Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin

febbraio 21, 2008

rosa-alberoni-2.jpgRosa Alberoni dopo “La cacciata di Cristo” torna con un nuovo libro che, come il precedente, non mancherà di suscitare accese discussioni fra i sostenitori e i contestatori delle sue opere.

Ma se è vero che la conoscenza germoglia nella dialettica “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” rappresenta certamente un’occasione unica per esplorare una delle opere più celebri dell’artista fiorentino, la Cappella Sistina, che diventa lo scenario ideale per affrontare il tema della Creazione.

Se fossi stata atea, scrive la Alberoni, ascoltando una sinfonia di Beethoven o un’opera di Puccini, osservando la grandiosità della natura e di un cielo stellato, la mia ragione mi rivelerebbe, come accadeva ad Albert Einstein, una mente così superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.

Ma oggi  la tentazione cerca di annientare la tensione ideale o morale nei figli della civiltà cristiana, inducendoli a relativizzare tutto: un valore vale un altro, una religione vale un’altra, un animale vale quanto l’uomo.
Non è la scienza il nemico da combattere ma la darwinolatria, quella l’ideologia scientista che intende ridurre l’uomo a poco più di una scimmia, un anello assolutamente causale della filiera evolutiva, tentando di cancellare ogni possibilità dell’esistenza di un Creatore

Cosa significa il titolo del suo ultimo libro, Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin?

Cominciamo con Michelangelo.  Il Dio rappresentato nella Cappella Sistina da Michelangelo è il Dio biblico, il Dio della concezione ebraico-cristiana. E’ Colui che ha creato il cielo e la terra, che ha creato la matrice di ogni essere vivente, quindi degli animali e dell’uomo. Ed ha impresso sin dal principio in ciascun essere vivente lo slancio vitale,  la spinta evolutiva che ha portato ciascuno a diversificarsi  in molte forme ed a perfezionarsi. Con una differenza: l’uomo è l’unico in grado di perfezionare il mondo attorno a sé, ad inventare utensili adatti al suo processo evolutivo, a scoprire  lentamente alcune leggi che regolano l’universo e il corpo umano. Il suo compito è conoscere, scoprire, inventare avendo come fine il proprio cappella_sistina.jpgbenessere fisico e spirituale. L’uomo è la creatura prediletta da Dio, perché è l’unica a cui ha donato qualcosa di sé: la spiritualità, l’intelligenza, la ragione,  la sapienza, la pietà, e la capacità di percepire il mistero della vita, di sperare, di amare, e di custodire la terra con le altre creature. L’uomo è l’aiutante di Dio, come ha affermato Benedetto XVI.  Ora il genio di Michelangelo ha intuito  il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio  che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale.

E la barba di Darwin cosa centra con Dio?

darwin.gifLa barba di Darwin è l’ideologia profana ed atea  ideata da Darwin e poi propagandata dai suoi apostoli nel tempo. Gli apostoli di Darwin hanno trasformato una delle tante teorie dell’evoluzione in una darwinolatria, cioè una ideologia atea militante che mira a convincerci tutti che Dio non è mai esistito, che  siamo usciti dal vello di una scimmia, che ci siamo autocreati ed evoluti, e  quindi siamo i padroni assoluti della vita. Perciò il “non uccidere” è divenuto un comandamento relativo: se, ad esempio, una donna uccide il figlio che porta in grembo, la  chiamano autodeterminazione non omicidio. E’ uno smisurato atto di arroganza, se ci pensiamo. In un colpo solo, in nome del loro profeta barbuto, gli apostoli di Darwin hanno reso menzogneri tutti i Patriarchi della Bibbia, i Profeti, la Madonna, i Santi e Cristo. Anzi, tutte queste divinità sono il frutto della superstizione dei credenti, in quanto non è mai esistito nessun Dio creatore e neppure Cristo Redentore. Cristo , per gli atei militanti,  è uno dei tanti personaggi storici, una sorta di  parente stretto di Socrate o di Platone, cioè  un numero speciale uscito dalla lotteria del  dio  Caso.

La sua esegesi della Cappella Sistina è stupefacente per ricchezza dei dettagli storici, artistici, emozionali, sociologici e religiosi. Quali sono le fonti che l’hanno ispirata?

Se per “fonti” intende esperti di storia dell’arte nessuna. Io come professore universitario di sociologia mi sono dedicata allo studio della filosofia, della psicologia, sociologia, quella classica e quella della vita quotidiana. In più, provenendo dal mondo letterario, conosco i maggiori drammaturghi e narratori, ma di storia dell’arte non so nulla. Per comprendere  le immagini della Cappella Sistina ho usato il metodo della filosofia delle forme culturali, e come narratrice ho cercato di entrare nella testa di Michelangelo. Ho capito che  il suo genio creatore è scortato da un grande sapere teologico e letterario. Un genio imparabile che nella Sistina ha rappresentato la teologia del corpo umano, come ha ben detto Giovanni Paolo II,  ed ha intuito il progetto di Dio riguardo all’umanità.

Qual è la truffa semantica orchestrata dagli apostoli di Darwin?

Ci sono due modi di rigettare la civiltà di appartenenza, quella di copertina-alberoni.jpgaffrontarla di petto, gridarlo a viso aperto, denunciarne le degradazioni, le ipocrisie, i danni che ha prodotto, tralasciando l’humus e  i vantaggi usufruiti, come hanno fatto i giacobini e i comunisti. E c’è  quella di sostituire le categorie cardini, manipolarne in modo sotterraneo il senso per impollinare le menti come se fossero degli  stami, ed avere la pazienza di attendere che diano i frutti  desiderati. Darwin e i suoi adoratori scelgono la manipolazione, che è più lenta ma incisiva. Il ponte fra l’uomo e la scimmia lo costruiscono prima di tutto  con il linguaggio. E’ con il linguaggio che hanno gettato le fondamenta per la parificazione  uomo-bestia. Espressioni come “l’uomo è un animale sociale”, “l’uomo è un animale mimetico”, ”quell’uomo ha un fisico bestiale” vengono ripetute sui media, e giungono, che ci piaccia o no, nelle nostre case, quando siamo rilassati, quando abbiamo abbassato la vigilanza, e quindi memorizziamo senza badare al “cosa memorizziamo”. Noi infatti  sappiamo che  dovremmo dire “l’uomo è un essere sociale”, “l’uomo è un essere mimetico”, “quell’uomo ha un corpo atletico”, ma protestare contro il televisore di casa, che ci ha martellato il linguaggio nelle nostre orecchie, è come andare contro i mulini a vento. Così ci siamo convinti che una parola vale un ‘altra, che un valore vale un altro, una religione un’altra. E’ il relativismo che foraggia il primato dell’individualismo che impera nei giorni nostri.

Esiste una relazione tra la darwinolatria e l’eugenetica?

Sì, sin dal principio. La selezione naturale osannata da Darwin e i suoi adoratori mira a costruire la bella stirpe, la bella razza. Ed Hitler poi ci ha provato  sul serio a farlo. Il fondatore dell’eugenetica è stato Julian Huxley,  uno degli apostoli  più agguerriti.

In che modo gli adoratori di Darwin cercano di minare non solo la religione  ma anche la civiltà cristiana?

rosa-alberoni.jpgCon l’astuzia, con la manipolazione delle menti. Essi non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico  significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia  o il tabù dell’incesto  sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori  della tradizione ebraico-cristiana e segui  i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita.  Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se  sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie.
Non lo dicono, però contrappongono ai valori della civiltà cristiana i comandamenti dell’ateismo, assemblati sotto il   mito della modernità. E modernità è un altro modo per ribadire gli stessi principi:  se non accetti i valori nuovi, i  valori della libertà totale che ti indichiamo noi, quella atea,  sei anti-moderno. In sostanza gli atei militanti, i darwinolatri si prodigano per cancellare i valori della civiltà cristiana. Per questo ritengo che la darwinolatria sia l’oppio del terzo millennio, e  ci porterà nella giungla, nel regno degli animali, dove vige una sola legge: il più forte divora il più debole, è la legge della sopravvivenza inscritta nell’istinto degli animali. Gli animali non hanno una ragione, non hanno una morale. Obbediscono al loro istinto: il leone che assale una gazzella e la divora compie un atto naturale,  non un atto immorale,  un omicidio.  L’uomo invece è l’unico portatore dello spirito, della ragione, della parola, dei sentimenti di pietà, d’amore, di giustizia. L’uomo è portatore dell’immagine di Dio, per questo Dio l’ha scelto come suo  aiutante e per   custodire la terra e  tutti gli altri esseri viventi, senza confondere l’essere umano con gli animali.

 


SPE SALVI facti sumus

dicembre 2, 2007

ratzinger1.jpgNella speranza siamo stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi (Rm 8,24). La « redenzione », la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. Ora, si impone immediatamente la domanda: ma di che genere è mai questa speranza per poter giustificare l’affermazione secondo cui a partire da essa, e semplicemente perché essa c’è, noi siamo redenti? E di quale tipo di certezza si tratta?

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html


L’Unione Europea a difesa del latino

giugno 2, 2007

Intervista esclusiva a Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù: “I valori europei sono valori universali”

figel.jpgIl convegno “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, conclusosi presso la Città del Vaticano nella Domus Sanctae Marthae, è stata un momento di confronto tra esponenti della cultura laici e cattolici sulla sempre attuale necessità di attingere alla tradizione antica classica e cristiana, a cui si deve il grandioso patrimonio spirituale e culturale che ancora contraddistingue l’Europa. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e fra i promotori dell’iniziativa, ha presentato un Manifesto in cui viene avanzata la richiesta alle autorità educative e politiche nazionali ed europee di impegnarsi per garantire la sopravvivenza della nostra identità così come finora è stata concepita, avvertendo il rischio di una vera e propria “estinzione” del latino dovuta al suo progressivo abbandono da parte dell’attuale generazione di formatori e di studenti. Lo scrittore Marcello Veneziani ha proposto, nell’ambito di tale allarme, di far nascere una fondazione intitolata, come il convegno, “Futuro latino”.
In occasione dell’incontro curato dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche presieduto da mons. Walter Brandmuller, una prima risposta in senso positivo alla preoccupazione degli studiosi è arrivata con la difesa energica e persuasiva della lingua latina e del suo ruolo nella cultura contemporanea globalizzata è arrivata da Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, a cui abbiamo posto alcune domande con questa intervista in esclusiva.

figel2.jpgCosa ne pensa di questa iniziativa volta a  promuovere lo studio e la diffusione della lingua latina?
Nelle polemiche sulla ‘utilità’ del latino, coloro che si oppongono affermano che si tratta di una lingua morta e di uno spreco di tempo. Certo, il latino non è quella che i linguisti chiamerebbero una ‘lingua naturale’, ma dall’altro lato non sono neppure d’accordo con coloro che ne danno la definizione di una ‘lingua morta’. Il latino ha applicazioni concrete, seppure limitate, nella pratica della Chiesa Cattolica. Inoltre il suo studio è vantaggioso per l’apprendimento delle lingue naturali, e non mi riferisco solo a quelle romanze, e consente di aprire direttamente le porte alle ricchezze del nostro passato, senza bisogno di ricorrere alle traduzioni. Esso è un allenamento per la mente e, secondo alcuni, una vera e propria ginnastica per i ‘muscoli cerebrali’”.
La mia presenza qui è la migliore risposta, e sta a testimoniare che questa iniziativa ha una importanza particolare perché quello che forma l’Europa sono i nostri valori, la nostra lingua, la nostra cultura. L’Europa non è solo una espressione geografica, economica o commerciale ma una comunità culturale.

Quali sono le linee guida dell’Impegno culturale della Commissione Europea? 
Come responsabile della cultura e dell’educazione, il mio ruolo è quello di supportare le politiche culturali emanate in occasione del Trattato di Maastricht. Il nostro ruolo è quello di favorire la diffusione e l’unità culturale dell’Europa, sostenendo l’eredità culturale del passato. Questo significa supportare le diversità locali e regionali creando e preservando allo stesso tempo un patrimonio culturale comune  in Europa.
L’Unione Europea ha attualmente 23 lingue nazionali ufficiali, ma questo non è un ‘problema’, questa è l’Europa, e l’Europa non è gli Stati Uniti.
E’ necessario dunque riservare un ruolo forte alla formazione e alla cultura nel momento in cui si sviluppano il mercato e la competizione. Abbiamo progetti di cooperazione culturale denominati “Cultura 2007” e “Media” che aiutano le struttur nell’organizzazione della diffusione dell’arte, degli artisti, dei prodotti audiovisivi, delle traduzioni letterali, favorendo il dialogo interculturale. Il 2008, poi, sarà proclamato “Anno europeo del dialogo interculturale”. 

Quest’anno ricorre invece il 20° anniversario del programma Erasmus. Qual è la sua valutazione del progetto?erasmo_da_rotterdam.jpg
E’ il programma più diffuso in Europa ed il suo valore è importante perché permette di vivere immersi in un’altra cultura e l’educazione è sempre connessa alla cultura. Non si tratta solo di  aiutare la mobilità individuale degli studenti ma anche di incentivare la compatibilità tra le varie università. Basta pensare all’Erasmo “originale”, ossia quello di Rotterdam, che ha studiato ed insegnato in numerosi atenei, tra cui Parigi e Oxford, senza nessun problema. Vogliamo incrementare la collaborazione triplicando entro il 2013 l’offerta attuale. Ritengo che questa sia una buona notizia per i nostri studenti. Abbiamo anche dato inizio ad un programma che coinvolge studenti non europei.

Come considera il confronto in atto fra la cultura europea e le culture dei paesi emergenti (asiatica, islamica, ecc.)?
Il nostro sforzo deve essere teso verso una maggiore civiltà e non verso uno scontro di civiltà. I nostri valori, in effetti, sono valori universali. La dignità umana è per tutti ed ovunque. Per noi è dunque importante diffondere e proteggere questi valori non solo qui ma anche nel resto del mondo. Penso che, qualora si dovessero individuare delle linee di divisione tra i vari popoli, queste sarebbero fra i fanatici e quelli che rispettano gli altri. I fanatici possono essere di tipo religioso, etnico, politico ma noi dovremmo trovare l’unione fra tutti coloro che rispettano la dignità umana. Lo stesso Cristo è stato una delle prime e la più importante vittima del fanatismo.


Nell’Archivio Segreto del Vaticano il ruolo della Chiesa nell’Olocausto

aprile 14, 2007

800px-israel-yad_vashem_sculpture.jpgLa crisi tra Vaticano e Israele sul ruolo della Chiesa ed in particolare di Papa Pio XII negli anni dell’Olocausto si inasprisce in questi giorni le difficoltà manifestate dal nunzio apostolico del Vaticano in Israele, monsignor Antonio Franco, nel partecipare alle cerimonie del Giorno della Rimembranza per i martiri e gli eroi dell’Olocausto, previste per il 15 aprile presso lo Yad Vashem Memorial.
La protesta del Vaticano è dovuta all’esposizione nel museo  di una foto di Pio XII accompagnata da una didascalia che fa riferimento ad un comportamento «ambiguo» nei confronti dello sterminio degli ebrei.  I responsabili del museo hanno dato la propria disponibilità ad riesaminare la condotta della Chiesa solo nel caso in cui il Vaticano mettesse a disposizione i propri archivi dell’epoca.
Tale documentazione è conservata nell’Archivio Segreto del Vaticano ed ora i ricercatori e gli studiosi di tutto il mondo attendono con impazienza che venga resa disponibile.
Ma cos’è l’Archivio Segreto? Ci addentriamo nei suoi meandri assistiti da un esperto, il Prof. Paolo Angelucci, docente di Archivistica presso l’Università Europea di Roma: “L’Archivio Segreto, nato nel 1610 per volontà di Paolo V ha come funzione primaria quella di raccogliere i documenti dell’attività pastorale dell’istituzione ecclesiastica e del governo della Chiesa. Il numero di documenti presenti nell’Archivio Vaticano è impressionante ed aumenta ogni giorno. Si contano  attualmente oltre due milioni di unità, cioè faldoni, scatole, buste e registri contenenti ciascuno anche centinaia di documenti, il cui totale ammonterebbe a decine di milioni e la prova è che anche il bunker sotterraneo voluto da Paolo VI arriverà presto a  saturazione.”sanpietro001dfx.jpg
Un gruppo di valenti archivisti sotto lo sguardo di Jean-Louis Tauran, Cardinale Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e guidati dal Prefetto Padre Sergio Pagano, lavora tuttora alacremente per riordinare l’enorme mole di documenti antichi e moderni e per renderla sempre più accessibile ai ricercatori che giungono da tutto il mondo.
Il 18 settembre 2006, Benedetto XVI ha aperto alla consultazione degli studiosi tutti i fondi relativi al pontificato di papa Achille Ratti, Pio XI, e cioè relativi agli anni 1922-1939. “Le ricerche – afferma Paolo Angelucci – stanno portando alla luce documenti dai quali si evidenzia non solo interessamento da parte di Pio XI a favore degli ebrei dopo le Leggi razziali, ma anche concreto impegno economico, con l’utilizzazione in loro favore dell’Obolo di San Pietro. Sono poi disponibili, ad esempio, i documenti con i quali il Pontefice chiedeva alle Nunziature Apostoliche di tutto il mondo di cercare ospitalità e inserimento lavorativo per gli intellettuali ebrei in fuga da Germania e Italia, così come sono ora accessibili i documenti che testimoniano il rifiuto di Pio XI di ricevere Hitler e addirittura di farlo passare per via della Conciliazione. Ma anche la sua posizione rispetto al comunismo è ora indagabile, come la nascita in Italia delle formazioni politiche e associazionistiche cattoliche tra le Guerre.”
E’ possibile consultare i documenti relativi ai Patti Lateranensi e oltre 30.000 tra faldoni, buste, registri e documenti sciolti, tutti accuratamente catalogati, che attendono gli storici per dare il loro contributo alla ricostruzione della verità. “Per volontà di Giovanni Paolo II – continua il Prof. Angelucci – già dal 2004 è stato aperto alla consultazione anche un fondo relativo al pontificato di di Pio XII (1939-1947), costituito da tre milioni di schede: il fondo dell’Ufficio Informazioni Vaticano sui Prigionieri di Guerra.”
pius12.jpgDall’esame di tale documentazione si potrebbe iniziare a riscrivere definitivamente il ruolo della Chiesa negli anni dell’occupazione tedesca. “Il Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Padre Sergio Pagano – rivela Angelucci – sta pubblicando in ben 15 volumi il diario personale (dal 1930 al 1939) del Segretario di Stato di Pio XI, cioè di Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, da cui si evincerebbe la vicinanza di vedute dei due Pontefici sulle grandi e delicate questioni di quegli anni terribili. Ma per la ricostruzione del pensiero e dell’opera di Pio XII altri archivi stanno già fornendo dati interessanti: l’apertura dell’archivio del vescovo Hudal, figura per altro controversa, ha comunque fatto emergere, in un recente convegno a Roma presso la Chiesa tedesca di S. Maria dell’Anima, documenti da cui risulta che egli ricevette proprio da Pio XII l’incarico, portato a buon fine, di evitare la deportazione da Roma di altre migliaia di Ebrei da parte dei nazisti.”
Dunque il Vaticano sta accelerando i tempi per rendere pubbliche delle testimonianze storiche che smonterebbero le accuse mosse da Israele. “Già Giovanni Paolo II – conferma Angelucci – aveva aumentato il numero del personale dell’Archivio. Bisogna tener conto che il criterio di pubblicazione è “per pontificato” e non per anno. In realtà mentre un Papa è vivo, i documenti relativi al suo pontificato si trovano in gran parte fuori dal Vaticano e da Roma, cioè in tutte le Sedi del mondo in cui la Chiesa opera nella sua ufficialità. Dopo la morte di un papa si deve ancora aspettare che le pratiche possano essere versate dagli archivi correnti e di deposito negli Archivi storici territoriali della Chiesa o negli Archivi Centrali della Chiesa di Roma, tra i quali appunto l’Archivio Segreto, bisogna preparare gli inventari e gli indici, senza i quali i documenti non sono rintracciabili. Ora finalmente si sta lavorando a pieno ritmo per rendere accessibili i fondi che mancano di Pio XII”