Cento anni di scout

novembre 1, 2007

badenpowell.jpgIl termine scout rimanda la mente ad una serie di stereotipi consolidati. Non si può non pensare subito ai bambini con il fazzolettone colorato sull’uniforme militaresca guidati da adulti vestiti da bambini.
Ma questi ragazzi non sono più quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o meglio non sono solo quello. Forse le stesse vecchiette preferirebbero non affidarsi ad un branco di entusiasti che ama cantare a squarciagola “il vitello dai piedi di balsa” o “cara ti amo” di Elio e le Storie Tese.
I tempi cambiano, sono trascorsi cento anni, ma rimane integra la fedeltà all’idea originaria di Sir Robert Baden-Powell, militare inglese  cui  gli indigeni attribuirono il nome di Impeesa, il lupo che non dorme mai, per il suo coraggio e la sua abilità d’esploratore. Un piccolo compendio, “Aids to Scouting”, scritto da Baden-Powell per addestrare le reclute ad usare spirito di iniziativa e pensiero per sopravvivere in ambienti selvaggi, gettò le basi del movimento scout.
Riccardo della Rocca è stato Presidente del Comitato Mondiale dell’ISGF (International Scouts and Guides Fellowship) l’organizzazione mondiale degli adulti scouts e conosce perfettamente la realtà dello scoutismo in Italia.
“Ho iniziato la mia avventura nel 1947 come lupetto, vale a dire vivendo l’esperienza dello scoutismo in quella fascia d’età fondata sul gioco, da allora non ho più abbandonato l’avventura scout, che ha segnato tutta la mia vita di uomo, di cittadino, di credente.”
Il Movimento scout in Italia, dopo i primi esperimenti del 1910, nasce ufficialmente nel 1912, nel 1916 nasce lo scoutismo cattolico ASCI, nel 1943 nasce l’AGI l’associazione delle Guide cattoliche che riunisce  le ragazze che vogliono vivere un’esperienza analoga allo scoutismo adattata alle esigenze delle donne, nel 1954 nasce il MASCI, il movimento degli adulti scout. Nel 1974 le due associazioni cattoliche ASCI e AGI si fondono in un’unica associazione dando vita all’AGESC, la maggiore esperienza dello scoutismo italiano con circa 180.000 associati. L’associazione aconfessionale CNGEI e l’associazione cattolica AGESCI sono rappresentate come unica Federazione (FIS) nelle organizzazioni mondiali degli scouts e delle guide.
Oggi in Italia oltre le tre associazioni CNGEI, AGESCI, MASCI ufficialmente riconosciute dalle organizzazioni mondiali dello scoutismo e del guidismo, esistono circa 40 altre associazioni che si rifanno nel metodo educativo e nei principi all’insegnamento del fondatore Baden Powell, la maggiore di queste esperienze è quella della Federazione degli Scout d’Europa con circa 19000 associati nasce nel 1975.
Paola Stroppiana e Marco Sala, Presidenti del Cominato Nazionale Agesci, raccontano l’intuizione originale del metodo scout: “Il metodo attribuisce importanza a tutte le componenti della persona, aiutando a svilupparle  e a farle crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.  È fondato sui quattro punti di Baden-Powell: l’educazione del carattere mira a sviluppare la capacità di fare scelte, di prendersi delle responsabilità, di progettare con consapevolezza la propria vita, scoprendo la propria vocazione nel piano di Dio. Essa si fonda sull’esercizio delle virtù. L’educazione all’abilità manuale ha come scopo lo sviluppo di un’intelligenza e di una progettualità pratica, di un’autonomia a realizzare, partendo da mezzi poveri, e a valorizzare quello che si ha perché lo si sa usare. La conoscenza e un rapporto positivo con il proprio corpo in quanto dono di Dio e fonte di relazione con gli altri e con l’ambiente significa accettarlo e averne cura, ricercare ritmi naturali di vita, esprimere e vivere la scout1.gifpropria sessualità, saper affrontare la fatica, la sofferenza, la malattia, la morte. Infine è importante il servizio del prossimo, mettendosi a disposizione degli altri le proprie energie e capacità, rendendosi utili in qualunque momento sia richiesto. Ciò comporta l’educazione all’amore per gli altri, al bene comune e alla solidarietà, a scoprire la ricchezza della diversità nelle persone, a vivere e lavorare insieme per costruire un mondo più giusto.”
Valori di altri tempi, non più familiari nella società e nella politica. “Non so se è la politica, o solo la politica, ad attraversare una crisi di valori – sostiene Riccardo Della Rocca – la società italiana è una società sana piena di valori e di risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società dove si affermano i disvalori dell’egoismo e dell’individualismo, dove prevale l’idea che “ci si salva da soli”, una società che ha perso il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore delle istituzioni. “
“Tutte le esperienze scout si riconoscono invece nei valori espressi dalla Legge e dalla Promessa : senso dell’onore, lealtà, cortesia, spirito di servizio del prossimo, fraternità universale e internazionalismo, senso creaturale e religioso della vita, amore per la natura, ottimismo, laboriosità, dignità della persona umana. Come pure si riconoscono negli elementi educativi caratteristici dello scoutismo e del guidismo: autoeducazione, imparare facendo, centralità del ragazzo, vita all’aperto, servizio del prossimo, vita di comunità, interdipendenza tra pensiero ed azione”
Tutti quelli che hanno avuto una esperienza nel passato amano ripetere che si resta scout per tutta la vita. “Non solo – continua Riccardo Della Notte – ma si può diventare scout in ogni stagione della vita adulta. E’ ormai cresciuta la consapevolezza che si cresce per tutta la vita in modi e forme diverse, e crescere vuol dire la capacità di scegliere e non di essere scelti di fronte alle sfide della storia, che sono oggi così rapide e violente che non è pensabile affrontarle da soli, occorrono ambienti comunitari. Sfida del cambiamento e capacità di scegliere sono i presupposti ed il fondamento dell’educazione, ma non si dà un educazione senza pedagogia e senza metodo, di questo oggi ha bisogno l’educazione degli adulti. I fondamenti del metodo scout sono utilizzabili per l’Educazione Permanente degli adulti, luoghi dove maturare quelle virtù più difficili nel mondo d’oggi: la virtù della libertà, del coraggio, la virtù della obbedienza e della disobbedienza, la virtù di saper riconoscere ed indignarsi per il male del mondo, e soprattutto la più piccola ma la più grande delle virtù (come dice Peguy), la virtù della Speranza.”

Qualcosa è cambiato – intervista a Beppe Severgninisevergnini.jpg

Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. Ero il figlio di un professionista. Credo che sarei ancora più insopportabile, senza quei sette anni di scoutismo  a Crema (dagli 8 ai 15). Oggi mi sembra tutto molto diverso, anche nello scoutismo. Non so perché. Ho solo qualche sospetto. Credo che quella italiana sia la società meno spartana d’Europa: siamo avvezzi a tanti piccoli piaceri, e di conseguenza molli come fichi (i fichi sono buoni, sia chiaro). E credo  sia cambiata la grande “classe di mezzo” italiana: un tempo mandava i figli negli scout; ora è più raro. Per esempio: mio figlio non c’è andato. Fa sport (pallanuoto, calcio, sci), e spesso viene via con noi nel fine settimana (egoismo di moderni genitori di figlio unico, un classico). Sì, credo che in Italia il successo del week-end  e il minor numero di figli non abbiano giovato allo scoutismo.

Non siamo rimbambiti! – intervista a Elio di Elio e le Storie Tese

elio.jpgElio, come mai nel tour che stai portando in giro per l’Italia ti presenti in divisa scout?

Ho scelto un abbigliamento scout perché sono stato un lupetto dagli 8 ai 12 anni e poi perchè ho sempre mantenuto questo spirito scout che non è esattamente quello che ha in mente chi non l’ha fatto. Quando sento parlare di scout come di personaggi un po’ rimbambiti mi dico: ma perché prendersela, è così bello essere scout! Anche la vita all’interno del gruppo delle Storie Tese è poi tipicamente scout, con una buona dose di goliardia e un atteggiamento che porta a rendersi utili agli altri.  Noi cerchiamo di farlo parlando di argomenti interessanti, in modo interessante e suonando in modo interessante.

E’ l’ora dunque di sfatare certi stereotipi? 

Non capisco bene perché ma nell’opinione comune chi si comporta bene deve per forza essere un rimbambito. Non è assolutamente vero, anzi gli scout imparano correttamente a lavorare in gruppo  e ad essere meno imbranati.

Mi confermi la regola per cui chi è stato scout lo è per sempre?

Assolutamente. Per vale. E te lo può confermare anche un altro scout che è con noi, anche se non fa proprio parte del gruppo: il Mangoni, che gli appassionati del gruppo conoscono molto bene.

Come mai il forum del vostro sito è così seguito dagli scout?

Secondo me perchè il nostro spirito è molto simile. Siamo molto in linea con gli scout, come per esempio con chi va all’università. Ci sono degli ambienti con cui riscontriamo una forte affinità.

       

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L’Unione Europea a difesa del latino

giugno 2, 2007

Intervista esclusiva a Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù: “I valori europei sono valori universali”

figel.jpgIl convegno “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, conclusosi presso la Città del Vaticano nella Domus Sanctae Marthae, è stata un momento di confronto tra esponenti della cultura laici e cattolici sulla sempre attuale necessità di attingere alla tradizione antica classica e cristiana, a cui si deve il grandioso patrimonio spirituale e culturale che ancora contraddistingue l’Europa. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e fra i promotori dell’iniziativa, ha presentato un Manifesto in cui viene avanzata la richiesta alle autorità educative e politiche nazionali ed europee di impegnarsi per garantire la sopravvivenza della nostra identità così come finora è stata concepita, avvertendo il rischio di una vera e propria “estinzione” del latino dovuta al suo progressivo abbandono da parte dell’attuale generazione di formatori e di studenti. Lo scrittore Marcello Veneziani ha proposto, nell’ambito di tale allarme, di far nascere una fondazione intitolata, come il convegno, “Futuro latino”.
In occasione dell’incontro curato dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche presieduto da mons. Walter Brandmuller, una prima risposta in senso positivo alla preoccupazione degli studiosi è arrivata con la difesa energica e persuasiva della lingua latina e del suo ruolo nella cultura contemporanea globalizzata è arrivata da Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, a cui abbiamo posto alcune domande con questa intervista in esclusiva.

figel2.jpgCosa ne pensa di questa iniziativa volta a  promuovere lo studio e la diffusione della lingua latina?
Nelle polemiche sulla ‘utilità’ del latino, coloro che si oppongono affermano che si tratta di una lingua morta e di uno spreco di tempo. Certo, il latino non è quella che i linguisti chiamerebbero una ‘lingua naturale’, ma dall’altro lato non sono neppure d’accordo con coloro che ne danno la definizione di una ‘lingua morta’. Il latino ha applicazioni concrete, seppure limitate, nella pratica della Chiesa Cattolica. Inoltre il suo studio è vantaggioso per l’apprendimento delle lingue naturali, e non mi riferisco solo a quelle romanze, e consente di aprire direttamente le porte alle ricchezze del nostro passato, senza bisogno di ricorrere alle traduzioni. Esso è un allenamento per la mente e, secondo alcuni, una vera e propria ginnastica per i ‘muscoli cerebrali’”.
La mia presenza qui è la migliore risposta, e sta a testimoniare che questa iniziativa ha una importanza particolare perché quello che forma l’Europa sono i nostri valori, la nostra lingua, la nostra cultura. L’Europa non è solo una espressione geografica, economica o commerciale ma una comunità culturale.

Quali sono le linee guida dell’Impegno culturale della Commissione Europea? 
Come responsabile della cultura e dell’educazione, il mio ruolo è quello di supportare le politiche culturali emanate in occasione del Trattato di Maastricht. Il nostro ruolo è quello di favorire la diffusione e l’unità culturale dell’Europa, sostenendo l’eredità culturale del passato. Questo significa supportare le diversità locali e regionali creando e preservando allo stesso tempo un patrimonio culturale comune  in Europa.
L’Unione Europea ha attualmente 23 lingue nazionali ufficiali, ma questo non è un ‘problema’, questa è l’Europa, e l’Europa non è gli Stati Uniti.
E’ necessario dunque riservare un ruolo forte alla formazione e alla cultura nel momento in cui si sviluppano il mercato e la competizione. Abbiamo progetti di cooperazione culturale denominati “Cultura 2007” e “Media” che aiutano le struttur nell’organizzazione della diffusione dell’arte, degli artisti, dei prodotti audiovisivi, delle traduzioni letterali, favorendo il dialogo interculturale. Il 2008, poi, sarà proclamato “Anno europeo del dialogo interculturale”. 

Quest’anno ricorre invece il 20° anniversario del programma Erasmus. Qual è la sua valutazione del progetto?erasmo_da_rotterdam.jpg
E’ il programma più diffuso in Europa ed il suo valore è importante perché permette di vivere immersi in un’altra cultura e l’educazione è sempre connessa alla cultura. Non si tratta solo di  aiutare la mobilità individuale degli studenti ma anche di incentivare la compatibilità tra le varie università. Basta pensare all’Erasmo “originale”, ossia quello di Rotterdam, che ha studiato ed insegnato in numerosi atenei, tra cui Parigi e Oxford, senza nessun problema. Vogliamo incrementare la collaborazione triplicando entro il 2013 l’offerta attuale. Ritengo che questa sia una buona notizia per i nostri studenti. Abbiamo anche dato inizio ad un programma che coinvolge studenti non europei.

Come considera il confronto in atto fra la cultura europea e le culture dei paesi emergenti (asiatica, islamica, ecc.)?
Il nostro sforzo deve essere teso verso una maggiore civiltà e non verso uno scontro di civiltà. I nostri valori, in effetti, sono valori universali. La dignità umana è per tutti ed ovunque. Per noi è dunque importante diffondere e proteggere questi valori non solo qui ma anche nel resto del mondo. Penso che, qualora si dovessero individuare delle linee di divisione tra i vari popoli, queste sarebbero fra i fanatici e quelli che rispettano gli altri. I fanatici possono essere di tipo religioso, etnico, politico ma noi dovremmo trovare l’unione fra tutti coloro che rispettano la dignità umana. Lo stesso Cristo è stato una delle prime e la più importante vittima del fanatismo.