La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)

Fulminati da Al Gore

febbraio 17, 2008

La moda che ha imperversato a New York nel trascorso natale è stata quella del regalo verde. Semaforo rosso, quindi, per mutandine e reggiseno in viscosa ma solo fibre naturale, caccia alle eco-borse Ecoist, fatte con gli involucri di caramelle, snack ed etichette di bibite (http://www.ecoistbags.com/).ecoist-769701.jpg

L’econatale ha coinvolto anche il plurimmortalato albero del Rockefeller center a Manhattan, illuminato per l’occasione da lampadine speciali a basso consumo.

I supermercati hanno sostituito le buste di plastica con quelle di carta e offrono come buoni spesa video e libri del nuovo indiscusso profeta, paladino insigne della pace del mondo: mr. Al Gore.

Gli americani dunque, dopo la guerra, rispolverano per le feste un più confacente impegno sociale “civile” in nome di un consumismo che si rinnova tingendosi di verde. La rivista ecologista Plenty riguardo al pranzo di natale raccomanda di evitare verdure trattate con pesticidi e carne con antibiotici.

Caccia quindi alle boutique alimentari che vendono cibo ecologico, non sicuramente più sano, ma certamente più caro. 

Ma c’è chi è andato oltre, subendo così profondamente l’influenza dei proclami catastrofisti di Al Gore da cambiare radicalmente stile di vita.
pasqualeborriello.jpgIgnorando la circostanza per cui l’annunciato prossimo presidente degli Stati Uniti ha consumato nel 2006 221,000 kWh per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville, c’è chi, fulminato da Una scomoda verità, sceglie di tornare alla vita delle caverne.

I coniugi Beaven conducevano esistenza vita tranquilla nel lusso del loro appartamento nella celeberrima 5a strada di New York fino a quando, guardando il documentario di Gore, si sono sentiti così in colpa di appartenere al genere uomo-inquinatore che hanno deciso di cambiare vita.

Michelle racconta così la conversione: «Sono andata a vedere “An Inconvenient Truth” in un cinema con l’aria condizionata. È stata una chiamata alle armi. Mi sono accorta che tutto quel che stavo facendo nella mia vita contribuiva alla distruzione dell’ambiente. È stato allora che ho deciso di dire basta». beaven.jpgColin e Michelle, con la loro figlia Isabelle ed il cane Friskie, raccontano in un blog, scritto da un internet point vicino, un anno di vita senza prendere ascensori (pur abitando al nono piano), auto, senza tirare lo sciacquone, guardare la tv, senza lavastoviglie, forno, stufa elettrica, rasoio, computer, acquistando cibi biologici da fattorie biologiche, lavandosi i denti col bicarbonato, andando al lavoro in monopattino e convivendo con una colonia di vermi a cui viene data in pasto la propria spazzatura.

Ma non sono i soli. Un gruppo di San Francisco The Compact (sfcompact.blogspot.com), in omaggio al patto del Mayflower firmato dai Padri Pellegrini per fondare una colonia americana che aveva come scopo quello di promuovere il bene comune, sono riusciti ad asternersi per un anno intero dal fare acquisti. Così John Perry, quarantaduenne che lavora nell’IT nella Silicon Valley, spiega che la sua scelta: “significa essere consapevoli degli eccessi della cultura dei consumi e del fatto che stiamo affondando le nostre risorse e impoverendo la gente nel resto del mondo.”

Sempre negli States ci si può imbattere nei Froogles, un gruppo di persone che vivono barattando beni di necessità e vestiti su internet.
amish2.jpgMentre sulla rete sono sorti siti  di non-shopping come freecycle.org e garbagescout.com , sono sempre più di moda le yard sales, i mercatini del proprio usato che gli americani amano organizzare nel proprio giardino di casa nelle belle giornate.
Chissà se l’ideale di vita di questi neo-eco-radical-chic-contestatori non sia proprio quello attuato dagli Amish della Pennsylvania. Le donne non si tagliano mai i capelli e gli uomini dopo il matrimonio si fanno crescere la barba. Non hanno elettricità e si sposano solo nei mesi di novembre e dicembre durante il periodo di pausa di lavoro nei campi.

Jonathon Porritt, noto ambientalista inglese insignito nel 2000 dalla regina del titolo CBE (Commander of the British Empire), già consigliere del governo Blair, ha dichiarato all’Observer: “Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il pianeta, fascismo, comunismo, democrazia, religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Si tratta del consumismo. Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare”.

Il paradosso è questo accanimento contro ogni tipo di acquisto si viene ad esasperare proprio nel momento in cui inizia finalmente a decollare il commercio equosolidale, ex cavallo di battaglia ambientalista, ora accantonato e aumentano prodotti legati alla campagna Product Red, cui parte dei proventi sono destinati alla lotto all’Aids in Africa.


La scienza e…Paola Saluzzi

maggio 6, 2007

paola_saluzzi.jpgSegue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati
alla ricerca?

Sono una curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è nuovo, che va avanti, che cammina rispetto ad una precedente scienza. Mi capita spesso di leggere le pagine dell’inserto dedicato del Corriere della Sera.

Attinge a libri, riviste, manifestazioni ed eventi?

Difficilmente ho occasione invece di leggere libri specifici mentre mi piace seguire certe trasmissioni. Io appartengo a quella generazione che negli anni ’70-80 è stata “beneficiata” da Piero Angelo attraverso una televisione intelligente come quella di Quark che divulgava con un linguaggio accessibile eventi scientifici che arrivavano diretti all’attenzione e al cuore dei ragazzi. Devo quindi ad Angela il mio amore per la scienza e, onestamente, tanta comprensione in materia.

Esiste a suo avviso un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza su temi come ambiente, salute, etc?

Nel tempo ho imparato sicuramente a guardare con una certa distanza la quarkspettacolarizzazione del distrastro ambientale. Mi sono però resa conto anche che se non diamo notizia che qui si sta per morire tutti quanti di inquinamento, tumore, carbone, immondizia che ci invade ma non solo in Italia o Europa. In Angola, camminando su una discarica nella città di Luanda, la capitale ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e avevo perso i punti di riferimento all’interno di quell’unica interminabile distesa di immondizia in cui mi trovavo, immondizia che arriva anche dall’Europa. Sono attentissima a questi argomenti perché penso che non sia vincente la guerriglia per la guerriglia: credo che la Tav è stata fatta in Francia perché è stata spiegata, mentre in Italia molto meno. Da un lato c’è chi per tutelare l’ambiente si barrica immediatamente e chiude i canali di comunicazione dall’altro c’è chi dice “si fa punto e basta”, non spiegando. Serve quindi un canale di comunicazione comune. Proprio qualche giorno ho apprezzato un bell’intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero, il programma di Santoro, che bacchettava tutti quanti, destra, sinistra e centro proprio su questo argomento. Quindi secondo me la scienza va spiegata e va spiegato il pericolo del disastro perché noi siamo il mondo che ha accettato ciò che è accaduto a Chernobyl o a Bhopal in India.

Lei si è impegnata in prima persona sul versante della comunicazione ambientale organizzando la mostra Trash People a Roma

Sono stata tra coloro che hanno portato in Italia in prima persona, lo dico con molto orgoglio, la mostra dello scultore tedesco Ha Scult, primo artista ecologica della Germania degli anni ’60, che ha realizzato di recente mille uomini fatti di 35 tonnellate di immondizia pressata, con scarti di latine, di computer, di macchine lavorate come sagome umane alte un metro 80 sulla falsariga dell’esercito di terracotta che è stato trovato in Cina. Ho ottenuto trashpeopleegypt.jpgdal Comune di Roma il permesso di far invadere con questo esercito Piazza del Popolo a Roma.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?

Fra le tante virtù della scienza c’è quella di aver sdoganato per prima le donne: mi viene subito in mente l’esempio di Madame Curie. Una donna come Rita Levi Montalcini davanti alla vergogna incancellabile delle leggi razziali ha potuto, grazie alla scienza, emigrare, vivere e studiare e diventare grande altrove. Margherita Hack è una donna che parla con le stelle. Io sono cattolica, credente e posso non essere d’accordo con certe prese di posizione della scienza ma trovo molto bello quando la scienza si interroga, senza chiudere la porta, sul concetto del creato. Ho citato delle donne che hanno chiaramente uno stuolo di altre donne al seguito, con nomi altrettanto importanti.

Chi vorrebbe intervistare?

Mi piacerebbe intervistare le ricercatrici. Ho nei confronti dei ricercatori un misto fra passione,ammirazione e una “sana invidia”. Queste persone hanno una vita normale, escono, fanno la spesa, vanno al cinema, hanno una famiglia, un fidanzato, soffrono, piangono, ridono, poi, chiusi in un laboratorio, scoprono qualcosa che rappresenta un passo avanti per salvare una vita. Quando a fare questa è una donna esulto perchè è noto come le donne ancora oggi siano vessate, schiacciate, uccise anche nella vita di tutti i giorni, nelle città cosiddette civilizzate.

Avrebbe qualche proposta o richiesta da rivolgere agli addetti ai lavori?

Si, una sola: raccontateci sempre la verità. Quando e se dobbiamo adottarie il nucleare nel nostro paese, quando Porto Marghera diventa una fabbrica di tumori, quando le emissioni radioattive uccidono la gente, raccontateci la verità perché non è più il tempo delle bugie. La globalizzazione se un bene ha fatto, ha portato  l’informazione ovunque, le finte notizie per tener buono il volgo non hanno più motivo di esistere.


Il libro coraggioso di Marcel Leroux

gennaio 4, 2007

globalwarming5.gif“Come climatologo, sono membro della Societè meteorologique de France e dell’American Meteoroogical Society, come professore di climatologia il mio datore di lavoro è la Repubblica Francese la quale ha adottato la religione ufficiale del “cambiamento climatico” a cui io non aderisco. Per tale mia scelta non sono beneficiario di “fondi neri” ed il mio laboratorio di Climatologia, rischi e ambiente (LCRE) nonostante i legami con il CNRS, non ha mai ricevuto alcun fondo da tale Istituto di Stato, certo per ragioni di eresia. Sono per natura incline alla visioni problematiche e mi ritengo un cartesiano che cerca  di richiamarsi costantemente al precetto primario di Cartesio secondo cui non si deve “mai assumere come vera alcuna cosa che non sia tale con evidenza” (Discours de la methode, 1637).”
Il Prof. Luigi Mariani commenta così l’introduzione di GLOBAL WARMING, MYTH OR REALITY – THE ERRING WAYS OF CLIMATOLOGY, il libro di Marcel Leroux: “Non posso fare a meno di ammirare il coraggio, la “schiena diritta” di quest’uomo con il quale sono stato in contatto epistolare nella lista di discussione Climateskeptics. Un uomo che – un po’ come i profeti biblici – ha il coraggio di scrivere cose non gradite ai poteri forti di oggi (media, ecologisti di professione,   politici, burocrazie nazionali ed internazionali e, naturalmente, una certa “comunità scientifica”).”

Infatti chi oggi si dichiara scettico rispetto ad un tipico approccio alle tematiche del clima che non poggia su basi scientifiche consolidate potrà essere accusato di tutto ma non di essere un opportunista: “anche perché ben sappiamo – continua Mariani – che i veri opportunisti, quando il castello di menzogne si dissolverà come neve al sole, saranno prontissimi a riallinearsi dicendo che loro l’avevano detto fin dal principio. Certo, Leroux, insieme ai pochi che pensandola come lui hanno oggi il coraggio di affermarlo pubblicamente,  potranno sempre testimoniare che “quelli là non l’avevano detto fin da principio”, anche se ad ascoltarli, come sempre, saranno in pochi, e non  certo le categorie che ha avuto il coraggio ed il merito di fustigare.”

Il libro di Leroux ripercorre la storia del concetto di global warming e delle tante contraddizioni dell’IPCC. E’ esemplare la citazione fatta riguardo un surreale congresso tenutosi a Mosca nel 2004, al termine del quale alcuni “scienziati” britannici chiesero ed ottennero che venissero esclusi dai proceedings gli interventi più “scettici” quali quelli del fisico dell’atmosfera Linzen del MIT o dell’entomologo Reiter dell’Istituto Pasteur di Parigi, quest’ultimo reo di sostenere che il cambiamento climatico c’entra poco con l’espansione di malattie tropicali che hanno come vettori insetti (si legga in proposito il resoconto di Roger Bates che appare in un articolo dal titolo emblematico “The british Lysenko, apparso su Economic affairs nel novembre 2004).leroux.jpg
“Alla critica all’approccio al sistema climatico utilizzato dai GCM – spiega Luigi Mariani – segue un’analisi di dettaglio della circolazione  come elemento chiave del sistema climatico e come responsabile della variabilità di tale sistema, una variabilità che l’autore giudica fisiologica e non patologica. 
Un richiamo costante è quello allo “stare ai fatti” e cioè a quello che ci dicono osservazioni e misure, evitando le forzature interpretative. Nel capitolo finale vengono elencate quelle che l’autore ritiene essere le priorità per la climatologia, una scienza che dovrebbe tornare ad occuparsi  del clima e dei suoi legami con la circolazione abbandonando le visioni ideologiche ed unendo in modo efficace aspetti statici e dinamici.”


I due volti dell’ambientalismo – intervista a Antonio Gaspari

dicembre 10, 2006

A due anni dalla presentazione del primo capitolo, Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari pubblicano “Le bugie degli ambientalisti 2” in cui riaffermano il proprio dissenso rispetto a gran parte degli assiomi formulati dal mondo ambientalista.penguins_meet_global_warming_by_brenlez.jpg

Un libro fuori dal coro, che si inserisce nella controversia in atto fra quelli che potremmo chiamare “catastrofisti”  ed “eco-ambientalisti” che sta travalicando gli argini della difesa dell’ambiente per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due diversi sistemi di pensiero. La concezione biocentrica ed ecocentrica viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica travolgendo tutti i temi di pubblico interesse.

Ne parliamo con Antonio Gaspari, direttore del Dipartimento Uomo e Ambiente del CESPAS e del Master in Scienze Ambientali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è tra i fondatori dell’agenzia quindicinale di informazione ambientale “Greenwatch News” e cura l’edizione in italiano dell’agenzia quotidiana “Zenit”.  

1) Ultimamente al  concetto di sviluppo sostenibile è stato affiancato quello di impronta ecologica. Cosa esprimono questi termini?
Sviluppo sostenibile e impronta ecologica sono delle terminologie che vengono utilizzate per porre severi limiti allo sviluppo dei Paesi emergenti.
“Sviluppo sostenibile” è una traduzione impropria del termine inglese “sustainable development” che intende condizionare i processi di sviluppo secondo variabili quali la crescita demografica, il prodotto interno lordo, la disponibilità di materie prime.
Il pregiudizio nasce dall’idea che lo sviluppo è esclusivamente inquinante e per questo va fortemente condizionato. Questa idea è conseguente alla concezione neomalthusiana di uomo come mero consumatore, secondo cui la crescita demografica ed economica delle nazioni è il peggiore dei mali .
Si tratta di una deformazione ideologica del concetto di sviluppo, imposta dagli inizi degli anni ottanta. Nei decenni precedenti le stesse Nazioni Unite parlavano di “développement durable” cioè sviluppo durevole, indicando nel superamento del sottosviluppo la via per vincere la fame, la povertà e garantire il risanamento ambientale.film-warming.jpg
La concezione di sviluppo durevole contrapposta a quella di sviluppo sostenibile è stata fortemente indicata nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite di Johannesburg svoltasi nel 2002. La totalità dei paesi in via di sviluppo e gran parte di quelli avanzati hanno indicato nel progresso tecnologico, scientifico, economico e morale la via per innalzare il livello di vita  dell’umanità  nel pieno rispetto e sviluppo della natura.
L’impronta ecologia è una barzelletta, inventata con l’intenzione di spaventare le persone al fine di limitare lo sviluppo. Secondo i parametri indicati dai sostenitori dell’impronta ecologica, ogni persona per non inquinare il pianeta dovrebbe abitare in una casa al massimo di 30 metri quadri, senza acqua corrente né elettricità, dovrebbe diventare vegetariana e raccogliere il proprio cibo direttamente dalla terra, dovrebbero muoversi solo a piedi o al massimo in bicicletta
.

2) E’ vero che la natura inquina più dell’uomo?
Ma certo!. Basta pensare ai vulcani in attività che secondo gli ultimi dai sarebbero 1500 in tutto il pianeta. In una sola eruzione il Monte Merapi in Indonesia ha distrutto una città e emesso una colonna di fumo alta più di tremila metri. In Ecuador il Tungurahua ha lanciato tonnellate di cenere fino a 12.000 metri. Altro che emissioni delle auto o Pm10. Ci si preoccupa delle allergie, dimenticandosi che per più della metà dipendono dai pollini delle piante. Pensiamo ai rifiuti organici. Ogni animale dal più piccolo insetto fino all’elefante ed alla balena. mangia in proporzione al peso molto di più degli uomini e anche in rifiuti non scherza. All’inizio del 900 a New York c’erano 1 milione e 200 mila cavalli, considerando che ogni giorno un cavallo produce almeno nove chili tra escrementi e urina, si capisce bene perché i rifiuti erano maggiori di quelli odierni. Si ha paura delle radiazioni, dimenticandosi che noi viviamo di “radiazioni” grazie ad una piccola stella, il sole, che è una esplosione termonucleare continua. Il suo raggio all’equatore è pari a più di 100 volte quello della Terra e la sua massa è 743 volte quella totale di tutti i pianeti che gli girano attorno. Tutto questo mostra che la concezione di “inquinamento” normalmente utilizzata è inadeguata e ideologicamente finalizzata solo a criminalizzare le attività e il lavoro umano.

3) Nel libro è descritta una iniziativa europea denominata “Diplomazia Verde”. Può spiegarci in cosa consiste e qual è il suo scopo?
Le istituzioni internazionali così come molti governi nazionali sono pesantemente condizionati da una “lobby verde” la cui ideologia è pesantemente contraria alla crescita demografica ed allo  sviluppo scientifico ed economico. In questo momento l’Unione europea, così come nel passato l’amministrazione Clinton, utilizza la diplomazia verde per imporre misure commerciali “protezioniste” e impedire ai paesi emergenti di arrivare con le proprie merci sui mercati più ricchi.
Tale diplomazia verde sta penalizzando pesantemente anche l’Italia, basta dire che il ministro degli esteri Massimo D’Alema dice si al “nucleare civile” del dittatore iraniano Mahmud Ahmadinejad, ed è però contrario alla costruzione di impianti nucleari in Italia.

4) Alcuni paesi emergenti sostengono che talvolta le argomentazioni ecologiste vengono utilizzate strumentalmente per limitare il loro sviluppo. Quanto c’è di vero in questa tesi?
I Paesi emergenti parlano apertamente di “ecoimperialismo”, cioè l’utilizzazione dell’ideologia verde per limitare il loro sviluppo, mantenere posizioni di privilegio nel mercato e imporre forme di ingiustizia economica e produttiva.
Tanti i casi eclatanti, tra cui il divieto di utilizzare il DDT per combattere la malaria che ogni anno infetta  trecento milioni di persone e ne uccide un milione e centrmila, e la richiesta sempre più vasta di contadini che intendono utilizzare sementi OGM.
La denuncia dell’ecoimperialismo è sostenuta tra gli altri da movimenti per i diritti civili americani e da ricercatori e contadini africani.

5) Perché in Italia i rifiuti sono un problema mentre in Europa costituiscono una risorsa?
Perché a forza di diffondere paure irrazionali le comunità locali sono spaventate e confuse. La cattiva informazione e l’opposizione preconcetta contro i termovalorizzatori sta favorendo solo i gruppi che non vogliono risolvere il problema e pensano di fare grandi affari speculando sulle discariche esistenti.
Di questo passo, noi italiani pagheremo la raccolta rifiuti sempre di più, senza mai averne un benché minimo beneficio.
I tedeschi ridono di noi perché siamo l’unico paese che paga il biglietto del treno ai rifiuti, che poi vanno a produrre energia per la Germania.
Tutti in Europa utilizzano e costruiscono termovalorizzatori. In Austria il termovalorizzatore di Spittelau fornisce acqua calda a 200.000 famiglie ed è inserito nei tour turistici della città.
Mentre nella nostra bella Italia, continuiamo a raccogliere rifiuti e portarli in discarica.libri.jpg

6) Mentre la Chiesa individua l’uomo come custode responsabile del creato un certo ambientalismo lo considera come un ospite indesiderato. Al concetto di capitale umano viene contrapposta la visione dell’uomo come cancro del pianeta. Cosa determina una differenziazione ideologica e ontologica così marcata?
La concezione biocentrica o ecocentrica delle maggiori associazioni ambientaliste è simile alle concezioni pagane precristiane. Per placare le ire di Gaia chiedono sacrifici, limitando le nascite e impedendo lo sviluppo.  Dal punto di vista etico poi è drammatico constatare che la “nuova etica animalista” che filosofi come Peter Singer propongono prende origine e propaganda tesi eugenetiche.

7) Cosa serve per sconfiggere il catastrofismo di certe major ambientaliste?
Smettere di credere alle loro bugie e provare a vedere che esiste un mondo reale fatto di persone che lavorano, ricercano e propongono soluzioni anche per i problemi ambientali.
Dopo tanti anni di ricerche posso assicuravi che la realtà è molto più avvincente e affascinante degli scenari catastrofici disegnati dai profeti di sventura.


Catastrofisti vs Eco-ottimisti

novembre 29, 2006

Attualmente la comunicazione ambientale si divide in due grandi filoni che possiamo denominare ‘catastrofista’ ed ‘eco-ottimista’.Il primo individua nell’uomo l’ospite indesiderato del pianeta terra. Secondo tale teoria l’inquinamento di origine antropica e lo sviluppo demografico stanno provocando una rottura dell’equilibrio climatico e una scarsità delle risorse energetiche e alimentari. In cronachecatastrofe.jpgquesto filone si inserisce “Cronache da una catastrofe” il cui sottotitolo recita: “Viaggio in un pianeta in pericolo: dal cambiamento climatico alla mutazione della specie”.  L’autrice, Elizabeth Kolbert, giornalista statunitense, partendo dall’assunto che “i modelli del clima terrestre elaborati al computer suggeriscono che ci stiamo avvicinando a una soglia critica”, racconta i segnali di pericolo che la natura sta inviando raccolti viaggiando personalmente in giro per il mondo.Annalisa Cicerchia nel suo “Leggeri sulla terra”, sottotitolato “L’impronta ecologica della vita quotidiana”, dimostra come il capitale naturale sia sottoposto ad un tasso di sfruttamento delle risorse e di generazione dei rifiuti ormai insostenibile. Se l’impronta ecologica corrisponde a quanta natura ci serve per soddisfare le nostre necessità, il cittadino terrestre medio ha una impronta di 2,8 ettari globali. “Purtroppo – scrive la Cicerchia – di ettari globali ne sono disponibili solo 2 a persona e anche le altre specie hanno bisogno di risorse”.19_leggeri.jpgIn questo scenario che fa del catastrofismo il gusto corrente un libro fuori dal coro è “Le bugie degli ambientalisti 2”. A due anni dalla pubblicazione del primo capitolo dell’inchiesta, Riccardo Cascioli  e Antonio Gaspari, si pongono l’obiettivo di smontare tutti “i falsi allarmismi dei movimenti ecologisti” diffusi in questi ultimi decenni.  I due autori, basandosi sul dato scientifico, mettono in dubbio la fondatezza delle teorie adottate da chi prefigura prossime catastrofi. Riguardo l’attendibilità dei modelli matematici per la previsione del clima viene opposta la considerazione che: “è difficile non essere scettici quando si nota che i maggiori propugnatori della tesi del riscaldamento globale sono gli stessi che non molto tempo fa agitavano lo spettro del raffreddamento globale”.tornaimmagine.jpgFra le altre verità poco conosciute che il libro intende svelare c’è quella riguardante il concetto di impronta ecologica, alla cui origine vi sarebbe il pregiudizio ideologico verso lo sviluppo economico ed il terrore da parte di alcuni guru ambientalisti no global che altri paesi, come la Cina, possano svilupparsi adottando il tanto vituperato modello occidentale. Gli altri temi affrontati, l’eco-imperialismo, il nucleare possibile, il problema dei rifiuti, la necessità di recuperare una antropologia cristiana, introducono ulteriori spunti di riflessione e discussione in questa infinita disputa fra i propugnatori del fare e quelli del non fare.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/


Mezze stagioni, intere bugie

novembre 22, 2006

0.jpg“La storia passata delle convinzioni umane dovrebbe metterci in guardia. Abbiamo ucciso migliaia di nostri simili perché credevamo che avessero firmato un patto col diavolo e fossero diventati streghe… Dal mio punto di vista c’è un’unica speranza perché l’umanità emerga da quello che Carl Sagan chiamava “il mondo infestato dai demoni” del nostro passato.Quella speranza è la scienza”. Con questo messaggio Michael Crichton chiude il suo ultimo romanzo “Stato di paura”. Lo stato di paura è quella condizione di vita in cui certe associazioni ambientaliste vorrebbero farci vivere.Teorie sempre più catastrofistiche date in pasto ai media da pseudo-scienziati predicono per esempio che il surriscaldamento globale, oltre a modificare la rotazione terrestre, porterà ad una diminuzione della durata delle giornate, oppure che lo scioglimento della Groenlandia causerà l’innalzamento del livello dei mari di circa sei metri, per non parlare della “bomba demografica” che nei prossimi anni provocherà una immane carestia. Potremmo riempire della pagine di simili congetture.A proposito della tesi sul riscaldamento globale occorre fare innanzitutto due precisazioni. È vero che in una piccola parte dell’Antartide stiamo greenhouse.jpgassistendo ad uno scioglimento del ghiaccio, ma è pur vero che la superficie di questo continente è grande una volta e mezzal’Europa e lo spessore del ghiaccio è in aumento, raggiungendo in alcuni punti un’altezza di 10 km.Peraltro, lo stesso dato registrato sullo scioglimento è il frutto di misurazioni riguardanti ben seimila anni. Al riguardo,
Teodoro Georgiadis, fisico dell’atmosfera all’Istituto Ibimet – Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna – è molto chiaro: «Chiariamo che gli allarmi
lanciati su isole prima ricoperte dai ghiacci che ora vedono il loro scioglimento non hanno ragione di essere utilizzati a dimostrazione degli effetti del riscaldamento globale dovuto all’azione antropica. Nel corso dei secoli le temperature sono sempre variate e i ghiacci si sono sempre modificati: basti pensare alla Groenlandia (Grün land, terra verde) così chiamata dai tempi di Erik il Rosso per i suoi verdi pascoli e oggi, ripeto oggi, coperta daighiacci». Le nuove teorie sui cambiamenti climatici sembrano inoltre sconfessare quei modelli che prevedono il clima come un’entità statica, con dei trend di lungo periodo, dimostrando come invece il nostro continente si sia alternativamente raffreddato e riscaldato in modoanche brusco e repentino.4_georgiadis2.jpg«I record storici – precisa Georgiadis – ci permettono però di evidenziare in modo molto preciso l’esistenza di un effetto di “carico-scarico” della massa glaciale. Si riesce, infatti, a dimostrare molto chiaramente che i trend di aumento e diminuzione delle temperature siripetono con frequenze cicliche. Questi fenomeni sono evidentissimi se si considerano gli ultimi 450mila anni di vita del nostro pianeta. Il record di temperatura ottenuto dalle carote glaciali di Vostok mostra infatti un continuo susseguirsi di bruschi aumenti e lente discese della temperatura».Il cosiddetto fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai, andrebbe quindi considerato in una ottica allargata che consideri anche l’eco-sistema i cui tali fenomeni assumono consistenza.«Infatti – prosegue
Teodoro Georgiadis – per quanto riguarda i ghiacciai continentali, troppo spesso si fa riferimento diretto al “riscaldamento globale” senza tenere conto che altri effetti possono avere enorme importanza sul loro arretramento. Ad esempio, come suggerito
da Kaser e altri autori nel 2004, l’arretramento del Kilimangiaro non sarebbe dovuto a un aumento di temperature ma a una rapida diminuzione del contenuto di umidità atmosferica avvenuto attorno al 1880. I regimi dei ghiacciai rispondono, infatti con una estrema lentezza ai cambiamenti dell’ambiente circostante. I ghiacciai alpini, che hanno subito profondi global-warming.jpgarretramenti, risentono direttamente dell’influenza delle isole di calore delle zone a loro prospicienti caratterizzate ormai da una elevatissima urbanizzazione: questo effetto però ha molto poco a che spartire con l’aumento della C02».I catastrofisti, a supporto della loro teoria, riportano dati comprovanti un aumento negli ultimi trent’anni delle temperature, mettendo in relazione questo fenomeno con una tendenza alla crescita dell’anidride carbonica.Da questo assunto parte la teoria dei gas serra che ha dato vita al Protocollo di Kyoto, condizionando la produttività industriale di alcuni fra i paesi più industrializzati del mondo.Ma quello dello scioglimento delle calotte polari è uno degli aspetti più controversi del riscaldamento globale.Secondo molti ricercatori sarebbe evidente un progressivo riscaldamento dei poli e ancora più evidente sarebbe il sempre più marcato assottigliamento dello spessore del ghiaccio al Polo nord: sarebbe variato, secondo le stime più citate, di un valore compreso tra il 10 ed il20% negli ultimi anni. Questo pilastro del cambiamento globale viene però oggi messo in forte discussione dalla  revisione delle misure condotte da satellite. Sembra, infatti, che queste misure soffrano di un sistematico errore di sovrastima della diminuzione dei ghiacci non riuscendo a “penetrare”in modo efficacie il pack. Se questo fosse accertato, sarebbe un altro piccolo tassello diretto alla revisione delle stime dei cambiamenti globali che prevedono per il 2100 una variazione della temperatura media superficiale fino a 8°C. I dati sperimentali rappresenterebberoquindi l’unica possibilità di valutare correttamente l’operato dei modelli che fino ad oggi non hanno dimostrato di potere offrire degli scenari persuasivi per il futuro generando altresì del panico immotivato. In particolare, nelle aree polari caratterizzate da una forte suscettibilità ambientale le misure sono importanti proprio perché lì le eventuali variazioni dovrebbero essere particolarmente amplificate. È quindi necessario garantire un continuo monitoraggio e continuità a questo tipo di ricerche che ci permettono di testare i modelli chevengono poi utilizzati alle nostre latitudini. L’Italia partecipa alle ricerche polari con il proprio programma Pnra (piano nazionale di ricerche antartiche) mediante gli Enti di ricerca più accreditati a livello internazionale Cnr, Enea ed Università.E come i modelli climatici possano condizionare la vita economica di un paese lo spiega Federica Rossi, ecofisiologa, primo ricercatore e responsabile di Ibimet-Cnr Bologna: federica.jpg«Negli anni ’60 i vantaggi competitivi dell’Italia nel settore ortofrutticolo risiedevano fondamentalmente proprio nella spiccata vocazionalità climatica. In questo contesto – continua Rossi – è molto chiaro come l’impatto di cambiamenti climatici potrebbe portare aconseguenze molto forti su buona parte dell’economia nazionale, in particolare per il settoreortofrutticolo. Sono numerosi gli esempi che mostrano come la corretta gestione di un territorio e del microcosmo sociale a esso collegato esaltano la vitalità di entrambi, proprio grazie al legame indissolubile che si crea tra territorio stesso e la sua attitudinealla produzione di una tipicità.Per creare a mantenere l’eccellenza agro-alimentare, e favorire le strategie di ri-qualificazionedel prodotto nazionale, le previsioni basate sui modelli climatici devono essere quindi fornite con un alto livello di precisione. Altrimenti si rischia di fornire scenari climatici incompatibili con la fisiologia della vegetazione che, oltre a produrre allarmi potenzialmente immotivati, possono portare a scelte tecniche dequalificanti e a pianificazioni di pratiche colturali scorrette, che potrebbero mettere in pericolo quantità ma soprattutto qualitàdei prodotti in un mercato estremamente aggressivo».E se i presupposti ipotizzati fossero errati? Se l’aumento della temperatura non fosse legato a quello della C02? E chi l’ha detto che più anidride carbonica porti un danno al pianeta?In base a tali presupposti, gli eco-pessimisti divulgano modelli climatici che illustrano comesarà la temperatura da qui a mille anni.Viene da chiedere se tali modello non abbiano la stessa affidabilità di un oroscopo,dato che, attualmente, è quasi impossibile prevedere se tra dieci giorni pioverà certamente.Luigi mariani.jpgMariani, docente all’Università degli Studi di Milano – Dipartimento Produzione Vegetale, sulle cause del riscaldamento globale avanza una tesi alternativa:«A tale riguardo esiste anzitutto la necessità di districarsi nell’enorme groviglio di cause ed effetti che regge il clima del pianeta, anche valutando in modo sereno le diverse ipotesi in campo e che cercano di fornire spiegazioni in merito alla variabilità del clima. A tale riguardodevo dire che quella dei gas serra è solo una delle ipotesi in gioco, fra le altre ricordo quella solare o quella dei raggi cosmici proposta dal fisico israeliano Shaviv.Concordo con quegli studi che mostrano come il mutamento del clima non è di solito graduale ma si manifesta invece con brusche transizioni (salti) da una fase climatica all’altra. Uno dei salti che è più familiare a noi europei è quello nel regime delle correnti occidentali, quelgrande fiume d’aria che scorrendo da ovest verso est alle medie latitudini determina gran parte dei caratteri del clima europeo e mediterraneo. Infatti all’ultimo di tali “salti”, verificatosi intorno alla fine degli anni 70, è da attribuire la lamentela secondo cui non nevica più comeuna volta». «È a questi cambiamenti di fase – prosegue Mariani – di cui, il più spettacolare e cruciale per la stessa sopravvivenza della nostra civiltà è senza alcun dubbio la transizioneda regime interglaciale a regime glaciale, che abbiamo l’assoluta necessità di prestare più attenzione cercando modelli in grado di descriverli e se possibile di prevederli».Mai come in questi ultimi tempi, però, gli scienziati e i ricercatori rivendicano l’indipendenza della scienza dalla politica. «A tale proposito – afferma Mariani – voglio precisare che non è tanto in discussione la necessità di mitigare l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi, in quantosolo un cieco può non cogliere l’importanza di ciò.Spaventa invece vedere che anziché richiamarsi ad indicatori di impatto oggettivi(esempio l’urbanizzazione, la desertificazione, la massiccia riduzione della biodiversità) sifaccia invece ricorso all’indicatore più difficile ed aperto al dubbio, quello climatico. Viene allora il sospetto che sia molto più facile e demagogico concentrarsi su un tema come quello del clima, in cui le responsabilità precise sono difficilmente individuabili se non in termini di “civiltà occidentale” o “governo americano” o “Stato imperialista delle multinazionali”che non porre l’attenzione su aspetti molto più concreti e che dietro alle responsabilitàhanno nomi e cognomi. Da questo punto di vista a mio parere la responsabilità dei movimentiecologisti è veramente enorme. Alla luce di ciò la vulgata alla “professor Sartori” (politologocon velleità di climatologo, come attestano alcune infelici sortite dal fondo del “Corrieredella Sera”) secondo cui un clima per sua natura stabile sarebbe stato instabilizzato dalla perfida azione dell’uomo, appare francamente un po’ debole. Proprio perciò – conclude LuigiMariani – un ricercatore onesto non può a mio parere piegarsi a questo che io considero un gioco al massacro e deve viceversa mantenere quell’indipendenza di giudizio che tuttavia oggi deve pagare pesantemente in termini di finanziamenti alla proprie ricerche».