Libero del 20 aprile

aprile 20, 2010


Panorama del 16 aprile – No slogan

aprile 17, 2010


No slogan: l’ecottimismo ai tempi del catastrofismo. La prefazione di Guido Guidi

aprile 5, 2010

Perché uscire con un Instant Book? Non l’ho chiesto all’autore, né ai suoi interlocutori, protagonisti della efficace formula narrativa che contraddistingue queste pagine. Per cui provo a rispondere al posto suo, rapito da uno di quegli attacchi di onnipotenza che ogni tanto capitano, sperando di avvicinarmi almeno un po’ alle sue intenzioni.
Questo libro nasce per complicare un po’ le cose, non per chiarirle, rendendo a mio parere un gran servizio a chi desidera informarsi. Potrà sembrare un paradosso, ma il male peggiore che affligge oggi il dibattito sul cambiamento climatico e sulla salvaguardia dell’ambiente, tra grida di allarme, clamorose smentite e condizionamenti vari di ordine economico, politico ed ideologico, è proprio l’eccesso di semplificazione, usata non allo scopo di spiegare gli altrimenti incomprensibili meandri della scienza, né in qualità di efficace strumento di divulgazione atto a coinvolgere e rendere consapevoli i non addetti ai lavori. La semplificazione è solo diretta conseguenza delle innumerevoli incertezze del nostro livello di conoscenza del sistema, cui si associa sovente una ferma volontà di non ammetterle.
Quale l’esempio più tangibile? Uno per tutti, l’aver preso una semplice correlazione temporale, quale è la contemporaneità tra l’accrescimento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e l’aumento delle temperature medie superficiali del pianeta ed averla tramutata in rapporto di causa effetto. Il passo successivo è breve. Dal momento che tale aumento della concentrazione di gas serra è avvenuto per effetto delle attività umane, questo rapporto di causa effetto è stato posto all’origine della deriva catastrofica del clima.
A pensarci bene non si tratta solo di semplificazione, c’è in questo ragionamento anche una sostanziale imprecisione. Per due ragioni. Innanzi tutto perché quel che sappiamo della storia del clima –che non è poco- ci dice che se esiste una relazione diretta tra questi due fattori, essa agisce in modo esattamente opposto a quanto ritenuto essere la causa di tutti i nostri guai climatici. Nel passato,infatti, le oscillazioni termiche hanno sempre preceduto e non seguito quelle della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Però l’aumento recente della quantità di questo gas presente in atmosfera ha origini essenzialmente esogene, per cui occorre entrare un po’ più nello specifico. E qui arrivo al secondo punto. In presenza di un accrescimento antropogenico della concentrazione di CO2 , è noto che questa può intervenire sulla quantità di calore trattenuto in atmosfera solo per una porzione conosciuta e minimale, mentre, per giungere all’eccesso di calore necessario a produrre un riscaldamento quale quello misurato o peggio quale quello paventato per il prossimo futuro, dovrebbe innescarsi una serie di dinamiche endogene in grado di amplificare il potenziale di quella quantità minimale.
Molte di queste dinamiche sono note solo parzialmente, alcune sono immaginate, altre ancora sono addirittura ignote. Dunque la semplificazione consiste proprio in questo, nel trascurare che questa incertezza mina dal profondo ciò che si suppone di sapere su questa supposta relazione di causa effetto e costringe a valutazioni soggettive, a scelte arbitrarie, che di fatto anticipano il risultato delle indagini scientifiche, indirizzandole inevitabilmente verso una soluzione desiderata, piuttosto che giustificata dall’esatta ricostruzione della catena degli eventi che caratterizzano un sistema così complesso. Con questi risultati alla mano, si sostiene la necessità di adeguarsi ad una “visione del mondo” molto lontana dal mondo reale, il quale, pur certamente perfettibile, ha il pregio di aver condotto la nostra specie a livelli di sviluppo e qualità della vita che quella visione non solo non permetterebbe, ma giudica dannosi ed eccessivi.
E così, Luigi Mariani e Teodoro Georgiadis, attraverso la penna di Mario Masi, ci accompagnano alla scoperta della complessità di queste dinamiche e delle implicazioni che esse sottendono per il sistema pianeta e per la nostra simbiosi con esso, senza trascurare di sfatare la gran quantità di ingiustificate esagerazioni o addirittura palesi mistificazioni che hanno caratterizzato un dibattito troppo aspro ed acceso per essere solo scientifico. Un ambito di discussione di proporzioni globali, che piuttosto ha cessato di perseguire l’obiettivo della scienza per giungere ad essere strumento di interessi di parte, ora l’una, ora l’altra, quasi mai e da troppo tempo ormai, dalla sola parte della conoscenza.

Guido Guidi