La carica delle eco-mamme

ottobre 4, 2008

Altro che casalinghe disperate alle prese con le loro battaglie domestiche: è il momento delle eco-mamme. Terrorizzate dal moderno catastrofismo ecologista queste mamme moderne conoscono a menadito i pericoli che incombono sui propri pargoli: dagli ftalati nascosti nelle piscinette gonfiabili al mercurio contenuto nel tonno o al piombo che impregna alcune vernici domestiche.
La trentotenne Danek Pinkson, dopo essere stata fulminata dalla “Scomoda verità” di Al Gore, ha fondato la Ecomoms Alliance, che conta già su ben 11 mila iscritti, passa la sua esistenza a cercare di convincere le altre mamme ad adottare uno stile di vita più ecologico, fatto di pannolini lavabili, pane fatto in casa, lampade a basso consumo, spesa a km zero, passeggiate in bici, bicarbonato al posto del sapone,ecc.
Le mamme italiane si sono riunite dall’8 al 15 giugno in Galleria Vittorio Emanuele in occasione dell’iniziativa “I Giorni della salute”, promossa dall’assessorato alla Salute del Comune, per partecipare agli happy hour ecologici organizzati da Riccarda Serri, dermatologa dell’Università degli Studi di Milano. 

L’ecomamma tipo – spiega Serri –  “è semplicemente una persona che usa bene il cervello. E si rende conto che l’ecologia non affatto è un’ideologia”. “L’ecologia è salute – continua la dermatologa – e riguarda la nostra vita di ogni giorno: l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo, l’aria che respiriamo, gli abiti e i gioielli che indossiamo, i computer e i telefonini con cui lavoriamo”.

Ma la vita delle Ecomoms non è tutta rose e fiori: criticate per la loro ansia ecologista sono state definite anche “angeli della pattumiera”.  Paola Vitali, sull’Occidentale, scrive al proposito: “Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda,…

Ma nulla sembra fermarle. Libby McDonald è una mamma che ha sofferto per l’intossicazione da piombo del proprio piccolo e di quella esperienza ne ha fatto tesoro. Ora produce libri e documentari sui pericoli derivanti da piombo, mercurio, plastica, pesticidi e inquinamento.
Nel suo ultimo “Crescere un figlio sano in un mondo inquinato” spiega come, nonostante l’organismo umano abbia un meccanismo interno che protegge il cervello da sostanze velenose, il piombo riesce  a confondere questa barriera “mascherandosi” da calcio. Attenzione quindi alle vernici delle case di qualche anno fa, ai giocattoli, ai rossetti, alle tinture per capelli. Ci sono paesi all’avanguardia nella prevenzione come lo Stato di New York, in cui a un anno è obbligatorio il test sui livelli di piombo.

Altrettanto temibile per i nostri pargoli è la minaccia da mercurio. E’ sconsigliato quindi il consumo di quei pesci in coda alla catena alimentare come il tonno e il pescespada. Attenzione ai vaccini contro il morbillo, patotite e rosolia. Persino alcuni comuni antinfluenzali possono contenere mercurio.
Una ecomamma come si deve non dimentica di chiedere al proprio dentista di non usare amalgama ma resina per curare i denti dei proprio piccoli.

Ma è soprattutto nella quotidianietà che si nascondono le insidie. I ftalati sono composti chimici usati per rendere morbida la plastica. Unico inconveniente: simulano gli effetti degli ormoni, “femminilizzando” i bambini.  In questo caso la lotta è ardua perché si nascondono ovunque: nei libri di plastica morbidi, nelle tende da doccia, nello smalto delle unghie, nei gel per capelli, nelle borse di plastica e persino nei tubicini medici dei reparti di neonatologia e terapia intensiva degli ospedali.
Poiché queste sostanze non sono stabili, quando i bambini mettono in bocca un giocattolo di plastica morbida è come se gustassero un lecca-lecca di ftalati.
Libby McDonald, con i suoi consigli su come rendere la propria vita e quelle dei bambini ecologicamente sana, entra dunque a pieno diritto nel club delle Ecomoms e la chiusura del suo libro spiega bene la missione che unisce queste mamme dei tempi moderni:” Forse,se madri e padri coraggiosi, studiosi impegnati nell’ambito della salute pubblica, politici e dirigenti di aziende dedicheranno sufficiente attenzione al tipo di sostanze chimiche che disperdiamo nell’ambiente, i figli dei nostri figli potranno essere nutriti con il latte materno che non contenga dosi di pericolosi inquinanti industriali, potranno divertirsi con i giocattoli prodotto senza sostanze che disturbano gli ormoni e sgranocchiare panini al tonno senza tracce di neurotossine. Se i genitori, i consumatori e i ricercatori lavorano tutti insieme per questo obiettivo, ci sono ragioni per sperare”. 

Eco-mamme italiane

 

Anna ha trent’anni ed è una neomamma. Dalle pagine del suo cliccatissimo blog“Ecomamma” (www.ecomamma.net) dispensa a piene mani consigli per eco-famiglie. “Non sono mai stata una grande consumatrice di yogurt – scrive Anna –  quindi non mi ero mai posta il problema. Ma ora col fatto che Ricky ha cominciato lo svezzamento e lo mangia tutti i giorni mi sono ritrovata con una quantità industriale di vasetti vuoti (hai voglia ad utilizzarli per congelare il brodo e il passato di verdure!) e col dubbio di quello che c’è dentro”. Le etichette degli yogurt impressionano Anna che decide di comprare una yogurtiera “a impatto ZERO sull’ambiente e a impatto contenuto sul portafogli”.

Come è nata l’dea del blog?

“L’idea del blog è nata una sera a cena – racconta Anna – parlando con i miei fratelli e un’amica del fatto che uno stile di vita eco non fosse poi così impegnativo come la maggior parte delle persone pensano. Allora ho pensato che condividere, attraverso un blog, la mia esperienza potesse essere un modo per fare arrivare questo messaggio e per coinvolgere anche persone interessate, ma ancora timorose dell’impegno e del tempo che queste cose possono portar via. Senza contare inoltre il fatto di poter anche ricevere consigli e informazioni utili da altri utenti. E così è stato. Il blog ha una frequenza di visite dalle 40 alle 70 giornaliere e molti utenti partecipano attivamente con consigli o richieste.
Quindi credo che posso dire di aver ottenuto lo scopo, propro la condivisione di uno stile di vita che è molto più “normale” di quanto si pensi”

Dalle Ecomoms americane alle eco mamme italiane. A che punto siamo nel nostro paese? Come vi state organizzando?

“Non c’è un’organizzazione di eco-mamme in Italia, non che io sappia, quanto meno. Ma solo delle persone, nella fattispecie mamme, ma non solo, che si preoccupano dell’ambiente e della salute (e del portafoglio!), per sé e per i propri figli.
C’è una rete virtuale di siti e blog che affrontano i temi dell’ecologia, che danno consigli e dove ci si scambiano esperienze e informazioni, per vivere uno stile di vita più sostenibile, perché abbiamo un pianeta solo a disposizione ed è bene viverci in armonia, per lui e per noi stessi.
Onestamente non credo che serva un’organizzazione per fare questo, credo che basti la buona volontà!”

Qualche consiglio di vita pratica per uno stile di vita a impatto zero?

“Per le mamme prima di tutto consiglio di usare i pannolini lavabili per i bambini. Sono comodi, pratici e a impatto molto molto limitato.
Ogni bambino prodice circa una tonnellata di rifiuti all’anno solo di pannolini!
I pannolini lavabili invece sono economici, ecologici e salutari! E chi pensa che si debbano fare chissà quante lavatrici sbaglia (oltre al fatto che l’impatto dei lavaggi non è lontanamente paragonabile a quello dei rifiuti!), con un numero congruo di pannolini (circa 20) si lava ogni 2 o 3 giorni, insieme al resto del bucato e con poco, pochissimo detersivo.”

(Mario Masi per Il Giornale di San Patrignano)

Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin

febbraio 21, 2008

rosa-alberoni-2.jpgRosa Alberoni dopo “La cacciata di Cristo” torna con un nuovo libro che, come il precedente, non mancherà di suscitare accese discussioni fra i sostenitori e i contestatori delle sue opere.

Ma se è vero che la conoscenza germoglia nella dialettica “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” rappresenta certamente un’occasione unica per esplorare una delle opere più celebri dell’artista fiorentino, la Cappella Sistina, che diventa lo scenario ideale per affrontare il tema della Creazione.

Se fossi stata atea, scrive la Alberoni, ascoltando una sinfonia di Beethoven o un’opera di Puccini, osservando la grandiosità della natura e di un cielo stellato, la mia ragione mi rivelerebbe, come accadeva ad Albert Einstein, una mente così superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.

Ma oggi  la tentazione cerca di annientare la tensione ideale o morale nei figli della civiltà cristiana, inducendoli a relativizzare tutto: un valore vale un altro, una religione vale un’altra, un animale vale quanto l’uomo.
Non è la scienza il nemico da combattere ma la darwinolatria, quella l’ideologia scientista che intende ridurre l’uomo a poco più di una scimmia, un anello assolutamente causale della filiera evolutiva, tentando di cancellare ogni possibilità dell’esistenza di un Creatore

Cosa significa il titolo del suo ultimo libro, Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin?

Cominciamo con Michelangelo.  Il Dio rappresentato nella Cappella Sistina da Michelangelo è il Dio biblico, il Dio della concezione ebraico-cristiana. E’ Colui che ha creato il cielo e la terra, che ha creato la matrice di ogni essere vivente, quindi degli animali e dell’uomo. Ed ha impresso sin dal principio in ciascun essere vivente lo slancio vitale,  la spinta evolutiva che ha portato ciascuno a diversificarsi  in molte forme ed a perfezionarsi. Con una differenza: l’uomo è l’unico in grado di perfezionare il mondo attorno a sé, ad inventare utensili adatti al suo processo evolutivo, a scoprire  lentamente alcune leggi che regolano l’universo e il corpo umano. Il suo compito è conoscere, scoprire, inventare avendo come fine il proprio cappella_sistina.jpgbenessere fisico e spirituale. L’uomo è la creatura prediletta da Dio, perché è l’unica a cui ha donato qualcosa di sé: la spiritualità, l’intelligenza, la ragione,  la sapienza, la pietà, e la capacità di percepire il mistero della vita, di sperare, di amare, e di custodire la terra con le altre creature. L’uomo è l’aiutante di Dio, come ha affermato Benedetto XVI.  Ora il genio di Michelangelo ha intuito  il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio  che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale.

E la barba di Darwin cosa centra con Dio?

darwin.gifLa barba di Darwin è l’ideologia profana ed atea  ideata da Darwin e poi propagandata dai suoi apostoli nel tempo. Gli apostoli di Darwin hanno trasformato una delle tante teorie dell’evoluzione in una darwinolatria, cioè una ideologia atea militante che mira a convincerci tutti che Dio non è mai esistito, che  siamo usciti dal vello di una scimmia, che ci siamo autocreati ed evoluti, e  quindi siamo i padroni assoluti della vita. Perciò il “non uccidere” è divenuto un comandamento relativo: se, ad esempio, una donna uccide il figlio che porta in grembo, la  chiamano autodeterminazione non omicidio. E’ uno smisurato atto di arroganza, se ci pensiamo. In un colpo solo, in nome del loro profeta barbuto, gli apostoli di Darwin hanno reso menzogneri tutti i Patriarchi della Bibbia, i Profeti, la Madonna, i Santi e Cristo. Anzi, tutte queste divinità sono il frutto della superstizione dei credenti, in quanto non è mai esistito nessun Dio creatore e neppure Cristo Redentore. Cristo , per gli atei militanti,  è uno dei tanti personaggi storici, una sorta di  parente stretto di Socrate o di Platone, cioè  un numero speciale uscito dalla lotteria del  dio  Caso.

La sua esegesi della Cappella Sistina è stupefacente per ricchezza dei dettagli storici, artistici, emozionali, sociologici e religiosi. Quali sono le fonti che l’hanno ispirata?

Se per “fonti” intende esperti di storia dell’arte nessuna. Io come professore universitario di sociologia mi sono dedicata allo studio della filosofia, della psicologia, sociologia, quella classica e quella della vita quotidiana. In più, provenendo dal mondo letterario, conosco i maggiori drammaturghi e narratori, ma di storia dell’arte non so nulla. Per comprendere  le immagini della Cappella Sistina ho usato il metodo della filosofia delle forme culturali, e come narratrice ho cercato di entrare nella testa di Michelangelo. Ho capito che  il suo genio creatore è scortato da un grande sapere teologico e letterario. Un genio imparabile che nella Sistina ha rappresentato la teologia del corpo umano, come ha ben detto Giovanni Paolo II,  ed ha intuito il progetto di Dio riguardo all’umanità.

Qual è la truffa semantica orchestrata dagli apostoli di Darwin?

Ci sono due modi di rigettare la civiltà di appartenenza, quella di copertina-alberoni.jpgaffrontarla di petto, gridarlo a viso aperto, denunciarne le degradazioni, le ipocrisie, i danni che ha prodotto, tralasciando l’humus e  i vantaggi usufruiti, come hanno fatto i giacobini e i comunisti. E c’è  quella di sostituire le categorie cardini, manipolarne in modo sotterraneo il senso per impollinare le menti come se fossero degli  stami, ed avere la pazienza di attendere che diano i frutti  desiderati. Darwin e i suoi adoratori scelgono la manipolazione, che è più lenta ma incisiva. Il ponte fra l’uomo e la scimmia lo costruiscono prima di tutto  con il linguaggio. E’ con il linguaggio che hanno gettato le fondamenta per la parificazione  uomo-bestia. Espressioni come “l’uomo è un animale sociale”, “l’uomo è un animale mimetico”, ”quell’uomo ha un fisico bestiale” vengono ripetute sui media, e giungono, che ci piaccia o no, nelle nostre case, quando siamo rilassati, quando abbiamo abbassato la vigilanza, e quindi memorizziamo senza badare al “cosa memorizziamo”. Noi infatti  sappiamo che  dovremmo dire “l’uomo è un essere sociale”, “l’uomo è un essere mimetico”, “quell’uomo ha un corpo atletico”, ma protestare contro il televisore di casa, che ci ha martellato il linguaggio nelle nostre orecchie, è come andare contro i mulini a vento. Così ci siamo convinti che una parola vale un ‘altra, che un valore vale un altro, una religione un’altra. E’ il relativismo che foraggia il primato dell’individualismo che impera nei giorni nostri.

Esiste una relazione tra la darwinolatria e l’eugenetica?

Sì, sin dal principio. La selezione naturale osannata da Darwin e i suoi adoratori mira a costruire la bella stirpe, la bella razza. Ed Hitler poi ci ha provato  sul serio a farlo. Il fondatore dell’eugenetica è stato Julian Huxley,  uno degli apostoli  più agguerriti.

In che modo gli adoratori di Darwin cercano di minare non solo la religione  ma anche la civiltà cristiana?

rosa-alberoni.jpgCon l’astuzia, con la manipolazione delle menti. Essi non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico  significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia  o il tabù dell’incesto  sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori  della tradizione ebraico-cristiana e segui  i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita.  Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se  sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie.
Non lo dicono, però contrappongono ai valori della civiltà cristiana i comandamenti dell’ateismo, assemblati sotto il   mito della modernità. E modernità è un altro modo per ribadire gli stessi principi:  se non accetti i valori nuovi, i  valori della libertà totale che ti indichiamo noi, quella atea,  sei anti-moderno. In sostanza gli atei militanti, i darwinolatri si prodigano per cancellare i valori della civiltà cristiana. Per questo ritengo che la darwinolatria sia l’oppio del terzo millennio, e  ci porterà nella giungla, nel regno degli animali, dove vige una sola legge: il più forte divora il più debole, è la legge della sopravvivenza inscritta nell’istinto degli animali. Gli animali non hanno una ragione, non hanno una morale. Obbediscono al loro istinto: il leone che assale una gazzella e la divora compie un atto naturale,  non un atto immorale,  un omicidio.  L’uomo invece è l’unico portatore dello spirito, della ragione, della parola, dei sentimenti di pietà, d’amore, di giustizia. L’uomo è portatore dell’immagine di Dio, per questo Dio l’ha scelto come suo  aiutante e per   custodire la terra e  tutti gli altri esseri viventi, senza confondere l’essere umano con gli animali.

 


Fulminati da Al Gore

febbraio 17, 2008

La moda che ha imperversato a New York nel trascorso natale è stata quella del regalo verde. Semaforo rosso, quindi, per mutandine e reggiseno in viscosa ma solo fibre naturale, caccia alle eco-borse Ecoist, fatte con gli involucri di caramelle, snack ed etichette di bibite (http://www.ecoistbags.com/).ecoist-769701.jpg

L’econatale ha coinvolto anche il plurimmortalato albero del Rockefeller center a Manhattan, illuminato per l’occasione da lampadine speciali a basso consumo.

I supermercati hanno sostituito le buste di plastica con quelle di carta e offrono come buoni spesa video e libri del nuovo indiscusso profeta, paladino insigne della pace del mondo: mr. Al Gore.

Gli americani dunque, dopo la guerra, rispolverano per le feste un più confacente impegno sociale “civile” in nome di un consumismo che si rinnova tingendosi di verde. La rivista ecologista Plenty riguardo al pranzo di natale raccomanda di evitare verdure trattate con pesticidi e carne con antibiotici.

Caccia quindi alle boutique alimentari che vendono cibo ecologico, non sicuramente più sano, ma certamente più caro. 

Ma c’è chi è andato oltre, subendo così profondamente l’influenza dei proclami catastrofisti di Al Gore da cambiare radicalmente stile di vita.
pasqualeborriello.jpgIgnorando la circostanza per cui l’annunciato prossimo presidente degli Stati Uniti ha consumato nel 2006 221,000 kWh per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville, c’è chi, fulminato da Una scomoda verità, sceglie di tornare alla vita delle caverne.

I coniugi Beaven conducevano esistenza vita tranquilla nel lusso del loro appartamento nella celeberrima 5a strada di New York fino a quando, guardando il documentario di Gore, si sono sentiti così in colpa di appartenere al genere uomo-inquinatore che hanno deciso di cambiare vita.

Michelle racconta così la conversione: «Sono andata a vedere “An Inconvenient Truth” in un cinema con l’aria condizionata. È stata una chiamata alle armi. Mi sono accorta che tutto quel che stavo facendo nella mia vita contribuiva alla distruzione dell’ambiente. È stato allora che ho deciso di dire basta». beaven.jpgColin e Michelle, con la loro figlia Isabelle ed il cane Friskie, raccontano in un blog, scritto da un internet point vicino, un anno di vita senza prendere ascensori (pur abitando al nono piano), auto, senza tirare lo sciacquone, guardare la tv, senza lavastoviglie, forno, stufa elettrica, rasoio, computer, acquistando cibi biologici da fattorie biologiche, lavandosi i denti col bicarbonato, andando al lavoro in monopattino e convivendo con una colonia di vermi a cui viene data in pasto la propria spazzatura.

Ma non sono i soli. Un gruppo di San Francisco The Compact (sfcompact.blogspot.com), in omaggio al patto del Mayflower firmato dai Padri Pellegrini per fondare una colonia americana che aveva come scopo quello di promuovere il bene comune, sono riusciti ad asternersi per un anno intero dal fare acquisti. Così John Perry, quarantaduenne che lavora nell’IT nella Silicon Valley, spiega che la sua scelta: “significa essere consapevoli degli eccessi della cultura dei consumi e del fatto che stiamo affondando le nostre risorse e impoverendo la gente nel resto del mondo.”

Sempre negli States ci si può imbattere nei Froogles, un gruppo di persone che vivono barattando beni di necessità e vestiti su internet.
amish2.jpgMentre sulla rete sono sorti siti  di non-shopping come freecycle.org e garbagescout.com , sono sempre più di moda le yard sales, i mercatini del proprio usato che gli americani amano organizzare nel proprio giardino di casa nelle belle giornate.
Chissà se l’ideale di vita di questi neo-eco-radical-chic-contestatori non sia proprio quello attuato dagli Amish della Pennsylvania. Le donne non si tagliano mai i capelli e gli uomini dopo il matrimonio si fanno crescere la barba. Non hanno elettricità e si sposano solo nei mesi di novembre e dicembre durante il periodo di pausa di lavoro nei campi.

Jonathon Porritt, noto ambientalista inglese insignito nel 2000 dalla regina del titolo CBE (Commander of the British Empire), già consigliere del governo Blair, ha dichiarato all’Observer: “Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il pianeta, fascismo, comunismo, democrazia, religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Si tratta del consumismo. Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare”.

Il paradosso è questo accanimento contro ogni tipo di acquisto si viene ad esasperare proprio nel momento in cui inizia finalmente a decollare il commercio equosolidale, ex cavallo di battaglia ambientalista, ora accantonato e aumentano prodotti legati alla campagna Product Red, cui parte dei proventi sono destinati alla lotto all’Aids in Africa.


La scienza e…Andrew Howe

gennaio 23, 2008

20070420cp165.jpgAndrew Curtis Howe nasce a Los Angeles il 12 maggio 1985. Fin da bambino scopre nello sport la strada per realizzazione i suoi sogni. Ha un allenatore d’eccezione: la mamma Renée Felton, con un discreto passato da ostacolista, che lo segue ovunque non facendogli mai mancare il suo incitamento. Già a sedici anni dà prova ai mondiali giovanili di Decebren del suo valore vincendo la medaglia di bronzo nel salto in lungo con la misura di 7,61 metri. Ma Howe eccelle anche nella corsa, come dimostra in occasione dei mondiali juniores di Grosseto del 2004 ottenendo due medaglie d’oro per i 200 metri piani (20″28) e il salto in lungo (8,11 metri). La consacrazione, il 30 agosto 2007 quando si impone all’attenzione del grande pubblico diventando un idolo dei giovanissimi ai mondiali di atletica di Osaka aggiudicandosi la medaglia d’argento e fissando il nuovo record italiano di salto in lungo con 8,47 metri. Chi non ricorda con piacere l’urlo di entusiasmo di Howe dopo l’impresa e l’esplosione di gioia della mamma in tribuna?

Segue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati alla ricerca? I programmi di divulgazione, i documentari?
Seguo soprattutto i documentari in tv: in generale quelli scientifici, ma quelli che più mi affascinano sono quelli che parlano della natura.

Come andava a scuola nelle materie scientifiche?
Anche se ad alcune ero interessato non erano il mio forte. Preferivo le materie umanistiche, ecco perchè non ho mai pensato di fare il medico o il ricercatore.

La Fidal ha effettuato delle rilevazioni biomeccaniche di tipo cinematico sul suo salto per rilevare i parametri istante per istante del gesto atletico. Come pensa che la scienza possa aiutare lo sport?
Durante la Coppa Europa a Milano e al Golden Gala a Roma sono state effettuate queste rilevazioni che ci hanno dato indicazioni abbastanza interessanti, soprattutto per la precisione della rincorsa e in particolare nella fase di volo. La scienza, entro certi limiti, può essere un supporto importante per l’allenatore e per l’atleta, ma non potrà sostituirsi all’intuizione umana.

Quanto c’è di scientifico nella preparazione di un atleta di oggi a livello internazionale?
Con le nuove tecnologie gli interventi scientifici, realizzati anche con fidal.jpgmacchinari sempre più sofisticati, trovano sempre maggiore spazio nella preparazione degli atleti di alto livello. Nel mio caso, il supporto scientifico ha avuto sempre maggiore spazio di anno in anno, dando così spunti importanti al mio entourage per quanto attiene alla preparazione.

La ricerca può svolgere un ruolo per assicurare la correttezza delle competizioni?
Sì. Credo che sia essenziale che la correttezza delle competizioni sia assicurata e se la scienza riesce a far sì che non ci sia possibilità di inganni ben vengano le ricerche in questo campo. Credo che a volte, purtroppo, la ricerca non venga effettuata solo in tal senso ma anche per altri scopi.

Come giudica da un punto di vista dell’applicazione tecnologica il caso di Oscar Pistorius, il ragazzo disabile detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 piani che corre grazie a particolari protesi e che è stato escluso dalle Olimpiadi del 2008?
Alcuni studi biomeccanici hanno accertato che le sue protesi portano vantaggi (anche del 20%) e quindi secondo questi studi egli sarebbe favorito nelle gare con i normodotati. Dal punto di vista umano, credo che sia un controsenso dire che un uomo senza le gambe abbia dei vantaggi a gareggiare con della “persone normali”, escludendolo addirittura dalle competizioni. Al di là delle diverse opinioni che ognuno può avere, credo che Pistorius debba comunque trasmettere un messaggio positivo per determinazione, energia e carattere, ed essere d’esempio per i diversamente abili che pensano di non avere più una chance nella vita. Sicuramente è un argomento difficile, a cui non riesco a trovare una risposta chiara e definitiva.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita, in ambito sportivo o non?
Mi piacerebbe sperimentare qualche attività in condizioni di ipergravità e ipogravità per provare sensazioni diverse nel salto e anche per sfruttare tali situazioni per lo studio di nuove metodologie di allenamento. 

http://www.almanacco.rm.cnr.it/

Cento anni di scout

novembre 1, 2007

badenpowell.jpgIl termine scout rimanda la mente ad una serie di stereotipi consolidati. Non si può non pensare subito ai bambini con il fazzolettone colorato sull’uniforme militaresca guidati da adulti vestiti da bambini.
Ma questi ragazzi non sono più quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o meglio non sono solo quello. Forse le stesse vecchiette preferirebbero non affidarsi ad un branco di entusiasti che ama cantare a squarciagola “il vitello dai piedi di balsa” o “cara ti amo” di Elio e le Storie Tese.
I tempi cambiano, sono trascorsi cento anni, ma rimane integra la fedeltà all’idea originaria di Sir Robert Baden-Powell, militare inglese  cui  gli indigeni attribuirono il nome di Impeesa, il lupo che non dorme mai, per il suo coraggio e la sua abilità d’esploratore. Un piccolo compendio, “Aids to Scouting”, scritto da Baden-Powell per addestrare le reclute ad usare spirito di iniziativa e pensiero per sopravvivere in ambienti selvaggi, gettò le basi del movimento scout.
Riccardo della Rocca è stato Presidente del Comitato Mondiale dell’ISGF (International Scouts and Guides Fellowship) l’organizzazione mondiale degli adulti scouts e conosce perfettamente la realtà dello scoutismo in Italia.
“Ho iniziato la mia avventura nel 1947 come lupetto, vale a dire vivendo l’esperienza dello scoutismo in quella fascia d’età fondata sul gioco, da allora non ho più abbandonato l’avventura scout, che ha segnato tutta la mia vita di uomo, di cittadino, di credente.”
Il Movimento scout in Italia, dopo i primi esperimenti del 1910, nasce ufficialmente nel 1912, nel 1916 nasce lo scoutismo cattolico ASCI, nel 1943 nasce l’AGI l’associazione delle Guide cattoliche che riunisce  le ragazze che vogliono vivere un’esperienza analoga allo scoutismo adattata alle esigenze delle donne, nel 1954 nasce il MASCI, il movimento degli adulti scout. Nel 1974 le due associazioni cattoliche ASCI e AGI si fondono in un’unica associazione dando vita all’AGESC, la maggiore esperienza dello scoutismo italiano con circa 180.000 associati. L’associazione aconfessionale CNGEI e l’associazione cattolica AGESCI sono rappresentate come unica Federazione (FIS) nelle organizzazioni mondiali degli scouts e delle guide.
Oggi in Italia oltre le tre associazioni CNGEI, AGESCI, MASCI ufficialmente riconosciute dalle organizzazioni mondiali dello scoutismo e del guidismo, esistono circa 40 altre associazioni che si rifanno nel metodo educativo e nei principi all’insegnamento del fondatore Baden Powell, la maggiore di queste esperienze è quella della Federazione degli Scout d’Europa con circa 19000 associati nasce nel 1975.
Paola Stroppiana e Marco Sala, Presidenti del Cominato Nazionale Agesci, raccontano l’intuizione originale del metodo scout: “Il metodo attribuisce importanza a tutte le componenti della persona, aiutando a svilupparle  e a farle crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.  È fondato sui quattro punti di Baden-Powell: l’educazione del carattere mira a sviluppare la capacità di fare scelte, di prendersi delle responsabilità, di progettare con consapevolezza la propria vita, scoprendo la propria vocazione nel piano di Dio. Essa si fonda sull’esercizio delle virtù. L’educazione all’abilità manuale ha come scopo lo sviluppo di un’intelligenza e di una progettualità pratica, di un’autonomia a realizzare, partendo da mezzi poveri, e a valorizzare quello che si ha perché lo si sa usare. La conoscenza e un rapporto positivo con il proprio corpo in quanto dono di Dio e fonte di relazione con gli altri e con l’ambiente significa accettarlo e averne cura, ricercare ritmi naturali di vita, esprimere e vivere la scout1.gifpropria sessualità, saper affrontare la fatica, la sofferenza, la malattia, la morte. Infine è importante il servizio del prossimo, mettendosi a disposizione degli altri le proprie energie e capacità, rendendosi utili in qualunque momento sia richiesto. Ciò comporta l’educazione all’amore per gli altri, al bene comune e alla solidarietà, a scoprire la ricchezza della diversità nelle persone, a vivere e lavorare insieme per costruire un mondo più giusto.”
Valori di altri tempi, non più familiari nella società e nella politica. “Non so se è la politica, o solo la politica, ad attraversare una crisi di valori – sostiene Riccardo Della Rocca – la società italiana è una società sana piena di valori e di risorse, di esperienze ricche e generose, ma è anche una società dove si affermano i disvalori dell’egoismo e dell’individualismo, dove prevale l’idea che “ci si salva da soli”, una società che ha perso il senso della coesione sociale, dei legami forti, del valore delle istituzioni. “
“Tutte le esperienze scout si riconoscono invece nei valori espressi dalla Legge e dalla Promessa : senso dell’onore, lealtà, cortesia, spirito di servizio del prossimo, fraternità universale e internazionalismo, senso creaturale e religioso della vita, amore per la natura, ottimismo, laboriosità, dignità della persona umana. Come pure si riconoscono negli elementi educativi caratteristici dello scoutismo e del guidismo: autoeducazione, imparare facendo, centralità del ragazzo, vita all’aperto, servizio del prossimo, vita di comunità, interdipendenza tra pensiero ed azione”
Tutti quelli che hanno avuto una esperienza nel passato amano ripetere che si resta scout per tutta la vita. “Non solo – continua Riccardo Della Notte – ma si può diventare scout in ogni stagione della vita adulta. E’ ormai cresciuta la consapevolezza che si cresce per tutta la vita in modi e forme diverse, e crescere vuol dire la capacità di scegliere e non di essere scelti di fronte alle sfide della storia, che sono oggi così rapide e violente che non è pensabile affrontarle da soli, occorrono ambienti comunitari. Sfida del cambiamento e capacità di scegliere sono i presupposti ed il fondamento dell’educazione, ma non si dà un educazione senza pedagogia e senza metodo, di questo oggi ha bisogno l’educazione degli adulti. I fondamenti del metodo scout sono utilizzabili per l’Educazione Permanente degli adulti, luoghi dove maturare quelle virtù più difficili nel mondo d’oggi: la virtù della libertà, del coraggio, la virtù della obbedienza e della disobbedienza, la virtù di saper riconoscere ed indignarsi per il male del mondo, e soprattutto la più piccola ma la più grande delle virtù (come dice Peguy), la virtù della Speranza.”

Qualcosa è cambiato – intervista a Beppe Severgninisevergnini.jpg

Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. Ero il figlio di un professionista. Credo che sarei ancora più insopportabile, senza quei sette anni di scoutismo  a Crema (dagli 8 ai 15). Oggi mi sembra tutto molto diverso, anche nello scoutismo. Non so perché. Ho solo qualche sospetto. Credo che quella italiana sia la società meno spartana d’Europa: siamo avvezzi a tanti piccoli piaceri, e di conseguenza molli come fichi (i fichi sono buoni, sia chiaro). E credo  sia cambiata la grande “classe di mezzo” italiana: un tempo mandava i figli negli scout; ora è più raro. Per esempio: mio figlio non c’è andato. Fa sport (pallanuoto, calcio, sci), e spesso viene via con noi nel fine settimana (egoismo di moderni genitori di figlio unico, un classico). Sì, credo che in Italia il successo del week-end  e il minor numero di figli non abbiano giovato allo scoutismo.

Non siamo rimbambiti! – intervista a Elio di Elio e le Storie Tese

elio.jpgElio, come mai nel tour che stai portando in giro per l’Italia ti presenti in divisa scout?

Ho scelto un abbigliamento scout perché sono stato un lupetto dagli 8 ai 12 anni e poi perchè ho sempre mantenuto questo spirito scout che non è esattamente quello che ha in mente chi non l’ha fatto. Quando sento parlare di scout come di personaggi un po’ rimbambiti mi dico: ma perché prendersela, è così bello essere scout! Anche la vita all’interno del gruppo delle Storie Tese è poi tipicamente scout, con una buona dose di goliardia e un atteggiamento che porta a rendersi utili agli altri.  Noi cerchiamo di farlo parlando di argomenti interessanti, in modo interessante e suonando in modo interessante.

E’ l’ora dunque di sfatare certi stereotipi? 

Non capisco bene perché ma nell’opinione comune chi si comporta bene deve per forza essere un rimbambito. Non è assolutamente vero, anzi gli scout imparano correttamente a lavorare in gruppo  e ad essere meno imbranati.

Mi confermi la regola per cui chi è stato scout lo è per sempre?

Assolutamente. Per vale. E te lo può confermare anche un altro scout che è con noi, anche se non fa proprio parte del gruppo: il Mangoni, che gli appassionati del gruppo conoscono molto bene.

Come mai il forum del vostro sito è così seguito dagli scout?

Secondo me perchè il nostro spirito è molto simile. Siamo molto in linea con gli scout, come per esempio con chi va all’università. Ci sono degli ambienti con cui riscontriamo una forte affinità.

       

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Baby malati

ottobre 6, 2007
Allergie, asma, disagi psicologici…le statistiche parlano di aumenti vertiginosi in età pediatrica. Ma spesso sono i genitori a eccedere in allarmismo, in prescrizioni e a trasferire sui figli le loro paure

pillole.gifNell’immediato dopoguerra i bambini sperimentavano per le strade giochi rudimentali, formandosi a colpi di contusioni ed ecchimosi. Gli anni del terrorismo li costrinsero tra le mura di casa o nel gruppo del muretto: il timore era farsi male sul serio. Negli anni ’90 l’industria scopre che grazie allo sboom demografico i bambini rappresentano ottimi clienti a cui piazzare (oltre che vestiti, merendine, etc.) videogiochi solitari, che però si scoprono essere ben più nocivi, almeno a livello mentale. Oggi è l’industria farmaceutica a vedere nei ragazzini il target di un nuovo business: integratori, medicine e psicofarmaci possono essere venduti non solo ai genitori, ma anche ai figli.
Un mercato potenziale ragguardevole: in Italia i pazienti in età pediatrica, al di sotto dei 14 anni, sono 8.103.000. Un mercato supportato da studi e statistiche secondo cui i nostri bambini stanno sempre peggio: non moriranno certo di tubercolosi o di malaria, ma sono dei malati cronici. Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association afferma che il 9 per cento dei piccoli americani soffre di asma, il 6 per cento di ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e il 18 per cento è da considerarsi obeso.
cavagni.jpgQuello delle allergie è certamente il fenomeno più diffuso: “Attualmente il 30 per cento dei bambini italiani ne soffre e il fenomeno è in crescita, basta pensare che il 10 per cento della popolazione infantile è affetto da asma allergica” afferma Giovanni Cavagli, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Allergologia Pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Secondo lo studio Sidria le affezioni allergiche più diffuse fra i 6 anni e i 15 anni, a parte l’asma, sono la dermatite atopica (circa 20 per cento), le riniti (18 per cento) e le intolleranze alimentari (7 per cento)”. Allergie “da pollini, da polvere domestica, da cibi, da animali domestici, da muffe, da veleni di insetti”, prosegue Cavagli, e “fra le emergenti quella da lattice di gomma, impiegato per biberon e succhiotti”.
albani.jpgMa veramente i bambini malati sono aumentati? Risponde il pediatra Roberto Albani, collaboratore dell’inserto ‘Salute’ del Corriere della Sera e di riviste e programmi televisivi, esperto del rapporto tra genitori e figli. “Dalla metà degli anni ’70 non mi sono accorto dell’aumento di malattie di cui si parla. Le allergie respiratorie, per quanto mi riguarda, sono invariate e prima o poi colpiscono più dell’ottanta per cento delle persone, ma è insolito che siano gravi. Anche le allergie alimentari, contrariamente a quanto molti miei colleghi affermano senza produrre prove convincenti, non sono in aumento e colpiscono ancora solo il 2-3 per cento di bambini e adulti. Tuttavia, il gran parlare che si fa di queste e altre patologie scatena preoccupazione nei genitori, facendo percepire loro rischi e pericoli dappertutto e inducendoli a un ‘consumismo medico’ ingiustificato e pericoloso”.
Basta una linea di febbre e la mamma non ci pensa due volte a propinare lo sciroppo. Tra il ’99 e il 2000 negli Usa sono state prescritte 11 milioni di cure per l’otite sotto i 15 anni. L’abuso di antibiotici ha generato la moltiplicazione di batteri resistenti: il 30 per cento dei ceppi di streptococco, principale causa della polmonite, risultano ormai indifferenti ai macrolidi, una delle classi di antibiotici più somministrate negli ultimi anni. E c’è il rischio che un giorno infezioni anche banali non possano essere più curate. Negli Stati Uniti i Centers of Disease Control di Atlanta hanno lanciato una campagna di informazione al motto de ‘A volte la migliore terapia è la pazienza’. Aspettare che passi senza ricorrere a terapie esagerate. “Anche da noi sarebbero opportune delle linee guida. Molte volte la prescrizione è voluta dai genitori. Più è alto il livello culturale, minore è la richiesta” dice chiodo.jpgMarta Ciofi dell’Istituto superiore di sanità. Concorda Francesco Chiodo, infettivologo e pediatra all’università di Bologna: “Purtroppo l’antibiotico viene confuso da molte mamme come antifebbrile. Questo impiego inappropriato, unito al dosaggio errato, ha favorito la selezione di ceppi resistenti ad alcuni farmaci”. Si dimentica che sotto i 5 anni l’80 per cento delle infezioni sono virali, quindi non andrebbero curate con gli antibiotici. “Tenete sotto osservazione il bambino per due giorni. Se continua a mostrarsi sofferente nonostante la temperatura sia calata con gli antipiretici chiamate il medico, toccherà a lui distinguere”.
“E’ colpa dei genitori se sono malati” estremizzano alcune associazioni secondo cui “con qualsiasi vaccino si destabilizza la flora batterica intestinale, le immunoglobuline, squilibrio tra le funzioni Th1 e Th2, quindi si crea immuno deficienza acquisita”, a causa “di una guerra batteriologica instaurata con i vaccini e gestita dalle multinazionali dei farmaci”.
Insomma: sarebbero soprattutto le ansie genitoriali e materne a determinare la medicalizzazione di sintomi a volte passeggeri e tipici dell’età. Nulla di strano, perciò, che proprio i disturbi causati da ansia crescano vertiginosamente in età pediatrica: per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la depressione rappresenta la quinta causa di malattia in Europa nei minori di 14 anni. Nel nostro paese un adolescente su due dichiara sofferenza psichica, secondo una indagine Eurispes, mentre secondo il Ministero della Salute almeno 730.000 bambini soffrirebbe di turbe psichiche e disagi mentali e per testa.jpgl’Istituto Mario Negri 35.000 sono sotto trattamento antidepressivo. L’Istituto Superiore della Sanità fornisce però dati molto meno preoccupanti: la depressione avrebbe una prevalenza dello 0,3 per cento in età prescolare, del 2 per cento nella scuola primaria, del 4–8 per cento nell’adolescenza, quando la prevalenza nelle femmine è doppia rispetto ai maschi. E tra i 14-17enni il 6 per mille dei maschi e l’11 per mille delle femmine prende antidepressivi.
Le cose che preoccupano di più il dott. Albani “sono gli aspetti deleteri del consumismo. Per esempio, l’eccesso di offerta di cibo, sta provocando un forte aumento, questo innegabile, di sovrappeso e dell’obesità. Inoltre il ‘consumismo psicologico’, cioè la grande offerta di psicologia spicciola e cialtrona, impaurisce sempre più i genitori sulle conseguenze dei loro atti di autorità, così quasi tutti rinunciano a una sana azione di contenimento, limitazione ed educazione. I genitori oggi fanno di tutto per risparmiare ai figli le più piccole sofferenze inerenti la vita comune e li rendono incapaci di sostenere difficoltà e sfide e di dar senso alla propria vita.
cantelmi.jpgPer Tonino Cantelmi, docente universitario e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, “l’ansia dei genitori è fonte di disturbo in quanto inquina la relazione, falsando ed alterando le capacità del bambino di sperimentarsi positivamente e di ricevere ed elaborare feedback in base ai quali crescere, conoscere e costruirsi la sua identità. L’ipocondria e il salutismo esasperato si possono rintracciare nella difficoltà delle famiglie di costruirsi un’identità solida come nucleo, da ricondursi ad esempio alla problematicità di potersi confrontare per con altri genitori o con esperti nella propria esperienza e nel nuovo ruolo acquisito. Il figlio diventa lo specchio delle proprie fragilità, insicurezze e frustrazioni assumendo il ruolo riparatore per le dinamiche psicologiche non risolte o affrontate dal genitore come persona e dalla coppia genitoriale”. 

Psicofarmaci pediatrici, una vittoria delle lobby

luca-poma.jpgLa polemica sull’uso dei psicofarmaci in età pediatrica è sempre rovente dopo che l’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato nello scorso marzo l’uso del Prozac in età pediatrica. “L’iniziativa non è delle autorità sanitarie pubbliche, ma della Ely Lilly Co., il produttore del farmaco, che ha  avanzato richiesta in tal senso ed ha attivato i  propri potenti mezzi di lobby”  denuncia Luca Poma, portavoce di ‘Giù le Mani dai  Bambini’. Pietro Panei del Dipartimento di ricerca e valutazione dei farmaci dell’Istituto Superiore di Sanità illustra il punto di vista dell’istituto. “Il Prozac è un’antidepressivo SSRI registrato per uso pediatrico dall’Agenzia regolatoria europea del farmaco (EMEA). L’Italia è obbligata a recepire tale decisione come paese membro dell’Unione e l’autorizzazione all’uso del Prozac è positiva perché indica quale antidepressivo utilizzare tra i tanti finora usati off label, cioè senza indicazione autorizzata. Si tratta di inserire questo farmaco in un piano terapeutico.iss.jpg
Preoccupato per l’abuso degli psicofarmaci è invece lo psichiatra Marco Quintiliani, esperto di tematiche adolescenziali: “La terapia farmacologica può essere utile, non bisogna essere oscurantisti, ma solo in determinati casi. In realtà per questi problemi una terapia famigliare o semplicemente l’appoggio ai genitori, o addirittura una terapia agli stessi genitori, risolvono i sintomi del bambino senza bisogno di terapia farmacologica. Dipende tutto dalla corretta diagnosi”. Per Quintiliani, il numero sempre maggiore di bambini ‘malati’ si spiega col fatto che “l’ambiente fisico in cui viviamo è sempre meno adeguato, inoltre un’informazione ideologica e non corretta crea ansia genitoriale, per cui il sintomo infantile diventa una richiesta di visibilità come singolo individuo e una richiesta di attenzione e aiuto psicologico”. La risposta ‘chimica’, dunque, come scorciatoia gradita al marketing per una famiglia dove i genitori non sono in grado di ascoltare i propri figli, dare risposte adeguate e disponibili a fare un percorso non sempre facile, ma che permette di crescere e far crescere.

Meno pillole, più sport

calcio.gifLo sport può essere la giusta risposta per far crescere sani i propri figli, spiega Isabella Gasperini, psicologa e psicoterapeuta del Bambino Gesù di Roma e collaboratrice della Scuola Calcio Cisco-Lodigiani. “Lo sport permette ai bambini di mettersi in gioco in un contesto dove i genitori sono lontani, consentendo anche di sperimentare modalità reattive alle situazioni ansiogene: la sconfitta, il sentirsi ai margini, affrontare i bambini più spavaldi, sono stimoli che portano il bambino a ‘emanciparsi’ e ad accorgersi di aver fatto dei progressi, facendolo sentire più sicuro di se stesso.
Lo sport praticato dai bambini può essere utile anche ai genitori eccessivamente allarmisti?
“Lo sport garantisce al bambino di crescere più forte, essendo più esposto a cambiamenti di clima e di temperatura e attraverso una sana alimentazione. La circostanza che il proprio figlio disputi una partita magari sotto la pioggia può aiutare il genitore esagerato a diventare meno morboso”.
Qual è l’atteggiamento con cui i bambini devono praticare lo sport?
“L’atteggiamento adeguato è per lo più sconosciuto ai genitori. Si iscrive un bambino in palestra per evitare che giochi alla play station tutto il pomeriggio o per cercare un futuro campione. Lo sport è invece una metafora della vita stessa. L’ atteggiamento adeguato è permettere al bambino di esprimersi, inducendolo a seguire l’istruttore (il bravo istruttore!), a divertirsi e a non demordere”.