Nell’Archivio Segreto del Vaticano il ruolo della Chiesa nell’Olocausto

aprile 14, 2007

800px-israel-yad_vashem_sculpture.jpgLa crisi tra Vaticano e Israele sul ruolo della Chiesa ed in particolare di Papa Pio XII negli anni dell’Olocausto si inasprisce in questi giorni le difficoltà manifestate dal nunzio apostolico del Vaticano in Israele, monsignor Antonio Franco, nel partecipare alle cerimonie del Giorno della Rimembranza per i martiri e gli eroi dell’Olocausto, previste per il 15 aprile presso lo Yad Vashem Memorial.
La protesta del Vaticano è dovuta all’esposizione nel museo  di una foto di Pio XII accompagnata da una didascalia che fa riferimento ad un comportamento «ambiguo» nei confronti dello sterminio degli ebrei.  I responsabili del museo hanno dato la propria disponibilità ad riesaminare la condotta della Chiesa solo nel caso in cui il Vaticano mettesse a disposizione i propri archivi dell’epoca.
Tale documentazione è conservata nell’Archivio Segreto del Vaticano ed ora i ricercatori e gli studiosi di tutto il mondo attendono con impazienza che venga resa disponibile.
Ma cos’è l’Archivio Segreto? Ci addentriamo nei suoi meandri assistiti da un esperto, il Prof. Paolo Angelucci, docente di Archivistica presso l’Università Europea di Roma: “L’Archivio Segreto, nato nel 1610 per volontà di Paolo V ha come funzione primaria quella di raccogliere i documenti dell’attività pastorale dell’istituzione ecclesiastica e del governo della Chiesa. Il numero di documenti presenti nell’Archivio Vaticano è impressionante ed aumenta ogni giorno. Si contano  attualmente oltre due milioni di unità, cioè faldoni, scatole, buste e registri contenenti ciascuno anche centinaia di documenti, il cui totale ammonterebbe a decine di milioni e la prova è che anche il bunker sotterraneo voluto da Paolo VI arriverà presto a  saturazione.”sanpietro001dfx.jpg
Un gruppo di valenti archivisti sotto lo sguardo di Jean-Louis Tauran, Cardinale Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e guidati dal Prefetto Padre Sergio Pagano, lavora tuttora alacremente per riordinare l’enorme mole di documenti antichi e moderni e per renderla sempre più accessibile ai ricercatori che giungono da tutto il mondo.
Il 18 settembre 2006, Benedetto XVI ha aperto alla consultazione degli studiosi tutti i fondi relativi al pontificato di papa Achille Ratti, Pio XI, e cioè relativi agli anni 1922-1939. “Le ricerche – afferma Paolo Angelucci – stanno portando alla luce documenti dai quali si evidenzia non solo interessamento da parte di Pio XI a favore degli ebrei dopo le Leggi razziali, ma anche concreto impegno economico, con l’utilizzazione in loro favore dell’Obolo di San Pietro. Sono poi disponibili, ad esempio, i documenti con i quali il Pontefice chiedeva alle Nunziature Apostoliche di tutto il mondo di cercare ospitalità e inserimento lavorativo per gli intellettuali ebrei in fuga da Germania e Italia, così come sono ora accessibili i documenti che testimoniano il rifiuto di Pio XI di ricevere Hitler e addirittura di farlo passare per via della Conciliazione. Ma anche la sua posizione rispetto al comunismo è ora indagabile, come la nascita in Italia delle formazioni politiche e associazionistiche cattoliche tra le Guerre.”
E’ possibile consultare i documenti relativi ai Patti Lateranensi e oltre 30.000 tra faldoni, buste, registri e documenti sciolti, tutti accuratamente catalogati, che attendono gli storici per dare il loro contributo alla ricostruzione della verità. “Per volontà di Giovanni Paolo II – continua il Prof. Angelucci – già dal 2004 è stato aperto alla consultazione anche un fondo relativo al pontificato di di Pio XII (1939-1947), costituito da tre milioni di schede: il fondo dell’Ufficio Informazioni Vaticano sui Prigionieri di Guerra.”
pius12.jpgDall’esame di tale documentazione si potrebbe iniziare a riscrivere definitivamente il ruolo della Chiesa negli anni dell’occupazione tedesca. “Il Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Padre Sergio Pagano – rivela Angelucci – sta pubblicando in ben 15 volumi il diario personale (dal 1930 al 1939) del Segretario di Stato di Pio XI, cioè di Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, da cui si evincerebbe la vicinanza di vedute dei due Pontefici sulle grandi e delicate questioni di quegli anni terribili. Ma per la ricostruzione del pensiero e dell’opera di Pio XII altri archivi stanno già fornendo dati interessanti: l’apertura dell’archivio del vescovo Hudal, figura per altro controversa, ha comunque fatto emergere, in un recente convegno a Roma presso la Chiesa tedesca di S. Maria dell’Anima, documenti da cui risulta che egli ricevette proprio da Pio XII l’incarico, portato a buon fine, di evitare la deportazione da Roma di altre migliaia di Ebrei da parte dei nazisti.”
Dunque il Vaticano sta accelerando i tempi per rendere pubbliche delle testimonianze storiche che smonterebbero le accuse mosse da Israele. “Già Giovanni Paolo II – conferma Angelucci – aveva aumentato il numero del personale dell’Archivio. Bisogna tener conto che il criterio di pubblicazione è “per pontificato” e non per anno. In realtà mentre un Papa è vivo, i documenti relativi al suo pontificato si trovano in gran parte fuori dal Vaticano e da Roma, cioè in tutte le Sedi del mondo in cui la Chiesa opera nella sua ufficialità. Dopo la morte di un papa si deve ancora aspettare che le pratiche possano essere versate dagli archivi correnti e di deposito negli Archivi storici territoriali della Chiesa o negli Archivi Centrali della Chiesa di Roma, tra i quali appunto l’Archivio Segreto, bisogna preparare gli inventari e gli indici, senza i quali i documenti non sono rintracciabili. Ora finalmente si sta lavorando a pieno ritmo per rendere accessibili i fondi che mancano di Pio XII”
 

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Ettore Majorana – Genialità e mistero – intervista a Antonino Zichichi

gennaio 28, 2007

A cento anni dalla sua nascita nessuno ancora è riuscito a scalfire il mistero che avvolge il majorana.pngdestino di Ettore Majorana.

L’ultima testimonianza è quella di un passeggero del traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli non risultò traccia del suo arrivo. Delle ultime ore restano tre lettere ed un telegramma.

Nella prima lettera, inviata  al suo collega, il Prof. Carrelli, scrive: Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti…dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo. 

In un’altra lettera inviata ai familiari annota: Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il mistero è reso più nebuloso dalla decisione di Majorana  di inviare sempre al Prof. Carrelli un telegramma in cui lo invita a non tenere conto di quanto scritto nella lettera precedentemente inviata, a cui però fa seguito una ulteriore lettera: ..Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.letteramajorana.jpg

Ma di Majorana si perde ogni traccia. Lo stesso Mussolini propone una ricompensa di 30.000 lire in cambio di notizie utili al ritrovamento.

E’ il 1938 ed Enrico Fermi dice di lui: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi.”

Scompare a soli 32 anni lasciando però alla scienza una eredità non ancora completamente sperimentata a causa della ritrosia a pubblicare quanto scoperto. Diversi suoi colleghi hanno raccontato che al culmine di conversazioni particolarmente interessanti Majorana era solito tirar fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette Macedonia, di cui era un accanito consumatore sul quale erano scritte, con una calligrafia microscopica, formule e tabella di risultati numerici.

Al termine della discussione e fumata l’ultima sigaretta, era sua abitudine accartocciare il pacchetto e gettarlo via.

Il Professore Antonino Zichichi, aprendo le Celebrazioni del Centenario della nascita zichichi.jpgall’Accademia delle Scienze di Bologna, ha ben illustrato il contributo del fisico al progresso della ricerca. Così ha risposto ad alcune domande:  

Prof. Zichichi, tra le varie ipotesi avanzate i questi anni c’è stata quella del suicidio, che opinione si è fatta al riguardo? 

Ho seri dubbi in proposito. Ettore era anzitutto un cattolico entusiasta della sua fede. Poi bisogna considerare che la settimana prima della scomparsa aveva ritirato i suoi risparmi in banca. L’ipotesi condivisa dai familiari e dai pochissimi che ebbero il privilegio di conoscerlo, tra queste Laura Fermi , è che si fosse ritirato in un convento. La testimonianza su Majorana credente l’ho avuta da monsignor Riccieri, suo confessore, il quale mi disse che aveva crisi mistiche e che secondo lui era da escludersi il suicidio.  

Un carattere probabilmente molto schivo non ha favorito le indagini sulla sua sorte

Quando formulava nuove teorie non le pubblicava, anzi si rammaricava di non averle intuite prima. Era un genio, però, che faceva di tutto per non lasciare tracce della sua genialità in quanto, risolto un problema, considerava il lavoro fatto totalmente banale. Ne sono prova la scoperta del “neutrone”. Majorana ebbe per primo l’intuizione che lo portò all’interpretazione corretta dell’effetto che era scoperto in Francia dai coniugi Curie: deve esistere una particella pesante come il protone ma priva di carica elettrica. Questa particella è l’indispensabile neutrone. Senza i neutroni, infatti, non potrebbero esistere i nuclei atomici. Fermi esortò Majorana a pubblicare subito quell’interpretazione della scoperta fatta in Francia ma Ettore, seguendo la sua linea in base alla quale tutto ciò che si riesce a capire è banale, non lo ascoltò. Quindi  la scoperta del neutrone venne giustamente attribuita a Chadwick nel 1932. È stata la signora Laura Fermi a raccontarmi questo episodio.

Ricorda altri episodi?12872_3d_ettore_majorana_s_cycle_.jpg

E’ altrettanta famosa la circostanza in cui  Majorana va da Fermi e scrive su un foglio la sua interpretazione dell’equazione di Dirac. Fermi, memore della mancata attribuzione della scoperta del neutrone, questa volta scrive di suo pugno un articolo e lo invia alla rivista scientifica Il Nuovo Cimento, firmandolo Ettore Majorana. Senza questa azione di forza da parte di Fermi non avremmo saputo nulla dei neutrini di Majorana.

E’ facile quindi immaginare la considerazione che Enrico Fermi aveva del suo allievo

Le racconto una testimonianza della stima straordinaria che Fermi nutriva per Ettore. Si tratta di un episodio vissuto nella realizzazione del Progetto Manhattan, quello che nel giro di appena quattro anni trasformò una scoperta scientifica, la fissione nucleare, per cui nuclei atomici troppo pesanti si possono rompere producendo enormi quantità d’energia, in ordigno di guerra.Il vertice era composto da Oppenheimer, il Direttore del Progetto, due scienziati, Fermi e Wigner e un generale.Ci furono tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi, Enrico Fermi, rivolto a Wigner, il padre del Teorema del Tempo, disse: «Qui ci vorrebbe Ettore». Alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripetè: «Ci vorrebbe Ettore!». Dopo la riunione “top-secret”, il generale decise di chiedere al grande Professore Wigner chi fosse questo “Ettore” e Wigner rispose: «Majorana». Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: «Purtroppo è scomparso tanti anni fa».

Professore,  in qualità di Presidente della Fondazione Ettore Majorana, non ritiene che la sua figura non sia stata valuta adeguatamente?

Quando si parla di Majorana ci si riferisce troppo spesso al mistero della sua scomparsa ma non si divulga abbastanza quanto abbia fatto per il progresso scientifico. Ebbene, quest’uomo era stato dimenticato da tutti quando, nel 1962, venne istituita, a Ginevra,
la Scuola Internazionale di Fisica, con sede a Erice, la prima delle centoventi scuole di cui oggi consta il Centro di Cultura Scientifica che porta il suo nome.