La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)
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La scienza e…Pulsatilla

agosto 17, 2008
copyright Bompiani

Pulsatilla è ossessionata dalla scrittura fin da piccola. A 20 anni raggiunge la finale del prestigioso Premio Campiello giovani. Dopo l’esperienza di copywriter a Milano si trasferisce a Roma. Il suo blog diventa un caso letterario. Un editore le offre la possibilità di scrivere il suo primo romanzo “La ballata delle prugne secche”, una storia con diversi spunti autobiografici in chiave comica che diventa uno libri più venduti del 2006. A maggio esce nelle librerie il nuovo libro: “Giulietta Squeenz” edito da Bompiani, che ha per protagonista Giulietta, la cui storia comincia quando ha 8 anni e finisce quando raggiunge i trenta anni tra mille peripezie. Siamo andati a trovarla nella sua abitazione di Roma, deliziosa ed informale, forse l’unica con la porta d’ingresso gialla.

Segui i fatti di natura scientifica? Quali sono le  fonti di informazione che ritieni più efficaci per la diffusione del sapere scientifico?

Vedi quel televisore (..un plasma attaccato al muro)? E’ un aggeggio nuovo di due settimane e penso di averlo acceso non più di tre volte per vedere i Simpson e Mtv.  Quando sono dal dentista e sfoglio Focus mi diverto a leggere le soluzioni proposte a grande domande tipo  “ma la carta da forno si può usare anche in frigo?”,  “Ma è proprio vero che chi beve vino campa 100 anni?”

Che ne pensi delle grandi questioni che  monopolizzano i media, come quella del riscaldamento globale e del catastrofismo imperante?

Il catastrofismo è storia vecchia: siamo catastrofisti più o meno ogni 10 anni. Annunciamo che il mondo finirà entro 10 anni e poi non accade nulla
Ho molta fiducia nelle capacità reattive del nostro pianeta, che ritengo più intelligente di noi. Per quello che mi riguarda non ho la macchina, non ho il motorino, faccio l’amore con la luce spenta….

Hai mai scritto di ambiente?

Ricordo un mio articolo per Max sull’ecosex dove ho scritto dei giocattoli erotici in pvc, che incrementano i livello di diossina, della pillola che finisce attraverso le urine nel mare facendo nascere pesci con il terzo occhio come i Simpson e dei falsi ambientalisti. Hanno aperto a Portland un fantastico locale di spogliarello, si chiama Casa Diablo, dove non sono ammesse pellicce o pelli e vengono serviti solo hamburger vegetariani. Il fatto poi che le donne vengono trattate come dei kebab viventi, che girano intorno ad un palo frustate sul sedere da uomini lascivi non interessa, l’importante che nessun vitellino venga sgozzato e nessuna foca venga torturata.  

Parliamo della ricerca applicata alla scrittura. Cosa prevedi in futuro? Esiterà sempre il libro o sarà sostituito? Come potrà la scienza cambiare sia il modo di scrivere sia il modo di fruire degli scritti?

Non credo che i libri scompariranno. Non esiste nulla che possa dare le stesse sensazioni della carta. Per scrivere uso il computer e sono sinceramente riconoscente verso la tecnologia per avermi dato Word. Scrivo da quando ero piccola con la stessa ferocia e costanza e le cose sono molto cambiate da quando in casa è entrato il computer.  Ricordo le pile di brutte copie…. Gli audio-book possono rappresentare una buona risorsa per farsi una idea di libri di cui interessa poco, tipo “il Codice da Vinci”: visto che non si può vivere a questo mondo senza averlo letto, ho preferito ascoltarlo e risparmiare tempo per leggere libri più interessanti. 

In Italia sei stata la prima a diventare famosa per un blog su internet?

Sono stata la prima blogger che ha debuttato su carta diventato famosa. Prima di me c’erano dei blogger più fanmosi come Macchianera o Personalitàconfusa,  dopo di me c’è stata Pornoromantica. Ormai però il fenomeno blog si è afflosciato, ora il minimo che mi aspetto da te è che abbia un blog.  Ha perso la sua carica innovativa, è diventato come qualsiasi elettrodomestico di casa

Quale sarà la prossima evoluzione?

Navigando ho notato che la qualità della scrittura è salita: ci sono tante persone che scrivono bene ed aiutano a far salire il livello. Rispetto al passato sono diminuiti i lettori in assoluto ma sono aumentati i lettori in rete. La rete diventerà un posto dove si creerà letteratura. Credo che il post abbia dato una nuova misura alla letteratura. Dovendo avere delle dimensioni ben precise, perchè deve essere letto a video, ha anche un suo linguaggio caratterizzato e sta contaminando un po’ il modo di scrivere. Alcuni di quelli che hanno un blog scrivono anche sulla carta e trasportano un po’ di questa misura, di questa ritmica tipica dell’era di internet. Anche se il post non esiste come forma artistica, la letteratura sta assorbendo le sue caratteristiche.
Ma io sarò sempre una fan della “casa editrice”, quella col tetto spiovente, dove vai con il tuo malloppo sotto braccio: tutto quell’iter perverso mi piace molto.

Ti piacevano le materie scientifiche a scuola? Da bambina hai mai desiderato fare “lo scienziato”?

Mi sono ammalata in prima elementare quando il maestro spiegava le divisioni e, non ci crederai, ancora non ho imparato a farle. Questa cosa mi ha portato una specie di ansia verso tutte le materie scientifiche. Odio i quaderni a quadretti, i numeri mi sono indifferenti, tanto che se devo scrivere un numero lo scrivo con per esteso in lettere. Al liceo invece ho sviluppato una passione per la chimica, la fisica e la biologia. Il problema è quando devo trasportare la teoria alla prassi del quadretto…non sono mai riuscita a risolvere un problema!

Quale deve essere per te il ruolo della scienza?

Sono sospettosa. Vorrei che la Chiesa utilizzasse il suo ruolo per alzare la mano e dire: “forse stiamo esagerando!”. Per esempio, la clonazione è un qualcosa che mi spaventa. Non dovrebbero esserci veti alla scienza, ma questa non dovrebbe manomettere certi equilibri. Per esempio, la malattia non viene mai vissuta come un segnale da ascoltare e studiare, ma la medicina  punta esclusivamente ad eliminare il sintomo.  Questo secondo me è un atteggiamento malato perché nulla succede per caso.
Io mi muoverei con cautela e con rispetto verso la natura come è stata originariamente architettata. 

La scienza deve porsi al servizio dell’uomo o del pianeta?

Non sono d’accordo con quelli che affermano che l’uomo è come gli altri animali.  Non è vero. Dipingiamo, suoniamo, abbiamo un qualcosa che possiamo chiamare anima.  Noi ci raccontiamo le cose, siamo capaci di riflessioni, facciamo progetti per il futuro. Nessuno può dirmi che siamo come lamprede di mare. L’uomo è un ospite fortunato di questo posto così bello ma qualche volta è un ospite un po’ cafone: se qualcuno ti affida una casa devi saperla curare. Io cerco di essere conscia dei miei piccoli comportamenti di attenzione all’ambiente. Non credo che il pianeta sia stato fatto apposta per noi ma la nostra presenza non è casuale.

Cosa ti aspetti dalla ricerca?

Vorrei che non fosse sottoposta ad una supremazia della ragione. Mi piacerebbe che ci fosse meno arroganza. Vorrei che operasse con cura per il bene comune, ci mettesse del cuore, non spingendo il progresso a tutti i costi. La tecnologia non è buona a priori ma  deve essere maneggiata  con cautela per evitare che diventi pericolosa.


Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


L’Unione Europea a difesa del latino

giugno 2, 2007

Intervista esclusiva a Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù: “I valori europei sono valori universali”

figel.jpgIl convegno “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, conclusosi presso la Città del Vaticano nella Domus Sanctae Marthae, è stata un momento di confronto tra esponenti della cultura laici e cattolici sulla sempre attuale necessità di attingere alla tradizione antica classica e cristiana, a cui si deve il grandioso patrimonio spirituale e culturale che ancora contraddistingue l’Europa. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e fra i promotori dell’iniziativa, ha presentato un Manifesto in cui viene avanzata la richiesta alle autorità educative e politiche nazionali ed europee di impegnarsi per garantire la sopravvivenza della nostra identità così come finora è stata concepita, avvertendo il rischio di una vera e propria “estinzione” del latino dovuta al suo progressivo abbandono da parte dell’attuale generazione di formatori e di studenti. Lo scrittore Marcello Veneziani ha proposto, nell’ambito di tale allarme, di far nascere una fondazione intitolata, come il convegno, “Futuro latino”.
In occasione dell’incontro curato dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche presieduto da mons. Walter Brandmuller, una prima risposta in senso positivo alla preoccupazione degli studiosi è arrivata con la difesa energica e persuasiva della lingua latina e del suo ruolo nella cultura contemporanea globalizzata è arrivata da Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, a cui abbiamo posto alcune domande con questa intervista in esclusiva.

figel2.jpgCosa ne pensa di questa iniziativa volta a  promuovere lo studio e la diffusione della lingua latina?
Nelle polemiche sulla ‘utilità’ del latino, coloro che si oppongono affermano che si tratta di una lingua morta e di uno spreco di tempo. Certo, il latino non è quella che i linguisti chiamerebbero una ‘lingua naturale’, ma dall’altro lato non sono neppure d’accordo con coloro che ne danno la definizione di una ‘lingua morta’. Il latino ha applicazioni concrete, seppure limitate, nella pratica della Chiesa Cattolica. Inoltre il suo studio è vantaggioso per l’apprendimento delle lingue naturali, e non mi riferisco solo a quelle romanze, e consente di aprire direttamente le porte alle ricchezze del nostro passato, senza bisogno di ricorrere alle traduzioni. Esso è un allenamento per la mente e, secondo alcuni, una vera e propria ginnastica per i ‘muscoli cerebrali’”.
La mia presenza qui è la migliore risposta, e sta a testimoniare che questa iniziativa ha una importanza particolare perché quello che forma l’Europa sono i nostri valori, la nostra lingua, la nostra cultura. L’Europa non è solo una espressione geografica, economica o commerciale ma una comunità culturale.

Quali sono le linee guida dell’Impegno culturale della Commissione Europea? 
Come responsabile della cultura e dell’educazione, il mio ruolo è quello di supportare le politiche culturali emanate in occasione del Trattato di Maastricht. Il nostro ruolo è quello di favorire la diffusione e l’unità culturale dell’Europa, sostenendo l’eredità culturale del passato. Questo significa supportare le diversità locali e regionali creando e preservando allo stesso tempo un patrimonio culturale comune  in Europa.
L’Unione Europea ha attualmente 23 lingue nazionali ufficiali, ma questo non è un ‘problema’, questa è l’Europa, e l’Europa non è gli Stati Uniti.
E’ necessario dunque riservare un ruolo forte alla formazione e alla cultura nel momento in cui si sviluppano il mercato e la competizione. Abbiamo progetti di cooperazione culturale denominati “Cultura 2007” e “Media” che aiutano le struttur nell’organizzazione della diffusione dell’arte, degli artisti, dei prodotti audiovisivi, delle traduzioni letterali, favorendo il dialogo interculturale. Il 2008, poi, sarà proclamato “Anno europeo del dialogo interculturale”. 

Quest’anno ricorre invece il 20° anniversario del programma Erasmus. Qual è la sua valutazione del progetto?erasmo_da_rotterdam.jpg
E’ il programma più diffuso in Europa ed il suo valore è importante perché permette di vivere immersi in un’altra cultura e l’educazione è sempre connessa alla cultura. Non si tratta solo di  aiutare la mobilità individuale degli studenti ma anche di incentivare la compatibilità tra le varie università. Basta pensare all’Erasmo “originale”, ossia quello di Rotterdam, che ha studiato ed insegnato in numerosi atenei, tra cui Parigi e Oxford, senza nessun problema. Vogliamo incrementare la collaborazione triplicando entro il 2013 l’offerta attuale. Ritengo che questa sia una buona notizia per i nostri studenti. Abbiamo anche dato inizio ad un programma che coinvolge studenti non europei.

Come considera il confronto in atto fra la cultura europea e le culture dei paesi emergenti (asiatica, islamica, ecc.)?
Il nostro sforzo deve essere teso verso una maggiore civiltà e non verso uno scontro di civiltà. I nostri valori, in effetti, sono valori universali. La dignità umana è per tutti ed ovunque. Per noi è dunque importante diffondere e proteggere questi valori non solo qui ma anche nel resto del mondo. Penso che, qualora si dovessero individuare delle linee di divisione tra i vari popoli, queste sarebbero fra i fanatici e quelli che rispettano gli altri. I fanatici possono essere di tipo religioso, etnico, politico ma noi dovremmo trovare l’unione fra tutti coloro che rispettano la dignità umana. Lo stesso Cristo è stato una delle prime e la più importante vittima del fanatismo.


La scienza e…Paola Saluzzi

maggio 6, 2007

paola_saluzzi.jpgSegue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati
alla ricerca?

Sono una curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è nuovo, che va avanti, che cammina rispetto ad una precedente scienza. Mi capita spesso di leggere le pagine dell’inserto dedicato del Corriere della Sera.

Attinge a libri, riviste, manifestazioni ed eventi?

Difficilmente ho occasione invece di leggere libri specifici mentre mi piace seguire certe trasmissioni. Io appartengo a quella generazione che negli anni ’70-80 è stata “beneficiata” da Piero Angelo attraverso una televisione intelligente come quella di Quark che divulgava con un linguaggio accessibile eventi scientifici che arrivavano diretti all’attenzione e al cuore dei ragazzi. Devo quindi ad Angela il mio amore per la scienza e, onestamente, tanta comprensione in materia.

Esiste a suo avviso un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza su temi come ambiente, salute, etc?

Nel tempo ho imparato sicuramente a guardare con una certa distanza la quarkspettacolarizzazione del distrastro ambientale. Mi sono però resa conto anche che se non diamo notizia che qui si sta per morire tutti quanti di inquinamento, tumore, carbone, immondizia che ci invade ma non solo in Italia o Europa. In Angola, camminando su una discarica nella città di Luanda, la capitale ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e avevo perso i punti di riferimento all’interno di quell’unica interminabile distesa di immondizia in cui mi trovavo, immondizia che arriva anche dall’Europa. Sono attentissima a questi argomenti perché penso che non sia vincente la guerriglia per la guerriglia: credo che la Tav è stata fatta in Francia perché è stata spiegata, mentre in Italia molto meno. Da un lato c’è chi per tutelare l’ambiente si barrica immediatamente e chiude i canali di comunicazione dall’altro c’è chi dice “si fa punto e basta”, non spiegando. Serve quindi un canale di comunicazione comune. Proprio qualche giorno ho apprezzato un bell’intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero, il programma di Santoro, che bacchettava tutti quanti, destra, sinistra e centro proprio su questo argomento. Quindi secondo me la scienza va spiegata e va spiegato il pericolo del disastro perché noi siamo il mondo che ha accettato ciò che è accaduto a Chernobyl o a Bhopal in India.

Lei si è impegnata in prima persona sul versante della comunicazione ambientale organizzando la mostra Trash People a Roma

Sono stata tra coloro che hanno portato in Italia in prima persona, lo dico con molto orgoglio, la mostra dello scultore tedesco Ha Scult, primo artista ecologica della Germania degli anni ’60, che ha realizzato di recente mille uomini fatti di 35 tonnellate di immondizia pressata, con scarti di latine, di computer, di macchine lavorate come sagome umane alte un metro 80 sulla falsariga dell’esercito di terracotta che è stato trovato in Cina. Ho ottenuto trashpeopleegypt.jpgdal Comune di Roma il permesso di far invadere con questo esercito Piazza del Popolo a Roma.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?

Fra le tante virtù della scienza c’è quella di aver sdoganato per prima le donne: mi viene subito in mente l’esempio di Madame Curie. Una donna come Rita Levi Montalcini davanti alla vergogna incancellabile delle leggi razziali ha potuto, grazie alla scienza, emigrare, vivere e studiare e diventare grande altrove. Margherita Hack è una donna che parla con le stelle. Io sono cattolica, credente e posso non essere d’accordo con certe prese di posizione della scienza ma trovo molto bello quando la scienza si interroga, senza chiudere la porta, sul concetto del creato. Ho citato delle donne che hanno chiaramente uno stuolo di altre donne al seguito, con nomi altrettanto importanti.

Chi vorrebbe intervistare?

Mi piacerebbe intervistare le ricercatrici. Ho nei confronti dei ricercatori un misto fra passione,ammirazione e una “sana invidia”. Queste persone hanno una vita normale, escono, fanno la spesa, vanno al cinema, hanno una famiglia, un fidanzato, soffrono, piangono, ridono, poi, chiusi in un laboratorio, scoprono qualcosa che rappresenta un passo avanti per salvare una vita. Quando a fare questa è una donna esulto perchè è noto come le donne ancora oggi siano vessate, schiacciate, uccise anche nella vita di tutti i giorni, nelle città cosiddette civilizzate.

Avrebbe qualche proposta o richiesta da rivolgere agli addetti ai lavori?

Si, una sola: raccontateci sempre la verità. Quando e se dobbiamo adottarie il nucleare nel nostro paese, quando Porto Marghera diventa una fabbrica di tumori, quando le emissioni radioattive uccidono la gente, raccontateci la verità perché non è più il tempo delle bugie. La globalizzazione se un bene ha fatto, ha portato  l’informazione ovunque, le finte notizie per tener buono il volgo non hanno più motivo di esistere.


Nell’Archivio Segreto del Vaticano il ruolo della Chiesa nell’Olocausto

aprile 14, 2007

800px-israel-yad_vashem_sculpture.jpgLa crisi tra Vaticano e Israele sul ruolo della Chiesa ed in particolare di Papa Pio XII negli anni dell’Olocausto si inasprisce in questi giorni le difficoltà manifestate dal nunzio apostolico del Vaticano in Israele, monsignor Antonio Franco, nel partecipare alle cerimonie del Giorno della Rimembranza per i martiri e gli eroi dell’Olocausto, previste per il 15 aprile presso lo Yad Vashem Memorial.
La protesta del Vaticano è dovuta all’esposizione nel museo  di una foto di Pio XII accompagnata da una didascalia che fa riferimento ad un comportamento «ambiguo» nei confronti dello sterminio degli ebrei.  I responsabili del museo hanno dato la propria disponibilità ad riesaminare la condotta della Chiesa solo nel caso in cui il Vaticano mettesse a disposizione i propri archivi dell’epoca.
Tale documentazione è conservata nell’Archivio Segreto del Vaticano ed ora i ricercatori e gli studiosi di tutto il mondo attendono con impazienza che venga resa disponibile.
Ma cos’è l’Archivio Segreto? Ci addentriamo nei suoi meandri assistiti da un esperto, il Prof. Paolo Angelucci, docente di Archivistica presso l’Università Europea di Roma: “L’Archivio Segreto, nato nel 1610 per volontà di Paolo V ha come funzione primaria quella di raccogliere i documenti dell’attività pastorale dell’istituzione ecclesiastica e del governo della Chiesa. Il numero di documenti presenti nell’Archivio Vaticano è impressionante ed aumenta ogni giorno. Si contano  attualmente oltre due milioni di unità, cioè faldoni, scatole, buste e registri contenenti ciascuno anche centinaia di documenti, il cui totale ammonterebbe a decine di milioni e la prova è che anche il bunker sotterraneo voluto da Paolo VI arriverà presto a  saturazione.”sanpietro001dfx.jpg
Un gruppo di valenti archivisti sotto lo sguardo di Jean-Louis Tauran, Cardinale Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e guidati dal Prefetto Padre Sergio Pagano, lavora tuttora alacremente per riordinare l’enorme mole di documenti antichi e moderni e per renderla sempre più accessibile ai ricercatori che giungono da tutto il mondo.
Il 18 settembre 2006, Benedetto XVI ha aperto alla consultazione degli studiosi tutti i fondi relativi al pontificato di papa Achille Ratti, Pio XI, e cioè relativi agli anni 1922-1939. “Le ricerche – afferma Paolo Angelucci – stanno portando alla luce documenti dai quali si evidenzia non solo interessamento da parte di Pio XI a favore degli ebrei dopo le Leggi razziali, ma anche concreto impegno economico, con l’utilizzazione in loro favore dell’Obolo di San Pietro. Sono poi disponibili, ad esempio, i documenti con i quali il Pontefice chiedeva alle Nunziature Apostoliche di tutto il mondo di cercare ospitalità e inserimento lavorativo per gli intellettuali ebrei in fuga da Germania e Italia, così come sono ora accessibili i documenti che testimoniano il rifiuto di Pio XI di ricevere Hitler e addirittura di farlo passare per via della Conciliazione. Ma anche la sua posizione rispetto al comunismo è ora indagabile, come la nascita in Italia delle formazioni politiche e associazionistiche cattoliche tra le Guerre.”
E’ possibile consultare i documenti relativi ai Patti Lateranensi e oltre 30.000 tra faldoni, buste, registri e documenti sciolti, tutti accuratamente catalogati, che attendono gli storici per dare il loro contributo alla ricostruzione della verità. “Per volontà di Giovanni Paolo II – continua il Prof. Angelucci – già dal 2004 è stato aperto alla consultazione anche un fondo relativo al pontificato di di Pio XII (1939-1947), costituito da tre milioni di schede: il fondo dell’Ufficio Informazioni Vaticano sui Prigionieri di Guerra.”
pius12.jpgDall’esame di tale documentazione si potrebbe iniziare a riscrivere definitivamente il ruolo della Chiesa negli anni dell’occupazione tedesca. “Il Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Padre Sergio Pagano – rivela Angelucci – sta pubblicando in ben 15 volumi il diario personale (dal 1930 al 1939) del Segretario di Stato di Pio XI, cioè di Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, da cui si evincerebbe la vicinanza di vedute dei due Pontefici sulle grandi e delicate questioni di quegli anni terribili. Ma per la ricostruzione del pensiero e dell’opera di Pio XII altri archivi stanno già fornendo dati interessanti: l’apertura dell’archivio del vescovo Hudal, figura per altro controversa, ha comunque fatto emergere, in un recente convegno a Roma presso la Chiesa tedesca di S. Maria dell’Anima, documenti da cui risulta che egli ricevette proprio da Pio XII l’incarico, portato a buon fine, di evitare la deportazione da Roma di altre migliaia di Ebrei da parte dei nazisti.”
Dunque il Vaticano sta accelerando i tempi per rendere pubbliche delle testimonianze storiche che smonterebbero le accuse mosse da Israele. “Già Giovanni Paolo II – conferma Angelucci – aveva aumentato il numero del personale dell’Archivio. Bisogna tener conto che il criterio di pubblicazione è “per pontificato” e non per anno. In realtà mentre un Papa è vivo, i documenti relativi al suo pontificato si trovano in gran parte fuori dal Vaticano e da Roma, cioè in tutte le Sedi del mondo in cui la Chiesa opera nella sua ufficialità. Dopo la morte di un papa si deve ancora aspettare che le pratiche possano essere versate dagli archivi correnti e di deposito negli Archivi storici territoriali della Chiesa o negli Archivi Centrali della Chiesa di Roma, tra i quali appunto l’Archivio Segreto, bisogna preparare gli inventari e gli indici, senza i quali i documenti non sono rintracciabili. Ora finalmente si sta lavorando a pieno ritmo per rendere accessibili i fondi che mancano di Pio XII”
 


Francesco Alberoni e la scienza

febbraio 19, 2007

alberoni11.jpgA scuola era un allievo modello, perfezionista. All’università si iscrive a Medicina per diventare psichiatra come Sigmund Freud o Karl Jaspers, ma la sua vera vocazione era la psicologia. Attratto dallo studio sui consumi, pubblica il suo primo libro europeo di sociologia dei consumi, al quale sono seguiti numerosi saggi di successo. Sociologo, giornalista e docente universitario, è stato membro del Consiglio di amministrazione della Rai. Attualmente si occupa in veste di Presidente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma

Il livello della comunicazione scientifica in Italia può dirsi soddisfacente?
Nei settori di mia competenza – sociologia e psicologia sociale – e riferendoci alla comunicazione fra studiosi direi di sì. Teniamo però presente che la nostra comunità scientifica è molto dipendente da quella anglosassone e in settori dove è coinvolto l’uomo e la società – a differenza di ciò che avviene in campi come la matematica, la fisica o la chimica e in qualche misura anche l’economia – giocano molto le tradizioni culturali, i modi di pensare che gli scienziati prendono inconsciamente dal loro ambiente. Di conseguenza le idee e tesi estranee o contrarie al tipo di vedute o di paradigmi dominanti in questa comunità non vengono recepite, non circolano.

Che consigli darebbe?
Per il problema delle concezioni devianti rispetto alla cultura scientifica anglosassone dominante non ci sono soluzioni istituzionali.

C’è qualche settore della ricerca che le interessa in particolare?
Io mi occupo delle passioni individuali e collettive, un settore estremamente specializzato che comprende fenomeni apparentemente diversissimi come i movimenti collettivi rivoluzionari, la formazione di partiti, di sette religiose ma anche la passione amorosa che unisce due sole persone, l’innamoramento.

Cosa si può fare per sostenere la ricerca in Italia?alberoni2.jpg
Favorire un più stretto rapporto fra ricerca e imprese, aiutando con coraggio le aziende italiane che sono spesso di medie dimensioni e non riescono a competere con i colossi stranieri che fanno ricerca nei luoghi in cui hanno i centri di comando, il quartier generale. La ricerca serve all’impresa e l’impresa alla ricerca.

Qual è la sua opinione in merito al dibattito su tecnologia, scienza e limiti morali e religiosi?
La scienza e la tecnologia, creando nuove possibilità di azione hanno sempre fatto nascere problemi etici. Pensiamo nel campo bellico all’uso del gas asfissiante e il ricorso alla bomba atomica. La scoperta del Dna pone drammatici interrogativi sulla liceità di interventi di ingegneria genetica che vadano al di la della cura delle malattie ereditarie.

Come mai i bambini non vogliono più fare gli scienziati?
Perché i personaggi più ammirati del nostro tempo non sono Marconi, Einstein o Fermi, ma i calciatori, i divi del cinema, i ricchi finanzieri. Nell’immaginario collettivo e della rappresentazione televisiva lo scienziato viene rappresentato povero e con una vita monotona. Immagine falsa e che andrebbe corretta.

Qual era il suo rapporto con le materia scientifiche a scuola?
Riuscivo bene in tutte le materie anche se ho avuto una vocazione precocissima per lo studio dell’animo umano e delle sue passioni. Ero un buon matematico intuitivo, un teorico nato, inoltre disegnavo bene e inventavo favole e racconti. Potevo scegliere ed ho seguito la mia vocazione principale.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita, magari con successo?
Sì, uno studio empirico comparativo dell’innamoramento in Inghilterra, Usa, Russia, India, Cina e Giappone, ma sotto la mia assoluta direzione e facendo le domande che dico io e nel modo che dico io.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/