Clima, un libro controcorrente

gennaio 14, 2009

cambiamenti-climatici-e-conoscenza-scientifica-copertina1Sebbene la ‘scienza del clima’ sia, secondo molti esperti lontana dal poter fornire certezze, i sostenitori dell’antropological global warming sono convinti che l’uomo sia la causa dei cambiamenti climatici. Ma il clima sta cambiando davvero? E se così fosse, si tratta di un evento evitabile?
Uberto Crescenti, docente di geologia applicata, e Luigi Mariani, professore di agrometeorologia e tra i massimi esperti di clima del nostro Paese, in “Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica”, cercano di spiegare i fenomeni oggetto degli slogan più comuni. I due autori chiariscono come il clima si sia sempre modificato: le variazioni sono avvenute ciclicamente con il succedersi di periodi caldi e periodi freddi. Negli ultimi 2 milioni di anni ben 15 ere glaciali si sono alternate a fasi di con temperature maggiori.
Il pericolo del riscaldamento globale dunque non esisterebbe. Tra l’altro, notano gli autori, dal 1998, le temperature globali non salgono più. Non solo, gli orsi bianchi sono oggi 22.000 contro i 5.000 del 1940. Se poi si pensa che la Terra si stia surriscaldando basta riandare al Medioevo, quando i vichinghi si stabilirono nella verde e rigogliosa Groenlandia.
Crescenti e Mariani si servono dei contributi forniti dalle scienze geologiche e agrarie per studiare un clima che cambia sì in continuazione, ma per cause naturali. La demonizzazione dell’anidride carbonica poi, a loro dire, non ha scientificamente senso: è un gas non inquinante, essenziale per la fotosintesi nelle piante e per la vita umana. Così come l’effetto-serra è considerato un fenomeno del quale dovremmp essere grati, visto che le temperature medie della terra sono più temperate e piacevoli.
Da leggere per ascoltare una voce controcorrente su un tema molto ‘caldo’, quale il reale significato dei fenomeni naturali.

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La scienza e…Pulsatilla

agosto 17, 2008
copyright Bompiani

Pulsatilla è ossessionata dalla scrittura fin da piccola. A 20 anni raggiunge la finale del prestigioso Premio Campiello giovani. Dopo l’esperienza di copywriter a Milano si trasferisce a Roma. Il suo blog diventa un caso letterario. Un editore le offre la possibilità di scrivere il suo primo romanzo “La ballata delle prugne secche”, una storia con diversi spunti autobiografici in chiave comica che diventa uno libri più venduti del 2006. A maggio esce nelle librerie il nuovo libro: “Giulietta Squeenz” edito da Bompiani, che ha per protagonista Giulietta, la cui storia comincia quando ha 8 anni e finisce quando raggiunge i trenta anni tra mille peripezie. Siamo andati a trovarla nella sua abitazione di Roma, deliziosa ed informale, forse l’unica con la porta d’ingresso gialla.

Segui i fatti di natura scientifica? Quali sono le  fonti di informazione che ritieni più efficaci per la diffusione del sapere scientifico?

Vedi quel televisore (..un plasma attaccato al muro)? E’ un aggeggio nuovo di due settimane e penso di averlo acceso non più di tre volte per vedere i Simpson e Mtv.  Quando sono dal dentista e sfoglio Focus mi diverto a leggere le soluzioni proposte a grande domande tipo  “ma la carta da forno si può usare anche in frigo?”,  “Ma è proprio vero che chi beve vino campa 100 anni?”

Che ne pensi delle grandi questioni che  monopolizzano i media, come quella del riscaldamento globale e del catastrofismo imperante?

Il catastrofismo è storia vecchia: siamo catastrofisti più o meno ogni 10 anni. Annunciamo che il mondo finirà entro 10 anni e poi non accade nulla
Ho molta fiducia nelle capacità reattive del nostro pianeta, che ritengo più intelligente di noi. Per quello che mi riguarda non ho la macchina, non ho il motorino, faccio l’amore con la luce spenta….

Hai mai scritto di ambiente?

Ricordo un mio articolo per Max sull’ecosex dove ho scritto dei giocattoli erotici in pvc, che incrementano i livello di diossina, della pillola che finisce attraverso le urine nel mare facendo nascere pesci con il terzo occhio come i Simpson e dei falsi ambientalisti. Hanno aperto a Portland un fantastico locale di spogliarello, si chiama Casa Diablo, dove non sono ammesse pellicce o pelli e vengono serviti solo hamburger vegetariani. Il fatto poi che le donne vengono trattate come dei kebab viventi, che girano intorno ad un palo frustate sul sedere da uomini lascivi non interessa, l’importante che nessun vitellino venga sgozzato e nessuna foca venga torturata.  

Parliamo della ricerca applicata alla scrittura. Cosa prevedi in futuro? Esiterà sempre il libro o sarà sostituito? Come potrà la scienza cambiare sia il modo di scrivere sia il modo di fruire degli scritti?

Non credo che i libri scompariranno. Non esiste nulla che possa dare le stesse sensazioni della carta. Per scrivere uso il computer e sono sinceramente riconoscente verso la tecnologia per avermi dato Word. Scrivo da quando ero piccola con la stessa ferocia e costanza e le cose sono molto cambiate da quando in casa è entrato il computer.  Ricordo le pile di brutte copie…. Gli audio-book possono rappresentare una buona risorsa per farsi una idea di libri di cui interessa poco, tipo “il Codice da Vinci”: visto che non si può vivere a questo mondo senza averlo letto, ho preferito ascoltarlo e risparmiare tempo per leggere libri più interessanti. 

In Italia sei stata la prima a diventare famosa per un blog su internet?

Sono stata la prima blogger che ha debuttato su carta diventato famosa. Prima di me c’erano dei blogger più fanmosi come Macchianera o Personalitàconfusa,  dopo di me c’è stata Pornoromantica. Ormai però il fenomeno blog si è afflosciato, ora il minimo che mi aspetto da te è che abbia un blog.  Ha perso la sua carica innovativa, è diventato come qualsiasi elettrodomestico di casa

Quale sarà la prossima evoluzione?

Navigando ho notato che la qualità della scrittura è salita: ci sono tante persone che scrivono bene ed aiutano a far salire il livello. Rispetto al passato sono diminuiti i lettori in assoluto ma sono aumentati i lettori in rete. La rete diventerà un posto dove si creerà letteratura. Credo che il post abbia dato una nuova misura alla letteratura. Dovendo avere delle dimensioni ben precise, perchè deve essere letto a video, ha anche un suo linguaggio caratterizzato e sta contaminando un po’ il modo di scrivere. Alcuni di quelli che hanno un blog scrivono anche sulla carta e trasportano un po’ di questa misura, di questa ritmica tipica dell’era di internet. Anche se il post non esiste come forma artistica, la letteratura sta assorbendo le sue caratteristiche.
Ma io sarò sempre una fan della “casa editrice”, quella col tetto spiovente, dove vai con il tuo malloppo sotto braccio: tutto quell’iter perverso mi piace molto.

Ti piacevano le materie scientifiche a scuola? Da bambina hai mai desiderato fare “lo scienziato”?

Mi sono ammalata in prima elementare quando il maestro spiegava le divisioni e, non ci crederai, ancora non ho imparato a farle. Questa cosa mi ha portato una specie di ansia verso tutte le materie scientifiche. Odio i quaderni a quadretti, i numeri mi sono indifferenti, tanto che se devo scrivere un numero lo scrivo con per esteso in lettere. Al liceo invece ho sviluppato una passione per la chimica, la fisica e la biologia. Il problema è quando devo trasportare la teoria alla prassi del quadretto…non sono mai riuscita a risolvere un problema!

Quale deve essere per te il ruolo della scienza?

Sono sospettosa. Vorrei che la Chiesa utilizzasse il suo ruolo per alzare la mano e dire: “forse stiamo esagerando!”. Per esempio, la clonazione è un qualcosa che mi spaventa. Non dovrebbero esserci veti alla scienza, ma questa non dovrebbe manomettere certi equilibri. Per esempio, la malattia non viene mai vissuta come un segnale da ascoltare e studiare, ma la medicina  punta esclusivamente ad eliminare il sintomo.  Questo secondo me è un atteggiamento malato perché nulla succede per caso.
Io mi muoverei con cautela e con rispetto verso la natura come è stata originariamente architettata. 

La scienza deve porsi al servizio dell’uomo o del pianeta?

Non sono d’accordo con quelli che affermano che l’uomo è come gli altri animali.  Non è vero. Dipingiamo, suoniamo, abbiamo un qualcosa che possiamo chiamare anima.  Noi ci raccontiamo le cose, siamo capaci di riflessioni, facciamo progetti per il futuro. Nessuno può dirmi che siamo come lamprede di mare. L’uomo è un ospite fortunato di questo posto così bello ma qualche volta è un ospite un po’ cafone: se qualcuno ti affida una casa devi saperla curare. Io cerco di essere conscia dei miei piccoli comportamenti di attenzione all’ambiente. Non credo che il pianeta sia stato fatto apposta per noi ma la nostra presenza non è casuale.

Cosa ti aspetti dalla ricerca?

Vorrei che non fosse sottoposta ad una supremazia della ragione. Mi piacerebbe che ci fosse meno arroganza. Vorrei che operasse con cura per il bene comune, ci mettesse del cuore, non spingendo il progresso a tutti i costi. La tecnologia non è buona a priori ma  deve essere maneggiata  con cautela per evitare che diventi pericolosa.


Tra Fede e Scienza – Intervista al Prof. Antonino Zichichi

maggio 3, 2008

ZichichiL’attuale discussione sull’ambiente è imprigionata nella stantia dicotomia che vede i “catastrofisti”  contrapporsi aprioristicamente agli “eco-ottimisti”.
Il fervore di tale polemica ha ormai travalicato gli argini della difesa dell’eco-sistema in se per assumere il vigore di una appassionato confronto tra due opposti sistemi di pensiero.
La concezione ecocentrica, di matrice relativista, viene così ad infrangersi contro lo scoglio dell’etica antropologica, di origine cristiana, travolgendo tutti i temi legati all’ecologia.
Lo scontro in atto è evidente anche nella strategia comunicativa attuata da una scuola di pensiero di ispirazione luddista, rigurgito di venerazioni neo-pagane verso Gaia, la  Madre Terra, che tende a presentare la scienza come indistinta dalla tecnologia e quindi colpevole degli effetti indesiderati dell’industrializzazione e del capitalismo. Di contro, una visione antropocentrica dell’ambiente, frutto della consapevolezza del ruolo centrale della Fede, esorta l’uomo a non lasciarsi sedurre da facili ritorni alla natura ma a riappropriarsi di una visione unica del creato, dove risalti la sua responsabilità superiore verso le altre forme di vita.
Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

Prof. Zichichi, sembra che la Scienza attualmente abbia perso la sua funzione formativa ed ogni pecularietà culturale assoggettandosi a ideologie relativiste o scientiste. Né è prova la recente lettera dei 67 scienziati dell’Università “La Sapienza” che hanno proibito al Papa di parlare ai giovani studenti e al corpo accademico. A questa lettera hanno aderito migliaia di altri scienziati. Come se lo spiega?

Ricordo che nell’aprile del 2006, Papa Benedetto XVI, rispondendo a una domanda di un giovane che partecipava in Piazza San Pietro a un incontro in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, rispose dicendo che il grande Galileo Galilei considerava la Natura e la Bibbia due libri scritti dallo stesso Autore.
La Scienza, ha ricordato Benedetto XVI, nasce da quell’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, filosofi, poeti, artisti, matematici, nessuno escluso. Non permettere a Papa Benedetto XVI di leggere agli studenti il messaggio della grande alleanza tra Fede e Scienza è atto di oscurantismo, non di laicità, non è espressione culturale della Scienza ma un esempio di ciò che Enrico Fermi – oltre mezzo secolo fa – definì “Hiroshima culturale”».

Nei suoi libri ha ribadito con forza questo concetto, può spiegarlo meglio?

Pensi al darwinismo, considerato la più avanzata frontiera della Scienza, all’ateismo presentato come il trionfo della Ragione, al Big-Bang come se tutto fosse stato capito. La nostra cultura non è in sintonia con le conquiste della Scienza ma con la negazione di queste conquiste; come se Galilei non fosse mai nato».

Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

Perché?

Esistono centinaia di migliaia di forme di materia vivente. Una e una sola però risulta dotata di Ragione. L’evoluzionismo non sa descrivere come dalle innumerevoli forme di materia vivente prive di Ragione, com’è un albero o un’aquila, sia venuta fuori l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione, cioè Noi. Sarebbe formidabile se qualcuno riuscisse a far diventare l’evoluzionismo Scienza. Tutto evolve: dall’esempio più elementare di particella quale è un elettrone, al cosmo. L’evoluzione cosmica parte dal primo Big-Bang e, dopo 20 miliardi di anni, arriva a noi. Però l’unico evoluzionismo che sappiamo descrivere si ferma alla materia inerte. Io conosco benissimo di quanti protoni, neutroni ed elettroni è fatta una pietra o il corpo di una rondine. Se pietra e rondine sono di peso eguale, il numero di protoni, neutroni ed elettroni è lo stesso. Nessuno però sa fare il passaggio dalla pietra alla rondine. È un esempio del secondo Big-Bang».

Quanti Big-Bang sono necessari per arrivare a noi?

Tre. Il primo è quello che dal Nulla produce la materia inerte. Il secondo è necessario per passare dalla materia inerte a quella vivente. Il terzo Big-Bang deve spiegare come si passa dalla Vita alla Ragione. Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

La scienza galileana e cultura cattolica camminano dunque insieme di pari passo?

Se oggi la Scienza è arrivata alla soglia del Supermondo, lo dobbiamo a quell’atto di Fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della Scienza Galileiana e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode nella continuità culturale del Suo Apostolato con quello di Giovanni Paolo II che, spalancando le porte della Chiesa Cattolica alla Scienza Galileiana, dette vita alla grande alleanza tra Fede e Scienza.

La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La Scienza può fare a meno della Fede?

Nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice, che dirigo, è incisa su ferro ed esposta la frase «Scienza e Fede sono entrambe doni di Dio». La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la Logica Rigorosa né la Scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Benedetto XVI nel Suo discorso alla Sapienza – «costringe la Ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla Fede Cristiana e dalla sua sapienza. Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della Ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale».
Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: «La Scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente». Benedetto XVI sta percorrendo la stessa strada.

Nei Laboratori del Gran Sasso, praticamente una Sua creatura, sono stati fotografati i primi neutrini artificiali prodotti dall’uomo. Una sfida vincente, che profuma di Nobel, ce ne può parlare?

Ho progettato i Laboratori del Gran Sasso e li ho realizzati avendo presente due motivi di fondo. Anzitutto per dare all’Italia una struttura scientifico-tecnologica in grado di essere in prima linea nella competizione scientifico-tecnologica mondiale. L’altro motivo era di natura puramente scientifica. Io vivevo nel più grande Laboratorio di fisica del mondo, il CERN di Ginevra, e avevo capito che c’erano problemi per la cui soluzione sarebbe stato necessario costruire un acceleratore avente dimensioni grandi quanto tutto il Sistema Solare. Nacque così l’idea di studiare la “macchina cosmica” e i suoi effetti. Infatti il Cosmo brilla più di neutrini che di luce. Studiarne le proprietà ci avrebbe aperto orizzonti mai prima esplorati. Oggi, a trent’anni di distanza, questi orizzonti restano di grande attualità.

Come dovrebbe essere strutturata per Lei una corretta ed efficiente comunicazione ambientale?

Dando la parola non a persone che hanno credibilità scientifica zero, ma alla vera grande Scienza. Solo così sarà possibile realizzare il sogno che fu di Enrico Fermi: vivere di una Cultura in cui la Scienza sia veramente protagonista. Il mondo ha bisogno di Cultura Scientifica. Se vivessimo l’era della Scienza non esisterebbero le emergenze planetarie.

 


La scienza e…Serena Auteri

gennaio 23, 2008

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Da bambina studiava danza classica, canto e recitazione e preferiva i libri di scienza a quelli delle favole. Ora è una affermata attrice ed una cantante affascinante. Ha recitato nei serial televisivi “Un posto al sole”, “Vento di ponente”, “Tutti i sogni del mondo”, in cui ha interpretato anche la sigla.
E’ stata protagonista del musical “Bulli & Pupe”. Il grande pubblico televisivo ha avuto modo di apprezzare anche le sue doti di presentatrice e cantante in occasione del Festival di Sanremo del 2003, condotto al fianco di Pippo Baudo.
In seguito è stata protagonista in teatro del musical “Vacanze Romane”, diretto da Pietro Garinei.
L’ultima sua intepretazione per il grande schermo è stata quella dela indimenticabile Prof.essa Elisabetta Paliani, nel film “Notte prima degli esami – Oggi (2007)”.

Segue i fatti di natura scientifica?
Ho diverse curiosità riguardanti fatti di attualità.. In particolar modo seguo con attenzione tutto ciò che riguarda l’ambiente, che in questo momento è ciò che mi preoccupa e mi incuriosisce di più.

Quali sono le  fonti di informazione predilette: tv, riviste, libri?
Adoro leggere e mi piace approfondire gli argomenti che mi stanno più a cuore, come per esempio il problema dell’inquinamento e del buco dell’ozono.
Ho partecipato con piacere come ospite a Elisir su RaiTre, una trasmissione molto interessante che permette un facile approccio a temi riguardanti la medicina e che seguo costantemente.
 
Le piacevano le materie scientifiche a scuola?
Erano quelle che mi entusiasmavano di più, anche per la bravura degli insegnanti che adottavano un metodo di studio facile e diretto. Le materie scientifiche mi davano l’opportunità di viaggiare con la fantasia, più delle favole, in un mondo che non potevo toccare ma solo immaginare. Ho sempre preferito leggere libri di scienza da bambina e vedo lo stesso piacere in mia nipote, una bimba di 10 anni che adora leggere, a cui ho sempre regalato libri scientifici che adora perché le permettono un approccio fantastico unico, particolare. 
 
Da bambina ha mai desiderato fare ‘lo scienziato’?
Ricordo che già a sei, sette anni sognavo di fare la scienziata. Il mondo della scienza era un mondo al cui fascino non era possibile sottrarsi.

Letteratura e film hanno spesso anticipato la scienza.  I robot che fabbricano auto ricordano da vicino quelli di Io, Robot, di Isaac Asimov. Stanley Kubrick con 2001 Odissea nello Spazio ha ben descritto il futuro dei viaggi interplanetari. Il replicante di Blade Runner, Rutger Hauer, rappresenta il futuro prossimo dell’ingegneria genetica. A lei piacerebbe recitare in un film del genere? Con quale ruolo? img_7799_2.jpg

Amerei moltissimo recitare in un film di fantascienza. Un ruolo come quello della replicante di Blade Runner mi sarebbe piaciuto tantissimo. Un personaggio romantico, che non sapeva di essere lei stessa una replicante.

Lei è la madrina dell’associazione  “In soccorso rosa azzurro onlus” del professor Roberto Paludetto. Come nasce questo impegno? 
Sono molto amica del Prof. Paludetto, primario del reparto Reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II” di Napoli, che stimo e ammiro profondamente. Da sempre mi impegno per aiutare i bambini in Italia e all’estero. 
Ma anche la mia Napoli è come un bambino che ha bisogno di aiuto e cure…quindi l’impegno a sostegno dell’associazione del Prof. Paludetto rappresenta un’occasione e una combinazione perfetta per il mio impegno verso i più piccoli e verso la città dove sono nata.

Ritiene che i fondi che lo stato dedica alla ricerca siano adeguati?
Non è il mio mondo e quindi non posso parlare secondo una mia esperienza diretta ma ho diversi amici medici e che lamentano il fatto che i fondi stanziati dallo Stato per la ricerca siano del tutto insufficienti. Lo dimostra anche la circostanza per cui molti ricercatori, studiosi e medici scelgono di andare a lavorare all’estero.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?
Ammiro moltissimo la senatrice a vita e premio nobel Rita Levi di Montalcino. Una ammirazione che ho condiviso fin da piccola con mia madre,  Una grande donna che continua a dimostrare il suo talento e la sua forza anche attraverso il suo impegno civico.
 
Cosa si aspetti  dalla ricerca nei prossimi anni?
Mi aspetto soprattutto la risoluzione al problema del buco dell’ozono: è qualcosa che mi spaventa. Quest’anno sono stata in Australia e quello che mi hanno riferito, la situazione che mi è stata presentata, mi ha allarmato tantissimo.
Un altro grande desiderio è quello che finalmente si riesca a sconfiggere una malattia mortale come il cancro, che miete ancora troppe vittime.


La scienza e..Lorena Bianchetti

ottobre 26, 2007

Giornalista, laureata in lingue e letterature straniere, Lorena Bianchetti ha
un curriculum di tutto rispetto alle spalle: ha esordito conducendo dal 1999 al 2005, in diretta ogni domenica mattina su Rai Uno, il programma ‘A sua immagine’, realizzato in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. Dal 2006 è una dei presentatori di Domenica In su RaiUno. Ha un fratello ingegnere nucleare che le ha trasmesso un grande amore per la scienza.

bianchetti1.jpgLe interessano i fatti e le scoperte di natura scientifica?
Ho respirato la scienza da sempre perché ho la fortuna di avere per fratello un ingegnere nucleare. Ricordo che da bambini pranzavamo e poi lui prendeva un foglio di carta e penna e iniziava a ‘progettare’ aerei. Io invece rappresento un po’ l’altra faccia della medaglia, essendo più portata per le materie umanistiche. Ci completiamo a vicenda.

Le piacevano le materie scientifiche a scuola?
Quando ero piccola non avevo un buon rapporto con queste discipline. Ricordo che mia madre era un po’ preoccupata per la mia avversione verso la matematica, tanto che per fare le somme avevo bisogno di usare le dita. Ora le cose sono un po’ cambiate: non uso più le dita ma per i calcoli più impegnativi continuo a usare la calcolatrice. Ero invece innamorata della poesia. Poi, grazie a mio fratello, ho potuto vedere il modo in cui i ricercatori vivono la scienza, l’amore che c’è dietro, la passione con cui lavorano e sono riuscita a vedere anche lì la poesia di cui sono innamorata.

Da bambina ha mai desiderato fare ‘lo scienziato’?
Non ci ho mai pensato perché io e mio fratello ci siamo un po’ divisi i compiti in famiglia: io artista e lui scienziato. Ma ci accomuna non solo la grande passione per quello che facciamo, ma anche la voglia continua di sperimentare: mio fratello lo fa utilizzando la matematica, io il palcoscenico. Anche l’artista dopotutto persegue una ricerca e uno studio infinito.

bianchetti.jpgLe piacerebbe presentare un programma di divulgazione?
Sì, mi piacerebbe presentare un programma indirizzato a un pubblico il più possibile vasto, perché penso che la scienza, se ben spiegata, possa affascinare tutti. E’ qualcosa che coinvolge inevitabilmente. Adotterei un linguaggio chiaro e veloce, in grado di facilitare l’approccio rispettando i tempi televisivi, cercando di coinvolgere direttamente i giovani, dando loro la possibilità di esprimere le proprie curiosità dialogando di volta in volta
con un esperto.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?
Il primo personaggio che mi viene in mente è Rita Levi Montalcini. E’ inevitabile, anche perché guardandola non si può fare a meno di pensare che la scienza faccia bene! E’ la dimostrazione di come la scienza regali una straordinaria giovinezza della mente.

Lei è cattolica e ha anche presentato programmi di informazione religiosa: come considera il rapporto fra scienza e fede?lorena1.jpg
Sono convinta dell’assoluta possibilità e necessità di un connubio fra la fede e la scienza. Una scienza che sia sempre al servizio del bene e della dignità dell’uomo, concepito come figlio di Dio. Credo in una scienza capace di dialogare con la dimensione spirituale.

Cosa si aspetta dalla ricerca nei prossimi anni?
Che possa migliore lo stato e la salute dell’essere umano. Da inesperta ho comunque grande fiducia nel progredire di una scienza che riesce a trovare soluzioni fino a pochi anni fa impensabili. Penso alle persone con disabilità, che attraversano situazioni di difficoltà o che sono affette da malattie ancora letali. Ci sono cose che diamo per scontate, acquisite ma, per esempio, quando prendo una aereo penso sempre al miracolo dell’intelligenza umana posta al nostro servizio. La scienza mi affascina, ne sono innamorata, la rispetto molto e nello stesso tempo mi piace pensare a una ricerca positiva, al servizio dell’essere umano.

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La scienza e…Paola Saluzzi

maggio 6, 2007

paola_saluzzi.jpgSegue i fatti di natura scientifica, le notizie su scoperte o problemi legati
alla ricerca?

Sono una curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è nuovo, che va avanti, che cammina rispetto ad una precedente scienza. Mi capita spesso di leggere le pagine dell’inserto dedicato del Corriere della Sera.

Attinge a libri, riviste, manifestazioni ed eventi?

Difficilmente ho occasione invece di leggere libri specifici mentre mi piace seguire certe trasmissioni. Io appartengo a quella generazione che negli anni ’70-80 è stata “beneficiata” da Piero Angelo attraverso una televisione intelligente come quella di Quark che divulgava con un linguaggio accessibile eventi scientifici che arrivavano diretti all’attenzione e al cuore dei ragazzi. Devo quindi ad Angela il mio amore per la scienza e, onestamente, tanta comprensione in materia.

Esiste a suo avviso un rischio di spettacolarizzazione mediatica della scienza su temi come ambiente, salute, etc?

Nel tempo ho imparato sicuramente a guardare con una certa distanza la quarkspettacolarizzazione del distrastro ambientale. Mi sono però resa conto anche che se non diamo notizia che qui si sta per morire tutti quanti di inquinamento, tumore, carbone, immondizia che ci invade ma non solo in Italia o Europa. In Angola, camminando su una discarica nella città di Luanda, la capitale ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo e avevo perso i punti di riferimento all’interno di quell’unica interminabile distesa di immondizia in cui mi trovavo, immondizia che arriva anche dall’Europa. Sono attentissima a questi argomenti perché penso che non sia vincente la guerriglia per la guerriglia: credo che la Tav è stata fatta in Francia perché è stata spiegata, mentre in Italia molto meno. Da un lato c’è chi per tutelare l’ambiente si barrica immediatamente e chiude i canali di comunicazione dall’altro c’è chi dice “si fa punto e basta”, non spiegando. Serve quindi un canale di comunicazione comune. Proprio qualche giorno ho apprezzato un bell’intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero, il programma di Santoro, che bacchettava tutti quanti, destra, sinistra e centro proprio su questo argomento. Quindi secondo me la scienza va spiegata e va spiegato il pericolo del disastro perché noi siamo il mondo che ha accettato ciò che è accaduto a Chernobyl o a Bhopal in India.

Lei si è impegnata in prima persona sul versante della comunicazione ambientale organizzando la mostra Trash People a Roma

Sono stata tra coloro che hanno portato in Italia in prima persona, lo dico con molto orgoglio, la mostra dello scultore tedesco Ha Scult, primo artista ecologica della Germania degli anni ’60, che ha realizzato di recente mille uomini fatti di 35 tonnellate di immondizia pressata, con scarti di latine, di computer, di macchine lavorate come sagome umane alte un metro 80 sulla falsariga dell’esercito di terracotta che è stato trovato in Cina. Ho ottenuto trashpeopleegypt.jpgdal Comune di Roma il permesso di far invadere con questo esercito Piazza del Popolo a Roma.

Ci sono delle donne del mondo della ricerca che ammira?

Fra le tante virtù della scienza c’è quella di aver sdoganato per prima le donne: mi viene subito in mente l’esempio di Madame Curie. Una donna come Rita Levi Montalcini davanti alla vergogna incancellabile delle leggi razziali ha potuto, grazie alla scienza, emigrare, vivere e studiare e diventare grande altrove. Margherita Hack è una donna che parla con le stelle. Io sono cattolica, credente e posso non essere d’accordo con certe prese di posizione della scienza ma trovo molto bello quando la scienza si interroga, senza chiudere la porta, sul concetto del creato. Ho citato delle donne che hanno chiaramente uno stuolo di altre donne al seguito, con nomi altrettanto importanti.

Chi vorrebbe intervistare?

Mi piacerebbe intervistare le ricercatrici. Ho nei confronti dei ricercatori un misto fra passione,ammirazione e una “sana invidia”. Queste persone hanno una vita normale, escono, fanno la spesa, vanno al cinema, hanno una famiglia, un fidanzato, soffrono, piangono, ridono, poi, chiusi in un laboratorio, scoprono qualcosa che rappresenta un passo avanti per salvare una vita. Quando a fare questa è una donna esulto perchè è noto come le donne ancora oggi siano vessate, schiacciate, uccise anche nella vita di tutti i giorni, nelle città cosiddette civilizzate.

Avrebbe qualche proposta o richiesta da rivolgere agli addetti ai lavori?

Si, una sola: raccontateci sempre la verità. Quando e se dobbiamo adottarie il nucleare nel nostro paese, quando Porto Marghera diventa una fabbrica di tumori, quando le emissioni radioattive uccidono la gente, raccontateci la verità perché non è più il tempo delle bugie. La globalizzazione se un bene ha fatto, ha portato  l’informazione ovunque, le finte notizie per tener buono il volgo non hanno più motivo di esistere.


Francesco Alberoni e la scienza

febbraio 19, 2007

alberoni11.jpgA scuola era un allievo modello, perfezionista. All’università si iscrive a Medicina per diventare psichiatra come Sigmund Freud o Karl Jaspers, ma la sua vera vocazione era la psicologia. Attratto dallo studio sui consumi, pubblica il suo primo libro europeo di sociologia dei consumi, al quale sono seguiti numerosi saggi di successo. Sociologo, giornalista e docente universitario, è stato membro del Consiglio di amministrazione della Rai. Attualmente si occupa in veste di Presidente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma

Il livello della comunicazione scientifica in Italia può dirsi soddisfacente?
Nei settori di mia competenza – sociologia e psicologia sociale – e riferendoci alla comunicazione fra studiosi direi di sì. Teniamo però presente che la nostra comunità scientifica è molto dipendente da quella anglosassone e in settori dove è coinvolto l’uomo e la società – a differenza di ciò che avviene in campi come la matematica, la fisica o la chimica e in qualche misura anche l’economia – giocano molto le tradizioni culturali, i modi di pensare che gli scienziati prendono inconsciamente dal loro ambiente. Di conseguenza le idee e tesi estranee o contrarie al tipo di vedute o di paradigmi dominanti in questa comunità non vengono recepite, non circolano.

Che consigli darebbe?
Per il problema delle concezioni devianti rispetto alla cultura scientifica anglosassone dominante non ci sono soluzioni istituzionali.

C’è qualche settore della ricerca che le interessa in particolare?
Io mi occupo delle passioni individuali e collettive, un settore estremamente specializzato che comprende fenomeni apparentemente diversissimi come i movimenti collettivi rivoluzionari, la formazione di partiti, di sette religiose ma anche la passione amorosa che unisce due sole persone, l’innamoramento.

Cosa si può fare per sostenere la ricerca in Italia?alberoni2.jpg
Favorire un più stretto rapporto fra ricerca e imprese, aiutando con coraggio le aziende italiane che sono spesso di medie dimensioni e non riescono a competere con i colossi stranieri che fanno ricerca nei luoghi in cui hanno i centri di comando, il quartier generale. La ricerca serve all’impresa e l’impresa alla ricerca.

Qual è la sua opinione in merito al dibattito su tecnologia, scienza e limiti morali e religiosi?
La scienza e la tecnologia, creando nuove possibilità di azione hanno sempre fatto nascere problemi etici. Pensiamo nel campo bellico all’uso del gas asfissiante e il ricorso alla bomba atomica. La scoperta del Dna pone drammatici interrogativi sulla liceità di interventi di ingegneria genetica che vadano al di la della cura delle malattie ereditarie.

Come mai i bambini non vogliono più fare gli scienziati?
Perché i personaggi più ammirati del nostro tempo non sono Marconi, Einstein o Fermi, ma i calciatori, i divi del cinema, i ricchi finanzieri. Nell’immaginario collettivo e della rappresentazione televisiva lo scienziato viene rappresentato povero e con una vita monotona. Immagine falsa e che andrebbe corretta.

Qual era il suo rapporto con le materia scientifiche a scuola?
Riuscivo bene in tutte le materie anche se ho avuto una vocazione precocissima per lo studio dell’animo umano e delle sue passioni. Ero un buon matematico intuitivo, un teorico nato, inoltre disegnavo bene e inventavo favole e racconti. Potevo scegliere ed ho seguito la mia vocazione principale.

C’è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita, magari con successo?
Sì, uno studio empirico comparativo dell’innamoramento in Inghilterra, Usa, Russia, India, Cina e Giappone, ma sotto la mia assoluta direzione e facendo le domande che dico io e nel modo che dico io.

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