La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)
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Baby malati

ottobre 6, 2007
Allergie, asma, disagi psicologici…le statistiche parlano di aumenti vertiginosi in età pediatrica. Ma spesso sono i genitori a eccedere in allarmismo, in prescrizioni e a trasferire sui figli le loro paure

pillole.gifNell’immediato dopoguerra i bambini sperimentavano per le strade giochi rudimentali, formandosi a colpi di contusioni ed ecchimosi. Gli anni del terrorismo li costrinsero tra le mura di casa o nel gruppo del muretto: il timore era farsi male sul serio. Negli anni ’90 l’industria scopre che grazie allo sboom demografico i bambini rappresentano ottimi clienti a cui piazzare (oltre che vestiti, merendine, etc.) videogiochi solitari, che però si scoprono essere ben più nocivi, almeno a livello mentale. Oggi è l’industria farmaceutica a vedere nei ragazzini il target di un nuovo business: integratori, medicine e psicofarmaci possono essere venduti non solo ai genitori, ma anche ai figli.
Un mercato potenziale ragguardevole: in Italia i pazienti in età pediatrica, al di sotto dei 14 anni, sono 8.103.000. Un mercato supportato da studi e statistiche secondo cui i nostri bambini stanno sempre peggio: non moriranno certo di tubercolosi o di malaria, ma sono dei malati cronici. Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association afferma che il 9 per cento dei piccoli americani soffre di asma, il 6 per cento di ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e il 18 per cento è da considerarsi obeso.
cavagni.jpgQuello delle allergie è certamente il fenomeno più diffuso: “Attualmente il 30 per cento dei bambini italiani ne soffre e il fenomeno è in crescita, basta pensare che il 10 per cento della popolazione infantile è affetto da asma allergica” afferma Giovanni Cavagli, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Allergologia Pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Secondo lo studio Sidria le affezioni allergiche più diffuse fra i 6 anni e i 15 anni, a parte l’asma, sono la dermatite atopica (circa 20 per cento), le riniti (18 per cento) e le intolleranze alimentari (7 per cento)”. Allergie “da pollini, da polvere domestica, da cibi, da animali domestici, da muffe, da veleni di insetti”, prosegue Cavagli, e “fra le emergenti quella da lattice di gomma, impiegato per biberon e succhiotti”.
albani.jpgMa veramente i bambini malati sono aumentati? Risponde il pediatra Roberto Albani, collaboratore dell’inserto ‘Salute’ del Corriere della Sera e di riviste e programmi televisivi, esperto del rapporto tra genitori e figli. “Dalla metà degli anni ’70 non mi sono accorto dell’aumento di malattie di cui si parla. Le allergie respiratorie, per quanto mi riguarda, sono invariate e prima o poi colpiscono più dell’ottanta per cento delle persone, ma è insolito che siano gravi. Anche le allergie alimentari, contrariamente a quanto molti miei colleghi affermano senza produrre prove convincenti, non sono in aumento e colpiscono ancora solo il 2-3 per cento di bambini e adulti. Tuttavia, il gran parlare che si fa di queste e altre patologie scatena preoccupazione nei genitori, facendo percepire loro rischi e pericoli dappertutto e inducendoli a un ‘consumismo medico’ ingiustificato e pericoloso”.
Basta una linea di febbre e la mamma non ci pensa due volte a propinare lo sciroppo. Tra il ’99 e il 2000 negli Usa sono state prescritte 11 milioni di cure per l’otite sotto i 15 anni. L’abuso di antibiotici ha generato la moltiplicazione di batteri resistenti: il 30 per cento dei ceppi di streptococco, principale causa della polmonite, risultano ormai indifferenti ai macrolidi, una delle classi di antibiotici più somministrate negli ultimi anni. E c’è il rischio che un giorno infezioni anche banali non possano essere più curate. Negli Stati Uniti i Centers of Disease Control di Atlanta hanno lanciato una campagna di informazione al motto de ‘A volte la migliore terapia è la pazienza’. Aspettare che passi senza ricorrere a terapie esagerate. “Anche da noi sarebbero opportune delle linee guida. Molte volte la prescrizione è voluta dai genitori. Più è alto il livello culturale, minore è la richiesta” dice chiodo.jpgMarta Ciofi dell’Istituto superiore di sanità. Concorda Francesco Chiodo, infettivologo e pediatra all’università di Bologna: “Purtroppo l’antibiotico viene confuso da molte mamme come antifebbrile. Questo impiego inappropriato, unito al dosaggio errato, ha favorito la selezione di ceppi resistenti ad alcuni farmaci”. Si dimentica che sotto i 5 anni l’80 per cento delle infezioni sono virali, quindi non andrebbero curate con gli antibiotici. “Tenete sotto osservazione il bambino per due giorni. Se continua a mostrarsi sofferente nonostante la temperatura sia calata con gli antipiretici chiamate il medico, toccherà a lui distinguere”.
“E’ colpa dei genitori se sono malati” estremizzano alcune associazioni secondo cui “con qualsiasi vaccino si destabilizza la flora batterica intestinale, le immunoglobuline, squilibrio tra le funzioni Th1 e Th2, quindi si crea immuno deficienza acquisita”, a causa “di una guerra batteriologica instaurata con i vaccini e gestita dalle multinazionali dei farmaci”.
Insomma: sarebbero soprattutto le ansie genitoriali e materne a determinare la medicalizzazione di sintomi a volte passeggeri e tipici dell’età. Nulla di strano, perciò, che proprio i disturbi causati da ansia crescano vertiginosamente in età pediatrica: per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la depressione rappresenta la quinta causa di malattia in Europa nei minori di 14 anni. Nel nostro paese un adolescente su due dichiara sofferenza psichica, secondo una indagine Eurispes, mentre secondo il Ministero della Salute almeno 730.000 bambini soffrirebbe di turbe psichiche e disagi mentali e per testa.jpgl’Istituto Mario Negri 35.000 sono sotto trattamento antidepressivo. L’Istituto Superiore della Sanità fornisce però dati molto meno preoccupanti: la depressione avrebbe una prevalenza dello 0,3 per cento in età prescolare, del 2 per cento nella scuola primaria, del 4–8 per cento nell’adolescenza, quando la prevalenza nelle femmine è doppia rispetto ai maschi. E tra i 14-17enni il 6 per mille dei maschi e l’11 per mille delle femmine prende antidepressivi.
Le cose che preoccupano di più il dott. Albani “sono gli aspetti deleteri del consumismo. Per esempio, l’eccesso di offerta di cibo, sta provocando un forte aumento, questo innegabile, di sovrappeso e dell’obesità. Inoltre il ‘consumismo psicologico’, cioè la grande offerta di psicologia spicciola e cialtrona, impaurisce sempre più i genitori sulle conseguenze dei loro atti di autorità, così quasi tutti rinunciano a una sana azione di contenimento, limitazione ed educazione. I genitori oggi fanno di tutto per risparmiare ai figli le più piccole sofferenze inerenti la vita comune e li rendono incapaci di sostenere difficoltà e sfide e di dar senso alla propria vita.
cantelmi.jpgPer Tonino Cantelmi, docente universitario e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, “l’ansia dei genitori è fonte di disturbo in quanto inquina la relazione, falsando ed alterando le capacità del bambino di sperimentarsi positivamente e di ricevere ed elaborare feedback in base ai quali crescere, conoscere e costruirsi la sua identità. L’ipocondria e il salutismo esasperato si possono rintracciare nella difficoltà delle famiglie di costruirsi un’identità solida come nucleo, da ricondursi ad esempio alla problematicità di potersi confrontare per con altri genitori o con esperti nella propria esperienza e nel nuovo ruolo acquisito. Il figlio diventa lo specchio delle proprie fragilità, insicurezze e frustrazioni assumendo il ruolo riparatore per le dinamiche psicologiche non risolte o affrontate dal genitore come persona e dalla coppia genitoriale”. 

Psicofarmaci pediatrici, una vittoria delle lobby

luca-poma.jpgLa polemica sull’uso dei psicofarmaci in età pediatrica è sempre rovente dopo che l’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato nello scorso marzo l’uso del Prozac in età pediatrica. “L’iniziativa non è delle autorità sanitarie pubbliche, ma della Ely Lilly Co., il produttore del farmaco, che ha  avanzato richiesta in tal senso ed ha attivato i  propri potenti mezzi di lobby”  denuncia Luca Poma, portavoce di ‘Giù le Mani dai  Bambini’. Pietro Panei del Dipartimento di ricerca e valutazione dei farmaci dell’Istituto Superiore di Sanità illustra il punto di vista dell’istituto. “Il Prozac è un’antidepressivo SSRI registrato per uso pediatrico dall’Agenzia regolatoria europea del farmaco (EMEA). L’Italia è obbligata a recepire tale decisione come paese membro dell’Unione e l’autorizzazione all’uso del Prozac è positiva perché indica quale antidepressivo utilizzare tra i tanti finora usati off label, cioè senza indicazione autorizzata. Si tratta di inserire questo farmaco in un piano terapeutico.iss.jpg
Preoccupato per l’abuso degli psicofarmaci è invece lo psichiatra Marco Quintiliani, esperto di tematiche adolescenziali: “La terapia farmacologica può essere utile, non bisogna essere oscurantisti, ma solo in determinati casi. In realtà per questi problemi una terapia famigliare o semplicemente l’appoggio ai genitori, o addirittura una terapia agli stessi genitori, risolvono i sintomi del bambino senza bisogno di terapia farmacologica. Dipende tutto dalla corretta diagnosi”. Per Quintiliani, il numero sempre maggiore di bambini ‘malati’ si spiega col fatto che “l’ambiente fisico in cui viviamo è sempre meno adeguato, inoltre un’informazione ideologica e non corretta crea ansia genitoriale, per cui il sintomo infantile diventa una richiesta di visibilità come singolo individuo e una richiesta di attenzione e aiuto psicologico”. La risposta ‘chimica’, dunque, come scorciatoia gradita al marketing per una famiglia dove i genitori non sono in grado di ascoltare i propri figli, dare risposte adeguate e disponibili a fare un percorso non sempre facile, ma che permette di crescere e far crescere.

Meno pillole, più sport

calcio.gifLo sport può essere la giusta risposta per far crescere sani i propri figli, spiega Isabella Gasperini, psicologa e psicoterapeuta del Bambino Gesù di Roma e collaboratrice della Scuola Calcio Cisco-Lodigiani. “Lo sport permette ai bambini di mettersi in gioco in un contesto dove i genitori sono lontani, consentendo anche di sperimentare modalità reattive alle situazioni ansiogene: la sconfitta, il sentirsi ai margini, affrontare i bambini più spavaldi, sono stimoli che portano il bambino a ‘emanciparsi’ e ad accorgersi di aver fatto dei progressi, facendolo sentire più sicuro di se stesso.
Lo sport praticato dai bambini può essere utile anche ai genitori eccessivamente allarmisti?
“Lo sport garantisce al bambino di crescere più forte, essendo più esposto a cambiamenti di clima e di temperatura e attraverso una sana alimentazione. La circostanza che il proprio figlio disputi una partita magari sotto la pioggia può aiutare il genitore esagerato a diventare meno morboso”.
Qual è l’atteggiamento con cui i bambini devono praticare lo sport?
“L’atteggiamento adeguato è per lo più sconosciuto ai genitori. Si iscrive un bambino in palestra per evitare che giochi alla play station tutto il pomeriggio o per cercare un futuro campione. Lo sport è invece una metafora della vita stessa. L’ atteggiamento adeguato è permettere al bambino di esprimersi, inducendolo a seguire l’istruttore (il bravo istruttore!), a divertirsi e a non demordere”.


Italia in polvere

marzo 16, 2007

cocaina_vignetta-di-karma.gifLo stupore espresso dal ministro Amato in occasione del sequestro a Napoli di una tonnellata di cocaina rappresenta l’eterna incapacità della politica di comprendere i disagi sociali: “Vi rendete conto? – si è chiesto il ministro – non è detto che fosse destinata tutta alla Campania, però, se si è sequestrata una tonnellata vuol dire che c’è un consumo gigantesco di cocaina in Italia e torno a dire che non si può chiedere alle Forze dell’ordine di contrastare il traffico di droga se c’è una domanda che viene dalle famiglie, da giovani e adulti, se la nostra collettività esprime – ha proseguito Amato – una domanda di cocaina così spaventosa”.
Eppure, basterebbe leggere i giornali e le ricerche per rendersi conto che l’emergenza non è mai cessata. Una inchiesta condotta da Repubblica ha svelato come acquistare della cocaina sia semplicissimo. In circa tre ore il giornalista rivolgendosi a sconosciuti frequentanti della vita notturna romana è riuscito a raccogliere otto dosi al modico prezzo di 50 euro al grammo.
Ad Arezzo Wave un cronista delle Iene non doveva neppure fare la fatica di chiedere: come è entrato nel campus è stato sommerso di offerte da parte dei pusher. Per la cronaca, il rave da quest’anno è stato espulso dalla città toscana.
Il Laboratorio Previsionale condotto l’11 e 12 novembre 2006 da Prevo.Lab., l’Osservatorio Previsionale sulle droghe della ASL Città di Milano, ha rilevato che gli utenti dei SERT (Servizio Recupero Tossicodipendenti) sono aumentati del 28% ed ha previsto che nei prossimo tre anni il numero dei consumatori di coca aumenterà del 40-50%.
Che la polvere bianca sia una sostanza che non passa di moda si sa bene.foglie.jpg
L’adozione della “microdose” si è rivelata commercialmente e socialmente vincente. 20 mg. di cocaina, poco più di 6 striscie, sono acquistabili dovunque a prezzi accessibili.  I venditori della cannabis ora vendono anche cocaina e quindi chi considera innocuo lo spinello prima o poi sarà portato a cedere all’offerta del distributore provando anche la cocaina.
Secondo l’EURISPES sono oltre 2.130.000 gli individui che hanno sperimentato la cocaina almeno una volta nella vita.
Anche secondo l’Ipsad del Consiglio Nazionale delle Ricerche almeno 2 milioni di italiani hanno sniffato cocaina nella loro vita mentre i consumatori abituali sono raddoppiati passando dai 350.000 stimati nel 2001 ai 700.000 stimati nel 2005. Risultano addirittura triplicati quelli che fanno uso di allucinogeni e stimolanti.
L’istituto di fisiologia clinica del CNR ha condotto una indagine fra gli studenti del Lazio di  compresa fra 14 e i 19 anni, scoprendo che su un campione di 250mila ragazzi  12mila hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze stupefacenti e circa 7,5mila hanno fatto uso almeno cinque volte di cocaina.
Una indagine effettuata tra il 26 e 27 gennaio 2006 dall’istituto di ricerca DOXA sulla percezione sociale sul tema della diffusione delle droghe in Lombardia ha rivelato come l’idea della droga sia associata al buco, alla siringa e i consumatori di sostanze stupefacenti appartengono in prevalenza alla fascia d’età compresa fra i 15 e i 24 anni seguiti dai 50-64enni.
san-patrignano.gifChi si avvicina dunque alla polvere bianca protetto da una diffusa accettabilità sociale non è consapevole che dopo poco si trasformerà in un tossidipendente e chi lo è già difende il suo diritto a drogarsi in nome della libertà individuale.
Non si può quindi non essere d’accordo sulla necessità di agire sul contesto sociale. La distruzione dell’esempio valoriale fornito dalla famiglia fondata sul vincolo matrimoniale in favore di unioni fondate su un vincolo contrattuale è l’esempio di come una certa ideologia intende rompere con qualsiasi senso di appartenenza in favore di una libertà senza misura, una non-libertà, madre di un edonismo spicciolo.
Il culto esasperato delle libertà individuali, tipico di una società contemporanea vittima di una tenace desacralizzazione, sta imponendo dei valori che non mirano più a vincolare i comportamenti individuali.
E proprio dalla mancanza del senso di appartenenza dell’individuo verso la società e la famiglia che trae il proprio nutrimento la cultura della droga.
Ha fatto bene Amato a denunciare il disorientamento di una società che esprime una domanda “spaventosa” di cocaina ma finchè si intenderà proteggere chi ne fa uso dietro lo scudo della «modica quantità per uso personale», sdoganando socialmente le cosiddette “droghe leggere”, non si farà altro che alimentare la piaga della tossicodipendenza.
La cocaina modifica pian piano la personalità in senso paranoideo e psicotico. Il cocainomane si barrica in casa perchè è convinto di essere perseguitato, dopo l’euforia sopraggiunge la depressione e  i più “fortunati” possono assistere ai “bagliori della neve”, spettacolari allucinazioni a cui fanno seguito straordinari attacchi di panico.
La battaglia per la liberalizzazione delle droghe fatta dalla sinistra radicale italiana probabilmente sarà anche utile per tagliare i profitti della mafia ma metterà in mano ad un quattordicenne non una pistola a salve, come qualcuno vuol far credere, ma un arma mortale.
Proprio verso gli adolescenti è rivolta la preoccupazione di Benedetto VXI, ai giovani  che hanno “smarrito il senso della vera gioia” e la cercano “nel consumismo, nei paradisi sanpa.jpgartificiali della droga e di ogni forma di alienazione”.
Lapo Elkann era uno di quei ragazzi che usavano abitualmente cocaina pensando fosse una droga “buona”. “Quando mi sono svegliato dal coma – racconta –  pensavo di essere in ufficio. Ho aperto gli occhi e ho chiesto: “Dov’è la Fanta?”, ne tenevo una bottiglia sempre sul tavolo. Nessuno ha risposto. Mi sono guardato intorno, prima ho visto un’infermiera, poi ho girato la testa a destra: c’era un ragazzo nel letto accanto. Solo allora ho capito dov’ero. Poco dopo quel ragazzo, che aveva la mia stessa età, sarebbe morto. Io invece sono stato graziato da Dio. Sono ancora vivo e questa è una seconda vita”.
Ma non tutti hanno una seconda possibilità: solo nel mese di gennaio sono morte per droga 9 persone e 771 spacciatori sono stati arrestati.

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