La scienza e…Andrew Howe

20070420cp165.jpgAndrew Curtis Howe nasce a Los Angeles il 12 maggio 1985. Fin da bambino scopre nello sport la strada per realizzazione i suoi sogni. Ha un allenatore d’eccezione: la mamma Renée Felton, con un discreto passato da ostacolista, che lo segue ovunque non facendogli mai mancare il suo incitamento. Già a sedici anni dà prova ai mondiali giovanili di Decebren del suo valore vincendo la medaglia di bronzo nel salto in lungo con la misura di 7,61 metri. Ma Howe eccelle anche nella corsa, come dimostra in occasione dei mondiali juniores di Grosseto del 2004 ottenendo due medaglie d’oro per i 200 metri piani (20″28) e il salto in lungo (8,11 metri). La consacrazione, il 30 agosto 2007 quando si impone all’attenzione del grande pubblico diventando un idolo dei giovanissimi ai mondiali di atletica di Osaka aggiudicandosi la medaglia d’argento e fissando il nuovo record italiano di salto in lungo con 8,47 metri. Chi non ricorda con piacere l’urlo di entusiasmo di Howe dopo l’impresa e l’esplosione di gioia della mamma in tribuna?

Segue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati alla ricerca? I programmi di divulgazione, i documentari?
Seguo soprattutto i documentari in tv: in generale quelli scientifici, ma quelli che più mi affascinano sono quelli che parlano della natura.

Come andava a scuola nelle materie scientifiche?
Anche se ad alcune ero interessato non erano il mio forte. Preferivo le materie umanistiche, ecco perchè non ho mai pensato di fare il medico o il ricercatore.

La Fidal ha effettuato delle rilevazioni biomeccaniche di tipo cinematico sul suo salto per rilevare i parametri istante per istante del gesto atletico. Come pensa che la scienza possa aiutare lo sport?
Durante la Coppa Europa a Milano e al Golden Gala a Roma sono state effettuate queste rilevazioni che ci hanno dato indicazioni abbastanza interessanti, soprattutto per la precisione della rincorsa e in particolare nella fase di volo. La scienza, entro certi limiti, può essere un supporto importante per l’allenatore e per l’atleta, ma non potrà sostituirsi all’intuizione umana.

Quanto c’è di scientifico nella preparazione di un atleta di oggi a livello internazionale?
Con le nuove tecnologie gli interventi scientifici, realizzati anche con fidal.jpgmacchinari sempre più sofisticati, trovano sempre maggiore spazio nella preparazione degli atleti di alto livello. Nel mio caso, il supporto scientifico ha avuto sempre maggiore spazio di anno in anno, dando così spunti importanti al mio entourage per quanto attiene alla preparazione.

La ricerca può svolgere un ruolo per assicurare la correttezza delle competizioni?
Sì. Credo che sia essenziale che la correttezza delle competizioni sia assicurata e se la scienza riesce a far sì che non ci sia possibilità di inganni ben vengano le ricerche in questo campo. Credo che a volte, purtroppo, la ricerca non venga effettuata solo in tal senso ma anche per altri scopi.

Come giudica da un punto di vista dell’applicazione tecnologica il caso di Oscar Pistorius, il ragazzo disabile detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 piani che corre grazie a particolari protesi e che è stato escluso dalle Olimpiadi del 2008?
Alcuni studi biomeccanici hanno accertato che le sue protesi portano vantaggi (anche del 20%) e quindi secondo questi studi egli sarebbe favorito nelle gare con i normodotati. Dal punto di vista umano, credo che sia un controsenso dire che un uomo senza le gambe abbia dei vantaggi a gareggiare con della “persone normali”, escludendolo addirittura dalle competizioni. Al di là delle diverse opinioni che ognuno può avere, credo che Pistorius debba comunque trasmettere un messaggio positivo per determinazione, energia e carattere, ed essere d’esempio per i diversamente abili che pensano di non avere più una chance nella vita. Sicuramente è un argomento difficile, a cui non riesco a trovare una risposta chiara e definitiva.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita, in ambito sportivo o non?
Mi piacerebbe sperimentare qualche attività in condizioni di ipergravità e ipogravità per provare sensazioni diverse nel salto e anche per sfruttare tali situazioni per lo studio di nuove metodologie di allenamento. 

http://www.almanacco.rm.cnr.it/
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