Nell’Archivio Segreto del Vaticano il ruolo della Chiesa nell’Olocausto

800px-israel-yad_vashem_sculpture.jpgLa crisi tra Vaticano e Israele sul ruolo della Chiesa ed in particolare di Papa Pio XII negli anni dell’Olocausto si inasprisce in questi giorni le difficoltà manifestate dal nunzio apostolico del Vaticano in Israele, monsignor Antonio Franco, nel partecipare alle cerimonie del Giorno della Rimembranza per i martiri e gli eroi dell’Olocausto, previste per il 15 aprile presso lo Yad Vashem Memorial.
La protesta del Vaticano è dovuta all’esposizione nel museo  di una foto di Pio XII accompagnata da una didascalia che fa riferimento ad un comportamento «ambiguo» nei confronti dello sterminio degli ebrei.  I responsabili del museo hanno dato la propria disponibilità ad riesaminare la condotta della Chiesa solo nel caso in cui il Vaticano mettesse a disposizione i propri archivi dell’epoca.
Tale documentazione è conservata nell’Archivio Segreto del Vaticano ed ora i ricercatori e gli studiosi di tutto il mondo attendono con impazienza che venga resa disponibile.
Ma cos’è l’Archivio Segreto? Ci addentriamo nei suoi meandri assistiti da un esperto, il Prof. Paolo Angelucci, docente di Archivistica presso l’Università Europea di Roma: “L’Archivio Segreto, nato nel 1610 per volontà di Paolo V ha come funzione primaria quella di raccogliere i documenti dell’attività pastorale dell’istituzione ecclesiastica e del governo della Chiesa. Il numero di documenti presenti nell’Archivio Vaticano è impressionante ed aumenta ogni giorno. Si contano  attualmente oltre due milioni di unità, cioè faldoni, scatole, buste e registri contenenti ciascuno anche centinaia di documenti, il cui totale ammonterebbe a decine di milioni e la prova è che anche il bunker sotterraneo voluto da Paolo VI arriverà presto a  saturazione.”sanpietro001dfx.jpg
Un gruppo di valenti archivisti sotto lo sguardo di Jean-Louis Tauran, Cardinale Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e guidati dal Prefetto Padre Sergio Pagano, lavora tuttora alacremente per riordinare l’enorme mole di documenti antichi e moderni e per renderla sempre più accessibile ai ricercatori che giungono da tutto il mondo.
Il 18 settembre 2006, Benedetto XVI ha aperto alla consultazione degli studiosi tutti i fondi relativi al pontificato di papa Achille Ratti, Pio XI, e cioè relativi agli anni 1922-1939. “Le ricerche – afferma Paolo Angelucci – stanno portando alla luce documenti dai quali si evidenzia non solo interessamento da parte di Pio XI a favore degli ebrei dopo le Leggi razziali, ma anche concreto impegno economico, con l’utilizzazione in loro favore dell’Obolo di San Pietro. Sono poi disponibili, ad esempio, i documenti con i quali il Pontefice chiedeva alle Nunziature Apostoliche di tutto il mondo di cercare ospitalità e inserimento lavorativo per gli intellettuali ebrei in fuga da Germania e Italia, così come sono ora accessibili i documenti che testimoniano il rifiuto di Pio XI di ricevere Hitler e addirittura di farlo passare per via della Conciliazione. Ma anche la sua posizione rispetto al comunismo è ora indagabile, come la nascita in Italia delle formazioni politiche e associazionistiche cattoliche tra le Guerre.”
E’ possibile consultare i documenti relativi ai Patti Lateranensi e oltre 30.000 tra faldoni, buste, registri e documenti sciolti, tutti accuratamente catalogati, che attendono gli storici per dare il loro contributo alla ricostruzione della verità. “Per volontà di Giovanni Paolo II – continua il Prof. Angelucci – già dal 2004 è stato aperto alla consultazione anche un fondo relativo al pontificato di di Pio XII (1939-1947), costituito da tre milioni di schede: il fondo dell’Ufficio Informazioni Vaticano sui Prigionieri di Guerra.”
pius12.jpgDall’esame di tale documentazione si potrebbe iniziare a riscrivere definitivamente il ruolo della Chiesa negli anni dell’occupazione tedesca. “Il Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Padre Sergio Pagano – rivela Angelucci – sta pubblicando in ben 15 volumi il diario personale (dal 1930 al 1939) del Segretario di Stato di Pio XI, cioè di Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, da cui si evincerebbe la vicinanza di vedute dei due Pontefici sulle grandi e delicate questioni di quegli anni terribili. Ma per la ricostruzione del pensiero e dell’opera di Pio XII altri archivi stanno già fornendo dati interessanti: l’apertura dell’archivio del vescovo Hudal, figura per altro controversa, ha comunque fatto emergere, in un recente convegno a Roma presso la Chiesa tedesca di S. Maria dell’Anima, documenti da cui risulta che egli ricevette proprio da Pio XII l’incarico, portato a buon fine, di evitare la deportazione da Roma di altre migliaia di Ebrei da parte dei nazisti.”
Dunque il Vaticano sta accelerando i tempi per rendere pubbliche delle testimonianze storiche che smonterebbero le accuse mosse da Israele. “Già Giovanni Paolo II – conferma Angelucci – aveva aumentato il numero del personale dell’Archivio. Bisogna tener conto che il criterio di pubblicazione è “per pontificato” e non per anno. In realtà mentre un Papa è vivo, i documenti relativi al suo pontificato si trovano in gran parte fuori dal Vaticano e da Roma, cioè in tutte le Sedi del mondo in cui la Chiesa opera nella sua ufficialità. Dopo la morte di un papa si deve ancora aspettare che le pratiche possano essere versate dagli archivi correnti e di deposito negli Archivi storici territoriali della Chiesa o negli Archivi Centrali della Chiesa di Roma, tra i quali appunto l’Archivio Segreto, bisogna preparare gli inventari e gli indici, senza i quali i documenti non sono rintracciabili. Ora finalmente si sta lavorando a pieno ritmo per rendere accessibili i fondi che mancano di Pio XII”
 

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