La scienza e..Valentina Vezzali

ottobre 15, 2008

Valentina Vezzali, pluricampionessa di scherma nella specialità fioretto, è uno dei simboli sportivi del nostro Paese. Inizia a tirare a soli 15 anni vincendo per tre volte di seguito il titolo iridato al Campionato mondiale cadette. Da lì, è una cavalcata trionfale. Categoria under 20: medaglia di bronzo nel 1990, d’argento nel 1992, d’oro nel 1993 e 1994. Debutta alle Olimpiadi nel 1996, ai Giochi di Atlanta, ed è medaglia d’argento individuale e d’oro nella prova di squadra. A Sidney 2000 conquista l’oro, e si ripete ad Atene 2004. Campionessa del mondo di scherma nel 2005 a Lipsia, a soli quattro mesi dalla nascita del figlio, ad agosto 2008, a Pechino, è ancora oro.
E’ l’atleta italiana che ha conquistato più medaglie d’oro ai giochi olimpici. Fa parte del gruppo sportivo delle Fiamme oro della Polizia di stato. E’ sposata e ha un figlio di tre anni. Nel 2006 ha pubblicato una autobiografia dal titolo “A viso scoperto”.

Segue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati alla ricerca?
Purtroppo riesco a seguire solo le notizie di stretta attualità. Ogni tanto guardo su Sky qualche documentario con mio figlio, soprattutto quelli che parlano del mare e dei pesci, perché lui li adora. Apprezzo moltissimo Piero Angela e le vecchie puntate di Quark: pur non avendo interessi particolari resto affascinata da questi lunghi ‘viaggi’.

Come andava a scuola nelle materie scientifiche? Ha mai pensato di svolgere una professione di carattere scientifico?
Avevo una piena sufficienza, ma di certo non brillavo. A professioni di carattere scientifico non ho mai pensato. Credo comunque sia necessaria una predisposizione per lavorare in questi settori.

Una volta ha dichiarato che prima di farsi visitare ci pensa sempre due volte. Ha scarsa fiducia nella medicina?
No, anzi, ho piena fiducia nei medici e nel mio staff. A volte ho paura della diagnosi e quindi ho timore di andare dal medico.

Quanto c’è di scientifico nella preparazione di un atleta di oggi a livello internazionale?
Praticamente ogni cosa. Dall’alimentazione con la dieta a zona agli esercizi mirati e ‘ad personam’. Tutto viene monitorato quasi quotidianamente. Io stessa sono seguita da un équipe di medici e nutrizionisti davvero impagabili.

Ha fiducia nella ricerca volta ad assicurare la correttezza delle competizioni?
Certamente. In tal senso credo si possano fare importanti passi avanti. Debellare il doping è un dovere. Ritengo inoltre che la tecnologia, se ben applicata, possa risolvere tantissimi problemi anche dal punto di vista arbitrale.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita, in ambito sportivo o non?
In ambito sportivo non ne vedo l’urgenza. In ambito sanitario sì. Non saprei indicare con specificità in che settore, ma vorrei sicuramente che la ricerca, che purtroppo in Italia vive un momento di stallo, potesse fare passi da gigante per risolvere i problemi di salute.

http://www.almanacco.rm.cnr.it/articoli.asp?ID_rubrica=4&nome_file=01_17_2008
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La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)

La scienza e…Pulsatilla

agosto 17, 2008
copyright Bompiani

Pulsatilla è ossessionata dalla scrittura fin da piccola. A 20 anni raggiunge la finale del prestigioso Premio Campiello giovani. Dopo l’esperienza di copywriter a Milano si trasferisce a Roma. Il suo blog diventa un caso letterario. Un editore le offre la possibilità di scrivere il suo primo romanzo “La ballata delle prugne secche”, una storia con diversi spunti autobiografici in chiave comica che diventa uno libri più venduti del 2006. A maggio esce nelle librerie il nuovo libro: “Giulietta Squeenz” edito da Bompiani, che ha per protagonista Giulietta, la cui storia comincia quando ha 8 anni e finisce quando raggiunge i trenta anni tra mille peripezie. Siamo andati a trovarla nella sua abitazione di Roma, deliziosa ed informale, forse l’unica con la porta d’ingresso gialla.

Segui i fatti di natura scientifica? Quali sono le  fonti di informazione che ritieni più efficaci per la diffusione del sapere scientifico?

Vedi quel televisore (..un plasma attaccato al muro)? E’ un aggeggio nuovo di due settimane e penso di averlo acceso non più di tre volte per vedere i Simpson e Mtv.  Quando sono dal dentista e sfoglio Focus mi diverto a leggere le soluzioni proposte a grande domande tipo  “ma la carta da forno si può usare anche in frigo?”,  “Ma è proprio vero che chi beve vino campa 100 anni?”

Che ne pensi delle grandi questioni che  monopolizzano i media, come quella del riscaldamento globale e del catastrofismo imperante?

Il catastrofismo è storia vecchia: siamo catastrofisti più o meno ogni 10 anni. Annunciamo che il mondo finirà entro 10 anni e poi non accade nulla
Ho molta fiducia nelle capacità reattive del nostro pianeta, che ritengo più intelligente di noi. Per quello che mi riguarda non ho la macchina, non ho il motorino, faccio l’amore con la luce spenta….

Hai mai scritto di ambiente?

Ricordo un mio articolo per Max sull’ecosex dove ho scritto dei giocattoli erotici in pvc, che incrementano i livello di diossina, della pillola che finisce attraverso le urine nel mare facendo nascere pesci con il terzo occhio come i Simpson e dei falsi ambientalisti. Hanno aperto a Portland un fantastico locale di spogliarello, si chiama Casa Diablo, dove non sono ammesse pellicce o pelli e vengono serviti solo hamburger vegetariani. Il fatto poi che le donne vengono trattate come dei kebab viventi, che girano intorno ad un palo frustate sul sedere da uomini lascivi non interessa, l’importante che nessun vitellino venga sgozzato e nessuna foca venga torturata.  

Parliamo della ricerca applicata alla scrittura. Cosa prevedi in futuro? Esiterà sempre il libro o sarà sostituito? Come potrà la scienza cambiare sia il modo di scrivere sia il modo di fruire degli scritti?

Non credo che i libri scompariranno. Non esiste nulla che possa dare le stesse sensazioni della carta. Per scrivere uso il computer e sono sinceramente riconoscente verso la tecnologia per avermi dato Word. Scrivo da quando ero piccola con la stessa ferocia e costanza e le cose sono molto cambiate da quando in casa è entrato il computer.  Ricordo le pile di brutte copie…. Gli audio-book possono rappresentare una buona risorsa per farsi una idea di libri di cui interessa poco, tipo “il Codice da Vinci”: visto che non si può vivere a questo mondo senza averlo letto, ho preferito ascoltarlo e risparmiare tempo per leggere libri più interessanti. 

In Italia sei stata la prima a diventare famosa per un blog su internet?

Sono stata la prima blogger che ha debuttato su carta diventato famosa. Prima di me c’erano dei blogger più fanmosi come Macchianera o Personalitàconfusa,  dopo di me c’è stata Pornoromantica. Ormai però il fenomeno blog si è afflosciato, ora il minimo che mi aspetto da te è che abbia un blog.  Ha perso la sua carica innovativa, è diventato come qualsiasi elettrodomestico di casa

Quale sarà la prossima evoluzione?

Navigando ho notato che la qualità della scrittura è salita: ci sono tante persone che scrivono bene ed aiutano a far salire il livello. Rispetto al passato sono diminuiti i lettori in assoluto ma sono aumentati i lettori in rete. La rete diventerà un posto dove si creerà letteratura. Credo che il post abbia dato una nuova misura alla letteratura. Dovendo avere delle dimensioni ben precise, perchè deve essere letto a video, ha anche un suo linguaggio caratterizzato e sta contaminando un po’ il modo di scrivere. Alcuni di quelli che hanno un blog scrivono anche sulla carta e trasportano un po’ di questa misura, di questa ritmica tipica dell’era di internet. Anche se il post non esiste come forma artistica, la letteratura sta assorbendo le sue caratteristiche.
Ma io sarò sempre una fan della “casa editrice”, quella col tetto spiovente, dove vai con il tuo malloppo sotto braccio: tutto quell’iter perverso mi piace molto.

Ti piacevano le materie scientifiche a scuola? Da bambina hai mai desiderato fare “lo scienziato”?

Mi sono ammalata in prima elementare quando il maestro spiegava le divisioni e, non ci crederai, ancora non ho imparato a farle. Questa cosa mi ha portato una specie di ansia verso tutte le materie scientifiche. Odio i quaderni a quadretti, i numeri mi sono indifferenti, tanto che se devo scrivere un numero lo scrivo con per esteso in lettere. Al liceo invece ho sviluppato una passione per la chimica, la fisica e la biologia. Il problema è quando devo trasportare la teoria alla prassi del quadretto…non sono mai riuscita a risolvere un problema!

Quale deve essere per te il ruolo della scienza?

Sono sospettosa. Vorrei che la Chiesa utilizzasse il suo ruolo per alzare la mano e dire: “forse stiamo esagerando!”. Per esempio, la clonazione è un qualcosa che mi spaventa. Non dovrebbero esserci veti alla scienza, ma questa non dovrebbe manomettere certi equilibri. Per esempio, la malattia non viene mai vissuta come un segnale da ascoltare e studiare, ma la medicina  punta esclusivamente ad eliminare il sintomo.  Questo secondo me è un atteggiamento malato perché nulla succede per caso.
Io mi muoverei con cautela e con rispetto verso la natura come è stata originariamente architettata. 

La scienza deve porsi al servizio dell’uomo o del pianeta?

Non sono d’accordo con quelli che affermano che l’uomo è come gli altri animali.  Non è vero. Dipingiamo, suoniamo, abbiamo un qualcosa che possiamo chiamare anima.  Noi ci raccontiamo le cose, siamo capaci di riflessioni, facciamo progetti per il futuro. Nessuno può dirmi che siamo come lamprede di mare. L’uomo è un ospite fortunato di questo posto così bello ma qualche volta è un ospite un po’ cafone: se qualcuno ti affida una casa devi saperla curare. Io cerco di essere conscia dei miei piccoli comportamenti di attenzione all’ambiente. Non credo che il pianeta sia stato fatto apposta per noi ma la nostra presenza non è casuale.

Cosa ti aspetti dalla ricerca?

Vorrei che non fosse sottoposta ad una supremazia della ragione. Mi piacerebbe che ci fosse meno arroganza. Vorrei che operasse con cura per il bene comune, ci mettesse del cuore, non spingendo il progresso a tutti i costi. La tecnologia non è buona a priori ma  deve essere maneggiata  con cautela per evitare che diventi pericolosa.


Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin

febbraio 21, 2008

rosa-alberoni-2.jpgRosa Alberoni dopo “La cacciata di Cristo” torna con un nuovo libro che, come il precedente, non mancherà di suscitare accese discussioni fra i sostenitori e i contestatori delle sue opere.

Ma se è vero che la conoscenza germoglia nella dialettica “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” rappresenta certamente un’occasione unica per esplorare una delle opere più celebri dell’artista fiorentino, la Cappella Sistina, che diventa lo scenario ideale per affrontare il tema della Creazione.

Se fossi stata atea, scrive la Alberoni, ascoltando una sinfonia di Beethoven o un’opera di Puccini, osservando la grandiosità della natura e di un cielo stellato, la mia ragione mi rivelerebbe, come accadeva ad Albert Einstein, una mente così superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.

Ma oggi  la tentazione cerca di annientare la tensione ideale o morale nei figli della civiltà cristiana, inducendoli a relativizzare tutto: un valore vale un altro, una religione vale un’altra, un animale vale quanto l’uomo.
Non è la scienza il nemico da combattere ma la darwinolatria, quella l’ideologia scientista che intende ridurre l’uomo a poco più di una scimmia, un anello assolutamente causale della filiera evolutiva, tentando di cancellare ogni possibilità dell’esistenza di un Creatore

Cosa significa il titolo del suo ultimo libro, Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin?

Cominciamo con Michelangelo.  Il Dio rappresentato nella Cappella Sistina da Michelangelo è il Dio biblico, il Dio della concezione ebraico-cristiana. E’ Colui che ha creato il cielo e la terra, che ha creato la matrice di ogni essere vivente, quindi degli animali e dell’uomo. Ed ha impresso sin dal principio in ciascun essere vivente lo slancio vitale,  la spinta evolutiva che ha portato ciascuno a diversificarsi  in molte forme ed a perfezionarsi. Con una differenza: l’uomo è l’unico in grado di perfezionare il mondo attorno a sé, ad inventare utensili adatti al suo processo evolutivo, a scoprire  lentamente alcune leggi che regolano l’universo e il corpo umano. Il suo compito è conoscere, scoprire, inventare avendo come fine il proprio cappella_sistina.jpgbenessere fisico e spirituale. L’uomo è la creatura prediletta da Dio, perché è l’unica a cui ha donato qualcosa di sé: la spiritualità, l’intelligenza, la ragione,  la sapienza, la pietà, e la capacità di percepire il mistero della vita, di sperare, di amare, e di custodire la terra con le altre creature. L’uomo è l’aiutante di Dio, come ha affermato Benedetto XVI.  Ora il genio di Michelangelo ha intuito  il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio  che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale.

E la barba di Darwin cosa centra con Dio?

darwin.gifLa barba di Darwin è l’ideologia profana ed atea  ideata da Darwin e poi propagandata dai suoi apostoli nel tempo. Gli apostoli di Darwin hanno trasformato una delle tante teorie dell’evoluzione in una darwinolatria, cioè una ideologia atea militante che mira a convincerci tutti che Dio non è mai esistito, che  siamo usciti dal vello di una scimmia, che ci siamo autocreati ed evoluti, e  quindi siamo i padroni assoluti della vita. Perciò il “non uccidere” è divenuto un comandamento relativo: se, ad esempio, una donna uccide il figlio che porta in grembo, la  chiamano autodeterminazione non omicidio. E’ uno smisurato atto di arroganza, se ci pensiamo. In un colpo solo, in nome del loro profeta barbuto, gli apostoli di Darwin hanno reso menzogneri tutti i Patriarchi della Bibbia, i Profeti, la Madonna, i Santi e Cristo. Anzi, tutte queste divinità sono il frutto della superstizione dei credenti, in quanto non è mai esistito nessun Dio creatore e neppure Cristo Redentore. Cristo , per gli atei militanti,  è uno dei tanti personaggi storici, una sorta di  parente stretto di Socrate o di Platone, cioè  un numero speciale uscito dalla lotteria del  dio  Caso.

La sua esegesi della Cappella Sistina è stupefacente per ricchezza dei dettagli storici, artistici, emozionali, sociologici e religiosi. Quali sono le fonti che l’hanno ispirata?

Se per “fonti” intende esperti di storia dell’arte nessuna. Io come professore universitario di sociologia mi sono dedicata allo studio della filosofia, della psicologia, sociologia, quella classica e quella della vita quotidiana. In più, provenendo dal mondo letterario, conosco i maggiori drammaturghi e narratori, ma di storia dell’arte non so nulla. Per comprendere  le immagini della Cappella Sistina ho usato il metodo della filosofia delle forme culturali, e come narratrice ho cercato di entrare nella testa di Michelangelo. Ho capito che  il suo genio creatore è scortato da un grande sapere teologico e letterario. Un genio imparabile che nella Sistina ha rappresentato la teologia del corpo umano, come ha ben detto Giovanni Paolo II,  ed ha intuito il progetto di Dio riguardo all’umanità.

Qual è la truffa semantica orchestrata dagli apostoli di Darwin?

Ci sono due modi di rigettare la civiltà di appartenenza, quella di copertina-alberoni.jpgaffrontarla di petto, gridarlo a viso aperto, denunciarne le degradazioni, le ipocrisie, i danni che ha prodotto, tralasciando l’humus e  i vantaggi usufruiti, come hanno fatto i giacobini e i comunisti. E c’è  quella di sostituire le categorie cardini, manipolarne in modo sotterraneo il senso per impollinare le menti come se fossero degli  stami, ed avere la pazienza di attendere che diano i frutti  desiderati. Darwin e i suoi adoratori scelgono la manipolazione, che è più lenta ma incisiva. Il ponte fra l’uomo e la scimmia lo costruiscono prima di tutto  con il linguaggio. E’ con il linguaggio che hanno gettato le fondamenta per la parificazione  uomo-bestia. Espressioni come “l’uomo è un animale sociale”, “l’uomo è un animale mimetico”, ”quell’uomo ha un fisico bestiale” vengono ripetute sui media, e giungono, che ci piaccia o no, nelle nostre case, quando siamo rilassati, quando abbiamo abbassato la vigilanza, e quindi memorizziamo senza badare al “cosa memorizziamo”. Noi infatti  sappiamo che  dovremmo dire “l’uomo è un essere sociale”, “l’uomo è un essere mimetico”, “quell’uomo ha un corpo atletico”, ma protestare contro il televisore di casa, che ci ha martellato il linguaggio nelle nostre orecchie, è come andare contro i mulini a vento. Così ci siamo convinti che una parola vale un ‘altra, che un valore vale un altro, una religione un’altra. E’ il relativismo che foraggia il primato dell’individualismo che impera nei giorni nostri.

Esiste una relazione tra la darwinolatria e l’eugenetica?

Sì, sin dal principio. La selezione naturale osannata da Darwin e i suoi adoratori mira a costruire la bella stirpe, la bella razza. Ed Hitler poi ci ha provato  sul serio a farlo. Il fondatore dell’eugenetica è stato Julian Huxley,  uno degli apostoli  più agguerriti.

In che modo gli adoratori di Darwin cercano di minare non solo la religione  ma anche la civiltà cristiana?

rosa-alberoni.jpgCon l’astuzia, con la manipolazione delle menti. Essi non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico  significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia  o il tabù dell’incesto  sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori  della tradizione ebraico-cristiana e segui  i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita.  Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se  sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie.
Non lo dicono, però contrappongono ai valori della civiltà cristiana i comandamenti dell’ateismo, assemblati sotto il   mito della modernità. E modernità è un altro modo per ribadire gli stessi principi:  se non accetti i valori nuovi, i  valori della libertà totale che ti indichiamo noi, quella atea,  sei anti-moderno. In sostanza gli atei militanti, i darwinolatri si prodigano per cancellare i valori della civiltà cristiana. Per questo ritengo che la darwinolatria sia l’oppio del terzo millennio, e  ci porterà nella giungla, nel regno degli animali, dove vige una sola legge: il più forte divora il più debole, è la legge della sopravvivenza inscritta nell’istinto degli animali. Gli animali non hanno una ragione, non hanno una morale. Obbediscono al loro istinto: il leone che assale una gazzella e la divora compie un atto naturale,  non un atto immorale,  un omicidio.  L’uomo invece è l’unico portatore dello spirito, della ragione, della parola, dei sentimenti di pietà, d’amore, di giustizia. L’uomo è portatore dell’immagine di Dio, per questo Dio l’ha scelto come suo  aiutante e per   custodire la terra e  tutti gli altri esseri viventi, senza confondere l’essere umano con gli animali.

 


Non solo vandali

gennaio 27, 2008

Un rapporto di Legambiente rivela che nel 2002 si sono spesi 4,5 milioni di euro per riparare  oltre 58mila atti vandalici a danno di verde pubblico, autobus, cestini e cassonetti per la raccolta dei rifiuti. Fra le grandi città Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo hanno totalizzano da sole una spesa annua di 3,4 milioni di euro.cassonetto.jpg
L’agenzia Ansa riferisce come l’Italia dei vandali che bruciano i cassonetti, deturpano il verde, imbrattano i mezzi di trasporto pubblici sia costato allo Stato oltre 5 milioni di euro nel 2003, con in testa Napoli con 1,4 milioni di euro. Milano contribuisce con oltre un milione di euro, segue da Roma con 680mila euro.
A Napoli il problema dei rifiuti è quello che maggiormente ispirato gesti vandalici, indirizzati principalmente contro le campane per la raccolta di vetro e cartone. Nel solo mese di maggio dello scorso anno, quello dell’emergenza rifiuti, sono stati poi distrutti centinaia di cassonetti causando un danno di 250mila euro.
Roma è in testa per numero delle denunce di atti contro il verde pubblico, a Milano prediligono distruggere i bagni pubblici (4993), mentre a Torino sono stati 822 gli episodi denunciati contro i mezzi pubblici.
ADT, il maggiore fornitore europeo di soluzioni elettroniche di sicurezza, ha effettuato una ricerca sulla percezione di tali comportamenti in Europa, intervistando oltre 7.000 persone.
vandali1.jpgIl 64% degli interpellati ha individuato i ragazzi tra i 14 e i 25 anni come i principali protagonisti degli atti di vandalismo (55%), dei comportamenti irrispettosi (52%) e di teppismo (48%). I luoghi dove si consumano sono soprattutto le aree residenziali e le periferie (68%) o le stazioni di autobus e treni (48%).
I responsabili deputati al controllo di tali comportamenti sono ritenuti per il i genitori (73%), dalle forze dell’ordine (65%) e dalla scuola (40%).
Il 63% degli italiani ritiene che ciò che favorisce tali comportamenti sia la mancanza di disciplina.
Ma nel nostro tempo i confini che una volta ben delineavano ciò che era giusto, corretto, legale e decoroso sono si sino via via sbiaditi.
Carlo Climati, scrittore e giornalista denuncia come “la non-cultura del relativismo morale, alimentata da certi spettacoli, spinge inevitabilmente a credere che la vita sia una giungla in cui trionfano i più forti. Di conseguenza, i bulli furbetti penseranno sempre di più di restare impuniti e d’avere vita facile. Se i ragazzi continueranno a bere violenza, come se fosse un bicchiere d’acqua, produrranno inevitabilmente prepotenza anche nella loro vita sociale”.piromani.jpg
Non abbiamo certo bisogno di ulteriori studi o ricerche per capire come la televisione si sia trasformata in rozzo grossista di violenza, con cui sono ben infarciti film, telegiornali e cartoni animati. Nel caso si riesca ad individuare un programma adatto ai propri bimbi, ci pensa la pubblicità a farli sentire ingannati e svalutati dai propri genitori che non vogliono o non possono comprare loro quel tipo di zaino, quelle scarpe, quella moto. Chi sono mai questi genitori che non soddisfano i bisogni dei propri figli? Li vogliamo uccidere?
Una volta diventati ragazzi, questi bambini fragili vanno alla ricerca, nel migliore dei casi, di una forma di comunicazione e autoaffermazione personale che spesso si traduce in un atto di trasgressione, qualche volta illecito, quasi sempre condiviso con altri simili.
Per Francesco Robustelli, ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR, “si ha pure generalmente nei nostri giovani una rilevante deindividuazione, cioè una mancanza di autonomia nei riguardi dei gruppi di appartenenza. La deindividuazione è la conseguenza più pericolosa di una socializzazione abortita. Quanto più un individuo si sente insicuro, quanto più è inconsistente il suo sistema di valori, quanto più è limitato lo sviluppo della sua razionalità, tanto più ha bisogno del branco, in cui trova protezione, orientamento, regole. Nella nostra società spesso la violenza è una forma di conformismo.”
Quelli che una volta erano definiti vandali ora sono considerati creativi, alcune volte anche a ragione, perché poi non sempre un atto illegale è anche immorale.
writers.jpgI giovani scelgono i linguaggi che sentono più consoni. Così i writers cancellano il proprio disagio estetico portando colore e fantasia, mentre il tag, firmare con la  propria sigla monumenti e palazzi d’arte, ne rappresenta l’involzione in vandalismo.
Possiamo quindi spingerci a dire che esiste un vandalismo creativo, non distruttivo, ma pur sempre illegale.
Il rovescio della medaglia è il vandalismo che oscura la libertà di espressione e svende la propria privacy, quello che distrugge statue e patrimonio artistico, c’è il vandalismo sulla natura dei piromani e quello sociale dei teppisti e bulli.
Chi non ricorda i danni provocati dai fuochi attizzati questa estate? In America il fenomeno è stato da tempo studiato dalla FBI che ha tracciato l’identikit del piromane: maschio di circa 30 – 40 anni, single, vive prevalentemente in campagna, ha un basso livello intellettivo, ha una bassa scolarità, spesso abusa di alcolici, ha tratti antisociali (non ha rimorso), ha manifestato una ribellione adolescenziale. Le sue azioni sono dettate principalmente da: vendetta (41%), eccitazione (30%), vandalismo (7%), profitto (5%,).
Ma aldilà di ogni tentativo di classificazione, se escludiamo i crimini che manifestano della chiare patologie psicologiche,  la maggior parte della azioni sono,nel bene e nel male, degli sfoghi, delle grida inascoltate. Qualche volta da condannare duramente, qualche volta da contemplare ma sicuramente da non sottovalutare.


Cento anni di scout

novembre 1, 2007

badenpowell.jpgIl termine scout rimanda la mente ad una serie di stereotipi consolidati. Non si può non pensare subito ai bambini con il fazzolettone colorato sull’uniforme militaresca guidati da adulti vestiti da bambini.
Ma questi ragazzi non sono più quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o meglio non sono solo quello. Forse le stesse vecchiette preferirebbero non affidarsi ad un branco di entusiasti che ama cantare a squarciagola “il vitello dai piedi di balsa” o “cara ti amo” di Elio e le Storie Tese.
I tempi cambiano, sono trascorsi cento anni, ma rimane integra la fedeltà all’idea originaria di Sir Robert Baden-Powell, militare inglese  cui  gli indigeni attribuirono il nome di Impeesa, il lupo che non dorme mai, per il suo coraggio e la sua abilità d’esploratore. Un piccolo compendio, “Aids to Scouting”, scritto da Baden-Powell per addestrare le reclute ad usare spirito di iniziativa e pensiero per sopravvivere in ambienti selvaggi, gettò le basi del movimento scout.
Riccardo della Rocca è stato Presidente del Comitato Mondiale dell’ISGF (International Scouts and Guides Fellowship) l’organizzazione mondiale degli adulti scouts e conosce perfettamente la realtà dello scoutismo in Italia.
“Ho iniziato la mia avventura nel 1947 come lupetto, vale a dire vivendo l’esperienza dello scoutismo in quella fascia d’età fondata sul gioco, da allora non ho più abbandonato l’avventura scout, che ha segnato tutta la mia vita di uomo, di cittadino, di credente.”
Il Movimento scout in Italia, dopo i primi esperimenti del 1910, nasce ufficialmente nel 1912, nel 1916 nasce lo scoutismo cattolico ASCI, nel 1943 nasce l’AGI l’associazione delle Guide cattoliche che riunisce  le ragazze che vogliono vivere un’esperienza analoga allo scoutismo adattata alle esigenze delle donne, nel 1954 nasce il MASCI, il movimento degli adulti scout. Nel 1974 le due associazioni cattoliche ASCI e AGI si fondono in un’unica associazione dando vita all’AGESC, la maggiore esperienza dello scoutismo italiano con circa 180.000 associati. L’associazione aconfessionale CNGEI e l’associazione cattolica AGESCI sono rappresentate come unica Federazione (FIS) nelle organizzazioni mondiali degli scouts e delle guide.
Oggi in Italia oltre le tre associazioni CNGEI, AGESCI, MASCI ufficialmente riconosciute dalle organizzazioni mondiali dello scoutismo e del guidismo, esistono circa 40 altre associazioni che si rifanno nel metodo educativo e nei principi all’insegnamento del fondatore Baden Powell, la maggiore di queste esperienze è quella della Federazione degli Scout d’Europa con circa 19000 associati nasce nel 1975.
Paola Stroppiana e Marco Sala, Presidenti del Cominato Nazionale Agesci, raccontano l’intuizione originale del metodo scout: “Il metodo attribuisce importanza a tutte le componenti della persona, aiutando a svilupparle  e a farle crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.  È fondato sui quattro punti di Baden-Powell: l’educazione del carattere mira a sviluppare la capacità di fare scelte, di prendersi delle responsabilità, di progettare con consapevolezza la propria vita, scoprendo la propria vocazione nel piano di Dio. Essa si fonda sull’esercizio delle virtù. L’educazione all’abilità manuale ha come scopo lo sviluppo di un’intelligenza e di una progettualità pratica, di un’autonomia a realizzare, partendo da mezzi poveri, e a valorizzare quello che si ha perché lo si sa usare. La conoscenza e un rapporto positivo con il proprio corpo in quanto dono di Dio e fonte di relazione con gli altri e con l’ambiente significa accettarlo e averne cura, ricercare ritmi naturali di vita, esprimere e vivere la scout1.gifpropria sessualità, saper affrontare la fatica, la sofferenza, la malattia, la morte. Infine è importante il servizio del prossimo, mettendosi a disposizione degli altri le proprie energie e capacità, rendendosi utili in qualunque momento sia richiesto. Ciò comporta l’educazione all’amore per gli altri, al bene comune e alla solidarietà, a scoprire la ricchezza della diversità nelle persone, a vivere e lavorare insieme per costruire un mondo più giusto.”
Valori di altri tempi, non più familiari nella società e nella politica. “Non so se è la politica, o solo la politica, ad attraversare una crisi di valori – sostiene Riccardo Della Rocca – la società italiana è una società sana piena di valori e di risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società dove si affermano i disvalori dell’egoismo e dell’individualismo, dove prevale l’idea che “ci si salva da soli”, una società che ha perso il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore delle istituzioni. “
“Tutte le esperienze scout si riconoscono invece nei valori espressi dalla Legge e dalla Promessa : senso dell’onore, lealtà, cortesia, spirito di servizio del prossimo, fraternità universale e internazionalismo, senso creaturale e religioso della vita, amore per la natura, ottimismo, laboriosità, dignità della persona umana. Come pure si riconoscono negli elementi educativi caratteristici dello scoutismo e del guidismo: autoeducazione, imparare facendo, centralità del ragazzo, vita all’aperto, servizio del prossimo, vita di comunità, interdipendenza tra pensiero ed azione”
Tutti quelli che hanno avuto una esperienza nel passato amano ripetere che si resta scout per tutta la vita. “Non solo – continua Riccardo Della Notte – ma si può diventare scout in ogni stagione della vita adulta. E’ ormai cresciuta la consapevolezza che si cresce per tutta la vita in modi e forme diverse, e crescere vuol dire la capacità di scegliere e non di essere scelti di fronte alle sfide della storia, che sono oggi così rapide e violente che non è pensabile affrontarle da soli, occorrono ambienti comunitari. Sfida del cambiamento e capacità di scegliere sono i presupposti ed il fondamento dell’educazione, ma non si dà un educazione senza pedagogia e senza metodo, di questo oggi ha bisogno l’educazione degli adulti. I fondamenti del metodo scout sono utilizzabili per l’Educazione Permanente degli adulti, luoghi dove maturare quelle virtù più difficili nel mondo d’oggi: la virtù della libertà, del coraggio, la virtù della obbedienza e della disobbedienza, la virtù di saper riconoscere ed indignarsi per il male del mondo, e soprattutto la più piccola ma la più grande delle virtù (come dice Peguy), la virtù della Speranza.”

Qualcosa è cambiato – intervista a Beppe Severgninisevergnini.jpg

Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. Ero il figlio di un professionista. Credo che sarei ancora più insopportabile, senza quei sette anni di scoutismo  a Crema (dagli 8 ai 15). Oggi mi sembra tutto molto diverso, anche nello scoutismo. Non so perché. Ho solo qualche sospetto. Credo che quella italiana sia la società meno spartana d’Europa: siamo avvezzi a tanti piccoli piaceri, e di conseguenza molli come fichi (i fichi sono buoni, sia chiaro). E credo  sia cambiata la grande “classe di mezzo” italiana: un tempo mandava i figli negli scout; ora è più raro. Per esempio: mio figlio non c’è andato. Fa sport (pallanuoto, calcio, sci), e spesso viene via con noi nel fine settimana (egoismo di moderni genitori di figlio unico, un classico). Sì, credo che in Italia il successo del week-end  e il minor numero di figli non abbiano giovato allo scoutismo.

Non siamo rimbambiti! – intervista a Elio di Elio e le Storie Tese

elio.jpgElio, come mai nel tour che stai portando in giro per l’Italia ti presenti in divisa scout?

Ho scelto un abbigliamento scout perché sono stato un lupetto dagli 8 ai 12 anni e poi perchè ho sempre mantenuto questo spirito scout che non è esattamente quello che ha in mente chi non l’ha fatto. Quando sento parlare di scout come di personaggi un po’ rimbambiti mi dico: ma perché prendersela, è così bello essere scout! Anche la vita all’interno del gruppo delle Storie Tese è poi tipicamente scout, con una buona dose di goliardia e un atteggiamento che porta a rendersi utili agli altri.  Noi cerchiamo di farlo parlando di argomenti interessanti, in modo interessante e suonando in modo interessante.

E’ l’ora dunque di sfatare certi stereotipi? 

Non capisco bene perché ma nell’opinione comune chi si comporta bene deve per forza essere un rimbambito. Non è assolutamente vero, anzi gli scout imparano correttamente a lavorare in gruppo  e ad essere meno imbranati.

Mi confermi la regola per cui chi è stato scout lo è per sempre?

Assolutamente. Per vale. E te lo può confermare anche un altro scout che è con noi, anche se non fa proprio parte del gruppo: il Mangoni, che gli appassionati del gruppo conoscono molto bene.

Come mai il forum del vostro sito è così seguito dagli scout?

Secondo me perchè il nostro spirito è molto simile. Siamo molto in linea con gli scout, come per esempio con chi va all’università. Ci sono degli ambienti con cui riscontriamo una forte affinità.

       

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