completamente e noi cerchiamo di farlo attraverso dei laboratori sperimentali personalizzati in base alle capacità e alle potenzialità dei singoli.”

La passione per questi ragazzi e la voglia di trovare un canale per comunicare con loro è un po’ il filo che lega insieme le storie di Giulia, Daniela e Eliana e Ilaria, che operano quotidianamente nel centro 2you.

Ilaria Ceccuzzi è cresciuta in questo quartiere di Ostia e conosce bene le condizioni di vita degli adolescenti. Ora ha 31 anni e cerca di rendere utile la propria esperienza: “In questo momento il mio impegno al centro è rivolto al sostegno e recupero scolastico, esperienza che mi sta dando molti spunti di riflessione sul degrado culturale ma anche personale di molti dei ragazzi da noi seguiti.”

Ilaria è attratta e incuriosita dal proprio lavoro: “è molto stimolante e ricco di pathos e va via via infittendosi di relazioni interpersonali che superano il nozionismo di una lezione di recupero scolastico.”

dsc_0015.JPGUn filo invisibile sembra invece avere condotto qui Eliana Patriarca: “Le mie esperienze lavorative precedenti si sono limitate al sostentamento degli studi. Poi ho avuto l’opportunità di svolgere la mia tesi di laurea in psicologia a San Patrignano. Dopo qualche tempo sono stata ricontattata e mi hanno proposto questo lavoro.”  Eliana non ha avuto dubbi: “Ho accettato subito con molto entusiasmo poiché, oltre ad essere  un’esperienza sul campo interessante e formativa, posso realizzare il mio sogno di occuparmi degli adolescenti. È un lavoro estremamente  impegnativo – spiega Eliana – ci confrontiamo con una realtà dura, si tratta di ragazzi con problematiche che riflettono il contesto i cui sono inseriti. La maggior parte di essi presenta serie difficoltà di apprendimento ed infatti la percentuale dei bocciati è sensibilmente alta, alcuni ripetono la stessa classe più di una volta!!”dsc_0038.JPG

Quella di Eliana, 28 anni, è una sfida continua dove il più piccolo miglioramento è vissuto come una grande conquista: “ Il bello di questo lavoro è che, oltre a fornire ai ragazzi un supporto scolastico, cercando di colmare le loro lacune, è soprattutto finalizzato  a proporre loro dei modelli di vita diversi, a far nascere interessi, a far emergere le loro qualità fornendo un’alternativa alla vita di strada.”

Giulia Finotto è la responsabile amministrativa e confessa di non essere è riuscita a non dsc_0030.JPGfarsi coinvolgere dall’empatia per questi piccoli adulti. Nonostante abbia appena 25 anni ha già ben chiaro il suo percorso di vita.. Giulia racconta dell’incontro con Paolo De Laura, che le parla del progetto del centro di accoglienza. Di lì a poco lascia senza esitazioni un lavoro stabile ed uno stipendio fisso  per affiancare Paolo ed inizia a specializzare le proprie competenze nei servizi sociali. “Avevo voglia di mettermi in discussione – afferma Giulia – di sperimentarmi con persone giovani e di mostrare loro altre vie”.

L’impatto con questa nuova realtà non è stato facile: “C’è una percentuale di analfabetismo impressionante, ricordo che un giorno ho chiesto ad uno di loro cosa voleva fare da grande, sai cosa ha risposto? Lo spacciatore”.  A Giulia si illuminano gli occhi quando parla dei “suoi” ragazzi: “Molti di loro sono trascurati dai genitori che lavorano tutto il giorno e rischiano di seguire dei comportamenti devianti. Con il mio impegno vorrei invece poter fornire a loro un punto di riferimento, vorrei offrire loro qualcosa di meglio perché lo meritano”

dsc_0018.JPGLa scelta di Daniela Petrini è stata allo stesso modo imprevedibile. Daniela fino a qualche tempo fa curava un atelier di moda a Roma, il suo studio si affacciava su piazza di Spagna e le sue collezioni sfilavano con quelle dei sarti più affermati. Dopo due anni non ce la fatta più, sentiva il bisogno di riprendere gli studi universitari e trovare la propria strada. Consegue la laurea in servizi sociali ed incontrando Giulia viene a conoscenza del progetto 2you. Dallo scorso giugno Daniela fa parte stabilmente del gruppo e mette tutti i giorni anima e corpo per cercare di aiutare a formare i ragazzi che si rinvolgono al centro in cerca di un sostegno. “Il mio obiettivo è tirar fuori le risorse, assisterli nel recupero delle proprie potenzialità”.

E nel suo volto traspare tutta la soddisfazione per la scelta fatta di varcare il mondo dell’apparenza per vivere nel mondo dell’essere.
Rimpianti? “Uno solo: ora mi vesto sempre in tuta per motivi di praticità mentre qualche volta mi piacerebbe vestire come una volta”, scherza Daniela, ma si vede che la sua passione ora è rivolta altrove. 

www.sanpatrignano.org

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