La scienza e..Lorena Bianchetti

ottobre 26, 2007

Giornalista, laureata in lingue e letterature straniere, Lorena Bianchetti ha
un curriculum di tutto rispetto alle spalle: ha esordito conducendo dal 1999 al 2005, in diretta ogni domenica mattina su Rai Uno, il programma ‘A sua immagine’, realizzato in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. Dal 2006 è una dei presentatori di Domenica In su RaiUno. Ha un fratello ingegnere nucleare che le ha trasmesso un grande amore per la scienza.

bianchetti1.jpgLe interessano i fatti e le scoperte di natura scientifica?
Ho respirato la scienza da sempre perché ho la fortuna di avere per fratello un ingegnere nucleare. Ricordo che da bambini pranzavamo e poi lui prendeva un foglio di carta e penna e iniziava a ‘progettare’ aerei. Io invece rappresento un po’ l’altra faccia della medaglia, essendo più portata per le materie umanistiche. Ci completiamo a vicenda.

Le piacevano le materie scientifiche a scuola?
Quando ero piccola non avevo un buon rapporto con queste discipline. Ricordo che mia madre era un po’ preoccupata per la mia avversione verso la matematica, tanto che per fare le somme avevo bisogno di usare le dita. Ora le cose sono un po’ cambiate: non uso più le dita ma per i calcoli più impegnativi continuo a usare la calcolatrice. Ero invece innamorata della poesia. Poi, grazie a mio fratello, ho potuto vedere il modo in cui i ricercatori vivono la scienza, l’amore che c’è dietro, la passione con cui lavorano e sono riuscita a vedere anche lì la poesia di cui sono innamorata.

Da bambina ha mai desiderato fare ‘lo scienziato’?
Non ci ho mai pensato perché io e mio fratello ci siamo un po’ divisi i compiti in famiglia: io artista e lui scienziato. Ma ci accomuna non solo la grande passione per quello che facciamo, ma anche la voglia continua di sperimentare: mio fratello lo fa utilizzando la matematica, io il palcoscenico. Anche l’artista dopotutto persegue una ricerca e uno studio infinito.

bianchetti.jpgLe piacerebbe presentare un programma di divulgazione?
Sì, mi piacerebbe presentare un programma indirizzato a un pubblico il più possibile vasto, perché penso che la scienza, se ben spiegata, possa affascinare tutti. E’ qualcosa che coinvolge inevitabilmente. Adotterei un linguaggio chiaro e veloce, in grado di facilitare l’approccio rispettando i tempi televisivi, cercando di coinvolgere direttamente i giovani, dando loro la possibilità di esprimere le proprie curiosità dialogando di volta in volta
con un esperto.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?
Il primo personaggio che mi viene in mente è Rita Levi Montalcini. E’ inevitabile, anche perché guardandola non si può fare a meno di pensare che la scienza faccia bene! E’ la dimostrazione di come la scienza regali una straordinaria giovinezza della mente.

Lei è cattolica e ha anche presentato programmi di informazione religiosa: come considera il rapporto fra scienza e fede?lorena1.jpg
Sono convinta dell’assoluta possibilità e necessità di un connubio fra la fede e la scienza. Una scienza che sia sempre al servizio del bene e della dignità dell’uomo, concepito come figlio di Dio. Credo in una scienza capace di dialogare con la dimensione spirituale.

Cosa si aspetta dalla ricerca nei prossimi anni?
Che possa migliore lo stato e la salute dell’essere umano. Da inesperta ho comunque grande fiducia nel progredire di una scienza che riesce a trovare soluzioni fino a pochi anni fa impensabili. Penso alle persone con disabilità, che attraversano situazioni di difficoltà o che sono affette da malattie ancora letali. Ci sono cose che diamo per scontate, acquisite ma, per esempio, quando prendo una aereo penso sempre al miracolo dell’intelligenza umana posta al nostro servizio. La scienza mi affascina, ne sono innamorata, la rispetto molto e nello stesso tempo mi piace pensare a una ricerca positiva, al servizio dell’essere umano.

www.almanacco.rm.cnr.it


L’Unione Europea a difesa del latino

giugno 2, 2007

Intervista esclusiva a Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù: “I valori europei sono valori universali”

figel.jpgIl convegno “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, conclusosi presso la Città del Vaticano nella Domus Sanctae Marthae, è stata un momento di confronto tra esponenti della cultura laici e cattolici sulla sempre attuale necessità di attingere alla tradizione antica classica e cristiana, a cui si deve il grandioso patrimonio spirituale e culturale che ancora contraddistingue l’Europa. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e fra i promotori dell’iniziativa, ha presentato un Manifesto in cui viene avanzata la richiesta alle autorità educative e politiche nazionali ed europee di impegnarsi per garantire la sopravvivenza della nostra identità così come finora è stata concepita, avvertendo il rischio di una vera e propria “estinzione” del latino dovuta al suo progressivo abbandono da parte dell’attuale generazione di formatori e di studenti. Lo scrittore Marcello Veneziani ha proposto, nell’ambito di tale allarme, di far nascere una fondazione intitolata, come il convegno, “Futuro latino”.
In occasione dell’incontro curato dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche presieduto da mons. Walter Brandmuller, una prima risposta in senso positivo alla preoccupazione degli studiosi è arrivata con la difesa energica e persuasiva della lingua latina e del suo ruolo nella cultura contemporanea globalizzata è arrivata da Ján Figel’, Commissario Europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, a cui abbiamo posto alcune domande con questa intervista in esclusiva.

figel2.jpgCosa ne pensa di questa iniziativa volta a  promuovere lo studio e la diffusione della lingua latina?
Nelle polemiche sulla ‘utilità’ del latino, coloro che si oppongono affermano che si tratta di una lingua morta e di uno spreco di tempo. Certo, il latino non è quella che i linguisti chiamerebbero una ‘lingua naturale’, ma dall’altro lato non sono neppure d’accordo con coloro che ne danno la definizione di una ‘lingua morta’. Il latino ha applicazioni concrete, seppure limitate, nella pratica della Chiesa Cattolica. Inoltre il suo studio è vantaggioso per l’apprendimento delle lingue naturali, e non mi riferisco solo a quelle romanze, e consente di aprire direttamente le porte alle ricchezze del nostro passato, senza bisogno di ricorrere alle traduzioni. Esso è un allenamento per la mente e, secondo alcuni, una vera e propria ginnastica per i ‘muscoli cerebrali’”.
La mia presenza qui è la migliore risposta, e sta a testimoniare che questa iniziativa ha una importanza particolare perché quello che forma l’Europa sono i nostri valori, la nostra lingua, la nostra cultura. L’Europa non è solo una espressione geografica, economica o commerciale ma una comunità culturale.

Quali sono le linee guida dell’Impegno culturale della Commissione Europea? 
Come responsabile della cultura e dell’educazione, il mio ruolo è quello di supportare le politiche culturali emanate in occasione del Trattato di Maastricht. Il nostro ruolo è quello di favorire la diffusione e l’unità culturale dell’Europa, sostenendo l’eredità culturale del passato. Questo significa supportare le diversità locali e regionali creando e preservando allo stesso tempo un patrimonio culturale comune  in Europa.
L’Unione Europea ha attualmente 23 lingue nazionali ufficiali, ma questo non è un ‘problema’, questa è l’Europa, e l’Europa non è gli Stati Uniti.
E’ necessario dunque riservare un ruolo forte alla formazione e alla cultura nel momento in cui si sviluppano il mercato e la competizione. Abbiamo progetti di cooperazione culturale denominati “Cultura 2007” e “Media” che aiutano le struttur nell’organizzazione della diffusione dell’arte, degli artisti, dei prodotti audiovisivi, delle traduzioni letterali, favorendo il dialogo interculturale. Il 2008, poi, sarà proclamato “Anno europeo del dialogo interculturale”. 

Quest’anno ricorre invece il 20° anniversario del programma Erasmus. Qual è la sua valutazione del progetto?erasmo_da_rotterdam.jpg
E’ il programma più diffuso in Europa ed il suo valore è importante perché permette di vivere immersi in un’altra cultura e l’educazione è sempre connessa alla cultura. Non si tratta solo di  aiutare la mobilità individuale degli studenti ma anche di incentivare la compatibilità tra le varie università. Basta pensare all’Erasmo “originale”, ossia quello di Rotterdam, che ha studiato ed insegnato in numerosi atenei, tra cui Parigi e Oxford, senza nessun problema. Vogliamo incrementare la collaborazione triplicando entro il 2013 l’offerta attuale. Ritengo che questa sia una buona notizia per i nostri studenti. Abbiamo anche dato inizio ad un programma che coinvolge studenti non europei.

Come considera il confronto in atto fra la cultura europea e le culture dei paesi emergenti (asiatica, islamica, ecc.)?
Il nostro sforzo deve essere teso verso una maggiore civiltà e non verso uno scontro di civiltà. I nostri valori, in effetti, sono valori universali. La dignità umana è per tutti ed ovunque. Per noi è dunque importante diffondere e proteggere questi valori non solo qui ma anche nel resto del mondo. Penso che, qualora si dovessero individuare delle linee di divisione tra i vari popoli, queste sarebbero fra i fanatici e quelli che rispettano gli altri. I fanatici possono essere di tipo religioso, etnico, politico ma noi dovremmo trovare l’unione fra tutti coloro che rispettano la dignità umana. Lo stesso Cristo è stato una delle prime e la più importante vittima del fanatismo.


La scienza e…Paola Saluzzi

maggio 6, 2007

paola_saluzzi.jpgSegue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati
alla ricerca?

Sono una curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è nuovo, che va avanti, che cammina rispetto ad una precedente scienza. Mi capita spesso di leggere le pagine dell’inserto dedicato del Corriere della Sera.

Attinge a libri, riviste, manifestazioni ed eventi?

Difficilmente ho occasione invece di leggere libri specifici mentre mi piace seguire certe trasmissioni. Io appartengo a quella generazione che negli anni ’70-80 è stata “beneficiata” da Piero Angelo attraverso una televisione intelligente come quella di Quark che divulgava con un linguaggio accessibile eventi scientifici che arrivavano diretti all’attenzione e al cuore dei ragazzi. Devo quindi ad Angela il mio amore per la scienza e, onestamente, tanta comprensione in materia.

Esiste a suo avviso un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza su temi come ambiente, salute, etc?

Nel tempo ho imparato sicuramente a guardare con una certa distanza la quarkspettacolarizzazione del distrastro ambientale. Mi sono però resa conto anche che se non diamo notizia che qui si sta per morire tutti quanti di inquinamento, tumore, carbone, immondizia che ci invade ma non solo in Italia o Europa. In Angola, camminando su una discarica nella città di Luanda, la capitale ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e avevo perso i punti di riferimento all’interno di quell’unica interminabile distesa di immondizia in cui mi trovavo, immondizia che arriva anche dall’Europa. Sono attentissima a questi argomenti perché penso che non sia vincente la guerriglia per la guerriglia: credo che la Tav è stata fatta in Francia perché è stata spiegata, mentre in Italia molto meno. Da un lato c’è chi per tutelare l’ambiente si barrica immediatamente e chiude i canali di comunicazione dall’altro c’è chi dice “si fa punto e basta”, non spiegando. Serve quindi un canale di comunicazione comune. Proprio qualche giorno ho apprezzato un bell’intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero, il programma di Santoro, che bacchettava tutti quanti, destra, sinistra e centro proprio su questo argomento. Quindi secondo me la scienza va spiegata e va spiegato il pericolo del disastro perché noi siamo il mondo che ha accettato ciò che è accaduto a Chernobyl o a Bhopal in India.

Lei si è impegnata in prima persona sul versante della comunicazione ambientale organizzando la mostra Trash People a Roma

Sono stata tra coloro che hanno portato in Italia in prima persona, lo dico con molto orgoglio, la mostra dello scultore tedesco Ha Scult, primo artista ecologica della Germania degli anni ’60, che ha realizzato di recente mille uomini fatti di 35 tonnellate di immondizia pressata, con scarti di latine, di computer, di macchine lavorate come sagome umane alte un metro 80 sulla falsariga dell’esercito di terracotta che è stato trovato in Cina. Ho ottenuto trashpeopleegypt.jpgdal Comune di Roma il permesso di far invadere con questo esercito Piazza del Popolo a Roma.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?

Fra le tante virtù della scienza c’è quella di aver sdoganato per prima le donne: mi viene subito in mente l’esempio di Madame Curie. Una donna come Rita Levi Montalcini davanti alla vergogna incancellabile delle leggi razziali ha potuto, grazie alla scienza, emigrare, vivere e studiare e diventare grande altrove. Margherita Hack è una donna che parla con le stelle. Io sono cattolica, credente e posso non essere d’accordo con certe prese di posizione della scienza ma trovo molto bello quando la scienza si interroga, senza chiudere la porta, sul concetto del creato. Ho citato delle donne che hanno chiaramente uno stuolo di altre donne al seguito, con nomi altrettanto importanti.

Chi vorrebbe intervistare?

Mi piacerebbe intervistare le ricercatrici. Ho nei confronti dei ricercatori un misto fra passione,ammirazione e una “sana invidia”. Queste persone hanno una vita normale, escono, fanno la spesa, vanno al cinema, hanno una famiglia, un fidanzato, soffrono, piangono, ridono, poi, chiusi in un laboratorio, scoprono qualcosa che rappresenta un passo avanti per salvare una vita. Quando a fare questa è una donna esulto perchè è noto come le donne ancora oggi siano vessate, schiacciate, uccise anche nella vita di tutti i giorni, nelle città cosiddette civilizzate.

Avrebbe qualche proposta o richiesta da rivolgere agli addetti ai lavori?

Si, una sola: raccontateci sempre la verità. Quando e se dobbiamo adottarie il nucleare nel nostro paese, quando Porto Marghera diventa una fabbrica di tumori, quando le emissioni radioattive uccidono la gente, raccontateci la verità perché non è più il tempo delle bugie. La globalizzazione se un bene ha fatto, ha portato  l’informazione ovunque, le finte notizie per tener buono il volgo non hanno più motivo di esistere.


Italia in polvere

marzo 16, 2007

cocaina_vignetta-di-karma.gifLo stupore espresso dal ministro Amato in occasione del sequestro a Napoli di una tonnellata di cocaina rappresenta l’eterna incapacità della politica di comprendere i disagi sociali: “Vi rendete conto? – si è chiesto il ministro – non è detto che fosse destinata tutta alla Campania, però, se si è sequestrata una tonnellata vuol dire che c’è un consumo gigantesco di cocaina in Italia e torno a dire che non si può chiedere alle Forze dell’ordine di contrastare il traffico di droga se c’è una domanda che viene dalle famiglie, da giovani e adulti, se la nostra collettività esprime – ha proseguito Amato – una domanda di cocaina così spaventosa”.
Eppure, basterebbe leggere i giornali e le ricerche per rendersi conto che l’emergenza non è mai cessata. Una inchiesta condotta da Repubblica ha svelato come acquistare della cocaina sia semplicissimo. In circa tre ore il giornalista rivolgendosi a sconosciuti frequentanti della vita notturna romana è riuscito a raccogliere otto dosi al modico prezzo di 50 euro al grammo.
Ad Arezzo Wave un cronista delle Iene non doveva neppure fare la fatica di chiedere: come è entrato nel campus è stato sommerso di offerte da parte dei pusher. Per la cronaca, il rave da quest’anno è stato espulso dalla città toscana.
Il Laboratorio Previsionale condotto l’11 e 12 novembre 2006 da Prevo.Lab., l’Osservatorio Previsionale sulle droghe della ASL Città di Milano, ha rilevato che gli utenti dei SERT (Servizio Recupero Tossicodipendenti) sono aumentati del 28% ed ha previsto che nei prossimo tre anni il numero dei consumatori di coca aumenterà del 40-50%.
Che la polvere bianca sia una sostanza che non passa di moda si sa bene.foglie.jpg
L’adozione della “microdose” si è rivelata commercialmente e socialmente vincente. 20 mg. di cocaina, poco più di 6 striscie, sono acquistabili dovunque a prezzi accessibili.  I venditori della cannabis ora vendono anche cocaina e quindi chi considera innocuo lo spinello prima o poi sarà portato a cedere all’offerta del distributore provando anche la cocaina.
Secondo l’EURISPES sono oltre 2.130.000 gli individui che hanno sperimentato la cocaina almeno una volta nella vita.
Anche secondo l’Ipsad del Consiglio Nazionale delle Ricerche almeno 2 milioni di italiani hanno sniffato cocaina nella loro vita mentre i consumatori abituali sono raddoppiati passando dai 350.000 stimati nel 2001 ai 700.000 stimati nel 2005. Risultano addirittura triplicati quelli che fanno uso di allucinogeni e stimolanti.
L’istituto di fisiologia clinica del CNR ha condotto una indagine fra gli studenti del Lazio di  compresa fra 14 e i 19 anni, scoprendo che su un campione di 250mila ragazzi  12mila hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze stupefacenti e circa 7,5mila hanno fatto uso almeno cinque volte di cocaina.
Una indagine effettuata tra il 26 e 27 gennaio 2006 dall’istituto di ricerca DOXA sulla percezione sociale sul tema della diffusione delle droghe in Lombardia ha rivelato come l’idea della droga sia associata al buco, alla siringa e i consumatori di sostanze stupefacenti appartengono in prevalenza alla fascia d’età compresa fra i 15 e i 24 anni seguiti dai 50-64enni.
san-patrignano.gifChi si avvicina dunque alla polvere bianca protetto da una diffusa accettabilità sociale non è consapevole che dopo poco si trasformerà in un tossidipendente e chi lo è già difende il suo diritto a drogarsi in nome della libertà individuale.
Non si può quindi non essere d’accordo sulla necessità di agire sul contesto sociale. La distruzione dell’esempio valoriale fornito dalla famiglia fondata sul vincolo matrimoniale in favore di unioni fondate su un vincolo contrattuale è l’esempio di come una certa ideologia intende rompere con qualsiasi senso di appartenenza in favore di una libertà senza misura, una non-libertà, madre di un edonismo spicciolo.
Il culto esasperato delle libertà individuali, tipico di una società contemporanea vittima di una tenace desacralizzazione, sta imponendo dei valori che non mirano più a vincolare i comportamenti individuali.
E proprio dalla mancanza del senso di appartenenza dell’individuo verso la società e la famiglia che trae il proprio nutrimento la cultura della droga.
Ha fatto bene Amato a denunciare il disorientamento di una società che esprime una domanda “spaventosa” di cocaina ma finchè si intenderà proteggere chi ne fa uso dietro lo scudo della «modica quantità per uso personale», sdoganando socialmente le cosiddette “droghe leggere”, non si farà altro che alimentare la piaga della tossicodipendenza.
La cocaina modifica pian piano la personalità in senso paranoideo e psicotico. Il cocainomane si barrica in casa perchè è convinto di essere perseguitato, dopo l’euforia sopraggiunge la depressione e  i più “fortunati” possono assistere ai “bagliori della neve”, spettacolari allucinazioni a cui fanno seguito straordinari attacchi di panico.
La battaglia per la liberalizzazione delle droghe fatta dalla sinistra radicale italiana probabilmente sarà anche utile per tagliare i profitti della mafia ma metterà in mano ad un quattordicenne non una pistola a salve, come qualcuno vuol far credere, ma un arma mortale.
Proprio verso gli adolescenti è rivolta la preoccupazione di Benedetto VXI, ai giovani  che hanno “smarrito il senso della vera gioia” e la cercano “nel consumismo, nei paradisi sanpa.jpgartificiali della droga e di ogni forma di alienazione”.
Lapo Elkann era uno di quei ragazzi che usavano abitualmente cocaina pensando fosse una droga “buona”. “Quando mi sono svegliato dal coma – racconta –  pensavo di essere in ufficio. Ho aperto gli occhi e ho chiesto: “Dov’è la Fanta?”, ne tenevo una bottiglia sempre sul tavolo. Nessuno ha risposto. Mi sono guardato intorno, prima ho visto un’infermiera, poi ho girato la testa a destra: c’era un ragazzo nel letto accanto. Solo allora ho capito dov’ero. Poco dopo quel ragazzo, che aveva la mia stessa età, sarebbe morto. Io invece sono stato graziato da Dio. Sono ancora vivo e questa è una seconda vita”.
Ma non tutti hanno una seconda possibilità: solo nel mese di gennaio sono morte per droga 9 persone e 771 spacciatori sono stati arrestati.

www.sanpatrignano.org


Ettore Majorana – Genialità e mistero – intervista a Antonino Zichichi

gennaio 28, 2007

A cento anni dalla sua nascita nessuno ancora è riuscito a scalfire il mistero che avvolge il majorana.pngdestino di Ettore Majorana.

L’ultima testimonianza è quella di un passeggero del traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli non risultò traccia del suo arrivo. Delle ultime ore restano tre lettere ed un telegramma.

Nella prima lettera, inviata  al suo collega, il Prof. Carrelli, scrive: Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti…dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo. 

In un’altra lettera inviata ai familiari annota: Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il mistero è reso più nebuloso dalla decisione di Majorana  di inviare sempre al Prof. Carrelli un telegramma in cui lo invita a non tenere conto di quanto scritto nella lettera precedentemente inviata, a cui però fa seguito una ulteriore lettera: ..Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.letteramajorana.jpg

Ma di Majorana si perde ogni traccia. Lo stesso Mussolini propone una ricompensa di 30.000 lire in cambio di notizie utili al ritrovamento.

E’ il 1938 ed Enrico Fermi dice di lui: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi.”

Scompare a soli 32 anni lasciando però alla scienza una eredità non ancora completamente sperimentata a causa della ritrosia a pubblicare quanto scoperto. Diversi suoi colleghi hanno raccontato che al culmine di conversazioni particolarmente interessanti Majorana era solito tirar fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette Macedonia, di cui era un accanito consumatore sul quale erano scritte, con una calligrafia microscopica, formule e tabella di risultati numerici.

Al termine della discussione e fumata l’ultima sigaretta, era sua abitudine accartocciare il pacchetto e gettarlo via.

Il Professore Antonino Zichichi, aprendo le Celebrazioni del Centenario della nascita zichichi.jpgall’Accademia delle Scienze di Bologna, ha ben illustrato il contributo del fisico al progresso della ricerca. Così ha risposto ad alcune domande:  

Prof. Zichichi, tra le varie ipotesi avanzate i questi anni c’è stata quella del suicidio, che opinione si è fatta al riguardo? 

Ho seri dubbi in proposito. Ettore era anzitutto un cattolico entusiasta della sua fede. Poi bisogna considerare che la settimana prima della scomparsa aveva ritirato i suoi risparmi in banca. L’ipotesi condivisa dai familiari e dai pochissimi che ebbero il privilegio di conoscerlo, tra queste Laura Fermi , è che si fosse ritirato in un convento. La testimonianza su Majorana credente l’ho avuta da monsignor Riccieri, suo confessore, il quale mi disse che aveva crisi mistiche e che secondo lui era da escludersi il suicidio.  

Un carattere probabilmente molto schivo non ha favorito le indagini sulla sua sorte

Quando formulava nuove teorie non le pubblicava, anzi si rammaricava di non averle intuite prima. Era un genio, però, che faceva di tutto per non lasciare tracce della sua genialità in quanto, risolto un problema, considerava il lavoro fatto totalmente banale. Ne sono prova la scoperta del “neutrone”. Majorana ebbe per primo l’intuizione che lo portò all’interpretazione corretta dell’effetto che era scoperto in Francia dai coniugi Curie: deve esistere una particella pesante come il protone ma priva di carica elettrica. Questa particella è l’indispensabile neutrone. Senza i neutroni, infatti, non potrebbero esistere i nuclei atomici. Fermi esortò Majorana a pubblicare subito quell’interpretazione della scoperta fatta in Francia ma Ettore, seguendo la sua linea in base alla quale tutto ciò che si riesce a capire è banale, non lo ascoltò. Quindi  la scoperta del neutrone venne giustamente attribuita a Chadwick nel 1932. È stata la signora Laura Fermi a raccontarmi questo episodio.

Ricorda altri episodi?12872_3d_ettore_majorana_s_cycle_.jpg

E’ altrettanta famosa la circostanza in cui  Majorana va da Fermi e scrive su un foglio la sua interpretazione dell’equazione di Dirac. Fermi, memore della mancata attribuzione della scoperta del neutrone, questa volta scrive di suo pugno un articolo e lo invia alla rivista scientifica Il Nuovo Cimento, firmandolo Ettore Majorana. Senza questa azione di forza da parte di Fermi non avremmo saputo nulla dei neutrini di Majorana.

E’ facile quindi immaginare la considerazione che Enrico Fermi aveva del suo allievo

Le racconto una testimonianza della stima straordinaria che Fermi nutriva per Ettore. Si tratta di un episodio vissuto nella realizzazione del Progetto Manhattan, quello che nel giro di appena quattro anni trasformò una scoperta scientifica, la fissione nucleare, per cui nuclei atomici troppo pesanti si possono rompere producendo enormi quantità d’energia, in ordigno di guerra.Il vertice era composto da Oppenheimer, il Direttore del Progetto, due scienziati, Fermi e Wigner e un generale.Ci furono tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi, Enrico Fermi, rivolto a Wigner, il padre del Teorema del Tempo, disse: «Qui ci vorrebbe Ettore». Alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripetè: «Ci vorrebbe Ettore!». Dopo la riunione “top-secret”, il generale decise di chiedere al grande Professore Wigner chi fosse questo “Ettore” e Wigner rispose: «Majorana». Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: «Purtroppo è scomparso tanti anni fa».

Professore,  in qualità di Presidente della Fondazione Ettore Majorana, non ritiene che la sua figura non sia stata valuta adeguatamente?

Quando si parla di Majorana ci si riferisce troppo spesso al mistero della sua scomparsa ma non si divulga abbastanza quanto abbia fatto per il progresso scientifico. Ebbene, quest’uomo era stato dimenticato da tutti quando, nel 1962, venne istituita, a Ginevra,
la Scuola Internazionale di Fisica, con sede a Erice, la prima delle centoventi scuole di cui oggi consta il Centro di Cultura Scientifica che porta il suo nome.