Clima, un libro controcorrente

gennaio 14, 2009

cambiamenti-climatici-e-conoscenza-scientifica-copertina1Sebbene la ‘scienza del clima’ sia, secondo molti esperti lontana dal poter fornire certezze, i sostenitori dell’antropological global warming sono convinti che l’uomo sia la causa dei cambiamenti climatici. Ma il clima sta cambiando davvero? E se così fosse, si tratta di un evento evitabile?
Uberto Crescenti, docente di geologia applicata, e Luigi Mariani, professore di agrometeorologia e tra i massimi esperti di clima del nostro Paese, in “Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica”, cercano di spiegare i fenomeni oggetto degli slogan più comuni. I due autori chiariscono come il clima si sia sempre modificato: le variazioni sono avvenute ciclicamente con il succedersi di periodi caldi e periodi freddi. Negli ultimi 2 milioni di anni ben 15 ere glaciali si sono alternate a fasi di con temperature maggiori.
Il pericolo del riscaldamento globale dunque non esisterebbe. Tra l’altro, notano gli autori, dal 1998, le temperature globali non salgono più. Non solo, gli orsi bianchi sono oggi 22.000 contro i 5.000 del 1940. Se poi si pensa che la Terra si stia surriscaldando basta riandare al Medioevo, quando i vichinghi si stabilirono nella verde e rigogliosa Groenlandia.
Crescenti e Mariani si servono dei contributi forniti dalle scienze geologiche e agrarie per studiare un clima che cambia sì in continuazione, ma per cause naturali. La demonizzazione dell’anidride carbonica poi, a loro dire, non ha scientificamente senso: è un gas non inquinante, essenziale per la fotosintesi nelle piante e per la vita umana. Così come l’effetto-serra è considerato un fenomeno del quale dovremmp essere grati, visto che le temperature medie della terra sono più temperate e piacevoli.
Da leggere per ascoltare una voce controcorrente su un tema molto ‘caldo’, quale il reale significato dei fenomeni naturali.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/

La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)

Fulminati da Al Gore

febbraio 17, 2008

La moda che ha imperversato a New York nel trascorso natale è stata quella del regalo verde. Semaforo rosso, quindi, per mutandine e reggiseno in viscosa ma solo fibre naturale, caccia alle eco-borse Ecoist, fatte con gli involucri di caramelle, snack ed etichette di bibite (http://www.ecoistbags.com/).ecoist-769701.jpg

L’econatale ha coinvolto anche il plurimmortalato albero del Rockefeller center a Manhattan, illuminato per l’occasione da lampadine speciali a basso consumo.

I supermercati hanno sostituito le buste di plastica con quelle di carta e offrono come buoni spesa video e libri del nuovo indiscusso profeta, paladino insigne della pace del mondo: mr. Al Gore.

Gli americani dunque, dopo la guerra, rispolverano per le feste un più confacente impegno sociale “civile” in nome di un consumismo che si rinnova tingendosi di verde. La rivista ecologista Plenty riguardo al pranzo di natale raccomanda di evitare verdure trattate con pesticidi e carne con antibiotici.

Caccia quindi alle boutique alimentari che vendono cibo ecologico, non sicuramente più sano, ma certamente più caro. 

Ma c’è chi è andato oltre, subendo così profondamente l’influenza dei proclami catastrofisti di Al Gore da cambiare radicalmente stile di vita.
pasqualeborriello.jpgIgnorando la circostanza per cui l’annunciato prossimo presidente degli Stati Uniti ha consumato nel 2006 221,000 kWh per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville, c’è chi, fulminato da Una scomoda verità, sceglie di tornare alla vita delle caverne.

I coniugi Beaven conducevano esistenza vita tranquilla nel lusso del loro appartamento nella celeberrima 5a strada di New York fino a quando, guardando il documentario di Gore, si sono sentiti così in colpa di appartenere al genere uomo-inquinatore che hanno deciso di cambiare vita.

Michelle racconta così la conversione: «Sono andata a vedere “An Inconvenient Truth” in un cinema con l’aria condizionata. È stata una chiamata alle armi. Mi sono accorta che tutto quel che stavo facendo nella mia vita contribuiva alla distruzione dell’ambiente. È stato allora che ho deciso di dire basta». beaven.jpgColin e Michelle, con la loro figlia Isabelle ed il cane Friskie, raccontano in un blog, scritto da un internet point vicino, un anno di vita senza prendere ascensori (pur abitando al nono piano), auto, senza tirare lo sciacquone, guardare la tv, senza lavastoviglie, forno, stufa elettrica, rasoio, computer, acquistando cibi biologici da fattorie biologiche, lavandosi i denti col bicarbonato, andando al lavoro in monopattino e convivendo con una colonia di vermi a cui viene data in pasto la propria spazzatura.

Ma non sono i soli. Un gruppo di San Francisco The Compact (sfcompact.blogspot.com), in omaggio al patto del Mayflower firmato dai Padri Pellegrini per fondare una colonia americana che aveva come scopo quello di promuovere il bene comune, sono riusciti ad asternersi per un anno intero dal fare acquisti. Così John Perry, quarantaduenne che lavora nell’IT nella Silicon Valley, spiega che la sua scelta: “significa essere consapevoli degli eccessi della cultura dei consumi e del fatto che stiamo affondando le nostre risorse e impoverendo la gente nel resto del mondo.”

Sempre negli States ci si può imbattere nei Froogles, un gruppo di persone che vivono barattando beni di necessità e vestiti su internet.
amish2.jpgMentre sulla rete sono sorti siti  di non-shopping come freecycle.org e garbagescout.com , sono sempre più di moda le yard sales, i mercatini del proprio usato che gli americani amano organizzare nel proprio giardino di casa nelle belle giornate.
Chissà se l’ideale di vita di questi neo-eco-radical-chic-contestatori non sia proprio quello attuato dagli Amish della Pennsylvania. Le donne non si tagliano mai i capelli e gli uomini dopo il matrimonio si fanno crescere la barba. Non hanno elettricità e si sposano solo nei mesi di novembre e dicembre durante il periodo di pausa di lavoro nei campi.

Jonathon Porritt, noto ambientalista inglese insignito nel 2000 dalla regina del titolo CBE (Commander of the British Empire), già consigliere del governo Blair, ha dichiarato all’Observer: “Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il pianeta, fascismo, comunismo, democrazia, religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Si tratta del consumismo. Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare”.

Il paradosso è questo accanimento contro ogni tipo di acquisto si viene ad esasperare proprio nel momento in cui inizia finalmente a decollare il commercio equosolidale, ex cavallo di battaglia ambientalista, ora accantonato e aumentano prodotti legati alla campagna Product Red, cui parte dei proventi sono destinati alla lotto all’Aids in Africa.


Cento anni di scout

novembre 1, 2007

badenpowell.jpgIl termine scout rimanda la mente ad una serie di stereotipi consolidati. Non si può non pensare subito ai bambini con il fazzolettone colorato sull’uniforme militaresca guidati da adulti vestiti da bambini.
Ma questi ragazzi non sono più quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o meglio non sono solo quello. Forse le stesse vecchiette preferirebbero non affidarsi ad un branco di entusiasti che ama cantare a squarciagola “il vitello dai piedi di balsa” o “cara ti amo” di Elio e le Storie Tese.
I tempi cambiano, sono trascorsi cento anni, ma rimane integra la fedeltà all’idea originaria di Sir Robert Baden-Powell, militare inglese  cui  gli indigeni attribuirono il nome di Impeesa, il lupo che non dorme mai, per il suo coraggio e la sua abilità d’esploratore. Un piccolo compendio, “Aids to Scouting”, scritto da Baden-Powell per addestrare le reclute ad usare spirito di iniziativa e pensiero per sopravvivere in ambienti selvaggi, gettò le basi del movimento scout.
Riccardo della Rocca è stato Presidente del Comitato Mondiale dell’ISGF (International Scouts and Guides Fellowship) l’organizzazione mondiale degli adulti scouts e conosce perfettamente la realtà dello scoutismo in Italia.
“Ho iniziato la mia avventura nel 1947 come lupetto, vale a dire vivendo l’esperienza dello scoutismo in quella fascia d’età fondata sul gioco, da allora non ho più abbandonato l’avventura scout, che ha segnato tutta la mia vita di uomo, di cittadino, di credente.”
Il Movimento scout in Italia, dopo i primi esperimenti del 1910, nasce ufficialmente nel 1912, nel 1916 nasce lo scoutismo cattolico ASCI, nel 1943 nasce l’AGI l’associazione delle Guide cattoliche che riunisce  le ragazze che vogliono vivere un’esperienza analoga allo scoutismo adattata alle esigenze delle donne, nel 1954 nasce il MASCI, il movimento degli adulti scout. Nel 1974 le due associazioni cattoliche ASCI e AGI si fondono in un’unica associazione dando vita all’AGESC, la maggiore esperienza dello scoutismo italiano con circa 180.000 associati. L’associazione aconfessionale CNGEI e l’associazione cattolica AGESCI sono rappresentate come unica Federazione (FIS) nelle organizzazioni mondiali degli scouts e delle guide.
Oggi in Italia oltre le tre associazioni CNGEI, AGESCI, MASCI ufficialmente riconosciute dalle organizzazioni mondiali dello scoutismo e del guidismo, esistono circa 40 altre associazioni che si rifanno nel metodo educativo e nei principi all’insegnamento del fondatore Baden Powell, la maggiore di queste esperienze è quella della Federazione degli Scout d’Europa con circa 19000 associati nasce nel 1975.
Paola Stroppiana e Marco Sala, Presidenti del Cominato Nazionale Agesci, raccontano l’intuizione originale del metodo scout: “Il metodo attribuisce importanza a tutte le componenti della persona, aiutando a svilupparle  e a farle crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.  È fondato sui quattro punti di Baden-Powell: l’educazione del carattere mira a sviluppare la capacità di fare scelte, di prendersi delle responsabilità, di progettare con consapevolezza la propria vita, scoprendo la propria vocazione nel piano di Dio. Essa si fonda sull’esercizio delle virtù. L’educazione all’abilità manuale ha come scopo lo sviluppo di un’intelligenza e di una progettualità pratica, di un’autonomia a realizzare, partendo da mezzi poveri, e a valorizzare quello che si ha perché lo si sa usare. La conoscenza e un rapporto positivo con il proprio corpo in quanto dono di Dio e fonte di relazione con gli altri e con l’ambiente significa accettarlo e averne cura, ricercare ritmi naturali di vita, esprimere e vivere la scout1.gifpropria sessualità, saper affrontare la fatica, la sofferenza, la malattia, la morte. Infine è importante il servizio del prossimo, mettendosi a disposizione degli altri le proprie energie e capacità, rendendosi utili in qualunque momento sia richiesto. Ciò comporta l’educazione all’amore per gli altri, al bene comune e alla solidarietà, a scoprire la ricchezza della diversità nelle persone, a vivere e lavorare insieme per costruire un mondo più giusto.”
Valori di altri tempi, non più familiari nella società e nella politica. “Non so se è la politica, o solo la politica, ad attraversare una crisi di valori – sostiene Riccardo Della Rocca – la società italiana è una società sana piena di valori e di risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società dove si affermano i disvalori dell’egoismo e dell’individualismo, dove prevale l’idea che “ci si salva da soli”, una società che ha perso il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore delle istituzioni. “
“Tutte le esperienze scout si riconoscono invece nei valori espressi dalla Legge e dalla Promessa : senso dell’onore, lealtà, cortesia, spirito di servizio del prossimo, fraternità universale e internazionalismo, senso creaturale e religioso della vita, amore per la natura, ottimismo, laboriosità, dignità della persona umana. Come pure si riconoscono negli elementi educativi caratteristici dello scoutismo e del guidismo: autoeducazione, imparare facendo, centralità del ragazzo, vita all’aperto, servizio del prossimo, vita di comunità, interdipendenza tra pensiero ed azione”
Tutti quelli che hanno avuto una esperienza nel passato amano ripetere che si resta scout per tutta la vita. “Non solo – continua Riccardo Della Notte – ma si può diventare scout in ogni stagione della vita adulta. E’ ormai cresciuta la consapevolezza che si cresce per tutta la vita in modi e forme diverse, e crescere vuol dire la capacità di scegliere e non di essere scelti di fronte alle sfide della storia, che sono oggi così rapide e violente che non è pensabile affrontarle da soli, occorrono ambienti comunitari. Sfida del cambiamento e capacità di scegliere sono i presupposti ed il fondamento dell’educazione, ma non si dà un educazione senza pedagogia e senza metodo, di questo oggi ha bisogno l’educazione degli adulti. I fondamenti del metodo scout sono utilizzabili per l’Educazione Permanente degli adulti, luoghi dove maturare quelle virtù più difficili nel mondo d’oggi: la virtù della libertà, del coraggio, la virtù della obbedienza e della disobbedienza, la virtù di saper riconoscere ed indignarsi per il male del mondo, e soprattutto la più piccola ma la più grande delle virtù (come dice Peguy), la virtù della Speranza.”

Qualcosa è cambiato – intervista a Beppe Severgninisevergnini.jpg

Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. Ero il figlio di un professionista. Credo che sarei ancora più insopportabile, senza quei sette anni di scoutismo  a Crema (dagli 8 ai 15). Oggi mi sembra tutto molto diverso, anche nello scoutismo. Non so perché. Ho solo qualche sospetto. Credo che quella italiana sia la società meno spartana d’Europa: siamo avvezzi a tanti piccoli piaceri, e di conseguenza molli come fichi (i fichi sono buoni, sia chiaro). E credo  sia cambiata la grande “classe di mezzo” italiana: un tempo mandava i figli negli scout; ora è più raro. Per esempio: mio figlio non c’è andato. Fa sport (pallanuoto, calcio, sci), e spesso viene via con noi nel fine settimana (egoismo di moderni genitori di figlio unico, un classico). Sì, credo che in Italia il successo del week-end  e il minor numero di figli non abbiano giovato allo scoutismo.

Non siamo rimbambiti! – intervista a Elio di Elio e le Storie Tese

elio.jpgElio, come mai nel tour che stai portando in giro per l’Italia ti presenti in divisa scout?

Ho scelto un abbigliamento scout perché sono stato un lupetto dagli 8 ai 12 anni e poi perchè ho sempre mantenuto questo spirito scout che non è esattamente quello che ha in mente chi non l’ha fatto. Quando sento parlare di scout come di personaggi un po’ rimbambiti mi dico: ma perché prendersela, è così bello essere scout! Anche la vita all’interno del gruppo delle Storie Tese è poi tipicamente scout, con una buona dose di goliardia e un atteggiamento che porta a rendersi utili agli altri.  Noi cerchiamo di farlo parlando di argomenti interessanti, in modo interessante e suonando in modo interessante.

E’ l’ora dunque di sfatare certi stereotipi? 

Non capisco bene perché ma nell’opinione comune chi si comporta bene deve per forza essere un rimbambito. Non è assolutamente vero, anzi gli scout imparano correttamente a lavorare in gruppo  e ad essere meno imbranati.

Mi confermi la regola per cui chi è stato scout lo è per sempre?

Assolutamente. Per vale. E te lo può confermare anche un altro scout che è con noi, anche se non fa proprio parte del gruppo: il Mangoni, che gli appassionati del gruppo conoscono molto bene.

Come mai il forum del vostro sito è così seguito dagli scout?

Secondo me perchè il nostro spirito è molto simile. Siamo molto in linea con gli scout, come per esempio con chi va all’università. Ci sono degli ambienti con cui riscontriamo una forte affinità.

       

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I due volti dell’ambientalismo – intervista a Antonio Gaspari

dicembre 10, 2006

A due anni dalla presentazione del primo capitolo, Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari pubblicano “Le bugie degli ambientalisti 2” in cui riaffermano il proprio dissenso rispetto a gran parte degli assiomi formulati dal mondo ambientalista.penguins_meet_global_warming_by_brenlez.jpg

Un libro fuori dal coro, che si inserisce nella controversia in atto fra quelli che potremmo chiamare “catastrofisti”  ed “eco-ambientalisti” che sta travalicando gli argini della difesa dell’ambiente per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due diversi sistemi di pensiero. La concezione biocentrica ed ecocentrica viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica travolgendo tutti i temi di pubblico interesse.

Ne parliamo con Antonio Gaspari, direttore del Dipartimento Uomo e Ambiente del CESPAS e del Master in Scienze Ambientali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è tra i fondatori dell’agenzia quindicinale di informazione ambientale “Greenwatch News” e cura l’edizione in italiano dell’agenzia quotidiana “Zenit”.  

1) Ultimamente al  concetto di sviluppo sostenibile è stato affiancato quello di impronta ecologica. Cosa esprimono questi termini?
Sviluppo sostenibile e impronta ecologica sono delle terminologie che vengono utilizzate per porre severi limiti allo sviluppo dei Paesi emergenti.
“Sviluppo sostenibile” è una traduzione impropria del termine inglese “sustainable development” che intende condizionare i processi di sviluppo secondo variabili quali la crescita demografica, il prodotto interno lordo, la disponibilità di materie prime.
Il pregiudizio nasce dall’idea che lo sviluppo è esclusivamente inquinante e per questo va fortemente condizionato. Questa idea è conseguente alla concezione neomalthusiana di uomo come mero consumatore, secondo cui la crescita demografica ed economica delle nazioni è il peggiore dei mali .
Si tratta di una deformazione ideologica del concetto di sviluppo, imposta dagli inizi degli anni ottanta. Nei decenni precedenti le stesse Nazioni Unite parlavano di “développement durable” cioè sviluppo durevole, indicando nel superamento del sottosviluppo la via per vincere la fame, la povertà e garantire il risanamento ambientale.film-warming.jpg
La concezione di sviluppo durevole contrapposta a quella di sviluppo sostenibile è stata fortemente indicata nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite di Johannesburg svoltasi nel 2002. La totalità dei paesi in via di sviluppo e gran parte di quelli avanzati hanno indicato nel progresso tecnologico, scientifico, economico e morale la via per innalzare il livello di vita  dell’umanità  nel pieno rispetto e sviluppo della natura.
L’impronta ecologia è una barzelletta, inventata con l’intenzione di spaventare le persone al fine di limitare lo sviluppo. Secondo i parametri indicati dai sostenitori dell’impronta ecologica, ogni persona per non inquinare il pianeta dovrebbe abitare in una casa al massimo di 30 metri quadri, senza acqua corrente né elettricità, dovrebbe diventare vegetariana e raccogliere il proprio cibo direttamente dalla terra, dovrebbero muoversi solo a piedi o al massimo in bicicletta
.

2) E’ vero che la natura inquina più dell’uomo?
Ma certo!. Basta pensare ai vulcani in attività che secondo gli ultimi dai sarebbero 1500 in tutto il pianeta. In una sola eruzione il Monte Merapi in Indonesia ha distrutto una città e emesso una colonna di fumo alta più di tremila metri. In Ecuador il Tungurahua ha lanciato tonnellate di cenere fino a 12.000 metri. Altro che emissioni delle auto o Pm10. Ci si preoccupa delle allergie, dimenticandosi che per più della metà dipendono dai pollini delle piante. Pensiamo ai rifiuti organici. Ogni animale dal più piccolo insetto fino all’elefante ed alla balena. mangia in proporzione al peso molto di più degli uomini e anche in rifiuti non scherza. All’inizio del 900 a New York c’erano 1 milione e 200 mila cavalli, considerando che ogni giorno un cavallo produce almeno nove chili tra escrementi e urina, si capisce bene perché i rifiuti erano maggiori di quelli odierni. Si ha paura delle radiazioni, dimenticandosi che noi viviamo di “radiazioni” grazie ad una piccola stella, il sole, che è una esplosione termonucleare continua. Il suo raggio all’equatore è pari a più di 100 volte quello della Terra e la sua massa è 743 volte quella totale di tutti i pianeti che gli girano attorno. Tutto questo mostra che la concezione di “inquinamento” normalmente utilizzata è inadeguata e ideologicamente finalizzata solo a criminalizzare le attività e il lavoro umano.

3) Nel libro è descritta una iniziativa europea denominata “Diplomazia Verde”. Può spiegarci in cosa consiste e qual è il suo scopo?
Le istituzioni internazionali così come molti governi nazionali sono pesantemente condizionati da una “lobby verde” la cui ideologia è pesantemente contraria alla crescita demografica ed allo  sviluppo scientifico ed economico. In questo momento l’Unione europea, così come nel passato l’amministrazione Clinton, utilizza la diplomazia verde per imporre misure commerciali “protezioniste” e impedire ai paesi emergenti di arrivare con le proprie merci sui mercati più ricchi.
Tale diplomazia verde sta penalizzando pesantemente anche l’Italia, basta dire che il ministro degli esteri Massimo D’Alema dice si al “nucleare civile” del dittatore iraniano Mahmud Ahmadinejad, ed è però contrario alla costruzione di impianti nucleari in Italia.

4) Alcuni paesi emergenti sostengono che talvolta le argomentazioni ecologiste vengono utilizzate strumentalmente per limitare il loro sviluppo. Quanto c’è di vero in questa tesi?
I Paesi emergenti parlano apertamente di “ecoimperialismo”, cioè l’utilizzazione dell’ideologia verde per limitare il loro sviluppo, mantenere posizioni di privilegio nel mercato e imporre forme di ingiustizia economica e produttiva.
Tanti i casi eclatanti, tra cui il divieto di utilizzare il DDT per combattere la malaria che ogni anno infetta  trecento milioni di persone e ne uccide un milione e centrmila, e la richiesta sempre più vasta di contadini che intendono utilizzare sementi OGM.
La denuncia dell’ecoimperialismo è sostenuta tra gli altri da movimenti per i diritti civili americani e da ricercatori e contadini africani.

5) Perché in Italia i rifiuti sono un problema mentre in Europa costituiscono una risorsa?
Perché a forza di diffondere paure irrazionali le comunità locali sono spaventate e confuse. La cattiva informazione e l’opposizione preconcetta contro i termovalorizzatori sta favorendo solo i gruppi che non vogliono risolvere il problema e pensano di fare grandi affari speculando sulle discariche esistenti.
Di questo passo, noi italiani pagheremo la raccolta rifiuti sempre di più, senza mai averne un benché minimo beneficio.
I tedeschi ridono di noi perché siamo l’unico paese che paga il biglietto del treno ai rifiuti, che poi vanno a produrre energia per la Germania.
Tutti in Europa utilizzano e costruiscono termovalorizzatori. In Austria il termovalorizzatore di Spittelau fornisce acqua calda a 200.000 famiglie ed è inserito nei tour turistici della città.
Mentre nella nostra bella Italia, continuiamo a raccogliere rifiuti e portarli in discarica.libri.jpg

6) Mentre la Chiesa individua l’uomo come custode responsabile del creato un certo ambientalismo lo considera come un ospite indesiderato. Al concetto di capitale umano viene contrapposta la visione dell’uomo come cancro del pianeta. Cosa determina una differenziazione ideologica e ontologica così marcata?
La concezione biocentrica o ecocentrica delle maggiori associazioni ambientaliste è simile alle concezioni pagane precristiane. Per placare le ire di Gaia chiedono sacrifici, limitando le nascite e impedendo lo sviluppo.  Dal punto di vista etico poi è drammatico constatare che la “nuova etica animalista” che filosofi come Peter Singer propongono prende origine e propaganda tesi eugenetiche.

7) Cosa serve per sconfiggere il catastrofismo di certe major ambientaliste?
Smettere di credere alle loro bugie e provare a vedere che esiste un mondo reale fatto di persone che lavorano, ricercano e propongono soluzioni anche per i problemi ambientali.
Dopo tanti anni di ricerche posso assicuravi che la realtà è molto più avvincente e affascinante degli scenari catastrofici disegnati dai profeti di sventura.