La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)

Piccoli obesi crescono. Il ruolo dell’educazione alimentare

novembre 19, 2006

obesi_page_1_image_0001.jpgQuello di una corretta alimentazione è oggi uno dei temi più dibattuti. La consapevolezza che una corretto stile di vita possa tradursi in un miglioramento della qualità della vita ha fatto crescere il desiderio di una conoscenza sempre più approfondita di cosa e come mangiamo. 

I ritmi stressanti della vita quotidiana e una disponibilità alimentare sempre maggiore hanno portato degli inevitabili squilibri nelle abitudini alimentari che è bene non sottovalutare. 

Le fasce economicamente più deboli risultano quelle più colpite da patologie dovute non più a scarsa ma a cattiva alimentazione. 

Occorre quindi fornire all’opinione pubblica una informazione puntuale e corretta che insegni a mangiare bene non ricorrendo alle illusorie scorciatoie di diete miracolose o adottando modelli nutrizionali squilibrati proposti da pubblicità che esibiscono giovani dai fisici anoressici. 

A tal proposito Michele Carruba – farmacologo e presidente della Società Italiana sull’Obesità – mette in guardia dai rischi connessi all’uso dei farmaci perdi-peso: “C’è un abuso di questi prodotti e a utilizzarli in modo sbagliato sono soprattutto le persone che devono perdere pochi chili prima di andare in spiaggia”. “Questo – aggiunge Carrubba – è il risultato di una cultura che propone il dimagrimento come un risultato estetico e non di salute”. Un altro pericolo estivo è cadere spesso in tentazioni gastronomiche non sempre salutari: “Purtroppo una buona parte degli italiani – continua Michele Carruba –  parte già con l’idea di mangiare parecchio e di sperimentare tutte le prelibatezze che la buona tavola offre durante la stagione estiva. Ma se non esiste alcuna controindicazione nell’assaggiare i prodotti locali dei paesi in cui si soggiorna è altamente sconsigliato programmare una vacanza orientata esclusivamente verso la buona tavola”. 

Un esempio di come una cattiva alimentazione conduca ad vere patologie è quello dell’obesità adulta e infantile, da considerare ormai come una vera e propria malattia. 

Per il dr. Gianvincenzo Barba, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’ Alimentazione del CNR, la cause dell’aumentare dei casi registrati di obesità sono dovuti ai mutamenti dello stile di vita che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. “Tali mutamenti – spiega Barba – hanno avuto un enorme impatto sulla comparsa di quella che oggi è definita come ‘l’epidemia di obesità’. Parliamo di stile di vita in senso generale perché se, indubbiamente, si ingrassa perché si mangia troppo, d’altro canto dobbiamo riconoscere che conduciamo una vita sempre più sedentaria: disegno urbano inadeguato, televisione, computer. Hanno avuto ragione Battle e Brownell nel dire che viviamo oggi in un ‘toxic environment’ un ambiente tossico che è il più adatto per lo sviluppo di obesità.”  

L’obesità ora non risparmia nemmeno il mondo dei piccoli. Ci si pone quindi il problema se è possibile intervenire in tenera età.  

“Non solo si può, ma si deve! – continua Barba – Curare l’obesità dell’adulto è spesso difficile e gravato da frequenti insuccessi. Prevenire precocemente ci permette di modificare questo circolo virtuoso e migliorare lo stato di salute della popolazione non solo relativamente al presente ma soprattutto in prospettiva futura. Se oggi circa il 40% dei bambini del nostro paese sono in sovrappeso potremmo aspettarci in un futuro prossimo di avere adulti un numero uguale o maggiore di adulti in sovrappeso  con costi sociali e sanitari difficilmente sopportabili. Prevenzione quindi, prevenzione precoce, e prevenzione a livello di popolazione in età infantile, l’unica risorse per affrontare il problema in maniera ‘causale’.” 

Spesso si parla del ruolo che devono avere i mass media e le istituzioni in una corretta informazione e prevenzione dei disturbi alimentari ma è il ruolo della famiglia ad essere centrale e prioritario. La famiglia gioca certamente un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’obesità infantile a livello di popolazione.  

“E’ infatti in famiglia – spiega il ricercatore del CNR – che le cattive abitudini alimentari nascono e si consolidano ed è spesso in questo contesto che si manifestano i segni di ‘disagio’ della crescita del bambino di cui spesso l’obesità è l’espressione conclamata. La diminuzione del contatto tra genitori e figli facilita inoltre l’assunzione di stili di vita inadeguati: quale genitore, almeno una volta nella vita, non ha invitato il proprio figlio a ‘guardare la televisione’ perché preso da altri impegni ? E’ un esempio, naturalmente, ma penso sia un fenomeno di riscontro abbastanza comune nella storia di bambini con problemi di peso corporeo.”  obesi_page_3_image_0001.jpg

Nel dopo guerra ci si arrangiava mangiando quello di cui di volta in volta si disponeva, oggi, invece,  alimentarsi non significa più sopravvivere e una corretta educazione alimentare è indispensabile per prevenire le cosiddette “malattie del benessere”.  Mentre qualche decennio si moriva per mancanza di cibo, oggi si muore per eccesso di cibo. Quindi è necessario disporre di una cultura della nutrizione  che si sviluppi di pari passo con il livello culturale che fa da cornice al proprio
ambiente di vita. 

Sul problema dell’obesità è intervenuto con studi dedicati anche l’Osservatorio Grana Padano che nasce nel 2004, grazie all’impegno del Consorzio tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale).  

Il Dr. Domenico Tiso, coordinatore scientifico, spiega che l’obiettivo dell’Osservatorio è: “Ottenere una stima qualitativa delle abitudini alimentari e degli errori nutrizionali degli italiani, fornire al medico uno strumento operativo per agevolare un’anamnesi nutrizionale più sensibile, nel rispetto e a completamento dell’attività clinica svolta in ambulatorio ed iniziare a diffondere la cultura della corretta nutrizione come condizione sempre più necessaria alla diminuzione delle patologie croniche.” 

L’Osservatorio dall’inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana attraverso il contributo attivo dei Medici di Medicina Generale e i Pediatri di famiglia.  

La ricerca condotta ha evidenziato che il 14 per cento della popolazione studiata, sia nell’età pediatrica che in quella adulta, è obesa.  

“La fascia più colpita dall’obesità, in età pediatrica – afferma Tiso – è quella compresa tra i 7 e i 10 anni con un 17 per cento della popolazione italiana. Tutte le regioni del Sud si posizionano sopra la media nazionale e in Sicilia, si registra quasi un 19 per cento di obesi tra
la popolazione. Il Trentino Alto Adige vince la targa di Regione più ‘magra’ d’Italia con il 5,3 per cento di obesi sulla popolazione.” 

Va sottolineato che sovrappeso e obesità, una volta consolidati, sono difficili da correggere e, se compaiono durante l’infanzia, tendono a persistere nell’adolescenza e in età adulta. 

Il problema principale è la scarsa educazione alimentare che dimostrano gli italiani quando siedono a tavola. 

“Solo un italiano su dieci – spiega Domenico Tiso – rispetta la raccomandazione dei nutrizionisti: 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Mediamente si arriva a superare di poco le 3 porzioni.” 

La situazione poi varia decisamente da regione a regione: “Al Lazio – continua Tiso – spetta la maglia rosa con 4,4 porzioni al giorno, è questo il risultato che più si avvicina alla regola del five a day. Nel Sud il consumo di vegetali risulta, paradossalmente, sotto la media nazionale. È importante ricordare che consumando 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, quest’ultima meglio cruda o cotta a vapore, e scegliendo 5 prodotti di colore diverso, si garantisce all’organismo un’assunzione variegata dei nutrienti. Va ricordato, inoltre, che per beneficiare al meglio dei vantaggi che i vegetali offrono, è necessario consumarli freschi e in stagione in quanto in queste condizioni forniscono il massimo delle proprietà nutritive.”