La realtà dei Laogai – intervista a Hongda Harry Wu

gennaio 26, 2007

La storia di Hongda Harry Wu è la storia di milioni di cinesi dimenticati nei campi di rieducazione. Il suo libro “Laogai, i gulag di Mao Zedong” racconta una realtà pressoché sconosciuta al mondo occidentale in cui il diritto è stato sostituito dai principi guida e dalle linee politiche del Partito Comunista. harrywu1.jpg

Una realtà già conosciuta dallo scomparso Tiziano Terzani, che commentando il suo arresto avvenuto nel 1984 in Cina con l’accusa di aver insultato il presidente Mao e il Partito Comunista Cinese scriveva “non ho studiato anni la Cina per non sapere che il piegarsi è una virtù e l’ostinazione un delitto”.

Se Terzani riuscì a sfuggire alla “rieducazione”, nessun passaporto straniero ha potuto salvare i quaranta milioni di controrivoluzionari’ avviati negli ultimi quarant’anni ai campi di riforma cinesi. Ne parliamo con Harry Wu.

Cosa sono i laogai?

I laogai sono i campi di concentramento creati in Cina da Mao nel 1950, un anno dopo la rivoluzione comunista, seguendo l’esempio dell’ URSS, dove Lenin aveva aperto i suoi gulag, nel 1918, subito dopo la rivoluzione. Esperti sovietici organizzarono i laogai in Cina, spacciandoli, come in URSS,  per laogai1.gif“campi di rieducazione attraverso il lavoro” . Del resto i gulag in Russia e i laogai in Cina avevano gli stessi scopi:  mantenere la macchina dell’intimidazione e del terrore; lavare il cervello dei detenuti; disporre di una inesauribile forza lavoro gratuita. Nei campi sono rinchiusi e costretti al lavoro forzato milioni di uomini, donne e bambini con i più disparati pretesti:opposizione al regime, fede religiosa, appartenenza a gruppi etnici perseguitati, completamento della quota-detenuti richiesta dall’autorità. In quasi tutti i paesi del mondo è proibita l’importazione di prodotti del lavoro forzato, perciò ogni laogai ha anche un nome di una impresa commerciale.  Con questo secondo nome maschera e confonde la sua produzione con quella di imprese comuni.

Lei ha trascorso 19 anni nei laogai, i suoi parenti e amici sono stati costretti a denunciarlo come “controrivoluzionario”. Sua madre si è rifiutata ed è morta suicida. Qual è il reato che aveva commesso?

Nel  1956 il regime comunista cinese inaugurò una delle periodiche campagne per aprire un libero dibattito politico –culturale con lo slogan: “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole gareggino”. Questo ed altri momenti di apertura alleggerivano la repressione
per brevi periodi, ma erano soprattutto utili alla polizia per individuare i nemici del Partito Comunista Cinese. Ero un giovane studente allora e caddi nella trappola. Mi professai cristiano e criticai, in privato, con i miei colleghi studenti l’invasione dell’Ungheria da parte dell’ URSS. In laogai2.jpglinguaggio maoista, sotto l’aspetto religioso, ero “un nemico senza fucile”, “un agente delle potenze straniere”, sotto l’aspetto politico ero un pericoloso sovversivo, che disapprovava l’operato del più importante alleato della Cina in quel momento.

Quanti campi di concentramenti ci sono in Cina?

Il numero dei campi di concentramento cinesi é coperto da segreto di stato. Nella edizione 2003-2004 del mio LAO GAI HANDBOOK ho riportato regione per regione più di mille indirizzi, il cui numero nella prossima edizione 2006 crescerà. I laogai, con la loro manodopera a costo zero e la crescente planetaria richiesta di prodotti cinesi, sono parte integrante dell’economia cinese e sono destinati fatalmente ad aumentare. Inoltre più la vita è invivibile per il popolo, più aumentano i reati e le probabilità di finire in carcere o nei laogai -aziende. La “criminalità comune” è quasi sempre rubare per mangiare ed è il reato tipo della ” plebaglia urbana”, le cui case/catapecchie vengono arbitrarianente espropriate o abbattute per la speculazione edilizia, il reato più diffuso tra i centocinquanta milioni di migranti, che dormono e faticano dove  possono, divisi tra città e campagna, senza fissa dimora.

Quali sono i diritti previsti per i prigionieri?

I lavoratori dei laogai non hanno diritti. Lo dimostra la vita che conducono. L’orario di lavoro è di 18 ore al giorno ( 126 ore settimanali ). Non esiste alcun riposo oltre un breve sonno. Dormono a terra e mangiano in proporzione al lavoro consegnato. Rubano il cibo nelle tane dei topi, se ci laogai1.jpgriescono. Sono sottoposti a pestaggi e torture di ogni genere: dalle torsioni dolorose di braccia e gambe alle scariche elettriche, all’isolamento forzato in celle di 2 metri cubi. Se in Cina i lavoratori liberi non hanno diritti, anzi sono malmenati dai sorveglianti quando sbagliano, perché i lavoratori detenuti dovrebbero avere diritti?

Ci sono anche minorenni?

Ci sono anche minorenni. In Cina per i minorenni ci sono anche le condanne a morte.

E’ vero che alcune multinazionali straniere acquistano prodotti ottenuti sfruttando i condannati ai lavori forzati?

Come accennavo prima, il sistema dei laogai per la sua manodopera gratuita consente manufatti a costi bassissimi con alti profitti .Quindi numerose multinazionali, compagnie nazionali cinesi o straniere commerciano prodotti parzialmente o totalmente fabbricati nei laogai. Sottolineo che nascondono la provenienza dei prodotti del lavoro forzato, anche annullando la tracciabilità degli oggetti, e usando il secondo nome di ogni laogai,  che è un nome di una impresa commerciale.  Le multinazionali, poi, non esitano a vendere alla Cina le macchine più sofisticate per produrre di più e più in fretta, condannando l’Occidente, dove i lavoratori sono garantiti, ad un rapido declino. harry-wu.jpg

Su cosa si regge il regime comunista cinese?

Sulla repressione e soprattutto sull’aiuto economico e tecnologico dell’Occidente. Se l’Occidente prendesse le stesse misure, usate a suo tempo con Sud Africa, Birmania e Iraq il sistema comunista cinese finirebbe in poche settimane. Le rivolte popolari erano 58 000 nel 2003 e  sono 87 000 nel 2006, sono cifre ufficiali.

Qual è la situazione dei diritti umani oggi in Cina?

La stessa che vi era prima  di Tianamen. Anzi, le esecuzioni di massa sono diventate di nuovo pubbliche per intimidire la popolazione dopo la rivolta studentesca di  Piazza Tianamen. Continua la persecuzione di chiunque sia inviso alle autorità, qualsiasi sia il motivo.

A Roma la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali , armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria.  Qual è il suo commento?

Ho scritto questo libro e volevo presentarlo in una libreria del quartiere S. Lorenzo, dove abitano molti studenti. Con la violenza mi è stato impedito. Non riesco a capire come queste cose possano succedere in un paese europeo dove dovrebbe essere vigente la libertà di stampa.

La storia ha rivelato la tragedia dei lager e dei gulag ma non quella dei laogai. Come se lo spiega?

Veramente non lo capisco. Da una parte potrebbero essere i grandi interessi finanziari dei boss comunisti cinesi con i loro amici occidentali a pesare. Dall’altra potrebbe essere l’imbarazzo di dover ammettere un ennesimo fallimento dell’idolatrato comunismo.  Il mio ultimo obiettivo, prima di chiudere gli occhi, è quello di vedere la parola LAOGAI inserita nei dizionari delle principali lingue del mondo.  L’Oxford Dictionary inglese e il Duden Woerterbuch tedesco lo hanno già fatto, e i dizionari italiani?

E’ cattolico?

Si, sono Cattolico.

Cosa significa nella Cina di oggi?

Essere perseguitato e rischiare arresto e detenzione o morte.