Cambiamenti climatici: la legge della marmotta

febbraio 3, 2009

marmotta_intChi non ricorda l´omonimo film con Bill Murray? Un meteorologo televisivo viene inviato in Pennsylvania, nella piccola città di Punxsutawney, per un reportage sulla ricorrenza del Giorno della Marmotta. Qui rimane intrappolato in un loop temporale. Ogni mattina, alle sei in punto la radio lo sveglia al suono di I got you babe di Sonny & Cher: da quel momento la giornata si ripete sempre allo stesso modo.
Il 2 febbraio negli Stati Uniti rappresenta un vero evento. Il sito dedicato (http://www.groundhog.org) narra come dal 1886 esista una marmotta-meteorolga ufficiale. Tutti aspettano che la marmotta Phil si svegli dal letargo: se uscendo dalla tana vede la propria ombra, si spaventa e torna a dormire. Questo significa che l´inverno durerà ancora sei mesi. Se il cielo è grigio il letargo può aver fine perché la primavera è in arrivo.
Il folklore americano trova la sua corrispondenza in occidente in diverse ricorrenze nobilitate dalle antiche origini.

In Italia si festeggia la Candelora. In origine era una festa pagana. In occasione della “februatio” le donne giravano con ceri accesi, simbolo di luce, per purificare la città dagli influssi dei demoni.
Il cristianesimo vi sovrappose la festa per la Purificazione della Madonna, che cadeva proprio il 2 febbraio, quaranta giorni dopo il Natale e si svolgeva sempre con una processione con i ceri, simboleggianti questa volta il battesimo che purifica dal peccato originale.
In alcune zone della penisola resiste ancora l´originario legame con il mondo naturale e si festeggia il Giorno dell´Orso. Se svegliandosi dal letargo scopre che il tempo è nuvoloso, annuncia con tre salti l’arrivo della primavera.

main2009winterLe tradizioni della marmotta, della candelora o dell´orso si richiamano a quello che sono stati per secoli i nostri proverbi. Oggi la saggezza popolare dedicata al clima è stata superata da modelli matematici che hanno l´ambizione di prevedere il tempo da qui a cento anni.
Il grande astronomo di fine Ottocento Giovanni Virginio Schiaparelli a tal proposito affermava: «la previsione del tempo! È quanto dire la pietra filosofale dei nostri giorni…. Si cessi una volta dal promettere alle popolazioni a nome della scienza, ciò che oggi la scienza non può dare».
Luigi Mariani, autore del recente Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica, ha presentato pochi giorni fa la ristampa anastatica di un libro del 1888 di Ercole Ferrario, dal titolo I principali proverbi relativi all’agricoltura spiegati ai proprietari ed ai coltivatori.
«La mia presentazione – afferma Mariani – relativa ai proverbi dedicati al tempo atmosferico, partiva dall’idea che i proverbi in passato servivano per dare a chi ne faceva uso, soprattutto agricoltori, l’idea, che si rivelava assai spesso una pia illusione, di poter dominare la variabilità atmosferica, dai cui capricci dipendeva la sopravvivenza stessa. I proverbi esprimevano una grande attenzione ai fenomeni naturali ed una diffidenza innata verso i possessori del sapere teorico».

I proverbi e le tradizioni sono spesso frutto di conoscenze pratiche acquisite scontrandosi con una realtà spesso assai drastica. Spesso quindi sono serviti ai nostri progenitori come supporto psicologico a fronte al comportamento del tutto imprevedibile del tempo atmosferico, che gli inadeguati sistemi di scorte rendevano foriero di carestia e morte.
«Oggi le cose non stanno più così – continua Mariani – nel senso che i modelli matematici a nostra disposizione consentono di formulare previsioni meteorologiche passibili di uso operativo fino a 5 – 7 giorni in avanti rispetto alla data di emissione».
Tuttavia spingendosi ancor più in avanti si ripresenta il nostro limite rispetto alla previsione meteorologica.
Per Mariani: «ancor oggi infatti una previsione a 15 giorni è alquanto imprecisa mentre del tutto improponibili sono quelle a 2-3 mesi, in cui peraltro i nostri mezzi di informazione si lanciano spesso con l’ausilio di “esperti” alla ricerca di magre figure. Tuttavia le informazioni che emergono dal “giorno della marmotta” hanno più che altro un valore simbolico e di legame con la tradizione e con la natura, legame che le rende gradevoli e gradite».

I modelli climatici sono quindi un prodotto tecnologico complesso da usare con discernimento, avendo ben chiari quali sono i loro limiti. Come afferma Antonino Zichichi: non esiste ancora una equazione del clima.
«Con i modelli matematici – conclude Mariani – è possibile migliorare in modo sostanziale le nostre conoscenze sui meccanismi del clima che, essendo un sistema complesso e con migliaia di cause mal si presta ad una semplice lettura da parte del singolo scienziato o peggio dell’uomo della strada».
Se si vuole quindi andare oltre la saggezza popolare e non si vuol cadere nella logica luddistica del rifiuto dei modelli è importante che la scienza ne faccia un uso consapevole, senza prestare il fianco a facili catastrofismi.

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