Non solo vandali

gennaio 27, 2008

Un rapporto di Legambiente rivela che nel 2002 si sono spesi 4,5 milioni di euro per riparare  oltre 58mila atti vandalici a danno di verde pubblico, autobus, cestini e cassonetti per la raccolta dei rifiuti. Fra le grandi città Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo hanno totalizzano da sole una spesa annua di 3,4 milioni di euro.cassonetto.jpg
L’agenzia Ansa riferisce come l’Italia dei vandali che bruciano i cassonetti, deturpano il verde, imbrattano i mezzi di trasporto pubblici sia costato allo Stato oltre 5 milioni di euro nel 2003, con in testa Napoli con 1,4 milioni di euro. Milano contribuisce con oltre un milione di euro, segue da Roma con 680mila euro.
A Napoli il problema dei rifiuti è quello che maggiormente ispirato gesti vandalici, indirizzati principalmente contro le campane per la raccolta di vetro e cartone. Nel solo mese di maggio dello scorso anno, quello dell’emergenza rifiuti, sono stati poi distrutti centinaia di cassonetti causando un danno di 250mila euro.
Roma è in testa per numero delle denunce di atti contro il verde pubblico, a Milano prediligono distruggere i bagni pubblici (4993), mentre a Torino sono stati 822 gli episodi denunciati contro i mezzi pubblici.
ADT, il maggiore fornitore europeo di soluzioni elettroniche di sicurezza, ha effettuato una ricerca sulla percezione di tali comportamenti in Europa, intervistando oltre 7.000 persone.
vandali1.jpgIl 64% degli interpellati ha individuato i ragazzi tra i 14 e i 25 anni come i principali protagonisti degli atti di vandalismo (55%), dei comportamenti irrispettosi (52%) e di teppismo (48%). I luoghi dove si consumano sono soprattutto le aree residenziali e le periferie (68%) o le stazioni di autobus e treni (48%).
I responsabili deputati al controllo di tali comportamenti sono ritenuti per il i genitori (73%), dalle forze dell’ordine (65%) e dalla scuola (40%).
Il 63% degli italiani ritiene che ciò che favorisce tali comportamenti sia la mancanza di disciplina.
Ma nel nostro tempo i confini che una volta ben delineavano ciò che era giusto, corretto, legale e decoroso sono si sino via via sbiaditi.
Carlo Climati, scrittore e giornalista denuncia come “la non-cultura del relativismo morale, alimentata da certi spettacoli, spinge inevitabilmente a credere che la vita sia una giungla in cui trionfano i più forti. Di conseguenza, i bulli furbetti penseranno sempre di più di restare impuniti e d’avere vita facile. Se i ragazzi continueranno a bere violenza, come se fosse un bicchiere d’acqua, produrranno inevitabilmente prepotenza anche nella loro vita sociale”.piromani.jpg
Non abbiamo certo bisogno di ulteriori studi o ricerche per capire come la televisione si sia trasformata in rozzo grossista di violenza, con cui sono ben infarciti film, telegiornali e cartoni animati. Nel caso si riesca ad individuare un programma adatto ai propri bimbi, ci pensa la pubblicità a farli sentire ingannati e svalutati dai propri genitori che non vogliono o non possono comprare loro quel tipo di zaino, quelle scarpe, quella moto. Chi sono mai questi genitori che non soddisfano i bisogni dei propri figli? Li vogliamo uccidere?
Una volta diventati ragazzi, questi bambini fragili vanno alla ricerca, nel migliore dei casi, di una forma di comunicazione e autoaffermazione personale che spesso si traduce in un atto di trasgressione, qualche volta illecito, quasi sempre condiviso con altri simili.
Per Francesco Robustelli, ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR, “si ha pure generalmente nei nostri giovani una rilevante deindividuazione, cioè una mancanza di autonomia nei riguardi dei gruppi di appartenenza. La deindividuazione è la conseguenza più pericolosa di una socializzazione abortita. Quanto più un individuo si sente insicuro, quanto più è inconsistente il suo sistema di valori, quanto più è limitato lo sviluppo della sua razionalità, tanto più ha bisogno del branco, in cui trova protezione, orientamento, regole. Nella nostra società spesso la violenza è una forma di conformismo.”
Quelli che una volta erano definiti vandali ora sono considerati creativi, alcune volte anche a ragione, perché poi non sempre un atto illegale è anche immorale.
writers.jpgI giovani scelgono i linguaggi che sentono più consoni. Così i writers cancellano il proprio disagio estetico portando colore e fantasia, mentre il tag, firmare con la  propria sigla monumenti e palazzi d’arte, ne rappresenta l’involzione in vandalismo.
Possiamo quindi spingerci a dire che esiste un vandalismo creativo, non distruttivo, ma pur sempre illegale.
Il rovescio della medaglia è il vandalismo che oscura la libertà di espressione e svende la propria privacy, quello che distrugge statue e patrimonio artistico, c’è il vandalismo sulla natura dei piromani e quello sociale dei teppisti e bulli.
Chi non ricorda i danni provocati dai fuochi attizzati questa estate? In America il fenomeno è stato da tempo studiato dalla FBI che ha tracciato l’identikit del piromane: maschio di circa 30 – 40 anni, single, vive prevalentemente in campagna, ha un basso livello intellettivo, ha una bassa scolarità, spesso abusa di alcolici, ha tratti antisociali (non ha rimorso), ha manifestato una ribellione adolescenziale. Le sue azioni sono dettate principalmente da: vendetta (41%), eccitazione (30%), vandalismo (7%), profitto (5%,).
Ma aldilà di ogni tentativo di classificazione, se escludiamo i crimini che manifestano della chiare patologie psicologiche,  la maggior parte della azioni sono,nel bene e nel male, degli sfoghi, delle grida inascoltate. Qualche volta da condannare duramente, qualche volta da contemplare ma sicuramente da non sottovalutare.