Clima, un libro controcorrente

gennaio 14, 2009

cambiamenti-climatici-e-conoscenza-scientifica-copertina1Sebbene la ‘scienza del clima’ sia, secondo molti esperti lontana dal poter fornire certezze, i sostenitori dell’antropological global warming sono convinti che l’uomo sia la causa dei cambiamenti climatici. Ma il clima sta cambiando davvero? E se così fosse, si tratta di un evento evitabile?
Uberto Crescenti, docente di geologia applicata, e Luigi Mariani, professore di agrometeorologia e tra i massimi esperti di clima del nostro Paese, in “Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica”, cercano di spiegare i fenomeni oggetto degli slogan più comuni. I due autori chiariscono come il clima si sia sempre modificato: le variazioni sono avvenute ciclicamente con il succedersi di periodi caldi e periodi freddi. Negli ultimi 2 milioni di anni ben 15 ere glaciali si sono alternate a fasi di con temperature maggiori.
Il pericolo del riscaldamento globale dunque non esisterebbe. Tra l’altro, notano gli autori, dal 1998, le temperature globali non salgono più. Non solo, gli orsi bianchi sono oggi 22.000 contro i 5.000 del 1940. Se poi si pensa che la Terra si stia surriscaldando basta riandare al Medioevo, quando i vichinghi si stabilirono nella verde e rigogliosa Groenlandia.
Crescenti e Mariani si servono dei contributi forniti dalle scienze geologiche e agrarie per studiare un clima che cambia sì in continuazione, ma per cause naturali. La demonizzazione dell’anidride carbonica poi, a loro dire, non ha scientificamente senso: è un gas non inquinante, essenziale per la fotosintesi nelle piante e per la vita umana. Così come l’effetto-serra è considerato un fenomeno del quale dovremmp essere grati, visto che le temperature medie della terra sono più temperate e piacevoli.
Da leggere per ascoltare una voce controcorrente su un tema molto ‘caldo’, quale il reale significato dei fenomeni naturali.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/
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Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


Fulminati da Al Gore

febbraio 17, 2008

La moda che ha imperversato a New York nel trascorso natale è stata quella del regalo verde. Semaforo rosso, quindi, per mutandine e reggiseno in viscosa ma solo fibre naturale, caccia alle eco-borse Ecoist, fatte con gli involucri di caramelle, snack ed etichette di bibite (http://www.ecoistbags.com/).ecoist-769701.jpg

L’econatale ha coinvolto anche il plurimmortalato albero del Rockefeller center a Manhattan, illuminato per l’occasione da lampadine speciali a basso consumo.

I supermercati hanno sostituito le buste di plastica con quelle di carta e offrono come buoni spesa video e libri del nuovo indiscusso profeta, paladino insigne della pace del mondo: mr. Al Gore.

Gli americani dunque, dopo la guerra, rispolverano per le feste un più confacente impegno sociale “civile” in nome di un consumismo che si rinnova tingendosi di verde. La rivista ecologista Plenty riguardo al pranzo di natale raccomanda di evitare verdure trattate con pesticidi e carne con antibiotici.

Caccia quindi alle boutique alimentari che vendono cibo ecologico, non sicuramente più sano, ma certamente più caro. 

Ma c’è chi è andato oltre, subendo così profondamente l’influenza dei proclami catastrofisti di Al Gore da cambiare radicalmente stile di vita.
pasqualeborriello.jpgIgnorando la circostanza per cui l’annunciato prossimo presidente degli Stati Uniti ha consumato nel 2006 221,000 kWh per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville, c’è chi, fulminato da Una scomoda verità, sceglie di tornare alla vita delle caverne.

I coniugi Beaven conducevano esistenza vita tranquilla nel lusso del loro appartamento nella celeberrima 5a strada di New York fino a quando, guardando il documentario di Gore, si sono sentiti così in colpa di appartenere al genere uomo-inquinatore che hanno deciso di cambiare vita.

Michelle racconta così la conversione: «Sono andata a vedere “An Inconvenient Truth” in un cinema con l’aria condizionata. È stata una chiamata alle armi. Mi sono accorta che tutto quel che stavo facendo nella mia vita contribuiva alla distruzione dell’ambiente. È stato allora che ho deciso di dire basta». beaven.jpgColin e Michelle, con la loro figlia Isabelle ed il cane Friskie, raccontano in un blog, scritto da un internet point vicino, un anno di vita senza prendere ascensori (pur abitando al nono piano), auto, senza tirare lo sciacquone, guardare la tv, senza lavastoviglie, forno, stufa elettrica, rasoio, computer, acquistando cibi biologici da fattorie biologiche, lavandosi i denti col bicarbonato, andando al lavoro in monopattino e convivendo con una colonia di vermi a cui viene data in pasto la propria spazzatura.

Ma non sono i soli. Un gruppo di San Francisco The Compact (sfcompact.blogspot.com), in omaggio al patto del Mayflower firmato dai Padri Pellegrini per fondare una colonia americana che aveva come scopo quello di promuovere il bene comune, sono riusciti ad asternersi per un anno intero dal fare acquisti. Così John Perry, quarantaduenne che lavora nell’IT nella Silicon Valley, spiega che la sua scelta: “significa essere consapevoli degli eccessi della cultura dei consumi e del fatto che stiamo affondando le nostre risorse e impoverendo la gente nel resto del mondo.”

Sempre negli States ci si può imbattere nei Froogles, un gruppo di persone che vivono barattando beni di necessità e vestiti su internet.
amish2.jpgMentre sulla rete sono sorti siti  di non-shopping come freecycle.org e garbagescout.com , sono sempre più di moda le yard sales, i mercatini del proprio usato che gli americani amano organizzare nel proprio giardino di casa nelle belle giornate.
Chissà se l’ideale di vita di questi neo-eco-radical-chic-contestatori non sia proprio quello attuato dagli Amish della Pennsylvania. Le donne non si tagliano mai i capelli e gli uomini dopo il matrimonio si fanno crescere la barba. Non hanno elettricità e si sposano solo nei mesi di novembre e dicembre durante il periodo di pausa di lavoro nei campi.

Jonathon Porritt, noto ambientalista inglese insignito nel 2000 dalla regina del titolo CBE (Commander of the British Empire), già consigliere del governo Blair, ha dichiarato all’Observer: “Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il pianeta, fascismo, comunismo, democrazia, religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Si tratta del consumismo. Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare”.

Il paradosso è questo accanimento contro ogni tipo di acquisto si viene ad esasperare proprio nel momento in cui inizia finalmente a decollare il commercio equosolidale, ex cavallo di battaglia ambientalista, ora accantonato e aumentano prodotti legati alla campagna Product Red, cui parte dei proventi sono destinati alla lotto all’Aids in Africa.


Cento anni di scout

novembre 1, 2007

badenpowell.jpgIl termine scout rimanda la mente ad una serie di stereotipi consolidati. Non si può non pensare subito ai bambini con il fazzolettone colorato sull’uniforme militaresca guidati da adulti vestiti da bambini.
Ma questi ragazzi non sono più quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o meglio non sono solo quello. Forse le stesse vecchiette preferirebbero non affidarsi ad un branco di entusiasti che ama cantare a squarciagola “il vitello dai piedi di balsa” o “cara ti amo” di Elio e le Storie Tese.
I tempi cambiano, sono trascorsi cento anni, ma rimane integra la fedeltà all’idea originaria di Sir Robert Baden-Powell, militare inglese  cui  gli indigeni attribuirono il nome di Impeesa, il lupo che non dorme mai, per il suo coraggio e la sua abilità d’esploratore. Un piccolo compendio, “Aids to Scouting”, scritto da Baden-Powell per addestrare le reclute ad usare spirito di iniziativa e pensiero per sopravvivere in ambienti selvaggi, gettò le basi del movimento scout.
Riccardo della Rocca è stato Presidente del Comitato Mondiale dell’ISGF (International Scouts and Guides Fellowship) l’organizzazione mondiale degli adulti scouts e conosce perfettamente la realtà dello scoutismo in Italia.
“Ho iniziato la mia avventura nel 1947 come lupetto, vale a dire vivendo l’esperienza dello scoutismo in quella fascia d’età fondata sul gioco, da allora non ho più abbandonato l’avventura scout, che ha segnato tutta la mia vita di uomo, di cittadino, di credente.”
Il Movimento scout in Italia, dopo i primi esperimenti del 1910, nasce ufficialmente nel 1912, nel 1916 nasce lo scoutismo cattolico ASCI, nel 1943 nasce l’AGI l’associazione delle Guide cattoliche che riunisce  le ragazze che vogliono vivere un’esperienza analoga allo scoutismo adattata alle esigenze delle donne, nel 1954 nasce il MASCI, il movimento degli adulti scout. Nel 1974 le due associazioni cattoliche ASCI e AGI si fondono in un’unica associazione dando vita all’AGESC, la maggiore esperienza dello scoutismo italiano con circa 180.000 associati. L’associazione aconfessionale CNGEI e l’associazione cattolica AGESCI sono rappresentate come unica Federazione (FIS) nelle organizzazioni mondiali degli scouts e delle guide.
Oggi in Italia oltre le tre associazioni CNGEI, AGESCI, MASCI ufficialmente riconosciute dalle organizzazioni mondiali dello scoutismo e del guidismo, esistono circa 40 altre associazioni che si rifanno nel metodo educativo e nei principi all’insegnamento del fondatore Baden Powell, la maggiore di queste esperienze è quella della Federazione degli Scout d’Europa con circa 19000 associati nasce nel 1975.
Paola Stroppiana e Marco Sala, Presidenti del Cominato Nazionale Agesci, raccontano l’intuizione originale del metodo scout: “Il metodo attribuisce importanza a tutte le componenti della persona, aiutando a svilupparle  e a farle crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.  È fondato sui quattro punti di Baden-Powell: l’educazione del carattere mira a sviluppare la capacità di fare scelte, di prendersi delle responsabilità, di progettare con consapevolezza la propria vita, scoprendo la propria vocazione nel piano di Dio. Essa si fonda sull’esercizio delle virtù. L’educazione all’abilità manuale ha come scopo lo sviluppo di un’intelligenza e di una progettualità pratica, di un’autonomia a realizzare, partendo da mezzi poveri, e a valorizzare quello che si ha perché lo si sa usare. La conoscenza e un rapporto positivo con il proprio corpo in quanto dono di Dio e fonte di relazione con gli altri e con l’ambiente significa accettarlo e averne cura, ricercare ritmi naturali di vita, esprimere e vivere la scout1.gifpropria sessualità, saper affrontare la fatica, la sofferenza, la malattia, la morte. Infine è importante il servizio del prossimo, mettendosi a disposizione degli altri le proprie energie e capacità, rendendosi utili in qualunque momento sia richiesto. Ciò comporta l’educazione all’amore per gli altri, al bene comune e alla solidarietà, a scoprire la ricchezza della diversità nelle persone, a vivere e lavorare insieme per costruire un mondo più giusto.”
Valori di altri tempi, non più familiari nella società e nella politica. “Non so se è la politica, o solo la politica, ad attraversare una crisi di valori – sostiene Riccardo Della Rocca – la società italiana è una società sana piena di valori e di risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società dove si affermano i disvalori dell’egoismo e dell’individualismo, dove prevale l’idea che “ci si salva da soli”, una società che ha perso il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore delle istituzioni. “
“Tutte le esperienze scout si riconoscono invece nei valori espressi dalla Legge e dalla Promessa : senso dell’onore, lealtà, cortesia, spirito di servizio del prossimo, fraternità universale e internazionalismo, senso creaturale e religioso della vita, amore per la natura, ottimismo, laboriosità, dignità della persona umana. Come pure si riconoscono negli elementi educativi caratteristici dello scoutismo e del guidismo: autoeducazione, imparare facendo, centralità del ragazzo, vita all’aperto, servizio del prossimo, vita di comunità, interdipendenza tra pensiero ed azione”
Tutti quelli che hanno avuto una esperienza nel passato amano ripetere che si resta scout per tutta la vita. “Non solo – continua Riccardo Della Notte – ma si può diventare scout in ogni stagione della vita adulta. E’ ormai cresciuta la consapevolezza che si cresce per tutta la vita in modi e forme diverse, e crescere vuol dire la capacità di scegliere e non di essere scelti di fronte alle sfide della storia, che sono oggi così rapide e violente che non è pensabile affrontarle da soli, occorrono ambienti comunitari. Sfida del cambiamento e capacità di scegliere sono i presupposti ed il fondamento dell’educazione, ma non si dà un educazione senza pedagogia e senza metodo, di questo oggi ha bisogno l’educazione degli adulti. I fondamenti del metodo scout sono utilizzabili per l’Educazione Permanente degli adulti, luoghi dove maturare quelle virtù più difficili nel mondo d’oggi: la virtù della libertà, del coraggio, la virtù della obbedienza e della disobbedienza, la virtù di saper riconoscere ed indignarsi per il male del mondo, e soprattutto la più piccola ma la più grande delle virtù (come dice Peguy), la virtù della Speranza.”

Qualcosa è cambiato – intervista a Beppe Severgninisevergnini.jpg

Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. Ero il figlio di un professionista. Credo che sarei ancora più insopportabile, senza quei sette anni di scoutismo  a Crema (dagli 8 ai 15). Oggi mi sembra tutto molto diverso, anche nello scoutismo. Non so perché. Ho solo qualche sospetto. Credo che quella italiana sia la società meno spartana d’Europa: siamo avvezzi a tanti piccoli piaceri, e di conseguenza molli come fichi (i fichi sono buoni, sia chiaro). E credo  sia cambiata la grande “classe di mezzo” italiana: un tempo mandava i figli negli scout; ora è più raro. Per esempio: mio figlio non c’è andato. Fa sport (pallanuoto, calcio, sci), e spesso viene via con noi nel fine settimana (egoismo di moderni genitori di figlio unico, un classico). Sì, credo che in Italia il successo del week-end  e il minor numero di figli non abbiano giovato allo scoutismo.

Non siamo rimbambiti! – intervista a Elio di Elio e le Storie Tese

elio.jpgElio, come mai nel tour che stai portando in giro per l’Italia ti presenti in divisa scout?

Ho scelto un abbigliamento scout perché sono stato un lupetto dagli 8 ai 12 anni e poi perchè ho sempre mantenuto questo spirito scout che non è esattamente quello che ha in mente chi non l’ha fatto. Quando sento parlare di scout come di personaggi un po’ rimbambiti mi dico: ma perché prendersela, è così bello essere scout! Anche la vita all’interno del gruppo delle Storie Tese è poi tipicamente scout, con una buona dose di goliardia e un atteggiamento che porta a rendersi utili agli altri.  Noi cerchiamo di farlo parlando di argomenti interessanti, in modo interessante e suonando in modo interessante.

E’ l’ora dunque di sfatare certi stereotipi? 

Non capisco bene perché ma nell’opinione comune chi si comporta bene deve per forza essere un rimbambito. Non è assolutamente vero, anzi gli scout imparano correttamente a lavorare in gruppo  e ad essere meno imbranati.

Mi confermi la regola per cui chi è stato scout lo è per sempre?

Assolutamente. Per vale. E te lo può confermare anche un altro scout che è con noi, anche se non fa proprio parte del gruppo: il Mangoni, che gli appassionati del gruppo conoscono molto bene.

Come mai il forum del vostro sito è così seguito dagli scout?

Secondo me perchè il nostro spirito è molto simile. Siamo molto in linea con gli scout, come per esempio con chi va all’università. Ci sono degli ambienti con cui riscontriamo una forte affinità.

       

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La scienza e…Paola Saluzzi

maggio 6, 2007

paola_saluzzi.jpgSegue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati
alla ricerca?

Sono una curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è nuovo, che va avanti, che cammina rispetto ad una precedente scienza. Mi capita spesso di leggere le pagine dell’inserto dedicato del Corriere della Sera.

Attinge a libri, riviste, manifestazioni ed eventi?

Difficilmente ho occasione invece di leggere libri specifici mentre mi piace seguire certe trasmissioni. Io appartengo a quella generazione che negli anni ’70-80 è stata “beneficiata” da Piero Angelo attraverso una televisione intelligente come quella di Quark che divulgava con un linguaggio accessibile eventi scientifici che arrivavano diretti all’attenzione e al cuore dei ragazzi. Devo quindi ad Angela il mio amore per la scienza e, onestamente, tanta comprensione in materia.

Esiste a suo avviso un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza su temi come ambiente, salute, etc?

Nel tempo ho imparato sicuramente a guardare con una certa distanza la quarkspettacolarizzazione del distrastro ambientale. Mi sono però resa conto anche che se non diamo notizia che qui si sta per morire tutti quanti di inquinamento, tumore, carbone, immondizia che ci invade ma non solo in Italia o Europa. In Angola, camminando su una discarica nella città di Luanda, la capitale ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e avevo perso i punti di riferimento all’interno di quell’unica interminabile distesa di immondizia in cui mi trovavo, immondizia che arriva anche dall’Europa. Sono attentissima a questi argomenti perché penso che non sia vincente la guerriglia per la guerriglia: credo che la Tav è stata fatta in Francia perché è stata spiegata, mentre in Italia molto meno. Da un lato c’è chi per tutelare l’ambiente si barrica immediatamente e chiude i canali di comunicazione dall’altro c’è chi dice “si fa punto e basta”, non spiegando. Serve quindi un canale di comunicazione comune. Proprio qualche giorno ho apprezzato un bell’intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero, il programma di Santoro, che bacchettava tutti quanti, destra, sinistra e centro proprio su questo argomento. Quindi secondo me la scienza va spiegata e va spiegato il pericolo del disastro perché noi siamo il mondo che ha accettato ciò che è accaduto a Chernobyl o a Bhopal in India.

Lei si è impegnata in prima persona sul versante della comunicazione ambientale organizzando la mostra Trash People a Roma

Sono stata tra coloro che hanno portato in Italia in prima persona, lo dico con molto orgoglio, la mostra dello scultore tedesco Ha Scult, primo artista ecologica della Germania degli anni ’60, che ha realizzato di recente mille uomini fatti di 35 tonnellate di immondizia pressata, con scarti di latine, di computer, di macchine lavorate come sagome umane alte un metro 80 sulla falsariga dell’esercito di terracotta che è stato trovato in Cina. Ho ottenuto trashpeopleegypt.jpgdal Comune di Roma il permesso di far invadere con questo esercito Piazza del Popolo a Roma.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?

Fra le tante virtù della scienza c’è quella di aver sdoganato per prima le donne: mi viene subito in mente l’esempio di Madame Curie. Una donna come Rita Levi Montalcini davanti alla vergogna incancellabile delle leggi razziali ha potuto, grazie alla scienza, emigrare, vivere e studiare e diventare grande altrove. Margherita Hack è una donna che parla con le stelle. Io sono cattolica, credente e posso non essere d’accordo con certe prese di posizione della scienza ma trovo molto bello quando la scienza si interroga, senza chiudere la porta, sul concetto del creato. Ho citato delle donne che hanno chiaramente uno stuolo di altre donne al seguito, con nomi altrettanto importanti.

Chi vorrebbe intervistare?

Mi piacerebbe intervistare le ricercatrici. Ho nei confronti dei ricercatori un misto fra passione,ammirazione e una “sana invidia”. Queste persone hanno una vita normale, escono, fanno la spesa, vanno al cinema, hanno una famiglia, un fidanzato, soffrono, piangono, ridono, poi, chiusi in un laboratorio, scoprono qualcosa che rappresenta un passo avanti per salvare una vita. Quando a fare questa è una donna esulto perchè è noto come le donne ancora oggi siano vessate, schiacciate, uccise anche nella vita di tutti i giorni, nelle città cosiddette civilizzate.

Avrebbe qualche proposta o richiesta da rivolgere agli addetti ai lavori?

Si, una sola: raccontateci sempre la verità. Quando e se dobbiamo adottarie il nucleare nel nostro paese, quando Porto Marghera diventa una fabbrica di tumori, quando le emissioni radioattive uccidono la gente, raccontateci la verità perché non è più il tempo delle bugie. La globalizzazione se un bene ha fatto, ha portato  l’informazione ovunque, le finte notizie per tener buono il volgo non hanno più motivo di esistere.


Il libro coraggioso di Marcel Leroux

gennaio 4, 2007

globalwarming5.gif“Come climatologo, sono membro della Societè meteorologique de France e dell’American Meteoroogical Society, come professore di climatologia il mio datore di lavoro è la Repubblica Francese la quale ha adottato la religione ufficiale del “cambiamento climatico” a cui io non aderisco. Per tale mia scelta non sono beneficiario di “fondi neri” ed il mio laboratorio di Climatologia, rischi e ambiente (LCRE) nonostante i legami con il CNRS, non ha mai ricevuto alcun fondo da tale Istituto di Stato, certo per ragioni di eresia. Sono per natura incline alla visioni problematiche e mi ritengo un cartesiano che cerca  di richiamarsi costantemente al precetto primario di Cartesio secondo cui non si deve “mai assumere come vera alcuna cosa che non sia tale con evidenza” (Discours de la methode, 1637).”
Il Prof. Luigi Mariani commenta così l’introduzione di GLOBAL WARMING, MYTH OR REALITY – THE ERRING WAYS OF CLIMATOLOGY, il libro di Marcel Leroux: “Non posso fare a meno di ammirare il coraggio, la “schiena diritta” di quest’uomo con il quale sono stato in contatto epistolare nella lista di discussione Climateskeptics. Un uomo che – un po’ come i profeti biblici – ha il coraggio di scrivere cose non gradite ai poteri forti di oggi (media, ecologisti di professione,   politici, burocrazie nazionali ed internazionali e, naturalmente, una certa “comunità scientifica”).”

Infatti chi oggi si dichiara scettico rispetto ad un tipico approccio alle tematiche del clima che non poggia su basi scientifiche consolidate potrà essere accusato di tutto ma non di essere un opportunista: “anche perché ben sappiamo – continua Mariani – che i veri opportunisti, quando il castello di menzogne si dissolverà come neve al sole, saranno prontissimi a riallinearsi dicendo che loro l’avevano detto fin dal principio. Certo, Leroux, insieme ai pochi che pensandola come lui hanno oggi il coraggio di affermarlo pubblicamente,  potranno sempre testimoniare che “quelli là non l’avevano detto fin da principio”, anche se ad ascoltarli, come sempre, saranno in pochi, e non  certo le categorie che ha avuto il coraggio ed il merito di fustigare.”

Il libro di Leroux ripercorre la storia del concetto di global warming e delle tante contraddizioni dell’IPCC. E’ esemplare la citazione fatta riguardo un surreale congresso tenutosi a Mosca nel 2004, al termine del quale alcuni “scienziati” britannici chiesero ed ottennero che venissero esclusi dai proceedings gli interventi più “scettici” quali quelli del fisico dell’atmosfera Linzen del MIT o dell’entomologo Reiter dell’Istituto Pasteur di Parigi, quest’ultimo reo di sostenere che il cambiamento climatico c’entra poco con l’espansione di malattie tropicali che hanno come vettori insetti (si legga in proposito il resoconto di Roger Bates che appare in un articolo dal titolo emblematico “The british Lysenko, apparso su Economic affairs nel novembre 2004).leroux.jpg
“Alla critica all’approccio al sistema climatico utilizzato dai GCM – spiega Luigi Mariani – segue un’analisi di dettaglio della circolazione  come elemento chiave del sistema climatico e come responsabile della variabilità di tale sistema, una variabilità che l’autore giudica fisiologica e non patologica. 
Un richiamo costante è quello allo “stare ai fatti” e cioè a quello che ci dicono osservazioni e misure, evitando le forzature interpretative. Nel capitolo finale vengono elencate quelle che l’autore ritiene essere le priorità per la climatologia, una scienza che dovrebbe tornare ad occuparsi  del clima e dei suoi legami con la circolazione abbandonando le visioni ideologiche ed unendo in modo efficace aspetti statici e dinamici.”


I due volti dell’ambientalismo – intervista a Antonio Gaspari

dicembre 10, 2006

A due anni dalla presentazione del primo capitolo, Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari pubblicano “Le bugie degli ambientalisti 2” in cui riaffermano il proprio dissenso rispetto a gran parte degli assiomi formulati dal mondo ambientalista.penguins_meet_global_warming_by_brenlez.jpg

Un libro fuori dal coro, che si inserisce nella controversia in atto fra quelli che potremmo chiamare “catastrofisti”  ed “eco-ambientalisti” che sta travalicando gli argini della difesa dell’ambiente per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due diversi sistemi di pensiero. La concezione biocentrica ed ecocentrica viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica travolgendo tutti i temi di pubblico interesse.

Ne parliamo con Antonio Gaspari, direttore del Dipartimento Uomo e Ambiente del CESPAS e del Master in Scienze Ambientali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è tra i fondatori dell’agenzia quindicinale di informazione ambientale “Greenwatch News” e cura l’edizione in italiano dell’agenzia quotidiana “Zenit”.  

1) Ultimamente al  concetto di sviluppo sostenibile è stato affiancato quello di impronta ecologica. Cosa esprimono questi termini?
Sviluppo sostenibile e impronta ecologica sono delle terminologie che vengono utilizzate per porre severi limiti allo sviluppo dei Paesi emergenti.
“Sviluppo sostenibile” è una traduzione impropria del termine inglese “sustainable development” che intende condizionare i processi di sviluppo secondo variabili quali la crescita demografica, il prodotto interno lordo, la disponibilità di materie prime.
Il pregiudizio nasce dall’idea che lo sviluppo è esclusivamente inquinante e per questo va fortemente condizionato. Questa idea è conseguente alla concezione neomalthusiana di uomo come mero consumatore, secondo cui la crescita demografica ed economica delle nazioni è il peggiore dei mali .
Si tratta di una deformazione ideologica del concetto di sviluppo, imposta dagli inizi degli anni ottanta. Nei decenni precedenti le stesse Nazioni Unite parlavano di “développement durable” cioè sviluppo durevole, indicando nel superamento del sottosviluppo la via per vincere la fame, la povertà e garantire il risanamento ambientale.film-warming.jpg
La concezione di sviluppo durevole contrapposta a quella di sviluppo sostenibile è stata fortemente indicata nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite di Johannesburg svoltasi nel 2002. La totalità dei paesi in via di sviluppo e gran parte di quelli avanzati hanno indicato nel progresso tecnologico, scientifico, economico e morale la via per innalzare il livello di vita  dell’umanità  nel pieno rispetto e sviluppo della natura.
L’impronta ecologia è una barzelletta, inventata con l’intenzione di spaventare le persone al fine di limitare lo sviluppo. Secondo i parametri indicati dai sostenitori dell’impronta ecologica, ogni persona per non inquinare il pianeta dovrebbe abitare in una casa al massimo di 30 metri quadri, senza acqua corrente né elettricità, dovrebbe diventare vegetariana e raccogliere il proprio cibo direttamente dalla terra, dovrebbero muoversi solo a piedi o al massimo in bicicletta
.

2) E’ vero che la natura inquina più dell’uomo?
Ma certo!. Basta pensare ai vulcani in attività che secondo gli ultimi dai sarebbero 1500 in tutto il pianeta. In una sola eruzione il Monte Merapi in Indonesia ha distrutto una città e emesso una colonna di fumo alta più di tremila metri. In Ecuador il Tungurahua ha lanciato tonnellate di cenere fino a 12.000 metri. Altro che emissioni delle auto o Pm10. Ci si preoccupa delle allergie, dimenticandosi che per più della metà dipendono dai pollini delle piante. Pensiamo ai rifiuti organici. Ogni animale dal più piccolo insetto fino all’elefante ed alla balena. mangia in proporzione al peso molto di più degli uomini e anche in rifiuti non scherza. All’inizio del 900 a New York c’erano 1 milione e 200 mila cavalli, considerando che ogni giorno un cavallo produce almeno nove chili tra escrementi e urina, si capisce bene perché i rifiuti erano maggiori di quelli odierni. Si ha paura delle radiazioni, dimenticandosi che noi viviamo di “radiazioni” grazie ad una piccola stella, il sole, che è una esplosione termonucleare continua. Il suo raggio all’equatore è pari a più di 100 volte quello della Terra e la sua massa è 743 volte quella totale di tutti i pianeti che gli girano attorno. Tutto questo mostra che la concezione di “inquinamento” normalmente utilizzata è inadeguata e ideologicamente finalizzata solo a criminalizzare le attività e il lavoro umano.

3) Nel libro è descritta una iniziativa europea denominata “Diplomazia Verde”. Può spiegarci in cosa consiste e qual è il suo scopo?
Le istituzioni internazionali così come molti governi nazionali sono pesantemente condizionati da una “lobby verde” la cui ideologia è pesantemente contraria alla crescita demografica ed allo  sviluppo scientifico ed economico. In questo momento l’Unione europea, così come nel passato l’amministrazione Clinton, utilizza la diplomazia verde per imporre misure commerciali “protezioniste” e impedire ai paesi emergenti di arrivare con le proprie merci sui mercati più ricchi.
Tale diplomazia verde sta penalizzando pesantemente anche l’Italia, basta dire che il ministro degli esteri Massimo D’Alema dice si al “nucleare civile” del dittatore iraniano Mahmud Ahmadinejad, ed è però contrario alla costruzione di impianti nucleari in Italia.

4) Alcuni paesi emergenti sostengono che talvolta le argomentazioni ecologiste vengono utilizzate strumentalmente per limitare il loro sviluppo. Quanto c’è di vero in questa tesi?
I Paesi emergenti parlano apertamente di “ecoimperialismo”, cioè l’utilizzazione dell’ideologia verde per limitare il loro sviluppo, mantenere posizioni di privilegio nel mercato e imporre forme di ingiustizia economica e produttiva.
Tanti i casi eclatanti, tra cui il divieto di utilizzare il DDT per combattere la malaria che ogni anno infetta  trecento milioni di persone e ne uccide un milione e centrmila, e la richiesta sempre più vasta di contadini che intendono utilizzare sementi OGM.
La denuncia dell’ecoimperialismo è sostenuta tra gli altri da movimenti per i diritti civili americani e da ricercatori e contadini africani.

5) Perché in Italia i rifiuti sono un problema mentre in Europa costituiscono una risorsa?
Perché a forza di diffondere paure irrazionali le comunità locali sono spaventate e confuse. La cattiva informazione e l’opposizione preconcetta contro i termovalorizzatori sta favorendo solo i gruppi che non vogliono risolvere il problema e pensano di fare grandi affari speculando sulle discariche esistenti.
Di questo passo, noi italiani pagheremo la raccolta rifiuti sempre di più, senza mai averne un benché minimo beneficio.
I tedeschi ridono di noi perché siamo l’unico paese che paga il biglietto del treno ai rifiuti, che poi vanno a produrre energia per la Germania.
Tutti in Europa utilizzano e costruiscono termovalorizzatori. In Austria il termovalorizzatore di Spittelau fornisce acqua calda a 200.000 famiglie ed è inserito nei tour turistici della città.
Mentre nella nostra bella Italia, continuiamo a raccogliere rifiuti e portarli in discarica.libri.jpg

6) Mentre la Chiesa individua l’uomo come custode responsabile del creato un certo ambientalismo lo considera come un ospite indesiderato. Al concetto di capitale umano viene contrapposta la visione dell’uomo come cancro del pianeta. Cosa determina una differenziazione ideologica e ontologica così marcata?
La concezione biocentrica o ecocentrica delle maggiori associazioni ambientaliste è simile alle concezioni pagane precristiane. Per placare le ire di Gaia chiedono sacrifici, limitando le nascite e impedendo lo sviluppo.  Dal punto di vista etico poi è drammatico constatare che la “nuova etica animalista” che filosofi come Peter Singer propongono prende origine e propaganda tesi eugenetiche.

7) Cosa serve per sconfiggere il catastrofismo di certe major ambientaliste?
Smettere di credere alle loro bugie e provare a vedere che esiste un mondo reale fatto di persone che lavorano, ricercano e propongono soluzioni anche per i problemi ambientali.
Dopo tanti anni di ricerche posso assicuravi che la realtà è molto più avvincente e affascinante degli scenari catastrofici disegnati dai profeti di sventura.